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27 Ott 2026 [11:42]

Wolff e la favola Antonelli
Da LaGrue al Mondiale in tasca

Massimo Costa - XPB Images

Era l'estate del 2013 quando Toto Wolff si fece soffiare da Helmut Marko Max Verstappen. La Mercedes aveva offerto all'olandese una stagione in Formula 2, la Red Bull rilanciò con un contratto per debuttare subito in F1 con la Toro Rosso, nonostante l'esperienza di un solo anno di monoposto, in Formula 3 alla quale approdò direttamente dal karting.

Wolff non ha mai dimenticato quell'errore, non aver creduto fino in fondo in un giovanissimo pilota che poi ha stravolto i canoni della F1. E quando si è presentata l'occasione, un decennio dopo, con Andrea Kimi Antonelli, non se l'è lasciata sfuggire. Ha accelerato i tempi facendogli saltare la Formula 3 dopo il campionato Regional, per farlo correre in Formula 2, poi subito l'ingresso in F1.

Sembrava tutto così prematuro per Antonelli, il primo anno nel Mondiale non è stato dei migliori, ma Wolff non ha mai tentennato anche se nel suo stesso team non tutti erano d'accordo su tale scelta. Per non parlare di certi ex F1 come Jacques Villeneuve e Juan Pablo Montoya, come al solito poco centrati nei loro commenti.

Poi, è arrivato il 2026 e il mondo si è ribaltato. Antonelli ha compiuto passi da gigante che hanno sorpreso lo stesso Wolff. Che in una intervista rilasciata ad Austin alla stampa italiana dopo il Gran Premio, ha dichiarato: "Penso che quella in Texas sia stata la gara migliore che Kimi abbia corso fino a questo momento in Formula 1. Partire con una mescola inferiore rispetto a chi scattava dietro di lui, riuscire a restare davanti e poi gestirla in quel modo è stato incredibile da vedere. È stata la gara di un campione che non è ancora campione, ma che è già eccezionale".

Il team principal Mercedes ha poi accennato agli sviluppi portati negli ultimi GP e che non sono andati molto bene: "Negli ultimi weekend, da quando abbiamo introdotto il nuovo pacchetto di aggiornamenti, abbiamo incontrato problemi nella gestione della vettura e ad Austin l’obiettivo era di continuare a lavorare in questa direzione. Ma Kimi ha sovraperformato rispetto alla macchina, superando le limitazioni stesse che aveva in pista".



Poi, uno sguardo al GP del Messico di questo fine settimana, gara che con ogni probabilità laureerà Antonelli campione del mondo: "Non è merito mio, ma di tutta la squadra e della nostra Academy che lo ha scoperto, all’epoca il capo era Gwen LaGrue, quando aveva 11 anni e poi lo ha seguito in tutto il suo percorso di crescita e affermazione. Ho letto un’intervista a Piero Ferrari in cui diceva che il talento di Antonelli gli ricorda Niki Lauda".

"Ecco, la gente deve pensare al fatto che questo talento, quello che vediamo, è il risultato di molti anni di sviluppo, molti anni di sacrifici, di integrazione nella squadra, di collaborazione con gli ingegneri, di dieci o più milioni di euro spesi per lo sviluppo della sua carriera, delle sue capacità e del suo carattere e dell’impegno che ci ha messo, insieme al lavoro enorme che hanno fatto i suoi genitori. E non è semplicemente una cosa capitata così, dal niente".
  
"Ci sono state molte persone che l’anno scorso, dopo nove gare consecutive in cui Kimi non è andato a punti, dicevano che non avrebbe dovuto essere alla Mercedes. Persone che fanno parte di altre scuderie che dicevano che non avrebbe nemmeno dovuto essere in Formula 1. Per lui non è stato facile: a Spa, dopo l’ennesima gara difficile, ha pianto e le sue lacrime sono state lo specchio di quel momento difficile. Ora però, vederlo guidare così, rende tutto estremamente soddisfacente: vedere cosa è in grado di fare e come sta lavorando con la squadra è la nostra vera vittoria".
 
 "Sicuramente il cambio di regolamento tecnico lo ha agevolato, perché tutti sono ripartiti da zero mentre lo scorso anno quando è arrivato in Formula 1 si è ritrovato a dover gestire una macchina che gli altri già conoscevano da diverse stagioni. Ma in generale penso che Kimi abbia cambiato notevolmente mentalità e abbia trovato il suo modo per far funzionare le cose".

"Prima della gara di Austin e di andare a prepararsi, è venuto nel mio ufficio, si è seduto sul divano e mi ha detto: “Me la godrò e non sto pensando minimamente al campionato”. Gli ho risposto di tenersi stretto questo atteggiamento: fa il lavoro più bello del mondo e non deve dimenticarselo. Però questo modo che ha di ragionare e di vivere le corse è incredibile: ha fatto un grande passo avanti a livello di mentalità, quest’anno, e siamo tutti molto orgogliosi di lui».

Wolff non poteva non parlare della crisi che sta colpendo Russell: "In squadra non abbiamo nessun dubbio: George è un campione, che ha vinto in ogni categoria prima di arrivare in Formula 1 e merita di essere inserito nel gruppo dei migliori in assoluto. Questo non lo dimentichiamo e quando capitano delle giornate o dei periodi non ideali bisogna lavorare in insieme per capire come far funzionare al meglio le cose".
 
"Quando mettiamo a punto la macchina nel modo che gli si addice, George è assolutamente veloce e quando si esce da quella finestra operativa, come successo ad Austin, forse soffre più di Kimi nel trovare il ritmo giusto. È un problema nostro e dobbiamo risolverlo con lui, come team, perché si tratta di un problema di macchina. George non è più lento di Kimi, dobbiamo solo riuscire a sfruttare e far vedere queste potenzialità insieme, come squadra, perché ha tutta la capacità, l’intelligenza e la determinazione necessarie per vincere".
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