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WEC

24 ORE DI LE MANS

Marco Cortesi

Una vittoria inattesa ed inaspettata quella della Porsche alla 24

Ore di Le Mans. Una vittoria che, nonostante la 919 Hybrid su-

perstite sia stata per molto tempo in lotta diretta con le Toyota

TS050, soddisfa ma non può non far pensare alla catastrofe dei

rivali giapponesi. E se anche la casa di Stoccarda ha ricono-

sciuto il loro valore, si può essere sicuri di quanto il finale del-

l’edizione di quest’anno sia fuori dall’ordinario. Però, intanto,

la Porsche ha festeggiato un nuovo trionfo, il diciottesimo, con

i tre piloti che finora erano rimasti “a bocca asciutta” dopo il

successo 2016 della vettura di Hulkenberg, Tandy e Bamber e

la vittoria del titolo Mondiale Endurance da parte di Webber,

Hartley e Bernhard. Neel Jani, Romain Dumas e Marc Lieb co-

stituiscono un gruppo fortissimo, che ha meritato di vincere. In

particolare, lo svizzero è stato impressionante, partendo dalla

pole e guidando la vettura all’arrivo, con tanto di giro veloce e

risultando anche particolarmente efficace e regolare nel rendi-

mento.

E’ mancata l’affidabilità

Webber ancora sconfitto

Incredibile il pacchetto prestazione-solidità di Lieb, che così

come Jani si è regalato la prima 24 Ore, mentre Romain Dumas,

anche grazie alla tranquillità di aver già conquistato la Sarthe

insieme a Bernhard nel 2010, ha potuto guidare con meno pres-

sioni, da “metronomo”. Mark Webber, che del suo equipaggio

è stato il più rapido, si è visto sfuggire il trofeo forse più im-

portante della carriera, che proverà a portare a casa l’anno

prossimo. Un problema alla pompa dell’acqua dopo 8 ore di

gara ha messo fine alle speranze della vettura tedesca che sulla

carta doveva puntare al successo. Nel 2017, in Porsche si dovrà

però aggiustare qualcosa. La scelta di tornare alle batterie 2015

si è rivelata in un certo senso vincente, nell’ottica di puntare

sull’affidabilità, ma la nuova 919, frutto di un’evoluzione più

che di una rivoluzione, ha già pagato il gap generazionale con

i rivali nipponici. Oltre ad un pizzico di performance aggiuntiva,

è stato quel giro in più con un pieno che di fatto portato il

piatto della bilancia a pendere altrove. E non sarà facilissimo

recuperare partendo dalla stessa base.