10 Giu [13:54]

Ecco i motivi per cui Vettel
non doveva essere penalizzato

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Massimo Costa

"Una situazione limite, potevano lasciarli continuare", ha twittato Damon Hill, campione del mondo F1 nel 1996. "Penso che il compito dei commissari sia quello di tutelare la sicurezza dei piloti, quando si fanno manovre pericolose, non quando si commettono errori dettati da una dura lotta. Quello che è successo non è accettabile, nel nostro amato e grande sport", ha twittato Mario Andretti, campione del mondo F1 nel 1978 e protagonista di imprese leggendarie alla 500 Miglia di Indianapolis. 

"Nessuno dei commissari ha mai gareggiato in F1? Penalità folle", ha chiosato l'ex pilota Red Bull Mark Webber mentre l'indimenticabile Nigel Mansell, campione del mondo F1 nel 1992, uno dei piloti più grintosi della storia del Mondiale, ha commentato: "Davvero imbarazzante. Due grandi campioni che stavano lottando, un risultato fasullo. Vettel in quel momento era passeggero della sua macchina, cosa poteva fare di diverso?".

Pareri che certamente lasciano il tempo che trovano, ma che sottolineano come nella stanza della "VAR" della F1 si sia applicato alla lettera il regolamento per punire Sebastian Vettel di 5" per la manovra compiuta alla seconda variante senza valutare adeguatamente il comportamento del pilota Ferrari. Una manovra dalla quale Vettel non ha tratto un vantaggio, essendo transitato sull'erba e la cui conseguenza è stata quella di controllare una vettura che per qualche attimo era impazzita.

Ora emerge la "pistola fumante" che avrebbe portato i commissari a penalizzare Vettel: corretto il sovrasterzo una volta tornato sull'asfalto, Sebastian inizia a sterzare verso sinistra, poi raddrizza il volante anziché proseguire nella linea interna e questo sarebbe, secondo i commissari, la colpa del ferrarista. Guardando le immagini on board, Vettel il volante lo riporta nella posizione "dritta" per una frazione di secondo, poi lo gira nuovamente verso sinistra. Movimenti rapidi, in centesimi di secondo, ma che secondo gli addetti alla VAR, implicherebbero una volontà nell'ostacolare Lewis Hamilton il quale per evitare un incidente ha dovuto alzare il pedale dall'acceleratore.

C'è anche uno scatto tratto da Autosport, che pubblichiamo, in cui si vede Vettel che sicuramente sta guardando lo specchietto destro e se ci fate caso, la ruota anteriore destra è girata verso sinistra, come se accorgendosi della presenza della Mercedes in quel punto (e Seb ha chiaramente dichiarato che uscito da quella situazione difficile, non sapeva dove si trovasse Lewis) si sposti verso sinistra per lasciargli lo spazio.

Anche questa nota, appare piuttosto contraddittoria. Perché Hamilton ha ben visto che Vettel era in difficoltà, quindi si doveva preparare ad ogni evenienza. Quella di Vettel non è stata una manovra repentina, improvvisa, ma quella di un pilota in difficoltà che lottava per tenere in linea la propria monoposto ed Hamilton doveva ben rendersene conto anziché mettersi a sua volta in una posizione difficile.

Riassumendo, si era creata una situazione che i commissari sportivi potevano (e dovevano) leggere in maniera ben diversa, invece si è voluta giudicare una reazione a un errore di guida, con il metro ottuso e rigido del regolamento, sviscerando pedissequamente un'azione minima sul volante in un contesto di grande difficoltà per il pilota. Si è agito come se Vettel non fosse passato attraverso una zona di erba, ma su una zona di asfalto. 

C'è poi un altro aspetto che travalica il regolamento, ovvero la comprensione di ciò che stava accadendo in pista, un duello puro, bellissimo, che teneva col fiato sospeso decine di migliaia di persone in tribuna e chissà quanti milioni di appassionati davanti alla tv. Serviva un po' di intelligenza sportiva, di buon senso, per chiudere un occhio e lasciare battagliare questi due grandi piloti, come suggerito da Hill, e ridare un po' di vita all'immagine della F1. Ma l'intelligenza è merce sempre più rara...

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