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FORMULA 1

GP Spagna story

Carlo Baffi

E’ la scuderia che ha vinto più edizioni del Gran Premio di Spa-

gna. Ben dodici sono stati i trionfi del Cavallino in terra iberica.

E pensare che gli inizi furono tutt’altro che che felici. E’ il 28 ot-

tobre del 1951, secondo anno di vita del mondiale di F.1 e la

gara che assegna la corona iridata è proprio quella spagnola,

ultimo round in calendario. Si corre a Pedralbes, un circuito ri-

cavato nell’omonimo quartiere di Barcellona. Davanti a circa

300 mila spettatori si fronteggiano l’argentino Juan Manuel

Fangio ed il nostro Alberto “Ciccio” Ascari. Alfa Romeo contro

Ferrari, praticamente un derby tra costruttori italiani, dove il

Cavallino è dato per favorito. Il Biscione schiera infatti l’evolu-

zione della 159, un modello nato nel lontano 1937, e ha annun-

ciato il ritiro dalle competizioni. Eppure ad esultare sarà

proprio la Scuderia del Portello, complice un errore dello

stesso Enzo Ferrari, che malgrado i consigli degli esperti della

Pirelli decide di equipaggiare le sue 375 con le gomme più pic-

cole. Dopo un inizio favorevole alle rosse, ecco i primi guai:

Ascari dovrà cambiare i pneumatici più volte, mentre Fangio

marcerà spedito verso il primo dei suoi cinque titoli. Il riscatto

arriverà tre anni più tardi, il 25 ottobre del 1954, sempre a Pe-

dralbes, quando a vincere sarà l’inglese Mike Hawthorn, al vo-

lante della 553, che andrà in testa al 24° giro, al termine di una

rimonta iniziata dopo esser finito in testacoda. Un successo

molto sentito tra gli uomini di Maranello, tanto che Aurelio

Lampredi, papà del motore che spinge la Ferrari, si commuove.

Dietro la rossa finiscono la Maserati di Luigi Musso e la Merce-

des di Fangio. Dovranno poi trascorrere addirittura trent’anni

per rivedere di nuovo un ferrarista sul gradino più alto del

podio, anche se va sottolineato che il Gran Premio iberico non

viene disputato dal 1955 al 1966. L’ 8 aprile del 1974 è una

data storica per il Cavallino, che torna alla vittoria dopo un di-

giuno lungo quasi due anni. L’ultima affermazione in F.1, risale

al G.P. di Germania del 30 luglio 1972, quando al Nurburgring

Jackie Ickx e Clay Regazzoni firmano la doppietta. Ebbene,

anche a Jarama è doppietta, con Regazzoni ancora secondo. Il

vincitore invece è un giovane pilota austriaco, al suo quarto

anno in F.1 e alla sua 4a corsa con la Ferrari: Niki Lauda. La

squadra, completamente rinnovata, ha come obbiettivo il ri-

lancio dopo un periodo contrassegnato da troppe delusioni.

Oltre a Lauda, c’è un nuovo direttore sportivo, Luca di Monte-

zemolo e la parte tecnica è gestita in prima persona dall’inge-

gner Mauro Forghieri. Tutte le forze vengono concentrate sul

programma F.1, abbandonando le altre categorie come i pro-

totipi e fortunatamente i risultati non tardano ad arrivare. La

312B3, giunta alla sua quarta evoluzione, con un propulsore da

495 cavalli, si dimostra competitiva e torna ad occupare le po-

sizioni di vertice. A Jarama, sotto il diluvio, Lauda è in pole, ma

causa un’esitazione allo start, balza al comando Ronnie Peter-

son sulla Lotus. Niki è comunque dietro lo svedese e quando

la pioggia cessa, si rimescolano le carte con il cambio degli

pneumatici. La sosta di Lauda dura solo 49”, mentre quella di

Peterson si dilunga per 2’. E’ la mossa con cui l’austriaco balza

al comando, mentre lo svedese sarà poi costretto al ritiro per

problemi alla pressione dell’olio. Al 38° passaggio, il G.P. vive

attimi di paura per la rovinosa uscita di pista della Iso Marlboro

di Arturo Merzario, che dopo essere decollata su un cordolo

termina la sua folle corse oltre il guard-rail investendo un

gruppo di fotografi. Fortunatamente questi riporteranno solo

lievi ferite ed il pilota uscirà indenne dall’abitacolo. Dunque

trionfa Lauda, dietro di lui Regazzoni che balza al comando

della classifica. Il ticinese lotterà per il mondiale sino all’ultimo

appuntamento in calendario, il G.P. degli Stati Uniti a Watkins

Glen che incoronerà, purtroppo per la Ferrari, il brasiliano

Emerson Fittipaldi.

Decisamente da dimenticare il G.P. di Spagna dell’anno suc-

cessivo, disputato sul pericoloso tracciato realizzato all’interno

del parco del Montjuich a Barcellona. Sebbene Lauda e Regaz-

zoni siano al volante delle potenti 312T che monopolizzano la

prima fila, entrano in collisione pochi metri dopo il via elimi-

nandosi a vicenda. Un Gran Premio sfortunato non solo per il

Cavallino, ma anche per il Circus, causa un drammatico inci-

dente che vede la Lola di Rolf Stommelen volare tra gli spetta-

tori dopo aver perso l’alettone posteriore; il bilancio è tragico

con quattro morti e sei feriti. Trascorrono sette anni ed ecco

che la corsa spagnola si tinge nuovamente di rosso. E’ il giorno

del mitico Gilles Villeneuve, che porta alla seconda vittoria con-

secutiva la 126CK spinta dal motore turbo. Quel 21 giugno

1981, a fine gara, Forghieri urla ai suoi uomini: «Grazie a tutti,

avete fatto un buon lavoro». Ed ai giornalisti dirà che dietro a

quel risultato ci sono solo il turbo e Villeneuve. Già, perché il

piccolo canadese compie quasi un miracolo. Partito dalla set-

tima piazza, riesce subito a conquistare il terzo posto ed alla

14a tornata, complice un errore di Alan Jones, diviene il lea-

der, per restarci fino alla bandiera a scacchi. La sua monoposto

non è certo veloce quanto quelle dei rivali, ma Gilles tiene in

scacco il trenino degli avversari che lo incalzano pericolosa-

mente. E’ abilissimo a sfruttare la potenza del turbo nel rettili-

neo dei box di Jarama, impedendo alla Ligier di Jacques