3 Nov [17:47]

Ludovico Fassitelli

Anni Novanta, quanto era figo per le strade fare casino, impadronirsene come le entrate... Era così per molti, anche fra quelli che l’adolescenza se l’erano buttata dietro le spalle da un po’ e, giovani ma non più giovanissimi, cominciavano a chiedersi cosa avrebbero fatto da grande. E intanto non rinunciavano a fare ancora un po’ di casino per le strade. Magari in auto e con i numeri sulle portiere. Intanto l’anno del Grande Due si avvicinava con i suoi misteri presunti.

Correva l’anno millenovecentonovantanove e Tommi Makinen rincorreva il suo quarto titolo iridato, Enrico Bertone il suo primo campionato europeo e Andrea Aghini il suo secondo italiano. E Ludovico Fassitelli s’era fatto convincere a riprendere servizio quasi a tempo pieno, nella serie dei terraioli, con una Nissan Sunny. Trentacinque anni, un buon passato – certificato, fra l’altro, da una trionfale stagione nel Promozione con la Delta della Grifone – e ancora tanta voglia di mettersi in testa un casco. Già, il casco. Una telefonata a chi glieli aveva forniti nelle annate ruggenti e rampanti e una risposta non proprio carina: l’invito a rivolgersi al distributore di zona. Non poteva piacergli, non gli piacque. Decise che l’elmetto per correre se lo sarebbe costruito lui. Insieme alla centralina per gli interfoni. “Mi dissi – racconta – che non potevo essere l’unico al mondo ad averne abbastanza dei fruscii dei prodotti in commercio”.

La Stilo è nata così, quasi per caso. Non per caso, invece, s’è imposta sul mercato. “E’ che – osserva il pilota diventato imprenditore – fin dall’inizio avevo chiaro in testa che per i rallisti, dopo la sicurezza, ciò che conta di più è il confort e la qualità dell’audio e fin da subito ci siamo concentrati per offrire qualcosa di innovativo. Se era una scommessa, il Fax l’ha vinta. Dieci anni dopo il debutto al Motor Show, l’azienda bergamasca occupa trenta persone ed è presente in quaranta nazioni. Ha ambasciatori illustri, da Sébastien Loeb a Carlos Sainz, da Giandomenico Basso a Paolo Andreucci, da Kris Meeke a Gabriele Tarquini, da Alvaro Parente ad Andy Souceck.

“Ci stiamo espandendo anche in pista, ma nel nostro Dna ci sono e ci saranno sempre i rally”, dice soddisfatto il Fax. Elenca una serie di vittorie impressionanti e illustra la nuova linea di caschi e di centraline che sta lanciando sul mercato. “Perché – ricorda – per restare al vertice bisogna continuare ad andare avanti”. Magari tornando ogni tanto a far casino per le strade. Come, insieme al fido Silvio Bordogna, ha fatto qualche mese fa al Prealpi Orobiche. Quando, con la scusa di testare qualcosa di nuovo, è tornato a infilarsi nell’abitacolo di un’auto da corsa. Una Super2000 perché le due litri aspirate sono quelle più rumorose del momento.

Confessa che dopo il primo assaggio s’è chiesto cosa, a quarantacinque anni, ci facesse lì. “Ma – aggiunge subito – per poco. Dopo un paio di chilometri di pre-gara, mi sono scoperto contento come un bambino, più che se avessi aumentato il fatturato in modo considerevole”. Lo rifarà, prima o poi. Fra una riunione con i collaboratori e una convention con i rivenditori, fra una regata e un’altra perché s’è scoperto pure velista. “Ma i rally...”, sospira. Eh sì, quelli li avrà sempre nella mente e nel cuore.

Guido Rancati

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