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9 Apr [1:27]

Marquez vs Rossi
La MotoGP non è sport di contatto

Stefano Semeraro

Valentino Rossi che dice: «Ho paura a correre insieme a Marquez». Il suo amico di sempre Uccio che, quando il Piccolo Diavolo si presenta insieme al padre e al manager Alzamora per chiedere scusa, lo affronta a brutto muso e gli intima: «Non venire qui». Due segnali che spiegano come probabilmente un confine è stato passato. Quello fra il duello duro e puro, che piace a tutti gli appassionati, e l'azzardo a cervello scollegato. Fra rivalità e follia, fra voglia di emergere e mancanza di rispetto verso gli avversari.

Marquez è un grande talento, ma da anni ormai è recidivo, si scusa ma poi ricade nell'errore, è convinto che il motociclismo possa essere un round di lotta libera, uno sconto no limits. «Ma il nostro non è uno sport di contatto», ha spiegato Rossi. «Marquez invece, fa quello che vuole, non rispetta nessuno. Stavolta ha colpito fra la gamba e la moto, voleva farmi cadere, così distrugge lo sport. Le regole parlano chiaro, oggi doveva essere fermato. Poi, viene a chiedere scusa, ma non è sincero, perché la volta dopo si comporta nella stessa maniera».

E Lin Jarvis, team managere della Yamaha: «E' una situazione da chiarire, non solo per noi, ma per il bene del motociclismo». Fra Rossi e lo spagnolo le ruggini sono antiche, datano almeno tre anni, e sono di quelle difficili da raschiare via, perché Valentino addossa al rivale la perdita di un Mondiale. Le moto sono uno sport rischioso, in gara si mette in gioco la vita, la salute, non solo un piazzamento ed è bene che chi deve intervenire lo faccia, chiarisca, definisca le colpe, le responsabilità, agisca di conseguenza.

Spesso Valentino ha reagito male verso chi ha commesso il reato di Lesa Maestà, mettendo in dubbio le sue qualità, ma stavolta le prove sembrano schiaccianti. Tutti in pista vogliamo vedere duelli veri, sinceri. Ma nessuno ha voglia di veder scorrere il sangue, tanto meno quando in ballo non c'è la vittoria, ma l'orgoglio di una posizione di rincalzo persa per colpa propria.