30 Mag [15:09]

CosACOmbini?
Riflessioni sul futuro dell'endurance

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Marco Cortesi

Il mondo delle gare di durata è in subbuglio e tutti sembrano pendere dalle labbra dell’ACO per capire come si strutturerà il futuro dell’endurance. L’organizzazione francese, dopo avere lanciato sul tavolo la proposta hypercar, ha vacillato, forse comprendendo di aver fatto un balzo in avanti troppo accentuato e difficilmente razionalizzabile in pratica per i potenziali concorrenti. La proposta di introdurre le nuove super-vetture è stata lunga e ha avuto vita tormentata, registrando l’interesse di molte case, mentre altre sono uscite dalla discussione. La cosa più preoccupante però al momento è relativa ai dubbi e ai tentennamenti nell’abbracciare appieno questa direzione. Perfino Toyota, la casa che più si era dimostrata intenzionata a supportare la proposta iniziale, e che ha di fatto tenuto in piedi la baracca del WEC, ha mostrato preoccupazione.

Hypercar: sì o no? Occorre decidere subito
Comprensibile: dopo mesi in cui la scelta-Hypercar sembrava scolpita nella roccia, sono risaltate fuori idee per un super-GTE, o addirittura di una convergenza con l’IMSA. Alla prossima 24 Ore di Le Mans, dovrebbero essere annunciati i nuovi regolamenti, ma sembra tutto ancora in alto mare anche dopo il recente incontro con le parti interessate. Sarà molto difficile, anche ammettendo che le trattative si sblocchino, mettere insieme programmi ufficiali in così poco tempo. In più, l’incertezza crea danni anche a livello di immagine e approccio alla categoria. Anche Ford, che aveva mostrato interesse a “traghettare” verso la nuova LMP1, sta alla finestra.

Le GT reggono nonostante gli stop
Fortunatamente, il panorama delle GT regge bene nonostante due addii: quello della Ford, che alla peggio però sarà presente con vetture private, e quello della BMW. In quest’ultimo caso, ci si poteva attendere qualche decisione drastica. La M8 ha avuto una gestazione e un esordio difficili, principalmente a causa di deroghe saltate all’ultimo (da qui l’aspetto… transatlantico). La vettura bavarese non ha mai raccolto risultati con la convinzione che si voleva, confidando sempre nel bilanciamento regolamentare. Fortunatamente Aston Martin, Ferrari, Porsche e Corvette sembrano motivate. Sia della sportiva di Stoccarda, sia della Corvette sono in arrivo le incarnazioni 2019, con la vettura del cravattino che passerà al motore centrale.

In IMSA tutto definito, o no?
Nel frattempo, l’IMSA sembra avere già definito il proprio futuro regolamentare, con una piattaforma simile all’attuale ma con l’inserimento di un’unità ibrida “minimale” da 50 cavalli, voluta probabilmente solo per aiutare le case a giustificare gli investimenti con i relativi dipartimenti marketing. Le risposte sembrano positive, a parte la voglia da parte di alcuni (sembra Ford) di avere un coinvolgimento più “pesante” delle tecnologie ibride/elettriche. Con anche la NASCAR che inizia a parlare di componenti ibride, potrebbe nascere una sfida ad accaparrarsi il cliente anche se per il concetto di DPi versione 2, ci sarebbe già un interesse sufficiente.

Convergenza ACO-IMSA quasi impossibile
Forse, la scelta più sensata per l’ACO sarebbe accordarsi con gli americani. Ma si tratta di un’ipotesi più fantascientifica che altro. Già alla nascita dei regolamenti DPi si era parlato di integrazione, ma era apparsa più come una “presa in giro”: gli americani vogliono infatti lottare per l’assoluta, non si accontentano di partecipare, magari in classe LMP2. Per attuare una convergenza occorrerebbe una vera e propria “resa” dell’Automobile Club de L’Ouest, che non arriverà.









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