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4 Poi occorreva gestire i rapporti con i clienti nazionali e internazionali, e ovviamente i weekend di gara. "Abbiamo dovuto sostituire le riunioni faccia a faccia con le videoconferenze, le chiacchierate con le telefonate. Questo ci ha sottoposto a un carico di stress da non sottovalutare. Per quanto riguarda le trasferte, tutto sommato a fine lockdown abbiamo avuto un buon grado di libertà: si trattava solo di ricalibrare logistica e presenze nei vari campionati. Quando a livello sanitario sono state reintrodotte misure più rigide, sono aumentate le difficoltà dovendo effettuare i tamponi, eventuali quarantene o isolamenti fiduciari, ed essere preparati a eventuali casi di positività in azienda. Non è stato certo semplice gestire i flussi di personale tra la sede e i circuiti. Il contatto personale, che è sempre stato un elemento base della nostra professione, è dovuto mutare. Anche una normale operazione di assistenza su una vettura è diventata qualcosa di impegnativo". Ti ritieni però orgoglioso di come l'azienda si sia comportata un periodo tanto delicato? "Oserei dire non orgoglioso, ma orgogliosissimo. C'è stato unmomento in cui, dobbiamo ammetterlo, eravamo spiazzati all'idea di dover gestire in queste circostanze tutti gli aspetti della nostra attività. Abbiamo trovato sicuramente il metodo giusto, ma soprattutto abbiamo trovato al nostro interno la disponibilità del personale, di tutti coloro che, sia lavorando in sede che al di fuori, non si sono mai tirati indietro pur sapendo di correre dei rischi. Questo è probabilmente fra gli aspetti che ci rendono più felici di ciò che è Tatuus. Con enorme spirito di sacrificio, con abnegazione, siamo così riusciti a portare a compimento tutta l’agenda 2020". Giovanni, le tue parole confermano una teoria: il valore di un'azienda non è dato solo da elementi materiali o economici, ma anche, anzi soprattutto, dalle sue persone. "Sì, la mia esperienza professionale mi ha insegnato questo. La ricchezza di un'azienda sta nelle persone. Si possono concepire infinite strategie, partorire visioni, programmi, ma tutto dipende del capitale umano. E quello di Tatuus si è dimostrato preziosissimo, facendo la differenza". Si dice pure che dalle situazioni di crisi possano nascere nuove opportunità, o si possano trarre degli insegnamenti. In Tatuus è accaduto? "Abbiamo imparato che cos'è lo smart working. Con De Bellis ed il finance delle tre società del Gruppo, abbiamo imparato a gestire tutto, quotidianamente, in call. Eravamo abituati a viaggiare continuamente, in aereo o su altri mezzi di trasporto, a cenare tutti insieme in pista, a stare insieme in albergo. Ora abbiamo capito che tante cose si possono gestire diversamente, ma se devo essere sincero... non basta a compensare le difficoltà che abbiamo dovuto superare. Se dipendesse da me, vorrei tornare subito alla situazione pre-Covid!". Ma veniamo agli aspetti tecnico‐sportivi. Il 2020 è stato comunque aperto da una grande novità, il debutto della nuova monoposto FT‐60 per la Toyota Racing Series in Nuova Zelanda. “Parliamo di un partner di lunga data per Tatuus, con il quale abbiamo rinnovato il piacere reciproco nel lavorare insieme. Siamo partiti del telaio già W Series F.Renault F.Regional

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