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La bandiera a scacchi del GP del Brasile ha
chiuso la carriera di Michael Schumacher.
Michael ha rappresentato un grande valore per
la F.1 negli ultimi tre anni, ma la F.1 è stata
altrettanto buona nei suoi confronti?
«
A dire il vero non credo che la F.1 avesse biso-
gno di comportarsi bene con Schumi. Si è
divertito a correre e ad aiutare la F.1 in tanti
modi. Ci mancherà, perché anche se non ha
vinto nessuna gara in questi tre anni è sempre
molto popolare».
Considerata la sua popolarità ha cerca-
to in qualche modo di trattenerlo,
magari con un altro ruolo?
«
Non avremmo né voluto né potuto farlo rima-
nere in F.1 con un altro ruolo, perché Michael
èmolto legato allaMercedes. Sarebbe stato più
facile ai tempi in cui era più vicino alla Ferra-
ri, immagino».
Come vede il futuro di Schumacher?
«
Non ha bisogno di lavorare, né di preoccu-
parsi di nulla, potrà fare quello che gli va. Suo-
na bene, no?»
A Hollywood c’è una legge non scritta,
la legge di Greta Garbo: dopo l’ultima
scena devi scomparire, così la tua leg-
genda può continuare a vivere. Gli ulti-
mi tre anni hanno danneggiato la leg-
genda di Schumacher?
«
Avrei preferito che si fermasse dopo che ave-
va vinto il settimo mondiale, piuttosto che ora.
Chi si è appassionato di recente alla F.1 lo
ricorderà per come è adesso, non per come era
in passato. Non vedranno l’eroe che era, ma
l’essere umano che può sbagliare. Credo che la
cosa importante – e si tratta di una cosa diffi-
cile – è capire quando non sei più in grado di
fare quello che facevi un tempo, e passare la
mano. Spero che anch’io mi comporterò così:
quando mi renderò conto di non farcela più, di
certo saluterò la compagnia».
Forse semplicemente Michael non è
così bello come era Greta Garbo…
«
Be’, il caso di Michael va capito: è un uomo
molto competitivo, questa è la differenza. E
anche il motivo per cui si era messo a giocare
con le motociclette qualche anno fa».
Ora è il turno di SebastianVettel di scri-
vere un nuovo capitolo nella storia: a 25
anni ha già vinto tre titoli mondiali. E’ il
campione di cui ha bisogno la F.1? Il suo
carisma è cresciuto di pari passo con il
suo talento?
«
Sebastian andrà bene, crescerà dentro que-
sto ruolo. Al momento ha una enorme fiducia
in se stesso, perché una gran parte del carisma
è fatta di autostima, non di puro egoismo come
molti pensano. Vediamo come si comporterà
l’anno prossimo».
C’è qualcosa che manca a Sebastian? Un
x-factor che possedeva gente della razza
di Ayrton Senna, Jim Clark o Jochen
Rindt?
«
Sebastian è il metro di giudizio. I tempi sono
cambiati, e ciò non vale solo per i piloti. Tutto
l’ambiente èdiverso. Ci sonomoltepiù regole che
in passato. Vi ricordate di quando Sebastian
bestemmiò sul podio? Finì immediatamente nei
guai. Se si fosse trattato di James Hunt o di Gra-
ham Hill non ci avremmo fatto caso, nessuno ci
avrebbe fatto caso. Pensate alla cultura televisi-
va, oggi. Leparolacce sonodiventateormai di uso
comune.Nonpensocheciòcheèsfuggitoallelab-
bra di Sebastian potesse disturbare molta gente.
Una cosa senza senso! Se mi chiedete qual è la
vera differenza fra i piloti di un tempo e quelli di
oggi, è che loro avevano la possibilità di diventa-
re dei personaggi, quelli di oggi non ce l’hanno».
PA, SVEGLIATI!»
Il numero uno del mondiale parla del ritiro di Schumacher, del futuro di
Vettel, della impossibilità per i piloti di divenire vere stelle perché bloccati
dal marketing e da troppe regole, inoltre spiega perché la F.1 sta vivendo
un gran momento e perché i nuovi orizzonti sono la Russia e New York