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11 Ott [15:51]

La visione BMW per il futuro del DTM
Il ds Marquardt: "Meno aerodinamica"

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Jacopo Rubino

"Siamo venuti qui nel 2012 perché crediamo nella categoria. Chissà se senza quella mossa, oggi, il DTM ci sarebbe ancora. Adesso dobbiamo lottare perché sopravviva, ed è ciò per cui stiamo lavorando. Facendo un giro nel paddock ci si rende conto della sua dimensione, con tutti i partner e i fornitori, i fans sulle tribune e in tv, e la sua importanza sulla scena internazionale". Alla vigilia dell'ultimo round in calendario a Hockenheim, dove la BMW difenderà il titolo piloti con Marco Wittmann ("ce la metteremo tutta"), il direttore sportivo Jens Marquardt sposta lo sguardo ben più avanti: c'è da ragionare su cosa sarà la serie dopo l'annunciato addio della Mercedes a fine 2018.

Il direttore sportivo BMW, illustrando le sue idee per il 2019, pone l'accento sulla questione tecnica. La parola chiave? Semplificazione, evitando l'antisportività delle zavorre o l'impennata di costi che deriverebbe dalla totale libertà nello sviluppo. "Standardizzare le componenti in aree visibili ma indistinguibili per il pubblico, e la riduzione delle parti aerodinamiche. Ciò porterebbe molti effetti positivi, come rendere le gare più spettacolari, visto che le vetture sarebbero meno sensibili al carico. E scenderebbero anche le spese", sostiene il manager tedesco.

"In BMW siamo per questa filosofia. Il DTM non può essere un'alternativa alla classe LMP1, bisogna evitare una corsa agli armamenti (così la chiama, ndr) che al momento è soprattutto sull'aerodinamica", ribadisce Marquardt. "Il DTM deve essere fatto di gare combattute fra tutte i costruttori coinvolti, rendendo il pilota l'elemento decisivo. Non deve essere una sfida fra ingegneri. Per questo è essenziale ridurre in modo significativo l'aerodinamica". E del resto, è ciò su cui spinge anche il boss del campionato Gerhard Berger.

"Se avessimo motori turbo, i pit-stop migliori e, allo stesso tempo, rendessimo le macchine meno complicate senza che la gente se ne accorga, sarebbe una vittoria per tutti. Siamo certi che agli appassionati non interessino le frazioni di secondo guadagnate con l'aerodinamica, ma solo gare divertenti. E magari veder vincere il proprio marchio preferito".

Il tutto si incastrerebbe alla perfezione nei piani agonistici della casa bavarese: "Vogliamo usare il DTM per offrire gare brevi, di qualità e incentrate sui migliori piloti al mondo nelle competizioni turismo. Assieme, mostreremo le nostre innovazioni con la M8 GTE, e useremo la Formula E come laboratorio per la mobilità elettrica. Ogni impegno assolve a una precisa funzione, con obiettivi specifici".

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