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GP AUSTRALIA
MERCEDES
Stefano Semeraro
Nel Mondiale dei sussurri e delle scommesse,
quello che puntualmente si corre ogni anno
alla vigilia del primo GP, la Mercedes era data
come la macchina rivelazione. Una nuova Red
Bull, capace di sbaragliare la concorrenza gra-
zie all’ultima trovata di Ross Brawn, il W-duc,
un’ala posteriore dotata di una fessura che
consente di garantire un’aerodinamica perfor-
mante e che aveva spinto Lotus e Red Bull a
minacciare reclamo (rinunciando solo dopo
un meeting con Brawn e i delegati tecnici FIA).
Le qualifiche avevano alimentato l’ottimismo
degli anglo-tedeschi, con quel quarto posto
raggiunto da Michael Schumacher, ma la gara
li ha riportati con i piedi per terra. La W03 è
sì veloce, molto veloce. Ma ancora troppo fra-
gile. E ha il difetto, come la Ferrari, di brucia-
re troppo in fretta le gomme. Se ne è reso con-
to in fretta Schumi, che veleggiava terzo e già
pregustava il primo podio - magari qualcosa di
più - della sua seconda carriera, quando il
cambio lo ha disinvoltamente mollato alla cur-
va n.1, appena all’undicesimo giro. «Era da un
po’ che tentavo varie marce e a tratti tutto
sembrava tornare normale – ha spiegato
Michael – ma alla fine sono dovuto andare
nell’erba per non rischiare di girarmi. Una bel-
la sfortuna, visto che in inverno il cambio non
ci ha mai dato problemi, ma è per questo che
rimango ottimista. Sono cose che capitano
nelle corse, l’affidabilità non ci manca. Avrei
potuto fare una bella gara, nel weekend abbia-
mo avuto la conferma di quello che pensiamo
della vettura, ora si tratta di lavorarci su».
Melbourne ci ha restituito comunque uno
Schumacher pimpante, competitivo in quali-
fica, grintoso per quel poco che si è potuto
vedere in gara, in casa Mercedes però ci sono
almeno altre due cose che preoccupano, oltre
al cedimento del cambio. Una riguarda le
gomme, che come ha ammesso lo stesso
Brawn si sono degradate prima del previsto,
sballando le finestre previste per i pit-stop.
«Però il morale è buono – ha aggiunto il team
principal – perché è arrivata conferma che la
macchina è fondamentalmente veloce. Ora si
tratta solo di migliorarla». L’altro problema,
chissà se più facile o più difficile da risolvere,
è Nico Rosberg.
Il tedeschino dopo la qualifica decisamente
inferiore allo stagionato compagno, non ha
brillato neanche in gara. In partenza è scatta-
to bene, guadagnando tre posizioni, ma poi
non è riuscito a mantenere il ritmo – anche
per via delle gomme – e si è giocato la zona
punti con un contatto con Sergio Perez all’ul-
timo giro, concludendo dodicesimo. Non un
successone. «Il contatto è stato veramente
sfortunato – ha detto il tedesco – con Perez ci
siamo toccati nel rettilineo e ho rimediato una
foratura che mi è costato i punti. La verità è
che dobbiamo ancora capire come sfruttare
tutto il potenziale della vettura, ma sono con-
vinto che già in Malesia le cose cambieranno».
Quello di Sepang in effetti è un circuito dove
l’aerodinamica conta molto, e se risolverà i
problemi di affidabilità e usura delle copertu-
re la Mercedes potrebbe puntare ad una rivin-
cita. Ma per Rosberg, l’eterna promessa che
stenta a uscire dal cono d’ombra del vecchio
volpone Schumi, il tempo per lo sviluppo ini-
zia a scarseggiare.
Schumi
CRACK