27 Apr [17:34]

Guido D'Amore

La vista della Fiesta bianco-rossa ferma a bordo strada non l'aveva fatto sentire meglio. In una carriera ormai lunga, Guido D'Amore ha imparato che le gare si vincono anche per gli errori degli avversari ma anche a non gioire delle disgrazie altrui. E poi, mentre continuava a leggere le note a Umberto Scandola, altri pensieri gli occupavano la mente: il suo chaffeur, da qualche ora alle prese con un'influenza virale, era uno straccio e il rischio che non ce la facesse a tenere botta fino alla fine era dannatamente concreto. Non era tempo di lasciarsi andare a sogni di gloria, non ancora. C'era da restare lucidi per salvare il salvabile. Il copilota del ponente ligure l'ha fatto. Nel trasferimento verso la speciale successiva ha avvisato via radio Riccardo Scandola di non preoccuparsi troppo se il loro tempo in quel tratto sarebbe stato alto: “Se saranno in diversi a fare meglio di noi, vorrà dire che ho guidato io”, aveva fatto sapere. Pensando che, con lui alla guida, non ce l'avrebbero fatta a resistere ad Andrea Nucita, ma avrebbero comunque raccolto qualche punto importante nella corsa al titolo tricolore.<
Com'è andata è noto. Umbi ha trovato le energie necessarie per continuare a mulinare gambe e braccia, a riportare sul lungomare sanremese la compatta dell'est e a conservare la testa della gara. Un’iniezione e la pausa nella Città dei Fiori hanno in qualche modo messo in condizione il veronese di resistere agli attacchi del ragazzo siciliano e la premiata coppia ce l'ha finalmente fatta a raccogliere una vittoria inseguita da anni. Quella che, come aveva detto il pilota alla vigilia, vale da sola quanto un campionato italiano. Via via ridimensionati i timori del mattino, per i due di testa la boucle pomeridiana s'è trasformata in una passerella trionfale. Che Gillo s'è goduta attimo dopo attimo. Ringraziando il cielo che le grandi piogge dell'inverno avevano costretto gli organizzatori a modificare il percorso reinserendo nel programma le strade della valle Arroscia e della valle Impero. Quelle dove, ragazzino, aveva visto in azione i grandi del mondiale. Sognando di fare un giorno quello che facevano loro: battersi agli stramassimi e vincere.
I rally, D'Amore li aveva scoperti da bambino, assistendo alla prova-spettacolo allestita nello stradone a mare che collega Oneglia a Porto Maurizio nell'ambito di un Valli Imperiesi organizzato dal mai sufficientemente apprezzato (e aiutato) Toi Bonato. “Ero davvero molto piccolo, ma quella sera fui conquistato dalle auto che slalomavano davanti a me”, ricorda. Le gesta dei grandi e dei grandissimi a ridosso del capoluogo hanno fatto il resto. Le prime gare, la militanza nel Campionato Uno con Alessandro Schiavo, l'amico d'infanzia, le prime soddisfazioni. L'approdo nel mondiale con Gigi Galli.
Fin qui non ha vinto tantissimo, di certo meno di quanto avrebbe meritato. Un Asinara con Giovanni Manfrinato, un Salento con Andrea Navarra, un Valli Imperiesi con Scandola. Poi, sempre con il figlio d'arte veneto, un San Martino di Castrozza (a tavolino), un Adriatico, un San Marino e un Friuli, tre successi sui quali hanno costruito la conquista del campionato italiano 2013. La storia continua e adesso è davvero una bella storia. Bellissima, dopo aver finalmente scalato il podio del Sanremo.


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