18 Giu [15:11]

Le Mans - Finale
Porsche, l'impossibile diventa possibile

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Massimo Costa

Le Mans, la 24 Ore, è sempre più il luogo, la corsa, dove l'impossibile diventa possibile. Dove le lacrime per una gara che pareva perduta dopo appena tre ore, si trasformano in gocce di gioia per la vittoria. Dove chi per 12 mesi aveva preparato con certosina pazienza la rivincita per una debacle indimenticabile sofferta nel 2016 a 4' dal trionfo, si è ritrovato con le tre vetture, una dopo l'altra, fuori dai giochi neanche dopo 12 ore di corsa. Le Mans è anche il luogo dove un piccolo team per 120 minuti ha potuto sognare di entrare nella storia. Le Mans è Le Mans, unica. E anche questa edizione lo ha confermato.

Ha vinto la Porsche numero 2, quella che verso le ore 19 di sabato era rientrata in gara al cinquantaquattresimo posto causa sosta di poco più di un'ora per problemi all'ibrido. I neozelandesi Earl Bamber e Brendon Hartley, il tedesco Timo Bernhard, probabilmente se ne sarebbero andati a prendere l'aperitivo a Parigi, a 2 ore di auto, anziché rimettersi il casco e la tuta semplicemente per onore di firma e in mezzo a tutto quel caldo. 54esimi e con 17 giri di distacco dalla vetta. Cosa mai pensiamo di fare? E invece, Le Mans è Le Mans, dove l'impossibile diventa possibile.

State calmi (mica tanto visto i doppiaggi azzardati fatti da Bamber e Hartley) e proviamo a vedere come va a finire, devono aver detto i capi della Porsche ai loro piloti. La 919 Hybrid #2 non ha più sofferto alcun problema ed Earl, Brendon e Timo hanno iniziato a recuperare, a recuperare, recuperare. Tutta la sera, tutta la notte, finché alle 11 di mattina è accaduto l'irreparabile. L'altra Porsche, la numero 1, che era salita in prima posizione verso l'1 di notte, per una perdita di olio è andata KO. Andre Lotterer, in quel momento alla guida, ha dovuto spegnere il motore e attivare quello elettrico per tentare di raggiungere i box. Ovviamente, tanto per non farsi mancare niente, il problema si è verificato poco dopo la zona box. Il tedesco doveva quindi percorrere un intero giro. Ma le batterie non ce l'hanno fatta a supportare l'elettrico per i circa 11-12 km da affrontare.

In quel momento, mentre tutti gli uomini Porsche si sentivano perduti e una normalissima Oreca-Gibson LMP2 passava in testa alla corsa irridendo le centinaia di milioni che i costruttori spendono per le loro LMP1, Bamber-Hartley-Bernhard erano quinti a 14 giri dalla vettura gemella. Il loro obiettivo era raggiungere quanto meno il podio. Improvvisamente, il target è cambiato: bisogna vincere. Tre i giri da recuperare alla LMP2 del team che dal 2016 è stato creato dall'attore di Hong Kong, stella del cinema orientale e dalla metà degli anni Novanta ricercatissimo da Hollywood.

Detto fatto. Prima Hartley, poi Bernhard, sono riusciti a ridurre giro dopo giro il gap dalla Oreca di Oliver Jarvis, Ho Pin Tung, Thomas Laurent, girando 10-12 secondi più rapidi. Il divario normale tra una LMP1 e una LMP2 su un circuito così lungo. Alle 13.53, Bernhard ha messo nel mirino Tung (pilota che ricordiamo molto attivo tra il 2004 e il 2011 nelle formule giungendo fino alla GP2, provando anche la Renault F.1) e in pieno rettifilo lo ha superato senza pietà con estrema facilità.

L'impossibile era divenuto possibile, da cinquantaquattresimi a primi. Ma rimanevano ancora 60 minuti e con tutto quello che era accaduto, meglio non pensare in grande. Bernhard ha fatto tutto bene, la 919 Hybrid #2 non ha giocato brutti scherzi. E così, è stata festa. La Porsche ha vinto per il terzo anno consecutivo la 24 Ore di Le Mans, per la seconda volta in maniera rocambolesca. All'ultimo giro nell'indimenticabile 2016, all'ultima ora nel 2017.

Per Bernhard, 36 anni di Homberg (Germania), è il secondo trionfo dopo quello del 2010 con l'Audi ottenuto in compagnia di Mike Rockenfeller e Romain Dumas. Anche per Bamber, 26 anni da Wanganui (Nuova Zelanda) è il secondo successo; ci era riuscito nel 2015 con Nick Tandy e Nico Hulkenberg. Prima volta invece, per Hartley, 27 anni da Palmerston North (Nuova Zelanda), al quarto tentativo con una LMP1 della Porsche, secondo nel 2015. Due neozelandesi vincitori della 24 Ore di Le Mans, anche questo è in qualche modo un record, un fatto raro, che si era verificato nel 1966 con Bruce McLaren e Chris Amon, vincitori in coppia con una Ford.

Immensa la delusione Toyota per la batosta rimediata. Tutto lasciava prevedere che non ce ne sarebbe stato per nessuno, soprattutto dopo l'eccezionale pole di Kamui Kobayashi. Le TS050 hanno viaggiato al primo e secondo posto, offrendo anche una poco sana battaglia nei giri iniziali tra Mike Conway e Sebastien Buemi. Ma all'ottava ora, prima delle 23, proprio Buemi mentre era secondo è dovuto rientrare ai box per un serio problema al motore elettrico situato nell'asse anteriore. Poco male, rimaneva prima l'altra Toyota, poi c'era la terza TS050 in terza posizione.

Ma alle 00.45, Kobayashi, in pista dopo aver ricevuto il volante da Conway, si è subito accorto che qualcosa non andava mentre si era in regime di safety-car. Alla ripartenza, sul rettifilo di arrivo, Kobayashi non è più riuscito a mettere le marce per un problema alla frizione. Gelo nel box Toyota. Il giapponese ex F.1 avrebbe dovuto affrontare i quasi 14 km del tracciato a una velocità da ciclista. Kobayashi si è fermato, ha ripreso il cammino avviando il motore elettrico, e quando a fatica era riuscito ad intravvedere la corsia box, le batterie lo hanno mollato. Ritiro.

La Porsche #1 è così salita in testa, rimaneva la TS050 di Nicolas Lapierre, condivisa con Yuji Kunimoto e José Maria Lopez. Ma dopo appena 10 minuti dal ritiro di Kobayashi, alla prima curva che segue l'arrivo, Lapierre è stato centrato dalla LMP2 della Manor provocandogli lo strappo della gomma posteriore sinistra e un mezzo testacoda. È accaduto che in rilascio, il motore termico ha portato via molta velocità, fatto che ha colto di sorpresa Simon Trummer che era appena stato doppiato dal francese e lo ha urtato. Con una gomma a terra, Lapierre doveva affrontare un intero giro, come Kobayashi. Una maledizione. Il tempo perso sarebbe stato tantissimo, ma per la Toyota #9 è arrivato lo stop a metà del tracciato. I pezzi della gomma avevano sradicato il telaio nella zona posteriore e anche causato un principio di incendio.

Un vero incubo per la il boss Akido Toyoda e Hugues De Chaunac, in lacrime. La Toyota ha quindi proseguito fino all'arrivo con la #8 concludendo nona. Via twitter, proprio come accaduto lo scorso anno, la Casa giapponese devastata nell'animo ha avuto la forza di congratularsi con gli avversari e di annunciare che nel 2018 ci riproveranno.

Sul secondo gradino del podio assoluto è così salita la LMP2 del Jackie Chan DC Racing che nella notte ha vinto la resistenza delle due Oreca-Gibson del team Rebellion, a lungo al comando della categoria. Jarvis-Tung-Laurent non scorderanno mai questa edizione della 24 Ore. Terzi Piquet-Hansson-Beche del team Rebellion, secondi di LMP2. Peccato per l'altro equipaggio, Senna-Prost-Canal che avrebbe meritato molto di più, ma un problema tecnico li ha portati al 17esimo posto.

Era sul podio l'Alpine Signatech, ma a una manciata di giri dall'arrivo, Andre Negrao è uscito ad Arnage. Imperdonabile. Il brasiliano, con Pierre Ragues e Nelson Panciatici, ha terminato quinto. Quarta con Gommendy-Cheng-Brundle l'altra Oreca di Jackie Chan, a conferma del gran lavoro di questa squadra. Applausi per il team Villorba e la Dallara, che hanno raccolto il decimo posto assoluto con i bravissimi Andrea Belicchi, Giorgio Sernagiotto (che ha anche forato nella notte perdendo molto tempo) e Roberto Lacorte.

Da infarto il finale della GTE Pro. Le Aston Martin hanno dominato per diverso tempo, ma di tanto in tanto hanno dovuto lottare o con la Corvette o con la Porsche. Mai in corsa per qualcosa di importante Ford, vincitrice nel 2016, e Ferrari. Alla fine, con la Porsche lontana per un ultimo pit-stop a 15' dal traguardo, se la sono giocata Jordan Taylor (Corvette) e Jonathan Adam (Aston). Quest'ultimo, dietro a Taylor, all'ultimo giro ha tentato un sorpasso in staccata, ma è arrivato lungo e l'americano lo ha ripassato. Taylor ha tagliato una variante, poi all'uscita dell'ultima curva del penultimo giro, Adam lo ha attaccato superandolo. Taylor ha esagerato, tagliando una gomma e vedendo sfumare anche il secondo posto a vantaggio della Ford di Priaulx-Tincknell-Derani. Taylor, con Magnussen e Garcia, ha chiuso terzo. Quarta la Porsche, poi la prima Ferrari con un ottimo Davide Rigon assieme a Sam Bird e Miguel Molina.

La classifica finale

1 - Bamber/Bernhard/Hartley (Porsche 919) - Porsche LMP Team 24 H
2 - Jarvis/Tung/Laurent/ (Oreca 07-Gibson) - DC Racing - 1 giro
3 - Piquet Jr/Hansson/Beche (Oreca 07-Gibson) - Rebellion - 4 giri
4 - Cheng/Gommendy/Brundle (Oreca 07-Gibson) - DC Racing - 4 giri
5 - Panciatici/Ragues/Negrão (Alpine A470-Gibson) - Signatech - 5 giri
6 - Owen/De Sadeleer/Albuquerque (Ligier JSP217-Gibson) - United Autosports - 6 giri
7 - Allen/Matelli/Bradley (Oreca 07-Gibson) - Graff - 7 giri
8 - Vergne/Graves/Hirschi (Oreca 07-Gibson) - Manor - 7 giri
9 - Davidson/Nakajima/ Buemi (Toyota TS050) - Toyota - 9 giri
10 - Lacorte/Sernagiotto/Belicchi (Dallara P217-Gibson) - Villorba - 14 giri
11 - Dumas/Menezes/Rao (Alpine A470-Gibson) - Signatech - 16 giri
12 - Moore/Hanson/Chandhok (Ligier JSP217-Gibson) - Tockwith - 16 giri
13 - Lafargue/Lafargue/Zollinger (Ligier JSP217-Gibson) - Idec - 23 giri
14 - Lammers/Van Eerd/Barrichello (Dallara P217-Gibson) - RT Ned - 23 giri
15 - Hedman/Hanley/Rosenqvist (Oreca 07-Gibson) - Dragonspeed - 23 giri
16 - Nicolet/Nicolet/Maris (Ligier JSP217-Gibson) - Eurasia - 26 giri
17 - Senna/Prost/Canal (Oreca 07-Gibson) - Rebellion - 27 giri
18 - Turner/Adam/Serra (Aston Martin Vantage) - Aston Martin - 27 giri
19 - Priaulx/Tincknell/Derani (Ford GT) - Ganassi - 27 giri
20 - Magnussen/Garcia/Taylor (Chevrolet Corvette C7R) - Corvette - 27 giri
21 - Lietz/Makowiecki/Pilet (Porsche 911 RSR) - Porsche - 28 giri
22 - Rigon/Bird/Molina (Ferrari 488 GTE) - AF Corse - 28 giri
23 - Hand/Müller/Kanaan (Ford GT) - Ganassi - 28 giri
24 - Briscoe/Westbrook/Dixon (Ford GT) - Ganassi - 29 giri
25 - Gavin/Milner/Fässler (Chevrolet Corvette C7R) - Corvette - 31 giri
26 - Thiim/Sørensen/Stanaway (Aston Martin Vantage) - Aston Martin - 32 giri
27 - Smith/Stevens/Vanthoor (Ferrari 488 GTE) - JMW - 33 giri
28 - Cameron/Scott/Cioci (Ferrari 488 GTE) - Spirit of Race - 34 giri
29 - Mücke/Pla/Johnson (Ford GT) - Ganassi - 34 giri
30 - Macneil/Sweedler/Bell (Ferrari 488 GTE) - Scuderia Corsa - 35 giri
31 - Howard/Gunn/Bryant (Aston Martin Vantage) - Beechdean - 35 giri
32 - Mok/Sawa/Griffin (Ferrari 488 GTE) - Clearwater Racing - 35 giri
33 - Ried/Cairoli/Dienst (Porsche 911 RSR 991) - Dempsey Proton - 35 giri
34 - Patterson/Mcmurry/Capillaire (Ligier JSP217-Gibson) - Algarve - 36 giri
35 - Yoluc/Hankey/Bell (Aston Martin Vantage) - TF Sport - 36 giri
36 - Dalla Lana/Lamy/Lauda (Aston Martin Vantage) - Aston Martin - 36 giri
37 - Long/Al Faisal/Hedlund (Porsche 911 RSR 991) - Proton - 36 giri
38 - Aleshin/Sirotkin/Shaitar (Dallara P217-Gibson) - SMP Racing - 37 giri
39 - Wainwright/Barker/Foster (Porsche 911) - Gulf Racing - 37 giri
40 - Rojas/Hirakawa/Gutierrez (Oreca 07-Gibson) - G-Drive - 38 giri
41 - Wee/Katoh/Parente (Ferrari 488 GTE) - Clearwater - 38 giri
42 - Flohr/Castellacci/Beretta (Ferrari 488 GTE) - Spirit of Race - 40 giri
43 - Nielsen/Balzan/Curtis (Ferrari 488 GTE) - Scuderia Corsa - 46 giri
44 - Krohn/Jönsson/Bertolini (Ferrari 488 GTE) - DH - 49 giri
45 - Calado/Pier Guidi/Rugolo (Ferrari 488 GTE) - AF Corse - 52 giri
46 - Guibbert/Trouillet/Winslow (Oreca 07-Gibson) - Graff - 53 giri
47 - Konopka/Calko/Breukers (Ligier JSP217-Gibson) - Arc - 55 giri
48 - Keating/Bleekemolen/Taylor (Riley MK30-Gibson) - Keating - 55 giri
49 - Rees/Brandela/Philippon (Chevrolet Corvette C7R) - Larbre - 58 giri

Ritirati

Tandy/Jani/Lotterer (Porsche 919) - Porsche LMP Team
Barthez/Buret/Berthon (Ligier JSP217-Gibson) - Panis Barthez
Perrodo/Vaxiviere/Collard (Oreca 07-Gibson) - TDS Racing
Christensen/Estre/Werner (Porsche 911 RSR) - Porsche
Lopez/Lapierre/Kunimoto (Toyota TS050) - Toyota
Kobayashi/Sarrazin/Conway (Toyota TS050) - Toyota
Petrov/Gonzalez/Trummer (Oreca 07-Gibson) - Manor
Vilander/Fisichella/Kaffer (Ferrari 488 GTE) - Risi
Rusinov/Thiriet/Lynn (Oreca 07-Gibson) - G-Drive Racing
Bachler/Lemeret/Al Qubaisi (Porsche 911 RSR) - Proton
Webb/Kraihamer/Bonanomi (Enso CLM P1/01-Nismo) - Bykolles

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