9 Lug [19:42]

Intervista a Jesus Pareja
"È il momento giusto per la Dallara 320"

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Mattia Tremolada

La stagione 2019 è certamente una delle più importanti della storia dell’organizzazione GT Sport diretta Jesus Pareja. L’ex pilota spagnolo, organizza con successo da molti anni l’International GT Open e l’Euroformula Open, rimasto l’unico campionato europeo per monoposto indipendente, nonchè l’unico in cui vengono utilizzate le ex Dallara di Formula 3, considerate da numerosi addetti ai lavori come le vetture più formative per i giovani piloti che tentano la scalata alla Formula 1. Inoltre, proprio quest’anno ha fatto il proprio debutto in scena la GT Cup Open Europe, campionato riservato alle vetture GT4 e Cup, ovvero quelle utilizzate nei trofei monomarca, dove hanno trovato posto i piloti Amatoriali che per anni hanno animato il GT Open, ma che recentemente hanno faticato a trovare spazio a causa dell’innalzamento del livello di competitività e dell’abbassamento dell’età media.

“Senza dubbio la GT Cup Open è nata per accogliere i piloti AM – attacca Pareja – per cui oggi correre con un’auto GT3 è diventato molto difficile. Questa categoria di vetture, infatti, sta continuando ad attrarre piloti giovani, che hanno un livello di guida molto alto e tanta esperienza. Diversi 'gentleman' trovano ancora spazio nelle categorie PRO-AM e AM del GT Open, ma quelli che hanno mestieri impegnativi che non gli permettono di fare test e di percorrere tanti chilometri, ma che vogliono solo divertirsi in pista nel fine settimana, possono trovare il giusto palcoscenico in questa categoria. Queste macchine, che stanno a metà strada tra le GT3 e le GT4, sono veloci come una GT3 di sei o otto anni fa, dunque sono meno impegnative da guidare e maggiormente alla loro portata”.

Può già tracciare un bilancio della prima metà di stagione della GT Cup Open?
“Per me l’aspetto più importante è vedere che le macchine sono equilibrate. Abbiamo tanti costruttori in pista e auto concepite secondo filosofie differenti, ma grazie al duro lavoro svolto durante l’inverno abbiamo messo a punto un Balance of Performance che permette a tutte di girare su tempi molto simili. Per me questa è un’enorme soddisfazione. Inoltre, il campionato ha preso la filosofia che volevamo, accogliendo non professionisti, ma buoni piloti che il lunedì fanno un altro lavoro. Sembra inoltre che nella seconda metà di stagione ci saranno più macchine e qualche altra marca”.

Passiamo alle ruote scoperte: l’Euroformula Open è rimasto l’unico campionato europeo per monoposto indipendente. Quale crede sia stato il suo punto di forza?
“Prima di tutto non mi intendo di politica, ma penso solo alle gare e alle macchine. Voglio dare ai piloti una bella vettura da corsa da guidare, quello è l’obiettivo. Non credo sia determinante avere l’approvazione e il riconoscimento della FIA, perché alla fine tutti i piloti che guidano una Euroformula, una Formula Renault o una Formula Regional, hanno un solo obiettivo, che è quello di fare gavetta per arrivare in Formula 1. Quindi, cerco di fornire loro il miglior calendario possibile, la miglior macchina possibile, cerco di portare sulla griglia i team più professionali e preparati e dunque di creare l’ambiente ideale dove loro possono crescere e imparare, iniziando a confrontarsi con squadre di professionisti di alto livello e approcciando le piste dove correranno in futuro”.

Il format del campionato è rimasto molto simile negli ultimi anni, ma nel corso del tempo l’Euroformula Open è stata l’unica serie che vede impegnate le vecchie Formula 3 a sopravvivere. Qual è il suo segreto?
“Non voglio criticare le macchine degli altri campionati, perché tutti i costruttori sono validi, ma dopo 19 anni di collaborazione con Dallara sento di poter dire la mia. Dal punto di vista tecnico, tutto lo staff Dallara, e in particolar modo l’ingegnere Giampaolo, è composto da dei purosangue. Non dimentichiamo che oltre a fare auto da corsa con il proprio nome, lavorano per molti clienti importanti. Ho sempre cercato di avere al via dei miei campionati la macchina più performante e più istruttiva, partendo dal 2001 con la Formula 3 spagnola. Il prossimo anno avremo la nuova Dallara 320, che è completamente differente rispetto ai nostri concorrenti: sarà, infatti, più leggera di oltre 100kg rispetto a quelle impegnate negli altri campionati ed ha un telaio già abbondantemente testato. Inoltre, saremo gli unici a poter vantare, almeno sulla carta, tre diversi costruttori di motori (due da quando RP Motorsport e Drivex hanno abbandonato i propulsori Piedrafita). Tutto questo cercando di mantenere un buon equilibrio tra i costi e i prodotti”.

Non crede che sia stato rischioso decidere di introdurre la nuova Dallara 320 già a partire dal 2020? Molte squadre hanno dovuto fare un investimento a inizio stagione per adattare le proprie vetture ai regolamenti dell’Euroformula Open 2019 e ora dovranno spendere altri soldi.
“È un tema molto complesso. Le norme di sicurezza hanno sempre rappresentato la priorità all’interno dei miei campionati. Siamo dunque stati costretti a prendere questa decisione per la sicurezza dei piloti e per adattarci agli ultimi criteri di sicurezza della FIA. Per quanto riguarda il telaio non dimentichiamoci che è nato nel 2012, molte squadre ne hanno già cambiati diversi per incidenti o chilometraggio, nonostante il modello sia sempre rimasto lo stesso. Dopo otto stagioni è arrivato il momento giusto per adottare la prossima evoluzione di una macchina stupenda”.

Anche nel campionato giapponese di Formula 3 verrà utilizzato lo stesso telaio, qual è il rapporto con gli organizzatori della terza formula del Sol Levante? Inoltre, storicamente le auto di Formula 3 hanno partecipato a diverse gare extra campionato come il Master di Zandvoort o il Gran Premio di Macao. C’è la possibilità di vedere una corsa simile in futuro?
“Siamo in stretto contatto con i giapponesi, loro hanno annunciato l’arrivo della nuova macchina lo stesso giorno in cui l’abbiamo fatto noi a Spa. Mi piacerebbe tantissimo disputare una corsa concomitante tra i due campionati in una località strategica, perché mi fa molto piacere sapere che ci sono altre persone che adottano la nostra filosofia”.

Cosa ne pensa della situazione del panorama europeo delle formule minori?
“Io non so quale sarà il futuro, penso che ognuno ha una propria idea della macchina ideale e del campionato perfetto per i giovani piloti. È evidente che la mia filosofia è diversa da quella della FIA e che le Formula Regional siano vetture molto differenti da quelle che utilizziamo noi. Non voglio criticare l’operato altrui, sono semplicemente due opzioni differenti. Sono convinto e soddisfatto delle mie scelte e di avere qualcun altro che la pensa come me. Il mercato deciderà chi ha avuto ragione”.

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