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GP MONACO

Lewis Hamilton

Lo “schiaffo”

al numero 3 e la

fuga dal podio

Così Lewis ha guidato in maniera esasperata-

mente lenta la sua stella d'argento, l'ha par-

cheggiata al posto del terzo classificato dopo

aver colpito la “paletta” col numero 3, come a

darle uno schiaffo. E' sceso al ralenti della vet-

tura, anzi, all'inizio sembrava non volesse pro-

prio scendere. Poi si è tolto con lentezza

calcolata il casco. Lo sguardo fisso, quasi allu-

cinato, che bruciava tutto verso l'interno, poi

l'apparizione sul palco, da cui se ne è andato

in fretta, in anticipo, per dare la misura del suo

distacco immenso da quella terza posizione.

Che nella sua mente non era un risultato come

gli altri, ma una truffa, una beffa subita. Infine,

con una calma che anni fa, ai tempi del primo

Hamilton, del pilota genuino e quasi selvag-

gio, non avrebbe saputo esibire, ha provato a

spiegare il suo punto di vista. «Ho visto i mec-

canici già fuori dal box, ero convinto che

anche Nico avesse cambiato le gomme. Ho

fatto presente che le mie si stavano raffred-

dando, ed ero sicuro che chi mi stava dietro

avesse montato le supersoft, mentre io avrei

dovuto difendermi con le soft».

Verrà il giorno

del regolamento

dei conti

Insomma, Lewis non si sarebbe fidato cieca-

mente di ciò che gli suggeriva il team, ma sa-

rebbe stato tratto in inganno dalla reticenza

del muretto che non lo ha informato di come

stavano veramente le cose. Il risultato non

cambia: il campione del mondo si è visto sfug-

gire per l'ennesima volta la vittoria nel Princi-

pato e ora si ritrova Rosberg ad appena 10

punti di distanza in classifica. Prima sul palco,

poi durante le interviste, devono essere pas-

sati davanti il Mondiale perso – per colpa sua

– nel 2007 poi le bravate di Rosberg dello

scorso anno: il contatto a Spa, la furbata du-

rante le prove di Monaco. Si è annotato tutto.

Ha fissato l'orizzonte oltre il traguardo del GP,

sopra le teste di chi gli porgeva un microfono

e gli sventolava un taccuino. Si è fatto sfilare

davanti i volti di Toto Wolff, di Niki Lauda, di

Paddy Lowe. Ha preso nota del dolore che gli

urlava un cuore improvvisamente silenzioso. E

ha detto parole semplici, molto ragionevoli,

molto razionali: «Ora bisognerà mettersi al ta-

volino e parlarne». Dopo, chiarito tutto, verrà

il tempo dell'ira. E si regoleranno i conti.