Alex Raschi

Il lungo conteggio alla rovescia è agli sgoccioli. Poco meno di una settimana e Alex Raschi si ritroverà ad Istanbul insieme a Nick Georgiu, Peter Horsey, Hayden Paddon e Ott Tanak per la prima delle sei sfide iridate con le Mitsubishi Evo X. Ventitre anni il prossimo giugno, il sammarinese proiettato nel mondiale dall’iniziativa caldeggiata dalla Fia e supportata dalla Pirelli è carico il giusto. Sa a di essere alla viglia di una stagione importanto, molto importante, per il futuro della sua carriera e dopo il doppio stage effettuato con quella che sarà la sua squadra è pronto ad affrontare le mille, inevitabili difficoltà.

- Meglio i giorni scozzesi consumati fra aule e palestra o quelli toscani passati nell’abitacolo della Mitsu?
“A parte il problema dell’inglese che mi ha un po’ ossessionato, il corso svolto a Edimburgo è stato interessante: ho imparato cose che fino a poche settimane fa non immaginavo che potessero servire ad un pilota e altre come ci si presenta e ci si rapporta con gli sponsor che mi verranno certamente utili. E’ stata un’esperienza positiva ed emozionante, unica. Poi, in Toscana, abbiamo macinato chilometri sia su terra, sia su asfalto e, per uno come me, stare in macchina è il massimo...”.

- Fra le gare alle quali prenderai parte, ce n’è una che ti stimola più delle altre?
“Detto che non ho corso nessuno dei rally in programma, è chiaro che le aspetto tutte con impazienza, soprattutto quelle sulla terra che è il mio fondo preferito. E fra queste, mi piacerebbe far bene in Gran Bretagna dove, lo scorso anno, ho effettuato le ricognizioni: è una gara storica e difficile e poi è quella fra tutte che più mi fa pensare a Colin McRae, il mio idolo”.

- Con quali obiettivi affronti l’annata?
“Il primo è finire più volte possibile, ma non per questo ho in mente di andare a spasso. Voglio capire cosa posso fare in un contesto come il mondiale e voglio almeno provare a fare qualche tempo: devo pur dimostrare anche a chi mi ha dato questa opportunità di non essere un fermo. Almeno sulla terra”.

- Sull’asfalto non hai grande esperienza...
“E’ così, ma già in Toscana, con l’ausilio della telemetria, i tecnici di RalliArt Italy mi hanno fatto vedere dove e come sbagliavo. Sull’asfalto è chiaro che devo migliorare e per farlo non ho scelta: devo continuare a lavorare. Del resto, è per questo che prima del Rally di Germania effettuerò un altro test o magari una gara in Italia”.

- Nelle corse, il principale avversario è sempre il compagno di squadra. Come sono i tuoi rapporti con gli altri ragazzi?
“Il fatto che facciano parte del programma Pirelli Star Drivers dimostra che sono tutti validi. Quello che invece ho scoperto frequentandoli in Scozia e in Toscana è che sono bravi ragazzi: formiamo un bel gruppo e insieme ci siamo divertiti. Adesso, si tratta di continuare così, senza dualismi e gelosie”.

Guido Rancati




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