Michele Montesano
È un’estate intensa quella della
McLaren. Il costruttore britannico è impegnato a ritmo serrato nello sviluppo della MCL-HY in vista dell’ingresso nella classe regina del
FIA WEC a partire dalla prossima stagione. Dopo i primi chilometri percorsi nello shakedown di Varano, il programma di test della LMDh, affidato in pista alla United Autosports, è ormai entrato in una fase calda con le sessioni di Imola, Magny-Cours e
Alcaniz. Proprio sul tracciato spagnolo la vettura inglese ha completato un test endurance di oltre 30 ore pensato per simulare le sollecitazioni di una vera gara di durata.
Nato attorno alla piattaforma LMP2 della
Dallara, il prototipo della McLaren è spinto dal
V6 biturbo da 2.9 litri realizzato da ATM-AutoTecnica Motori. Non solo la vettura, altrettanto importante è stata la costruzione della squadra chiamata a gestire il programma, composta da quasi 100 persone provenienti da realtà differenti del mondo McLaren: dalla Formula 1 alla Formula E passando, naturalmente, per le figure con competenze specifiche nell’endurance.
Il test effettuato sul circuito di
Alcaniz è servito sia per verificare l’
affidabilità che il
potenziale della vettura, ma anche per sondare la corretta organizzazione della squadra. La MCL-HY ha superato la soglia delle 24 ore arrivando a superare le 30, senza essere costretta a interrompere la prova per problemi di particolare entità. Il team ha effettuato brevi soste ai box per controllare alcuni componenti e prevenire eventuali danni, ma la
simulazione è stata condotta seguendo le procedure di una gara vera.

Il risultato ha permesso agli uomini della McLaren di accumulare una quantità significativa di informazioni sull'affidabilità del prototipo e sulla capacità della squadra di lavorare per un periodo prolungato e sotto stress. Al volante si sono alternati i piloti ufficiali
Mikkel Jensen e Laurens Vanthoor, affiancati da
Ben Hanley della United Autosports e dai giovani
Grégoire Saucy e Richard Verschoor.
La lunga permanenza in pista ha permesso anche di mettere alla prova le procedure operative, dal rifornimento alla
gestione della vettura, passando per il comportamento del propulsore e dell’intero sistema ibrido. Alcuni componenti sono stati volutamente portati verso livelli elevati di usura, per capire quali siano i reali margini di affidabilità e quale possa essere la loro vita utile.
È proprio questo uno degli obiettivi principali della fase iniziale dello sviluppo. I test al banco possono fornire una quantità enorme di dati, ma non sono in grado di replicare completamente le sollecitazioni generate da una vettura che percorre per ore un circuito affrontando cordoli, frenate, accelerazioni e continui cambi di direzione. Per McLaren era quindi fondamentale
scoprire rapidamente eventuali punti deboli, così da poter intervenire quando il progetto è ancora lontano dall’omologazione e c’è ancora margine per modificare componenti e soluzioni tecniche.

Le prime indicazioni raccolte in Spagna sono state positive. Terminata la prova endurance, la
MCL-HY è tornata
in pista a Silverstone per tre giornate di lavoro nelle quali Jensen, Vanthoor e Hanley hanno potuto concentrarsi maggiormente sulle prestazioni. In McLaren in questo caso si sono focalizzati sul comportamento dinamico e sulla finestra operativa della vettura.
Sul circuito britannico sono stati effettuati numerosi confronti relativi al bilanciamento della frenata, all’
aerodinamica, alle mappature, ai sistemi di controllo e alla gestione della vettura. La MCL-HY è già stata in grado di funzionare a piena potenza fin dai primi test, ma ora il lavoro si concentra soprattutto sulla comprensione del comportamento del prototipo nelle differenti condizioni che potrà incontrare durante una gara.
Un aspetto particolarmente importante riguarda il
Balance of Performance. McLaren non sta cercando semplicemente la prestazione assoluta con poco carburante e nelle condizioni più favorevoli, ma vuole capire come la LMDh possa comportarsi all’interno dell’intera finestra di peso e potenza prevista dal regolamento. A questo si aggiunge il lavoro sulle nuove gomme Michelin, con il team impegnato a comprendere le caratteristiche delle diverse mescole, il loro comportamento e il modo migliore per sfruttarle nell’arco di uno stint.

Parallelamente alla pista procede il lavoro al McLaren Technology Centre, dove è operativo il nuovo
simulatore Dynisma dedicato al progetto Hypercar. Anche dal punto di vista aerodinamico la MCL-HY si sta avvicinando alla configurazione definitiva. Da qui all’omologazione nella galleria del vento Windshear non sono attese novità radicali nell’aspetto del prototipo, mentre continueranno piccoli interventi sui dettagli. In particolare, McLaren sta lavorando su elementi di fissaggio, supporti, staffe e sistemi di raffreddamento, componenti che possono essere modificati sulla base delle informazioni raccolte durante le prove.
La strategia scelta dal team prevede inoltre di continuare a
utilizzare una sola vettura durante questa fase dello sviluppo. L’obiettivo è arrivare a una configurazione sufficientemente stabile prima di introdurre il secondo telaio, evitando di produrre grandi quantità di componenti mentre il progetto è ancora soggetto a modifiche e, allo stesso tempo, evitando di accumulare contemporaneamente un numero eccessivo di informazioni provenienti da piloti differenti.
Il programma di test non è però ancora completamente definito. L’idea iniziale di portare la MCL-HY in Medio Oriente prima dell’omologazione è stata accantonata a causa dell’attuale situazione geopolitica costringendo, così, McLaren a rivedere la parte conclusiva della preparazione. Sono comunque
previste ulteriori prove endurance, alcune delle quali dovrebbero superare anche il limite delle 30 ore già raggiunto ad Alcaniz, mentre le sessioni più brevi saranno progressivamente dedicate alla prestazione e alla ricerca del miglior compromesso tra affidabilità e velocità.

Il lavoro svolto finora ha dunque permesso alla McLaren di rispettare la
tabella di marcia prevista per il progetto. Dal primo shakedown di Varano, avvenuto a maggio, la MCL-HY ha accumulato chilometri su circuiti molto differenti, ha girato sull’asciutto e sul bagnato, ha raggiunto la piena potenza e ha completato una prova di durata superiore alle 30 ore. Soprattutto, non è emerso finora alcun problema strutturale capace di compromettere il programma.
Anche sul fronte dei piloti la f
ormazione non è ancora completamente definita. Jensen e Vanthoor rappresentano al momento i due punti fermi del progetto, mentre Alex Lynn è indicato come prossimo arrivo dalla Cadillac. McLaren ha inoltre già individuato altri piloti, ma alcuni annunci saranno rinviati in attesa della conclusione degli attuali contratti. Il team sta valutando anche la
possibilità di utilizzare soltanto due piloti nelle gare del WEC più brevi.