9 Lug [17:58]

Freddy Loix

Dice che è stata difficile, molto difficile. “Questo è sempre un rally molto duro e quando poi capita di doversi confrontare anche con un tempo estremamente variabile come è successo quest’anno, i problemi aumentano”, dice Freddy Loix con quella sua vocina in farsetto. Poi, però, il veterano fiammingo si corregge: “Nella seconda tappa – ammette – non è stato però terribile: in fondo, per me, s’è trattato solo di gestire il vantaggio accumulato nella prima”.
Un’altra edizione del Rally di Ypres va in archivio e nella cittadina-testimone dell’umana follia la festa è tutta per il pilota fiammingo al quale, in passato ormai quasi remoto, erano in tanti a pronosticare una carriera a tinte forti, quelle dell’arcobaleno. Non è andata come legioni di appassionati e un manipolo di addetti ai lavori del Plat Pays s’erano immaginati: nel mondiale, Fast Freddy ha lasciato solo poche tracce: in ottantanove presenza ha rastrellato due secondi e un terzo posto e firmato trentaquattro prove speciali. Un po’ poco per uno dal quale c’era chi si aspettava che strapazzasse Tommi Makinen, ma comunque più di quanto hanno ottenuto altri che hanno avuto le sue stesse chances. Per dire, di Gigi Galli rispetto al quale ha avuto l’umiltà - che è virtù sempre legata a filo doppio all’intelligenza – di fare un passo indietro. Già, perché quando è stato chiaro che per lui non c’era più posto nella serie irirdata, Loix ha trovato il modo di dare un seguito alla sua carriera nell’Intercontinental Rally Challenge. Vincendo e proponendosi spesso come grande protagonista, divertendosi e rilanciandosi. Sfruttando l’esperienza accumulata per non impegnarsi in imprese impossibili o anche solo troppo rischiose. Fiutando l’aria, accettando di rinunciare a battersi contro chi di volta in volta rischiava grosso per stare davanti, ha vinto il giusto.
“E’ l’esperienza, la sua carta in più”, dicono e ripetono molti che la sanno lunga. Confortati da una serie di episodi che dimostra la sua capacità di scegliere come, dove e quando tenere giù il piede e come, dove e quando alzarlo. Ma l’osservazione, persino banale, non vale quando il quarantunenne dai modi gentili si trova a sfidare gli avversari sulle strade di Ypres. Sull’asfalto un po’ così della grande festa del rallismo, Loix è (quasi) sempre un iradiddio. Quest’anno lo è stato: fin dai primissimi metri ha attaccato forte quanto basta per impossessarsi del pallino e a seguito a farlo fino a che non è stato più che evidente che nessuno più avrebbe potuto rovinargli il fine settimana. Nel frattempo, ha depennato uno dopo l’altro molti nomi dall’elenco dei suoi avversari. Subito quelli di Andreas Mikkelsen che non riesce a togliersi il vizietto di chiamarsi fuori fin dalla prima speciale e di Thierry Neuville, lui pure precipitoso nell’andare a tener compagnia a Jan Kopecky che, da parte sua, s’era arreso ancor prima di sfilare sulla pedana d’avvio. Poi quelli di molti altri ai quali i capricci del tempo, mischiando le carte, avrebbero potuto dare una mano. Mentre uno dopo l’altro l’esercito dei suoi sfidanti si sbriciolava come gli splendidi palazzi intorno alla piazza del mercato di Ypres sotto le bombe del secondo conflitto mondiale, è andato a raccogliere la sua settima vittoria fra la sua gente. Senza se e senza ma, da grande vero. E adesso che guarda tutti dall’alto della classifica del campionato alternativo allestito da Eurosport può sperare che i responsabili della Skoda decidano di puntare forte su di lui per impedire alla Peugeot di vincere il titolo con Bouffier…

Guido Rancati

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