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La McLaren sorprende:
a Montecarlo livrea Gulf

La McLaren sorprende tutti: al Gran Premio di Monaco correrà con un'inedita livrea arancio-azzurro Gulf, una delle più ic...

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F4 Italia

Le Castellet - Gara 3
Tramnitz prende il largo

1 - Tim Tranmitz - US Racing - 14 giri - 33'00"8222 - Oliver Bearman - VAR - 1"6683 - Vlad Lomko - US Racing - ...

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F4 Italia

Le Castellet - Gara 2
Tramnitz resiste a Browning

1 - Tim Tranmitz - US Racing - 14 giri - 33'51"4232 - Luke Browning - US Racing - 0"6873 - Kirill Smal - Prema ...

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indycar

Indy Road - Gara
VeeKay si prende la prima vittoria

1 - Rinus VeeKay (Dallara-Chevy) - ECR - 86 giri2 - Romain Grosjean (Dallara-Honda) - Coyne - 4"9510 3 - Alex Palou (Dal...

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F4 Italia

Le Castellet - Gara 1
Smal e Prema in solitaria

Victor Bernier e Luke Browning sono stati penalizzati di 1" dai commissari di gara per non aver rispettato i track limit...

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F4 Italia

Le Castellet - Qualifica 1-2
Smal, Bearman e Tramnitz in pole

1 - Kirill Smal - Prema - 2'04"0952 - Tim Tranmitz - US Racing - 2'04"2303 - Oliver Bearman - VAR - 2'0...

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16 Mag [19:33]

La McLaren sorprende:
a Montecarlo livrea Gulf

Jacopo Rubino

La McLaren sorprende tutti: al Gran Premio di Monaco correrà con un'inedita livrea arancio-azzurro Gulf, una delle più iconiche nella storia dell'automobilismo. L'azienda petrolifera americana aveva già sottoscritto nel luglio 2020 un accordo di sponsorizzazione con il team di Woking, ma con una presenza fin qui secondaria. A Montecarlo, invece, sarà dominante sia sulle MCL35M di Daniel Ricciardo e Lando Norris, che sull'abbigliamento e l'identità visiva dell'intera squadra, con uno stile retrò molto affascinante che ben si sposa con la tappa più glamour del Mondiale.

C'era già stata una McLaren in livrea Gulf, la F1 GTR "coda lunga" che chiuse seconda alla 24 Ore di Le Mans del 1997, nelle mani di Jean-Marc Gounon, Pierre-Henri Raphanel e Anders Olofsson. Questa celebre colorazione, un classico nelle corse endurance (basti pensare a Ford GT40 e Porsche 917), è però quasi inedita nel Circus: venne utilizzata solo nel 1976 per la Tyrrell privata del pilota italiano Alessandro Pesenti Rossi.



Siamo grandi amanti dei design coraggiosi, e quella Gulf è fra le livree più amate nelle competizioni: un pezzo di cultura che va oltre il motorsport", ha commentato il boss della scuderia, Zak Brown. "L'estetica è sempre stata importante per la McLaren, lo vedete in ogni aspetto, da quando siamo tornati al color papaya fino al nostro incredibile quartier generale".

Certamente questa iniziativa è un grandissimo regalo a tanti appassionati, a cominciare da quelli che in questi anni si sono divertiti a proporre in Rete fotomontaggi di ipotetiche F1 marchiate Gulf. A Monaco, almeno per un weekend, sarà tutto vero.


14 Mag [17:46]

È giusto che lo sport e la F1 inseguano
il consumo usa e getta dei giovanissimi?

Massimo Costa

Come sarà lo sport del futuro? Solo un modesto mordi e fuggi? Andrea Agnelli, presidente della Juventus finito nella bufera per avere aderito al fallimentare progetto della Superlega, recentemente ha dichiarato: "Occorre creare una competizione che simuli ciò che fanno sulle piattaforme digitali, come la Fifa. Significa fronteggiare la concorrenza di Fortnite o Call of Duty, che sono i veri centri di attenzione dei ragazzi di oggi, i quali spenderanno un domani". Lo sport, nel caso di Agnelli il calcio, paragonato a un videogioco? Le critiche al presidente della Juventus per questa frase sono state numerose e provenienti da più parti del mondo del pallone.

Ma Agnelli non è l'unico a sottolineare un problema sempre più evidente tra i giovani: la velocità nel passare rapidamente da un contenuto all'altro, la fatica a tenere l'attenzione su una partita per 90 minuti o un qualsiasi altro evento sportivo (e non solo), che superi i 30-40 minuti. Volendo fare un esempio che ci riguarda, anche leggere articoli lunghi di pochi paragrafi costituisce un problema per i giovani e giovanissimi abituati a Tik Tok e Instagram, dove tutto viene tritato in pochi attimi.

Ross Brawn, di Liberty Media, in una intervista concessa alla britannica Muscle Help Foundation, ha sottolineato che: "Stiamo cercando di creare in F1, per un certo numero di anni, un format con una gara sprint. Vogliamo testarlo già ora perché le cose cambiano nel mondo e i giovani non vogliono necessariamente guardare due ore di gara la domenica pomeriggio. Potremmo quindi optare per delle gare corte più allettanti per loro. Ma non vogliamo disorientare i nostri fedeli fan che sono il cuore del nostro sport. Dopo le tre corse sprint che metteremo in piedi questa stagione, decideremo quale sarà il prossimo passo per il futuro".

Verrebbe da porsi una domanda: perché inseguire i giovani su questo terreno che appare quanto mai paludoso, che si scontra con la storia e l'essenza dello sport? Non sarebbe meglio cercare di educare i ragazzi su temi più sensibili anziché lasciare che si stordiscano davanti a un telefonino, a un videogioco, finendo per non tenere alta la propria concentrazione per più di mezzora? Possibile che un giovane di oggi non sia in grado di seguire un film, ma solo episodi di una serie televisiva di 40-45 minuti? La situazione appare certamente preoccupante, ma lo è ancora di più quando persone che operano nel mondo dello sport pensano di stravolgere la disciplina che rappresentano.

In merito, Paolo Catani, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e medico chirurgo, spiega: "I cosiddetti millenials hanno un potenziale intellettivo che è superiore di quello della nostra generazione. Se il cervello viene utilizzato al 30 per cento della possibilità, loro sono già al 32. Abbiamo bambini che sanno usare un ipad con estrema facilità, sanno muoversi con destrezza sugli apparecchi elettronici, e questo è sicuramente positivo. E' vero però che, per i giovanissimi, è difficile concentrarsi, ma non vanno sottovalutati i danni fatti dal Covid, che ha disegnato situazioni estreme per creare nei ragazzi dei nuovi interessi, anche sportivi. Dirò di più: vedo molti giovani che si sono stufati di Tik Tok, Instagram eccetera, giovani che preferiscono incontrarsi, parlare faccia a faccia, piuttosto che passare il tempo sui telefonini. Ragazzi che vogliono vivere l'evento, sportivo e non, dal vivo".

Continua il dottor Catani: "Quindi, attenzione a cercare scorciatoie poco utili per attrarre i giovanissimi. Il mondo dello sport, e anche la F1, ha subìto pesanti danni economici dalla pandemia e mi par di capire che c'è un po' di nervosismo per tentare di esplorare nuove soluzioni. Ma davvero pensano che basti una corsa sprint al sabato, che nulla cambierà per quanto riguarda le gerarchie presenti nel Mondiale, per creare attenzione nei giovani? Piuttosto, attendo con impazienza i nuovi regolamenti 2022 che potrebbero mettere sullo stesso piano diverse squadre, ridando maggior valore al pilota".

"I giovani hanno bisogno di personaggi per essere attratti da uno sport", prosegue Catani. "Il calcio in questo è imbattibile, in Italia il tennis sta vivendo un momento d'oro, con tanti ottimi atleti al vertice, e sono convinto che a breve avremo molti bambini, ragazzini, che trascinati dai vari Sinner, Berrettini, tenteranno di emularli. Nella F1, e mi riferisco all'Italia, questo manca. Sì, c'è la Ferrari, ma non mi pare che i giovanissimi siano attratti dal mito del Cavallino. Il problema è che oggi un adolescente non sente queste cose, non ha il concetto di patria come lo abbiamo avuto noi di altra generazione, magari facendo semplicemente il servizio militare. Difficile quindi appellarsi ai valori classici, rappresentati dalla Ferrari".

Il dottor Riccardo Ceccarelli di Formula Medicine, da anni presente nel motorsport, aggiunge: "Abbiamo sempre più una generazione usa e getta, bombardata da brevi frammenti di argomenti vari e di conseguenza cambia gusti con una velocità micidiale. Tutto è concentrato e le cose finiscono per perdere valore, i ragazzi si annoiano rapidamente. In una gara di F1 mediamente di 100 minuti, capita che trenta possano essere noiosi e questo va a distogliere l'attenzione dei giovanissimi. Poi, chiaro che è questione di interesse, di passione verso uno sport. C'è infatti chi non si perde un minuto della 24 Ore di Le Mans, ma rappresenta una parte minima, una nicchia. La F1 deve raccogliere una ampia fascia delle future generazioni e trovare il modo di tenere alta costantemente l'attenzione, ma mi rendo conto che oggi non è assolutamente facile trovare la chiave giusta. Tra i giovani si va sempre più verso un disimpegno, si cercano le cose facili, un documentario è divenuto argomento per pochi, a un articolo si preferisce vedere delle foto. E' una situazione complicata, di eccessiva superficialità, che mi preoccupa per il futuro".

Tra le idee della fallita Superlega, vi era quella di giocare partite più brevi dei 90 minuti canonici. Nel tempo anche altri sport hanno subìto dei cambiamenti. La pallacanestro per esempio, non prevede più due tempi da 20 minuti, ma quattro periodi di 10 minuti. La pallavolo ha abolito il cambio palla da tempo, si vince il set con 25 punti (ma con 2 di vantaggio sennò si va avanti ad oltranza), mentre l'eventuale quinto decisivo set è accorciato a 15 punti. Tante le modifiche fatte per il tennis: solo nei Grandi Slam sono mantenuti i cinque set per aggiudicarsi una partita, anche se c'è chi spinge per portarli a tre. Nei numerosissimi tornei ATP si gioca infatti al meglio dei tre set, come (da poco) in Coppa Davis. Negli eventi denominati Next Gen invece, i set sono stati abbreviati: non si arriva a sei giochi per vincere, ma ne bastano quattro. Gli sport sopra citati si sono "alleggeriti" non solo per motivi televisivi, ma per rendere più agili, brevi, le proprie partite. 

Su questa linea, sembra andare anche la F1. Nel corso degli anni si è tentato in varie maniere di creare spettacolo: il cambio gomme, i rifornimenti, le attuali mescole degli pneumatici, il DRS. Come è nella natura della F1, assistiamo a gare molto divertenti, ma anche a corse molto noiose. E' normale, così come è normale che si assista a incontri di calcio, basket, volley, tennis, poco coinvolgenti e ad altri molto eccitanti. Ma la tendenza, e anche questo sembra essere divenuto un recente grosso problema, è che i fan pretendono sempre e comunque spettacoli eccezionali.

E' difficile accontentare tutti in un mondo che non si accontenta più. Brawn, per decenni parte attiva e anche vincente della F1, con il supporto della FIA e di Stefano Domenicali, sta cercando di proporre situazioni inedite che però rischiano di snaturare uno sport unico e pur sempre strabiliante quale è il massimo livello del motorsport. Aspettiamo quindi con ansia queste tre gare sprint stagionali di 100 km. Magari saranno anche divertenti, ma è indubbio che l'attuale format della qualifica lo è molto di più e ridurlo a un evento di secondo piano al venerdì, riteniamo sia un grosso errore. Non è questione di essere conservatori o futuristi. La qualifica, la lotta per la pole, come abbiamo già scritto in altra occasione, è l'essenza della F1. Le valutazioni finali andranno comunque fatte alla conclusione del campionato quando si trarranno le dovute somme e, soprattutto, si scoprirà quale sarà la risposta delle "next generations".


14 Mag [15:00]

Ufficiale: niente GP di Turchia,
la F1 correrà due gare in Austria

Jacopo Rubino - XPB Images

Il calendario 2021 di Formula 1 cambia ancora: il Gran Premio di Turchia esce di scena ad appena 15 giorni
dall’annuncio del ritorno, rimpiazzato da una seconda gara in Austria. Nel contesto del COVID-19, il Paese eurasiatico dal 12 maggio è infatti nella "lista rossa" del Regno Unito, dove hanno sede 7 team su 10. Questo avrebbe imposto una quarantena di 10 giorni per il personale di rientro da Istanbul, scontrandosi con le tempistiche del Circus. Liberty Media ha quindi dovuto trovare un piano B, anzi un piano C, visto che il round turco era a sua volta subentrato a quello di Montreal, reso impossibile da disputare per le restrizioni sanitarie locali.

Il 27 giugno si disputerà così un'altra edizione del Gran Premio di Stiria, dal nome della regione in cui sorge il circuito di Spielberg, mentre nel weekend successivo ci sarà il Gran Premio d’Austria "originale". Slitta indietro di sette giorni il precedente Gran Premio di Francia a Le Castellet, dal 27 al 20 giugno, che aprirà così una tripletta. Lo slot inizialmente assegnato al Canada e poi alla Turchia, quello del 13 giugno, rimarrà invece vuoto.

Fra le altre ipotesi vagliate, o mormorate, c'era lo scambio di date con il GP in Azerbaijan del 6 giugno, i cui promoter hanno detto no perché sabato 12 si giocherà, proprio a Baku, Galles-Svizzera degli Europei di calcio. Si è parlato anche di Mugello e Nurburgring, ma è stato deciso di avere due appuntamenti al Red Bull Ring, che nella stessa modalità ha ospitato l'apertura del campionato 2020 dopo il lockdown.

"Voglio ringraziare i promoter di Francia e Austria per la loro velocità, flessibilità ed entusiasmo nell'acconsentire a questa soluzione", ha commentato Stefano Domenicali, presidente della F1. Il manager italiano ha inoltre ringraziato gli organizzatori turchi, che non sono del tutto fuori gioco: hanno chiesto una possibile ricollocazione in calendario, se più avanti ci fosse l'opportunità.

Del resto, nel quadro della pandemia, rimane legittimo mantenere delle riserve sullo svolgimento delle gare di Singapore (per giunta su un circuito cittadino), Giappone, Stati Uniti, Messico e Brasile e Australia. Il doppio evento in Austria sembra utile soprattutto assicurarsi in anticipo e in modo “rapido” che il totale dei Gran Premi 2021 rimanga sul numero programmato di 23.

Il calendario aggiornato F1 2021

23 maggio - Montecarlo (GP Monaco)
6 giugno - Baku (GP Azerbaijan)
20 giugno - Le Castellet (GP Francia)
27 giugno - Spielberg (GP Stiria)
4 luglio - Spielberg (GP Austria)
18 luglio - Silverstone (GP Gran Bretagna)
1 agosto - Budapest (GP Ungheria)
29 agosto - Spa (GP Belgio)
5 settembre - Zandvoort (GP Olanda)
12 settembre - Monza (GP Italia)
26 settembre - Sochi (GP Russia)
3 ottobre - Marina Bay (GP Singapore)
10 ottobre - Suzuka (GP Giappone)
24 ottobre - Austin (GP USA)
31 ottobre - Città del Messico (GP Messico)
7 novembre - Interlagos (GP Brasile)
21 novembre - Melbourne (GP Australia)
5 dicembre - Jeddah (GP Arabia Saudita)
12 dicembre - Yas Marina (GP Abu Dhabi)

Le gare già disputate

28 marzo - Sakhir (GP Bahrain)
18 aprile - Imola (GP Emilia Romagna)
2 maggio - Portimao (GP Portogallo)
9 maggio - Barcellona (GP Spagna)

13 Mag [18:14]

Talentuoso ma impaziente:
a Tsunoda serve un mini reset

Jacopo Rubino

La vita da rookie non è sempre rose e fiori. Lo sta scoprendo anche Yuki Tsunoda, il cui cammino in Formula 1 era cominciato benissimo, coi
punti al debutto in Bahrain e una serie di lodi eccellenti, come ad esempio da Ross Brawn. Le cose sono diventate poi in salita: pasticcione a Imola, anonimo a Portimao, nervoso e poi ritirato a Barcellona, il giovane portacolori AlphaTauri (21 anni compiuti l’11 maggio) è ora chiamato a un piccolo esame di maturità, più caratteriale che di guida.

Di Tsunoda, da subito, ha colpito il contrasto tra l'aspetto mite, quasi da ragazzo spaesato, e i team radio coloriti: all’inizio sembravano sintomo di personalità e facevano simpatia, ma qualche parolaccia di troppo e un frequente malumore hanno forse evidenziato un atteggiamento da sistemare. Tanto durante le prove libere del sabato mattina in Spagna, il suo ingegnere di pista Mattia Spini ha dovuto imporsi: "Yuki, calmati".

Anche in qualifica si è creato un piccolo caso. Eliminato in Q1, il giapponese ha rilasciato alcune dichiarazioni controverse, in cui sembrava accusare la scuderia di Faenza di ricevere un trattamento diverso rispetto al compagno Pierre Gasly: "Ho un po’ di dubbi che la macchina sia la stessa… ovviamente è la stessa, ma il comportamento è molto differente. Non so perché io stia faticando così tanto". Forse è stata solo colpa di un inglese perfettibile, di una sfumatura linguistica involontariamente infelice, ma di certo Tsunoda ha sentito la necessità (o gli è stato suggerito) di correggere il tiro via Twitter. "Volevo scusarmi per i miei commenti, non volevo criticare il team, che ha fatto un ottimo lavoro tutto il weekend. Ero solo frustrato per la mia prestazione", ha scritto.

Paradossale, o forse no, che dopo il ritiro di domenica per problemi tecnici, quindi senza responsabilità, il giovane samurai nipponico sia apparso più lucido. "Per me è stato un fine settimana frustrante e sono ovviamente deluso di non aver potuto concludere perché il ritmo all’inizio penso fosse piuttosto buono", ha commentato. "Devo superare questo momento, e tornare a concentrarmi sul mio lavoro. Sono cose che capitano ed è meglio all’inizio della stagione, immagino. Devo fare un reset prima di Monaco". Il talento c’è, per non sprecarlo serve solo un pizzico di calma in più. Helmut Marko, il consulente Red Bull che ha voluto lanciarlo in F1, l'ha definito un campione del futuro: ma per diventarlo, bisogna anche forgiarsi nei periodi difficili.

13 Mag [14:18]

In un libro la bella storia di
De Villota, pioniere spagnolo in F1

Alla vigilia del GP di Spagna, è stata presentata a Madrid la biografia di Emilio de Villota, il primo spagnolo a correre nella F.1 ‘moderna’. Il libro ripercorre l’insolita carriera di colui che in patria è giustamente riverito come un pioniere. Quando decise di tentare di arrivare in F1, dopo aver corso in tutte le (poche) serie nazionali, Emilio aveva quasi 30 anni e faceva il manager in una banca. Con tenacia, sacrifici e grande abilità per le pubbliche relazioni, riuscì nel 1977 a coronare il suo pazzo sogno, seppur da privato e senza grandi risultati, ovviamente.

Leggere che si correva in F1 con un telaio, due motori, un team di sei persone e un budget complessivo pari a 300 milioni di lire di allora, oggi sembra fantascienza e regala tanti aneddoti e storie di vita vissuta, oggi raccontate. Villota ha poi trovato il successo nell’Aurora F1 (il campionato inglese) e nelle gare di durata prima di dedicarsi, insieme ai tre figli, alla sua scuola di pilotaggio (dove sono passati, tanto per citare solo due nomi, Carlos Sainz sr, che firma la prefazione, e Fernando Alonso) e al team di famiglia.

Nel 2012, il non cercato ritorno alla ribalta, con la tragedia della figlia Maria. Anche di questo parla il libro, visto che il percorso umano e familiare di uno come Emilio, che ha dedicato tutta la sua vita a questo sport, è indissociabile da quello sportivo. Senza dubbio una lettura interessante per chi volesse rituffarsi nell’automobilismo degli irripetibili anni ’70 e ’80.

Autore del volume, in spagnolo e riccamente illustrato, è il nostro collaboratore Alfredo Filippone, da sempre molto vicino alla famiglia De Villota e che ha seguito da vicino la carriera di Emilio sin dalla fine degli anni ’70. “Emilo de Villota, un español en la época dorada de la F1” è disponibile, al prezzo di 14,95 euro, su Amazon e presso lo shop online dell’editore, Motor Press Ibérica: Suscripciones Revistas (motorpress-iberica.es).

12 Mag [12:29]

Ferrari, la caccia al terzo posto
non è più una fantasia, ma realtà

Massimo Costa - XPB Images

La scorsa stagione, pensare di poter puntare al terzo posto nella classifica costruttori del Mondiale F1 era pura follia. Ma quest'anno, la Ferrari è cresciuta molto non solo dal punto di vista della power unit, ma anche grazie alle migliorie aerodinamiche. Dopo le prime quattro gare, il team italiano è quarto con 60 punti, appena 5 in meno della temibile McLaren-Mercedes che occupa la terza piazza. Ma, soprattutto, rasserena il fatto che gli inseguitori, Alpine, Alpha Tauri e Aston Martin, rispetto al 2020 stentano.

In quinta posizione troviamo l'Alpine, ma che a oggi ha ottenuto appena 15 punti. Il divario è dunque notevole e il team francese in Spagna non ha dato seguito a quanto di buono evidenziato in Portogallo nonostante una eccellente qualifica di Esteban Ocon che aveva ottenuto il quinto tempo. La cosa positiva per la Ferrari, è rappresentata anche dal buon rendimento di Charles Leclerc e Carlos Sainz. Il monegasco ha sempre concluso in zona punti (sesto, quarto, sesto, quarto il suo ruolino di marcia) mentre lo spagnolo ha fallito l'approdo in top 10 a Portimao giungendo 11esimo per una strategia gomme errata, ma nelle altre corse ha chiuso ottavo, quinto e settimo.

Sainz fatica più di Leclerc, ma è la conseguenza della riduzione dei test pre campionato. I piloti infatti, hanno potuto provare solo un giorno e mezzo (tre le giornate, divise per due) e per i piloti che hanno cambiato squadra le difficoltà sono evidenti. Non solo Sainz ancora non ha trovato il giusto feeling con la propria monoposto, ma anche Daniel Ricciardo, passato dalla Renault alla McLaren, Sergio Perez, dalla Racing Point alla Red Bull, faticano ad adattarsi. E' solo questione di tempo.

A Maranello non resta che proseguire su questa strada con la consapevolezza che la SF21 ha certamente dei limiti essendo il naturale sviluppo della deludente SF1000 (per contenere i costi la federazione, d'accordo con i team, aveva deciso di bloccare la progettazione di nuove vetture per il 2021 viste le difficoltà dovute al Covid), ma sarà importante concentrarsi sul 2022 quando sono attese le inedite monoposto figlie del nuovo regolamento tecnico, facendo quindi tesoro delle cose positive messe in campo quest'anno.

11 Mag [0:42]

Perez, 4 gare e gli stessi punti
2020 di quando era in Racing Point

Massimo Costa - XPB Images

Non c'è soltanto Valtteri Bottas a vivere un periodo di difficoltà in questo avvio di campionato. Sulla graticola c'è anche il meno atteso in questa situazione, Sergio Perez. Quando il messicano è stato annunciato, con una certa sorpresa, dalla Red Bull come il sostituto di Alexander Albon (sorpresa perché il candidato perfetto pareva essere Nico Hulkenberg), tutto il mondo del motorsport ha espresso soddisfazione, noi compresi. Perez è un pilota di grande esperienza e nella sua lunga permanenza in F1, cominciata nel 2011, ha ottenuto risultati di prestigio con team di secondo piano come Sauber e Force India, poi divenuta Racing Point e oggi Aston Martin. Mentre nel suo unico anno, il 2013, vissuto in una squadra che prima del "tracollo" godeva ancora di notevole gloria, la McLaren, ha fallito.

Alla Red Bull è arrivato sulla spinta della clamorosa vittoria di Sakhir 2 della scorsa stagione, quando da ultimo ha recuperato fino alla prima posizione. Un risultato stordente quanto incredibile. Tornando al discorso iniziale, l'annuncio di Perez al fianco di Max Verstappen lasciava prevedere una grande rivalità in seno al team diretto da Christian Horner, con il messicano in grado di mettere in difficoltà non solo il suo nuovo compagno, ma anche Lewis Hamilton. Ma dopo quattro Gran Premi, Perez non è ancora riuscito a mostrare tutto il suo talento al volante della RB16B. Perché? Il motivo è uno solo: l'adattamento faticoso a una monoposto, figlia di quella del 2020, nata attorno alle esigenze di guida di Verstappen. 

Sul banco degli accusati, la scelta di restringere a tre le giornate dei test pre campionato, il ché ha significato un solo giorno e mezzo per ogni singolo pilota. Per chi ha cambiato squadra, troppo poco e non è un caso che Carlos Sainz, passato dalla McLaren alla Ferrari, Daniel Ricciardo, dalla Renault alla McLaren, e appunto Perez, siano stati protagonisti di un avvio di 2021 non facile. Però, da un pilota di lungo corso come il buon Sergio, qualcosa di più tutti se lo aspettavano. Probabilmente, magari già dal prossimo Gran Premio di Monaco , ci sarà un bel passo in avanti da parte sua, ma per ora occorre registrare una certa delusione.



C'è un dato che dice molto sull'andamento della stagione di Perez. Dopo le prime quattro corse, i punti totalizzati sono 32, esattamente gli stessi che ha ottenuto nelle prime quattro gare del 2020 da lui disputate con la Racing Point (per Covid aveva saltato il quarto e quinto appuntamento, quindi si prendono in esame le prime tre tappe e la sesta). Con il team di Lawrence Stroll, aveva incassato due sesti posti, un settimo e un quinto, ora con la Red Bull ha concluso due volte in quinta posizione, una in quarta e una in undicesima. In qualifica, ha fallito l'accesso alla Q3 a Sakhir, poi una bella prima fila con il secondo tempo a Imola (non concretizzato in gara), un quarto e un ottavo posto. Con la Racing Point 2020, un sesto e due quarti oltre al mancato accesso in Q2 nel GP di Stiria.

Sono dunque risultati piuttosto simili quelli del '20 e '21, ma con un sorriso possiamo affermare che se Perez fosse rimasto nella squadra con sede a Silverstone, sarebbe nei guai considerando la mancanza di competitività della AMR21 che ad oggi ha conquistato appena 5 punti con il solo Lance Stroll. 

Un altro aspetto è il confronto con il pilota che la Red Bull ha sacrificato per Perez, Alexander Albon. Osservando i risultati siglati dall'anglo-thailandese nei primi quattro eventi 2020, si nota che i punti da lui ottenuti erano stati 26, appena 6 in meno del messicano, con un 13esimo posto, poi un quarto, un quinto e un ottavo. Ma vogliamo sbilanciarci ed augurarci che il 31enne di Guadalajara trovi presto il giusto feeling con la monoposto RB16B, contribuendo a rendere ancora più avvincente questo splendido campionato. E, aggiungiamo, non manca anche la curiosità di vedere Verstappen messo sotto pressione da un compagno di squadra, come accadeva con Ricciardo quando però l'olandese era ancora giovane e inesperto.

10 Mag [20:05]

Reutemann ricoverato in
condizioni 'gravi, ma stabili'

Alfredo Filippone

Non giungono buone notizie dall'Argentina: Carlos Reutemann, oggi 79enne, è ricoverato da mercoledì scorso in seguito ad un'emorragia all'apparato digestivo e le sue condizioni vengono definite 'gravi' dai sanitari. L'ex-vicecampione del mondo 1981 (e terzo nel 1980 e 1978) e vincitore di 12 GP, aveva subìto una pesante operazione nel 2017 a New York per un tumore al fegato, un intervento riuscito, ma che lo aveva provato parecchio. Ciò nonostante, Reutemann aveva ripreso normalmente sia la sua attività di imprenditore agropecuario sia l'impegno politico. '

El Lole' è senatore dal 2003 (l'attuale mandato scade a dicembre) dopo essere stato per due volte (1991-1995 e 1999-2003) governatore della sua provincia d'origine, Santa Fe. E' proprio a Santa Fe, durante un controllo di routine la settimana scorsa, che è stata riscontrata l'emorragia che lo ha colpito ora. Subito ricoverato, è stato poi trasportato in elicottero, sabato scorso, a Rosario, in una clinica privata, l'Hospital Parque, più attrezzata per le cure di cui necessita.

I sanitari hanno tenuto a precisare che non ci sono complicanze legate al Covid-19 di cui non è affetto. Reutemann è accudito dalle figlie Cora e Mariana, avute dalla prima moglie Mimicha Bobbio, e dall'attuale compagna, Verónica Ghio, sposata nel 2006. L'ansia è grande nei media argentini, anche se l'entourage stretto di colui che è ancora un idolo nazionale in patria, ha reagito alle notizie più allarmistiche precisando via social che "la situazione è grave, ma non è peggiorata nelle ultime ore."

10 Mag [13:50]

Bottas, mai così male in Mercedes
Riuscirà a invertire la rotta?

Massimo Costa

C'è una cosa che stona in questo bellissimo avvio del Mondiale F1 2021: il rendimento di Valtteri Bottas. Nei brevi test pre campionato, era sembrato che il finlandese avesse compreso meglio di Lewis Hamilton come guidare la W12 che presentava qualche problema di troppo, nervosa nel posteriore dopo le nuove regole tecniche. Si era semplicemente adattato meglio alle difficoltà presentate dalla monoposto, ma con l'avvio del campionato e i continui progressi compiuti dalla Mercedes, soprattutto per quanto riguarda le prestazioni del motore, Bottas è entrato in una spirale negativa difficile da comprendere.

Dopo quattro Gran Premi, Valtteri conta appena 47 punti, equivalenti al terzo posto nella classifica generale. Terza posizione conquistata soltanto nel GP di Spagna in quanto, dopo Portimao, il finlandese era addirittura quarto dietro a Lando Norris, che guida una McLaren-Mercedes. I 47 punti di Bottas sono esattamente la metà di quelli incassati da Hamilton, 94, e testimoniano la pochezza messa in pista in questo avvio di stagione: tre terzi posti e un ritiro a Imola, il brutto incidente con George Russell mentre combattevano per una incomprensibile (per un pilota Mercedes) nona posizione. In qualifica, una bella pole sul difficile circuito di Portimao (non concretizzata in gara), due terzi posti e un ottavo a Imola. Bottas è partito quindi una sola volta dalla prima fila. Poco, troppo poco.

Diamo uno sguardo ai due anni precedenti. Nel 2020, dopo i primi quattro Gran Premi, i punti ottenuti dal secondo pilota Mercedes erano 58 contro gli 88 di Hamilton. Dunque, 30 in meno. Ma in qualifica aveva segnato una pole a Melbourne, un quarto e due secondi posti. Di fatto, era partito dalla prima fila in tre occasioni su quattro. In gara, aveva vinto subito a Spielberg, piazzandosi poi secondo, terzo e undicesimo nel GP di Silverstone per il cedimento di una gomma posteriore mentre era secondo.

Bottas nel 2019 veleggiava. Concluse le prime quattro corse, era in testa alla classifica iridata con 87 punti, uno in più di Hamilton. Aveva vinto a Melbourne e Baku e conquistato due secondi posti. In qualifica, due le pole, poi un secondo e un quarto posto. La differenza su quanto sta accadendo oggi è enorme.

Nel 2019 e 2020, la Red Bull-Honda e Max Verstappen non infastidivano la Mercedes in ogni appuntamento, soltanto in qualche occasione a loro favorevole. Ora che la presenza dell'olandese e della RB16B al vertice è costante, Bottas si trova in difficoltà. L'impressione è che il duello che Hamilton e Verstappen stanno vivendo, li abbia ulteriormente galvanizzati, nel senso che hanno alzato l'asticella della qualità mandando in crisi tutti gli altri, Bottas in primis, che non sembra poter reggere l'urto.

Valtteri ha sempre dichiarato, alla fine di ogni campionato, che durante l'inverno avrebbe lavorato sodo per raggiungere il livello fisico e mentale di Lewis. Forse ci è anche riuscito, ma ora Hamilton e Verstappen, hanno compiuto un ulteriore passo in avanti e in questa fase del campionato, Bottas appare sperduto, incapace di reagire, di dare una svolta a se stesso. Come sorpreso dallo tsunami di nome Hamilton/Verstappen che gli è arrivato addosso. In qualifica, in qualche modo riesce a cavarsela, ma è in gara che Bottas scivola nell'anonimato evidenziando una certa fragilità psicologica.

A "salvarlo" è il suo atteggiamento da vero professionista, un uomo squadra prezioso, che non fa polemiche, che ha rispetto per il compagno di team, che si applica, ma forse in questo momento si trova ad affrontare una situazione più grande di lui. Diciamolo, Valtteri fa tenerezza. Riuscirà a reagire, invertire con decisione questa fase negativa? Montecarlo è il teatro ideale per provarci. E intanto, George Russell, ma anche Esteban Ocon, stanno alla finestra...

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