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Massimo Costa

Non ha fatto nulla, eppure lo hanno penalizzato. Una direzione gara poco

attenta, ma non è una novità per quanto riguarda il mini circus della F.3 che

spesso ci ha offerto “sentenze” stravaganti, ha tolto ad Antonio Giovinazzi

la possibilità di lottare per la vittoria nel GP di Macao F.3. E privato quella

che è definita la finale mondiale della categoria cadetta, dell’atteso duello

tra i due grandissimi protagonisti della serie europea. L’italiano è entrato in

collisione con Daniel Juncadella subito dopo la prima staccata. Lo spagnolo,

al rientro occasionale in F.3 dopo tre stagioni di DTM (aveva vinto a Macao

nel 2011), era troppo vicino alle barriere poste sulla sinistra del tracciato e

si è spostato repentinamente verso destra senza accorgersi che Giovinazzi

era con la ruota anteriore sinistra all’altezza della sua posteriore destra. As-

solutamente inevitabile il contatto che ha portato Juncadella a girarsi e ad

ostruire parte della pista venendo poi colpito dagli incolpevoli Callum Ilott,

Ryan Tveter e Alexander Albon. Juncadella si è ritrovato con il telaio forte-

mente danneggiato e non ha potuto prendere il via della finale, che lo

avrebbe visto schierato in ultima fila. Lo stesso pilota spagnolo ha comple-

tamente scagionato Giovinazzi, come le immagini televisive e, ancora me-

glio, quelle della camera car delle vetture che li seguivano. “Io ero troppo

vicino al muro e lui troppo vicino a me – si è giustificato Juncadella – cono-

sco Antonio è un bravo ragazzo e sono sicuro che non ci sia stata volonta-

rietà nella sua manovra. Sì è trattato di un episodio sfortunato”

Giovinazzi avrebbe meritato molto di più