4 Dic [12:53]

Giovinazzi il panchinaro
Il fallimento dell'Italia da corsa

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Massimo Costa

Siamo tristi, non c'è che dire. Tristi per lui. Perché mai nessuno come Antonio Giovinazzi avrebbe meritato un posto fisso in F.1 nel 2018. Perché aveva tutti i numeri per poter debuttare nel Mondiale quest'anno, ma è stato messo in panchina per fare esperienza. Perché la tanto pompata sponsorizzazione Alfa Romeo al piccolo team Sauber doveva portare con sè un pilota tricolore. Giovinazzi invece, dovrà stare a guardare come nel 2017. Un anno comunque proficuo dal punto di vista dell'esperienza perché ha potuto provare la Sauber, la Haas e la Ferrari oltre che disputare i primi due Gran Premi per sostituire nel team svizzero l'infortunato Pascal Wehrlein. Ma quando è giunto il momento di passare ai fatti, Giovinazzi è stato lasciato su quella panchina.

La litania sentita tutto l'anno era questa: farà un anno lavorando con i team F.1, poi arriverà la promozione. Non c'erano promesse concrete, nero su bianco, per trasformare queste parole in qualcosa di reale. Ma bastavano per farci, e fargli, sperare che fosse proprio così. Del resto anche i suoi colleghi Stoffel Vandoorne e Pierre Gasly hanno dovuto sopportare un anno di "aspettativa" nel campionato giapponese Super Formula per entrare a tempo pieno in F.1 dopo aver brillato in GP2/F2. Però, a differenza di Giovinazzi, l'occasione per loro è puntualmente arrivata. Il ragazzo pugliese invece, si è trovato scavalcato da Charles Leclerc. Bravo quanto lui, niente da dire, ma proveniente dalla stessa famiglia Ferrari. Ora, la domanda è la seguente: considerando che due piloti di Maranello in Sauber erano troppi al punto di vista economico (e dunque serviva Marcus Ericsson), perché al monegasco non è stato imposto un anno di panchina e il sedile in Sauber non è andato come logica avrebbe voluto, a Giovinazzi? Come si dice... un anno per uno non fa male a nessuno.

Le parole del presidente FCA Sergio Marchionne, del presidente ACI Sport Sticchi Damiani, sempre belle, bellissime, espresse nel corso del 2017 nei confronti di Giovinazzi, poi cosa hanno prodotto? Nulla. La battaglia si giocava su territori sotterranei tra il management dell'italiano (capitanato da Enrico Zanarini) e quello del monegasco (con Nicolas Todt in prima linea). Una battaglia vera che, vedendola dall'esterno, ha sempre visto un passo avanti l'entourage del figlio del presidente FIA.

Ancora una volta, l'Italia si ritroverà senza un proprio pilota con contratto firmato per disputare un intero campionato del mondo di F.1. Sarà il sesto anno consecutivo, le due gare casuali di Antonio di questa stagione non fanno testo. Come giudicare tutto questo se non con un fallimento totale del sistema Italia nel motorsport a quattro ruote. Il Paese della Ferrari, della Dallara, della Tatuus, della Pirelli, costruttori che monopolizzano l'attenzione e i campionati europei, asiatici, americani, eccellenze che il mondo ci invidia, non è capace di portare il proprio miglior pilota del momento in F.1. Fallimento è il termine giusto, inutile girarci attorno, un fallimento enorme se pensiamo che i colleghi delle due ruote sono invece capaci di far crescere come nessuno i più promettenti esponenti del movimento tricolore.

Come mai i nostri "vicini" del motociclismo riescono là dove nelle quattro ruote non si riesce più a creare un giardino rigoglioso? E dire che la Ferrari ha messo in piedi una Academy. D'accordo, non per accogliere i soli italiani ed è giusto così, ma per avere i migliori giovani al mondo. Però, gli italiani scelti a suo tempo, non è che abbiano tratto grandi vantaggi fino ad ora. Raffaele Marciello aveva grandi qualità, ma è stato abbandonato dopo avergli fatto assaggiare la torta. Antonio Fuoco vivacchia, senza sapere cosa gli accadrà. Nessun giovane italiano tra i più promettenti espressi dalla F.4 è stato acquisito. Meglio un qualsiasi Enzo Fittipaldi a quanto pare...

L'ACI Sport? Fa quel che può non potendo certo distribuire budget a destra e sinistra. Ma nel caso di Giovinazzi, ci si aspettava un intervento deciso con la Ferrari, con Marchionne, per permettere l'ingresso del nostro pilota in Sauber. E invece, non è andata così. Evidentemente il peso politico di ACI Sport non è bastato oppure sono entrati in gioco ben altri interessi.

Ora la litania (parte seconda) è la seguente: Giovinazzi avrà l'occasione di divenire pilota ufficiale Sauber nel 2019. Il buon Antonio si aggrapperà a questa ennesima speranza, ma da oggi a dodici mesi chissà cos'altro potrà accadere. E intanto, Giovinazzi arriverà ala conclusione del 2018 senza aver corso per due anni, certamente un danno incalcolabile per un talento come lui. Ci saremmo aspettati una bella campagna mediatica pesante per difendere Giovinazzi (che non dimentichiamo, era stato cercato da Toto Wolff prima che entrasse in ambito Ferrari). Ma nessuno sembra preoccuparsene dopo averne parlato e scritto per tutto l'anno. Curioso...

Per concludere, così facendo il messaggio che arriva ai fans è distorto perché sembra che Giovinazzi sia stato bocciato in qualche maniera da Sauber o Ferrari, ritenuto inferiore a Leclerc. L'ennesima immeritata ingiustizia.

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