Page 38 - Italiaracing

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ITALIANO RALLY
ANTEPRIMA CIOCCO
In carriera, il garfagnino ha vinto molto,
moltissimo. Ma ancora ha la voglia di met-
tersi in gioco su strade che frequenta da una
vita. Perfezionista e infaticabile è pronto a
dare la caccia a un ennesimo titolo tricolo-
re. Perché correre è il suo mestiere, ma
anche e soprattutto la sua passione. E a chi
gli chiede se ancora non è stanco di passa-
re ore, giorni, mesi, anni, nell’abitacolo di
un’auto da corsa, risponde che no, non lo è.
Spiega di non aver dimenticato i tanti sacri-
fici che fatti per ritagliarsi uno spazio in
questo mondo, ricorda le ore impiegate a
cercare di mettere insieme il budget neces-
sario per andare avanti e quelle passate a
fare gli straordinari nel ristorante e nel-
l’azienda di famiglia per avere poi il tempo
per correre. “Mollare adesso – dice – sareb-
be come tradire il mio passato”.
- Per molti tuoi colleghi, sono tempi
grami…
“Verissimo. La crisi c’è e inevitabilmente si
riflette anche nell’ambiente delle corse: la
quotidianità costringe tutti a confrontarsi
con problemi enormi e tutto si tinge di
nero. E’ così per tutti, purtroppo”.
- La storia insegna che i momenti dif-
ficili stimolano i cambiamenti. Sarà
così anche per il rallismo italiano?
“Io lo spero proprio. Dopo che si è andati
avanti per dieci anni a fare il massimo per
allontanare il pubblico in nome della sicu-
rezza, potrebbe veramente essere l’occasio-
ne di rivedere tutto, dai percorsi alle auto:
per ripartire è necessario che anche i rally
si americanizzino, che le gare, pur senza
naturalizzarsi, diventino uno show attraen-
te per gli spettatori e i telespettatori. Per-
ché, alla fine, chi deve scegliere dove inve-
stire in pubblicità, fa molta attenzione alla
presenza della gente, all’audience televisi-
va e ai contatti sul web”.
- Il bagno di folla che l’ultimo Monte-
carlo ha offerto ai protagonisti del
mondiale dimostra che la specialità ha
sempre appeal. Da noi, invece…
“Il Montecarlo ha da sempre un suo fascino
particolare e il fatto che sia tornato nel mon-
diale ha richiamato decine e decine dimiglia-
ia di appassionati che, con la loro presenza,
hanno dato ai costruttori quella visibilità che
giustifica certi investimenti. E’ stato un
segnale forte che non può essere ignorato: il
pubblico ci ha detto che non si può andare
avanti scegliendo prove speciali poco o nien-
te accessibili, non si puòpiù continuare a cor-
rere solo dove bastano pochi commissari per
tenere la situazione sotto controllo. Per ripar-
tire, il criterio deve essere lo spettacolo”.
Dopo che si è andati avanti per dieci anni
a fare il massimo per allontanare il pubblico in
nome della sicurezza, potrebbe veramente
essere l’occasione di rivedere tutto, dai percorsi
alle auto: per ripartire è necessario che anche
i rally si americanizzino, che le gare, pur senza
naturalizzarsi, diventino uno show attraente per
gli spettatori e i telespettatori. Perché, alla fine,
chi deve scegliere dove investire in pubblicità,
fa molta attenzione alla presenza della gente,
all’audience televisiva e ai contatti sul web
PAOLO ANDREUCCI