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19 Feb [15:42]

Svelato l’elenco delle 62 vetture iscritte
23 le Hypercar pronte a darsi battaglia

Michele Montesano

È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia per la 92ª edizione della 24 Ore di Le Mans. L’ACO ha svelato l’elenco degli iscritti che prenderanno parte alla maratona del Circuit de la Sarthe che si terrà il 15-16 giugno 2024. Così come lo scorso anno, saranno 62 le vetture che si sfideranno nel quarto appuntamento stagionale del FIA WEC. La classe regina conterà ben 23 Hypercar, saranno 16 le LMP2, mentre la nuova classe LMGT3 potrà affidarsi su 23 Gran Turismo pronte a darsi battaglia sul circuito più famoso del mondo. Innanzitutto è stata data priorità ai
37 iscritti alla stagione completa del Mondiale Endurance, ai quali sono stato aggiunti i vincitori dei campionati continentali, quali ELMS, IMSA e ALMS.

Tutti contro Ferrari per la vittoria assoluta. Dopo aver trionfato nell’edizione del centenario, il Cavallino Rampante vorrà tentare di ripetere l’impresa. Così come nel WEC, saranno tre le 499P che scenderanno in campo, infatti oltre alle due ufficiali ci sarà una terza gestita da AF Corse. Per la prima volta a Le Mans tutte le vetture iscritte nella classe regina saranno ibride, incluse le ultime arrivate Alpine, BMW, Isotta Fraschini e Lamborghini. Proprio la Casa di Sant’Agata Bolognese raddoppierà il suo impegno, potendo contare sull’equipaggio composto da Andrea Caldarelli, Matteo Cairoli e Romain Grosjean solitamente impegnato in IMSA Endurance Cup.



Così come lo scorso anno, Porsche sarà il costruttore in superiorità numerica. Il Team Penske schiererà una terza 963 LMDh su cui, per ora, è stato confermato il solo Mathieu Jaminet. Anche il numero delle Porsche private è cresciuto: il Team Jota ha raddoppiato il suo impegno per tutto il campionato, mentre ci sarà anche la 963 LMDh del Proton Competition. Proprio il team tedesco figura quale unica riserva in classe Hypercar con Gianmaria Bruni tra i piloti.

Incrementato anche il numero delle Cadillac V-Series.R. Il Chip Ganassi Racing schiererà due LMDh americane: all’equipaggio fisso del WEC Earl Bamber e Alex Lynn, per l’occasione supportati da Alex Palou, si affiancheranno Sebastien Bourdais, Renger van der Zande e Scott Dixon. Vincitrice della classifica team dell’IMSA, ci sarà anche la Cadillac dell’Action Express Racing con Pipo Derani, Jack Aitken e un terzo pilota ancora da definire.



Da quest’anno le LMP2 non fanno più parte del Mondiale Endurance, perciò l’unica gara in cui vedremo la classe cadetta dei prototipi affiancare le più potenti Hypercar sarà proprio la 24 Ore di Le Mans. Le 16 Oreca 07 Gibson iscritte provengono in gran parte dalla ELMS. Potendo contare su due vetture, United Autosports affiderà uno dei suoi prototipi all’ultimo campione di classe LMGTE Am Ben Keating. Confermata la presenza dei vincitori della passata edizione dell’Inter Europol Competition e di AF Corse, con François Perrodo, Ben Barnicoat e Nicolas Varrone.

Presente anche il team Duqueine che sul Circuit de la Sarthe gestirà sia una LMP2 che la Isotta Fraschini Tipo 6 LMH. Invitati anche l’Algarve Pro, che però ha rifiutato l’opportunità di schierare una terza Oreca 07. Non mancheranno i team protagonisti della ELMS quali: Cool Racing, Vector Sport, DKR Engineering, Nielsen Racing, Proton Competition, Panis Racing e l’AO BY TF che si affiderà al campione LMP2 nel WEC Louis Deletraz.



Al debutto nella 24 Ore di Le Mans, la classe LMGT3 potrà contare su 23 equipaggi. Oltre alle 18 Gran Turismo iscritte all’intero Mondiale Endurance, verranno aggiunte ulteriori 5 vetture. Grazie al titolo conquistato lo scorso anno in ELMS, Proton Competition schiererà una terza Ford Mustang GT3 per il proprietario Christian Ried. Mentre Brendan Iribe, vincitore del premio IMSA Bob Akin, sarà al via con la McLaren 720S GT3 iscritta dall’Inception Racing.

Oltre alle due di AF Corse, si uniranno alla maratona francese altre tre Ferrari 296 GT3. Innanzitutto ci sarà il team JMW Motorsport, con il già confermato Giacomo Petrobelli. Inoltre saranno della partirà anche le rosse del GR Racing, con Michael Wainwright, e quella dello Spirit of Race affidata al terzetto Duncan Cameron, Matthew Griffin e David Perel.

Entry-list ufficiale della 24 Ore di Le Mans 2024

28 Lug [0:40]

Addio a Roger Dorchy
l’uomo dei 405 orari a Le Mans

Alfredo Filippone
 
Il suo nome non dirà molto ai più, ma rimarrà per sempre nella storia della 24 Ore di Le Mans: Roger Dorchy, scomparso mercoledì 26 luglio all’età di 78, detiene il record di velocità sul circuito della Sarthe, 405 km/h, firmato nel 1988 al volante della WM P88 motorizzata Peugeot. Un record che sarà per sempre suo, visto che le due chicanes introdotte nel 1990 sul rettifilo di 5,8 km delle Hunaudières hanno reso impossibile eguagliare velocità folli come quelle.

Nato nella regione Nord-Picardie, figlio di un garagista, Dorchy ha iniziato a correre nelle Coppa Gordini e poi in Formula Renault prima di diventare uno specialista della 24 Ore. Debutta nel 1974 con una Porsche 911 privata, con cui corre altre tre edizioni e vanta in tutto 14 partecipazioni, l’ultima nel 1989. Nel 1979 inizia il suo sodalizio con la WM che durerà undici anni. La sigla WM si riferisce ai due creatori della piccola casa francese, Gérard Welter e Michel Meunier, non proprio due artigiani.

Sono stimati ingegneri dell’ufficio studi della Peugeot che per hobby si sono prefissi di costruire prototipi per la 24 Ore di Le Mans, curatissimi nell’aerodinamica, la loro specialità, e mossi da un V8 3,6 litri biturbo che la Peugeot fornisce loro per simpatia. Da subito, le WM, che corrono solo ed esclusivamente la 24 Ore, si distinguono per le altissime velocità massime raggiunte sulle Hunaudières, anche se poche volte vedono la bandiera a scacchi. Per Dorchy, che ha rilevato il garage del padre e disputa una sola gara l’anno, molto lavoro di sviluppo e pochi acuti: il bel quarto posto nel 1980, sotto la pioggia, con Guy Frequelin, e la soddisfazione di guidare la gara per i primi giri nel 1984, prima di venir tradito dai freni.

Il record arriva nel 1988, e lui lo raccontava così: “Quell’anno correvo con Claude Haldi e Daniel Raulet, il record l’ho siglato verso le 9 di sera, in condizioni ideali. Quell’anno avevano riasfaltato le Hunaudières (ricordiamo che all’epoca, non tutto il tracciato era permanente, e le Hunaudières erano un tratto della statale che porta a Tours...) ed era un biliardo. Avevano anche spostato l’autovelox un po’ più in là del solito, poco prima del dosso di Mulsanne, che non si poteva prendere in pieno. Il record è venuto naturalmente, non lo cercavo e ovviamente l’ho saputo solo dopo".

"407 orari, anche se è stato corretto in 405, per motivi ... pubblicitari. Era l’anno in cui Peugeot lanciava la 405 e sebbene non fosse coinvolta in quanto faceva la WM, le tornava comodo utilizzare il record. La WM in realtà è andata anche oltre: raggiunse i 416 orari in un test privato su un tratto di autostrada chiuso al traffico. Al volante, però, c’era François Migault, mi dispiacque un po’, ma mi chiamarono tardi e sono arrivato a cose fatte...”

Nulla di grave: negli annali della storia di Le Mans, il nome di Roger Dorchy è intoccabile.

20 Giu [19:56]

Bagno di folla a Maranello per la
Ferrari che ha conquistato Le Mans

Michele Montesano

Martedì 20 giugno 2023 sarà una data che resterà impressa negli annali di Maranello. La cittadina emiliana si è tinta di rosso per celebrare lo storico trionfo della Ferrari nella 24 Ore di Le Mans del Centenario. I tifosi, assiepati lungo le strade, hanno reso omaggio alle due 499P Hypercar e agli uomini che hanno compiuto l’impresa riportando, esattamente dopo cinquantotto anni, il Cavallino Rampante sul gradino più alto della classica dell’Endurance.

La Ferrari numero 51 ha varcato gli storici cancelli di Via Abetone per poi dirigersi verso i luoghi più iconici di Maranello. Dapprima passando dinnanzi l’area delle Attività Sportive GT e della Scuderia Ferrari, per poi dirigersi verso le vie del centro storico transitando anche dinnanzi al Museo Ferrari. Gli uomini di AF Corse hanno voluto replicare il trionfo di Le Mans dello scorso undici giugno, con Alessandro Pier Guidi al volante della 499P e Antonio Giovinazzi e James Calado seduti sulle fiancate rispettivamente a reggere il vessillo Ferrari e la bandiera a scacchi.



Subito dietro non poteva mancare l’altra vettura di Maranello quella di Miguel Molina, Nicklas Nielsen e Antonio Fuoco, quest’ultimo capace di firmare l’Hyperpole e il giro più veloce in gara. Dopo il caloroso abbraccio del pubblico e dei tifosi, l’evento è proseguito nel pomeriggio con la festa per i dipendenti del Cavallino Rampante a cui il presidente John Elkann ha voluto dedicare la storica vittoria.

14 Giu [20:03]

Porsche e Peugeot le grandi sconfitte
Affidabilità e velocità ancora assenti

Michele Montesano

La 24 Ore di Le Mans è da sempre una gara massacrante quanto spietata, una delle poche che riesce a mette a nudo sia i punti di forza che i lati negativi di ogni vettura. Calato il sipario sulla maratona de la Sarthe del centenario, si può tirare un primo bilancio dei valori in campo nel FIA WEC. Se Ferrari e Toyota si sono confermate al vertice del Mondiale Endurance, Peugeot e Porsche sono sicuramente tra le Case rimandate alla prova di riparazione.

A quasi un anno dal debutto, avvenuto in occasione della 6 Ore di Monza del 2022, le 9X8 pare abbiano trovato finalmente un po’ di affidabilità. L’ottavo e il dodicesimo posto finale, rispettivamente a dodici e ventotto giri dalla Ferrari vincitrice, non rendono merito a quanto visto in pista. Dopo innumerevoli problemi e ritiri, alla loro prima 24 Ore di Le Mans le LMH del Leone hanno regalato un barlume di speranza agli uomini Peugeot.



Le mutevoli condizioni meteo, abbinate a diverse neutralizzazioni, hanno permesso a Gustavo Menezes di salire al comando delle operazioni allo scoccare della quarta ora di gara (attimi immediatamente immortalati dall’AD Stellantis Carlos Tavares presente ai box). Nonostante il momento di gloria sia durato poco, un’errata strategia ha infatti visto lo statunitense perdere il comando al restart, la Peugeot numero 94 è riuscita, sia con Nico Müller che con Loïc Duval, a lottare per la zona podio. Tutto però, è svanito nella notte con Menezes che ha picchiato violentemente contro le barriere della prima chicane dell’Hunaudieres. Pur riuscendo a ripartire, la gara è risultata di fatto compromessa.

Le speranze si sono riversate sull’altra 9X8 già attardata per via di un testacoda che ha visto protagonista Jean-Eric Vergne. Il francese, in equipaggio con Paul di Resta e Mikkel Jensen, ha provato a recuperare terreno, ma il passo gara si è rivelato inferiore rispetto agli avversari. Infine, a tre ore dalla bandiera a scacchi, il cofano anteriore della numero 93 si è staccato in pieno rettilineo.



Nella gara di casa, la Peugeot ha dato i suoi primi segnali di ripresa. Il circuito di Le Mans, con i suoi lunghi rettilinei, ha sicuramente esaltato la configurazione aerodinamica senza ala posteriore della 9X8. Inoltre la LMH del Leone si è comportata bene anche in condizioni di pioggia, a conferma di un buon bilanciamento complessivo. Proprio quest’ultimo è il vero tallone d’Achille che non permette alla Peugeot di spiccare il volo. La 9X8 è sicuramente progredita, ma resta ancora un’incognita fin dove si potrà spingere.



È senza dubbio la grande sconfitta della 24 Ore di Le Mans del Centenario. Sbarcata in Francia con l’obiettivo di conquistare la sua ventesima vittoria, Porsche è uscita dal Circuit de la Sarthe nettamente ridimensionata. A nulla è valso il grande dispiegamento di forze, con tre 963 LMDh portate dalla squadra ufficiale Penske Motorsport e una gestita del Team Jota, visto che i prototipi della Casa di Zuffenhausen sono stati bersagliati da numerosi problemi tecnici.

Bisogna scendere fino al sedicesimo posto assoluto per trovare la prima 963 LMDh, quella di Cameron-Christensen-Makowiecki. A diciassette giri dalla Ferrari vincitrice, la Porsche numero 5 ha accusato dapprima una perdita del liquido refrigerante e, nel corso dell’ultima ora, noie alla trasmissione. A lungo ai box anche la 963 di Vanthoor-Lotterer-Estre, con quest’ultimo autore di un’uscita fuoripista che ha danneggiato gravemente il fondo piatto della LMDh tedesca. Subito fuori dai giochi la Porsche di Nasr-Jaminet-Tandy, costretta al ritiro nel corso dell’ottava ora per un guasto alla pompa del carburante.



A sorpresa la 963 LMDh più competitiva è risultata quella privata del Team Jota condotta da Stevens-da Costa-Ye. Sfruttando le fasi di neutralizzazioni e la pioggia, il cinese è riuscito a salire al comando delle operazioni nel corso della quinta ora. La gioia però, è stata di breve durata. Velocissimo nel suo stint, Ye ha osato troppo commettendo un errore nelle curve Porsche distruggendo il retrotreno della sua vettura. Rientrata in gara, nelle ultime ore è poi toccato a Da Costa perdere il controllo della 963 alla Indianapolis chiudendo la 24 Ore di Le Mans mestamente in quarantesima e ultima posizione.

Thomas Laundenbach, a capo di Porsche Motorsport, non ha potuto che ammettere la disfatta. La 963 LMDh si è dimostrata veloce sul giro secco, ma ancora distante dai migliori nel ritmo gara. Per i vertici di Zuffenhausen la maratona francese è stata anche più dura della gara del debutto in IMSA, ovvero la 24 Ore di Daytona. La grande mole di dati raccolta servirà sicuramente come solida base per sviluppare ulteriormente la LMDh realizzata da Multimatic. Secondo indiscrezioni, pare che l’indiziato principale sia il propulsore. Infatti a differenza di Cadillac e Acura, che hanno equipaggiato le loro LMDh con motori strettamente racing, in Porsche hanno preferito utilizzare come base un V8 derivato dalla serie. Ma anche la gestazione della 919 Hybrid LMP1 è stata lunga e travagliata, prima di raccogliere tre titoli iridati nel WEC.

14 Giu [17:09]

Toyota ha abdicato, ma con onore
Le GR010 ancora superiori con le Soft

Michele Montesano - XPB Images

Reduce da cinque trionfi consecutivi nella 24 Ore di Le Mans, Toyota proprio nell’edizione del centenario ha dovuto lasciare lo scettro alla Ferrari. Grande protagonista del FIA WEC, grazie alle tre vittorie ottenute nei primi appuntamenti stagionali, la Casa giapponese è mancata all’appello proprio nella gara più importante e famosa del Mondiale Endurance. Per la prima volta dal 2017, Toyota si è trovata a scontrarsi con team ufficiali dovendo così alzare inevitabilmente l’asticella. Ciò ha comportato sicuramente una forte pressione che non tutti gli uomini all’interno del box sono riusciti a sopportare.

Dopo l’uscita di Audi e Porsche, Toyota si è trovato quale unica grande Casa costruttrice a sfidare team nettamente più piccoli quali Rebellion e Glickenhaus, oltre ad Alpine, ma in veste ‘esplorativa’ con una LMP1 pesantemente ridimensionata nelle prestazioni. Con l’arrivo dei grandi marchi, la stagione 2023 ha riproposto finalmente una sfida al vertice più interessante e incerta. Vista la sua superiorità nel primo scorcio di campionato, Toyota si è confermata quale punto di riferimento e principale favorita per la vittoria assoluta di Le Mans.

L’esito della pista è stato però un altro con la Ferrari, tornata dopo cinquant’anni nella classe top, subito vincente. Ma il risultato finale si è deciso a poco più di un’ora e mezza dalla bandiera a scacchi, infatti la Toyota di Sebastien Buemi, Brendon Hartley e Ryo Hirakawa fino all’ultimo si è battuta ad armi pari contro la Ferrari 499P dei vincitori Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado.



È doveroso, però, fare prima un piccolo passo indietro, per arrivare a due settimane fa quando FIA e ACO hanno diramato il nuovo BoP (Balance of Performance) in cui le GR010 Hybrid sono state le Hypercar più ‘rallentate’ tra quelle presenti in griglia. Vedendo il peso lievitare di ulteriori 37 kg (portandolo così a 1080 kg complessivi), in Toyota hanno immediatamente mostrato il loro dissenso. Nello specifico Kamui Kobayashi, Team Principal e pilota della squadra nipponica, ha dichiarato che l’incremento di peso si poteva quantificare addirittura in 1”2 in più sul tempo di percorrenza di un singolo giro di Le Mans.

Non solo, anche la possibilità di riscaldare nuovamente gli pneumatici ha ridotto ulteriormente il vantaggio di Toyota nei confronti degli avversari. Proprio durante la pausa invernale, i nipponici avevano apportato diverse modifiche alle GR010 per poter lavorare al meglio con gli pneumatici Michelin senza l’utilizzo degli ‘scaldoni’. Il vantaggio è però rimasto sulla mescola, infatti le Toyota sono state le uniche a riuscire ad utilizzare le gomme Soft per due stint consecutivi. Tale scelta ha permesso ai due equipaggi di fare la differenza nelle prime battute di gara, condizionate da un tracciato reso umido dalla pioggia caduta a intermittenza.



Conclusi i due forti scrosci di pioggia e con il calare delle tenebre, le Toyota si sono rivelate le Hypercar più veloci in pista. Ma il primo duro colpo è avvenuto poco prima della mezzanotte, quando l’incolpevole Kobayashi è stato tamponato dalla Ferrari 488 GTE di Louis Prette nonostante il regime di Slow Zone. Il tentativo di riportare la vettura ai box è stato vano, la GR010 è risultata troppo danneggiata costringendo il nipponico a parcheggiarla a bordo pista.

Solamente a fine gara si è saputo che, a distanza di pochi minuti, Toyota avrebbe potuto rischiare un doppio ritiro. La GR010 superstite è infatti rientrata ai box con le temperature del motore alle stelle. A salvare la LMH numero 8 è stato l’intervento dei meccanici. Smontando il cofano anteriore, si è infatti potuto constatare la presenza di un detrito di kevlar a ostruire i condotti di raffreddamento. Rientrata in pista la vettura è tornata a comandare le danze presentandosi saldamente al comando al sorgere del sole.

Tralasciando il botta e risposta tra Ferrari e Toyota nel corso della mattinata, la LMH di Maranello è risultata sicuramente più a suo agio con l’aumentare della temperatura dell’asfalto. Il muretto Toyota ha provato la carta delle Michelin Soft riuscendo a ricucire il distacco sulla 499P. Tale scelta si è però rivelata un azzardo nelle fasi conclusive della gara, con i piloti della GR010 costretti a lottare con il bloccaggio delle ruote posteriori in fase di frenata. A farne le spese è stato Hirakawa che ha perso il controllo della vettura nella staccata di Arnage, ma l’errore sarebbe potuto capitare anche ai più esperti Buemi e Hartley. Un plauso ai meccanici Toyota che, anche nelle concitate fasi di riparazione, non hanno perso la lucidità cambiando in pochi secondi sia il muso che il retrotreno della GR010.



Al netto della vittoria a Le Mans, Ferrari ha raggiunto il livello di Toyota? È decisamente presto per dirlo, la maratona francese è una gara a se stante che implica molte variabili in più rispetto ad una ‘classica’ gara sulla distanza delle 6 ore. Inoltre già da Monza, prossimo appuntamento del WEC, tornerà il divieto di pre-riscaldare gli pneumatici. Toyota, oltre ad avere ancora un vantaggio in termini di gestione gomme, possiede sicuramente un buon margine sulla consistenza del passo gara. Lo stesso Pascal Vasselon, direttore tecnico del team nipponico, è convinto sui punti di forza della GR010 Hybrid tanto da confermare che non verranno effettuate ulteriori sessioni di prove nell’arco della stagione all’infuori dei Rookie Test del Bahrain.

11 Giu [18:28]

Un trionfo che è già leggenda
Ferrari ha scritto un nuovo capitolo

Michele Montesano

Veni, vidi, vici. Nell’anno del ritorno nella classe top del FIA WEC e con l’esordiente 499P, Ferrari ha sbancato la 24 Ore di Le Mans del Centenario. L’ultima vittoria assoluta del Cavallino Rampante, nella maratona francese, risaliva al 1965 con la Ferrari 250 LM dell’americana NART guidata da Jochen Rindt e Maesten Gregory. Sono trascorsi ben cinquantotto anni in attesa di rivedere una Rossa salire sul gradino più alto del podio. Protagonisti dell’impresa gli uomini di Maranello e la AF Corse di Amato Ferrari, capitanati da Antonello Coletta, colui che ha fortemente voluto la discesa in campo della Ferrari nella classe Hypercar del Mondiale Endurance.

Il nuovo capitolo della storia del Cavallino Rampante a Le Mans porta la firma di Antonio Giovinazzi, James Calado e Alessandro Pier Guidi. Per quest’ultimo, chiamato a portare a battesimo la 499P nello shakedown di Fiorano di circa dieci mesi fa, si è chiuso un cerchio con l’arrivo vittorioso sul traguardo. Non solo, coppia fortissima in GT (è loro l’ultimo trionfo a Le Mans della 488 GTE nel 2021), Pier Guidi e Calado sono riusciti a centrare il successo anche nei prototipi dimostrando, ancora una volta, la loro bravura e il loro affiatamento. Vittoria del riscatto per Giovinazzi, bravo e velocissimo a calarsi in un mondo tutto nuovo e complesso come solo le gare di durata possono essere.



Quelle appena trascorse sono state 24 ore vissute con un ritmo intenso pari ad altrettante gare sprint. Le grandi sfidanti Ferrari e Toyota non si sono minimamente risparmiare fin dal semaforo verde. La pioggia, caduta a più riprese, ha rimescolato le carte introducendo una variabile in più. Le GR010 Hybrid sono apparse subito velocissime con le Michelin Soft. Poi, una strategia iniziale non ottimale, ha fatto retrocedere le LMH nipponiche a centro gruppo costringendo i piloti a vivere una prima frazione di gara tutta in rimonta. Ferrari, al contrario, già nel corso delle prime ore è sempre stata costantemente nelle posizioni di vertice.

I brividi più intensi li ha vissuti Pier Guidi, il primo verso mezzanotte. Autore di uno stint magistrale sotto la pioggia, il piemontese è stato veloce a schivare una Porsche 911 RSR e una Glickenhaus andate in testacoda dinanzi a lui. Le gomme fredde però non hanno aiutato, infatti il ferrarista si è trovato costretto a richiedere l’intervento dei commissari per disincagliare la 499P rimasta ferma nella ghiaia. Scampato il pericolo, la Ferrari numero 51 ha ripreso a marciare sui 13,626 km del Circuit de la Sarthe per darsi battaglia con i campioni in carica della Toyota Buemi-Hartley-Hirakawa. Calado è stato il vero mago della notte. Instancabile, l’inglese ha imposto un ritmo infernale neanche minimamente eguagliato dagli avversari.



La notte ha però anche dimezzato le forze in campo sia di Ferrari che di Toyota. In regime di Slow Zone, Kamui Kobayashi è rimasto coinvolto in un incidente venendo travolto dalla Ferrari JMW di Louis Prette. La GR010 Hybrid del giapponese ha subito danni irreparabili sancendo il definitivo ritiro.

Alle 2.00 è arrivata la doccia fredda per Antonio Fuoco, costretto a effettuare una sosta supplementare. Saldamente nelle posizioni di vertice, il calabrese ha centrato un detrito in pista che ha danneggiato il radiatore dell’ERS della 499P. Nonostante una riparazione velocissima, da parte dei meccanici di AF Corse, Fuoco è tornato in pista con un distacco di sei giri dalla vetta. Encomiabile lo sforzo dell’equipaggio della numero 50 che, a suon di giri veloci, è riuscito a concludere la 24 Ore di Le Mans in quinta posizione assoluta.

Le prime luci dell’alba hanno quindi visto emergere per prima la Toyota di Hirakawa. Ma il nipponico, dopo aver investito una lepre, è stato obbligato a rientrare ai box per sostituire il muso danneggiato. Pier Guidi è stato chiamato immediatamente per il cambio piloti e, al termine di una sosta completa, gli uomini di Maranello hanno rispedito Calado in prima posizione. Il testimone è poi passato a Giovinazzi bravo ad allungare su un sempre irriducibile Buemi.



Quindi è toccato nuovamente a Pier Guidi prendere le redini della 499P. Ma, al momento di riaccendere la vettura, il motore non ha dato alcun segno di vita. Prontamente guidato dal muretto box, il piemontese ha riavviato la parte ibrida per riprendere la gara. Scivolato nuovamente in seconda posizione, Pier Guidi ha sfruttato le gomme appena montate per recuperare il terreno perso su Buemi e infilarlo all’esterno della seconda chicane dell’Hunaudieres.

Incassato il sorpasso, la Toyota ha venduto cara la pelle. Ancora una volta è toccato dapprima a Calado e poi a Giovinazzi resistere ad una guerra di logoramento. L’esito della battaglia si è giocato sul filo dei secondi, con Hartley arrivato nei tubi di scarico della 499P. Ma in un duello così serrato, ogni errore, seppur minimo, si paga con gli interessi. Ne sa qualcosa Hirakawa che, a un’ora e mezza dalla bandiera a scacchi, ha perso in frenata la GR010 Hybrid toccando le barriere di Arnage. Moralmente distrutto, il giapponese ha riportato la vettura ai box con la carrozzeria segnata. Sostituiti muso e cofano, la Toyota è ritornata in pista, ma i giochi si sono di fatto chiusi in quell'istante.



Gli ultimi giri, vissuti in apnea nel box Ferrari, sono stati interminabili. Ma Pier Guidi, dall’alto della sua esperienza, ha mantenuto i nervi saldi per poi sciogliersi in un urlo di gioia appena varcato il traguardo. L’equipaggio della 499P numero 51, le due cifre più vittoriose nella storia recente del Cavallino Rampante in GT, ha aggiunto una nuova perla al suo ricco palmares. Il primo trionfo che profuma di antico ma che guarda dritto al futuro, quello luminoso della Ferrari nell’Endurance.

11 Giu [16:27]

Ferrari torna sul tetto di Le Mans
Pier Guidi-Giovinazzi-Calado nella storia

Michele Montesano

La 24 Ore di Le Mans del Centenario è stata conquistata dal Cavallino Rampante. A distanza di 58 anni dall’ultimo trionfo, la Ferrari è tornata sul gradino più alto del podio interrompendo la striscia vincente della Toyota. L’esordiente 499P, magistralmente guidata da Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi, ha scritto un nuovo capitolo della vittoriosa storia della scuderia di Maranello.

Un finale vissuto tutto in apnea dopo l’uscita di pista da parte di Hirakawa. Autore di una strenua difesa, Giovinazzi ha lasciato il volante a Pier Guidi. Così come accaduto in mattinata, la 499P ha fatto nuovamente le bizze alla ripartenza dalla piazzola, ma questa volta il piemontese sapeva come intervenire minimizzando il tempo perso. Infine, cercando di stare lontano da ogni possibile situazione critica, il campione in carica GT del WEC ha completato l’ultima delle 24 ore tagliando per primo il traguardo. Tripudio da parte degli uomini AF Corse ancora increduli per l’impresa appena conquistata.



Onore ai vinti. In Toyota ci hanno creduto fino alla fine, ma questa volta si sono dovuti inchinare alla superiorità e consistenza della Ferrari. Gli iridati Sebastien Buemi, Brendon Hartley e Ryo Hirakawa hanno venduto cara la pelle fino alle ultime battute. Ma in un duello così serrato ogni minimo errore si è pagato a caro prezzo. A completare il podio la Cadillac di Earl Bamber, Richard Westbrook e Alex Lynn. Di ritorno a Le Mans dopo 22 anni di assenza, la Casa americana ha piazzato al quarto posto l’altra V-Series.R di Sebastien Bourdais, Scott Dixon e Renger van der Zande.

Quinta piazza piena di rimpianti per la Ferrari 499P di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen. Velocissimo quanto sfortunato, il calabrese ha dovuto dire addio ad una vittoria, decisamente alla sua portata, nel corso della notte quando ha colpito un detrito che gli ha danneggiato irrimediabilmente il radiatore dell’ERS. In gran spolvero le Glickenhaus 007 giunte sesta e settima al traguardo. Se le LMH italoamericane si sono rivelate affidabili, non lo sono stati altrettanto i loro piloti.

Non è andata meglio alla Peugeot. Ottavi a dodici giri dal vincitore Paul di Resta, Mikkel Jensen e Jean-Eric Vergne. Ma i veri sconfitti della 24 Ore di Le Mans 2023 sono stati gli uomini Porsche. Il grande dispiegamento di forze, con bene quattro 963 LMDh, non ha pagato. Tutti gli equipaggi sono stati bersagliati da diversi inconvenienti. Mestamente noni, Dane Cameron, Michael Christensen e Frédéric Makowiecki sono stati i più incisivi del team Penske Motorsport. 


Trionfo dell’Inter Europol Competition in classe LMP2. Il team polacco ha deciso di conquistare il suo primo trionfo nell’Endurance vincendo la 24 Ore di Le Mans. Saliti nelle posizioni di vertice a circa un quarto di gara, Albert Costa, Jakub Smiechowski e Fabio Scherer sono stati a dir poco perfetti commettendo pochissimi errori. Stoica la Le Mans di Scherer. Nonostante un infortunio alla caviglia, lo svizzero ha continuato imperterrito a guidare la Oreca 07 Gibson. Anche l’ultimo stint senza l’ausilio della radio non ha fermato la determinazione del pilota di Engelberg che ha meritatamente tagliato per primo il traguardo.

È andata male anche quest’anno a Robert Kubica. Il polacco del WRT, in equipaggio con Louis Deletraz e Rui Andrade, si è dovuto accontentare del secondo posto. A completare il podio il Team Duqueine con gli ottimi Neel Jani, René Binder e Nicolas Pino. Un vero peccato per l’Idec Sport costretto ad abbandonare la lotta per il terzo posto a causa di una foratura avvenuta nel corso dell’ultima ora. Top 10 di classe e vittoria in ProAm per gli alfieri dell’Algarve Pro Racing James Allen, Colin Braun e George Kurt. 


A chiudere il capitolo delle LMGTE è stata la Corvette C8.R di Ben Keating, Nicky Catsburg e Nico Varrone. Alla sua ultima apparizione a Le Mans, la classe riservata alle GT ha regalato tanto spettacolo e numerosi cambi al vertice. Ma lo strapotere del team americano è stato lampante. Costretta ai box nelle prime fasi di gara, per un problema ad un ammortizzatore, la Corvette è tornata in pista con ben cinque giri di svantaggio sui primi. Il recupero messo in atto dall’equipaggio USA è stato forsennato, tanto da conquistare la vittoria con un margine di oltre due minuti sull’Aston Martin Vantage di Charlie Eastwood, Michael Dinan e Ahmad Al Harthy.

Gradino più basso del podio per la Porsche del GR Racing del nostro Riccardo Pera in equipaggio con Benjamin Barker e Michael Wainwright. Finale amaro per le Iron Dames. Costantemente in zona podio, le ragazze si sono dovute accontentare del quarto posto davanti alla prima delle Ferrari, quella di Davide Rigon, Francesco Castellacci e Thomas Flohr. È terminata al trentanovesimo posto assoluto l’avventura della Chevrolet Camaro ZL1 di Jenson Button, Mike Rockenfeller e Jimmie Johnson. La vettura NASCAR è stata costretta a due lunghe soste ai box, dapprima per la sostituzione dei freni e poi per problemi alla trasmissione.



Domenica 11 giugno 2023, classifica finale di gara

1 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari - 342 giri
2 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota GR010) - Toyota - 1'21"793
3 - Bamber-Lynn-Westbrook (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 2'18"917
4 - Bourdais-Van der Zande-Dixon (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 2 giri
5 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari - 5 giri
6 - Dumas-Pla-Briscoe (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 8 giri
7 - Mailleux-Berthon-Gutierrez (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 10 giri
8 - Di Resta-Jensen-Vergne (Peugeot 9X8) - Peugeot - 12 giri
9 - Cameron-Christensen-Makowiecki (Porsche 963) - Penske - 13 giri
10 - Smiechowski-Scherer-Costa (Oreca 07-Gibson) - Inter Europol - 14 giri
11 - Andrade-Kubica-Delétraz (Oreca 07-Gibson) - WRT - 14 giri
12 - Jani-Binder-Pino (Oreca 07-Gibson) - Duqueine - 15 giri
13 - Vaxiviere-Canal-Milesi (Alpine A470-Gibson) - Alpine - 15 giri
14 - Gelael-Habsburg-Frijns (Oreca 07-Gibson) - WRT - 15 giri
15 - Lafargue-Chatin-Hörr (Oreca 07-Gibson) - Idec - 15 giri
16 - Cullen-Kaiser-Aubry (Oreca 07-Gibson) - Vector - 17 giri
17 - Derani-Sims-Aitken (Cadillac V-LMDh) - Action Express - 18 giri
18 - Pierson-Blomqvist-Jarvis (Oreca 07-Gibson) - United AS - 19 giri
19 - Negrão-Rojas-Caldwell (Alpine A470-Gibson) - Alpine - 20 giri
20 - Kurtz-Allen-Braun (Oreca 07-Gibson) - Algarve Pro - 20 giri
21 - Lubin-Hanson-Albuquerque (Oreca 07-Gibson) - United AS - 21 giri
22 - Estre-Lotterer-Vanthoor (Porsche 963) - Penske - 22 giri
23 - Lapierre-Coigny-Jakobsen (Oreca 07-Gibson) - Cool - 25 giri
24 - Heinemeier Hansson-Fittipaldi-Rasmussen (Oreca 07-Gibson) - Jota - 26 giri
25 - Maldonado-van der Helm-van Uitert (Oreca 07-Gibson) - Panis - 26 giri
26 - Keating-Varrone-Catsburg (Chevrolet Corvette) - Corvette - 29 giri
27 - Duval-Menezes-Müller (Peugeot 9X8) - Peugeot - 30 giri
28 - Al Harty-Dinan-Eastwood (Aston Martin Vantage) - TF Sport - 30 giri
29 - Wainwright-Pera-Barker (Porsche 911) - GR Racing - 30 giri
30 - Bovy-Gatting-Frey (Porsche 911) - Iron Dames - 30 giri
31 - Flohr-Castellacci-Rigon (Ferrari 488) - Af Corse - 30 giri
32 - Van Rompuy-de Wilde-Martin (Oreca 07-Gibson) - DKR - 31 giri
33 - James-Mancinelli-Riberas (Aston Martin Vantage) - Northwest - 32 giri
34 - Ugran-Viscaal-Correa (Oreca 07-Gibson) - Prema - 32 giri
35 - Hyett-Jeannette-Cairoli (Porsche 911) - Project 1 - 33 giri
36 - Hull-Haryanto-Segal (Ferrari 488) - Walkenhorst - 35 giri
37 - Lacorte-van der Garde-Pilet (Oreca 07-Gibson) - Graff - 39 giri
38 - Cozzolino-Tsujiko-Yokomizo (Ferrari 488) - Kessel - 39 giri
39 - Johnson-Rockenfeller-Button (Chevrolet Camaro) - Hendrick - 57 giri
40 - Ye-da Costa-Stevens (Porsche 963) - Jota - 98 giri

Ritirati
Kimura-Huffaker-Serra (Ferrari 488) - Kessel
Fassbender-Rump-Lietz (Porsche 911) - Proton
Perrodo-Barnicoat-Nato (Oreca 07-Gibson) - AF Corse
Tincknell-Yount-Ried (Porsche 911) - Proton
Dillmann-Guerrieri-Vautier (Vanwall Vandervell 680) - Vanwall
Hoshino-Stevenson-Fujii (Aston Martin Vantage) - D'Station
de Gérus-Lomko-Pagenaud (Oreca 07-Gibson) - Cool
Ried-Pedersen-Andlauer (Porsche 911) - Dempsey-Proton
Kvamme-Magnussen-Fjordbach (Oreca 07-Gibson) - Inter Europol
Pin-Bortolotti-Kvyat (Oreca 07-Gibson) - Prema
Conway-Kobayashi-Lopez (Toyota GR010) - Toyota
Neubauer-Prette-Petrobelli (Ferrari 488) - JMW
Yoluc-Gamble-Vanthoor (Oreca 07-Gibson) - RT Turkey
Nasr-Jaminet-Tandy (Porsche 963) - Penske
A.Robin-M.Robin-Hasse-Clot (Aston Martin Vantage) - TF Sport
Perez Companc-Wadoux-Rovera (Ferrari 488) - AF Corse
Schiavoni-Cressoni-Picariello (Porsche 911) - Iron Lynx
Hardwick-Robichon-Heylen (Porsche 911) - Proton
Dahlmann Birch-Sørensen-Møller (Aston Martin Vantage) - GMB
Piguet-Mann-de Paw (Ferrari 488) - AF Corse
Thomas-Taylor-Rast (Oreca 07-Gibson) - Tower
Sales-Beche-Hanley (Oreca 07-Gibson) - Nielsen

11 Giu [13:58]

Le Mans - Ore 14.00
Ferrari e Toyota separate da 10"

Massimo Costa

Saranno due ore senza fiato, in totale apnea, quelle che mancano alla bandiera a scacchi di questa incredibile 24 Ore di Le Mans. Antonio Giovinazzi, che ha preso il posto di James Calado sulla Ferrari #51, sta conducendo con appena una decina di secondi sulla Toyota che continua a tenere al volante Brendon Hartley, lunghissimo il suo stint. Una sfida d'altri tempi quella tra il colosso giapponese, dominatore dell'Endurance degli ultimi anni, e la debuttante Ferrari che ha acceso l'entusiasmo mondiale.

La 499P è stata perfettamente gestita dagli uomini di AF Corse e soltanto la sfortuna, un sasso che ha bucato il radiatore nella notte, ha fermato ai box l'altra Hypercar rossa che ora, guidata da Niklas Nielsen, si trova a sei giri da Giovinazzi . Ma anche la Toyota recrimina perché la numero #7, dopo la mezzanotte, per un contatto ricevuto da una LMP2 in una fase di slow zone, si è dovuta ritirare mentre nell'abitacolo si trovava Kamui Kobayashi, Pensate, se non fossero accaduti questi inconvenienti esterni, la lotta per la vittoria finale vedrebbe quattro Hypercar coinvolte.

Terza rimane la Cadillac ora  con il bravo Richard Westbrook a 1 giro di distanza mentre a un'altra tornata di distacco c'è la vettura gemella con Renger Van der Zande. Un lavoro notevole quello fatto dal team Ganassi. E curiosamente sono le stesse posizioni che avevano occupato al traguardo della 24 Ore di Daytona, anche se a equipaggi invertiti. Nella maratona americana si era registrata una doppietta Acura Honda con i team MRS ed Andretti, Hypercar che dovremmo vedere a Le Mans il prossimo anno assieme agli arrivi di Lamborghini, BMW, Alpine.

La Porsche non può che essere delusa per l'unica vettura rimasta in gara, quella che ora occupa la sesta posizione con Frederic Makowiecki, da poco superata dalla Ferrari di Nielsen. Continuano con orgoglio la loro marcia le due Glickenhaus mentre la seconda Peugeot ha perso ulteriore tempo ai box quando Loic Duval ha visto volare via il cofano anteriore in piena Hunaudieres. 

Ha raggiunto la top 10 la prima delle LMP2, la Oreca del team Inter Europol che combatte con il team WRT. Albert Costa e Robert Kubica sono separati da una ventina di secondi, staccata di due giri invece la Oreca Idec con Paul-Loup Chatin che difende la terza posizione di classe da Neel Jani seguito a sua volta da Robin Frijns con la seconda Oreca WRT. Nella LMEGT la Corvette ha preso le redini della gara ai danni della Porsche Iron Dames, staccata di 1 giro. Quarto Matteo Cairoli con la Porsche, sesto Davide Rigon con la Ferrari.

Domenica 11 giugno 2023, classifica parziale ore 14.00 (top-15)

1 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari - 309 giri
2 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota GR010) - Toyota - 9"589
3 - Bamber-Lynn-Westbrook (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 1 giro
4 - Bourdais-Van der Zande-Dixon (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 2 giri
5 - Cameron-Christensen-Makowiecki (Porsche 963) - Penske - 6 giri
6 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari - 6 giri
7 - Mailleux-Berthon-Gutierrez (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 7 giri
8 - Dumas-Pla-Briscoe (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 8 giri
9 - Di Resta-Jensen-Vergne (Peugeot 9X8) - Peugeot - 12 giri
10 - Smiechowski-Scherer-Costa (Oreca 07-Gibson) - Inter Europol - 13 giri
11 - Andrade-Kubica-Delétraz (Oreca 07-Gibson) - WRT - 13 giri
12 - Lafargue-Chatin-Hörr (Oreca 07-Gibson) - Idec - 14 giri
13 - Jani-Binder-Pino (Oreca 07-Gibson) - Duqueine - 14 giri
14 - Gelael-Habsburg-Frijns (Oreca 07-Gibson) - WRT - 14 giri
15 - Vaxiviere-Canal-Milesi (Alpine A470-Gibson) - Alpine - 15 giri
 

11 Giu [12:05]

Le Mans – Ore 12.00
Botta e risposta tra Ferrari e Toyota

Michele Montesano

Vietato rilassarsi alla 24 Ore di Le Mans. A quattro ore dalla bandiera a scacchi, il finale è tutt’altro che scritto. I riflettori sono tutti puntati su Ferrari e Toyota che stanno proseguendo un serrato duello. La LMH del Cavallino Rampante è ancora un testa ma, nel corso delle ultime ore, agli uomini di AF Corse sono letteralmente tremati i polsi. Infatti il minuto di vantaggio, racimolato sulla Toyota di Sebastien Buemi, è stato interamente dilapidato nel corso del cambio pilota della 499P numero 51 quando Alessandro Pier Guidi, subentrato ad Antonio Giovinazzi, è rimasto bloccato ai box.

Pur non riuscendo a riaccendere la vettura, il pluri-iridato GT nel WEC non si è lasciato prendere dal panico e, guidato dal box Ferrari, ha riavviato la componente ibrida della 499P per riprendere finalmente la gara pur con cinque secondi di svantaggio sulla Toyota. Tutto da rifare per Pier Guidi che, sfruttando le gomme più fresche, nel giro di poche tornate ha rimontato di rabbia su Buemi. L’alfiere della Ferrari ha poi infilato all’esterno della seconda chicane dell’Hunaudieres la Toyota dello svizzero riprendendo il comando della gara.


In Toyota hanno provato a sfruttare la Slow Zone, causata dall’uscita di Michael Fassbender alle curve Porsche al termine della ventesima ora, per anticipare la sosta con Brendon Hartley. Strategia prontamente copiata, nel giro successivo, dalla Ferrari per ridurre i margini di manovra dei nipponici. Questa volta la 499P è ripartita senza riscontrare particolari problemi con James Calado davanti con un margine davvero esiguo sul portacolori Toyota (poco più di tre secondi).

Saldamente in terza posizione la Cadillac di Earl Bamber che, nonostante dieci secondi di penalità per un’infrazione commessa ai box, precede la V-Series.R gemella di Scott Dixon. Sfruttando le disavventure altrui, la Peugeot 9X8 di Jean-Eric Vergne si è installata in top 5. Arrivata a Le Mans con l’obiettivo di conquistare la sua ventesima vittoria, sta girando tutto storto a Porsche. L’unica 963 LMDh superstite di Dan Cameron occupa la sesta posizione. La vettura numero sei è stata costretta ad una lunga sosta con gli uomini del Penske Motorsport che hanno cercato di porre rimedio ad un problema elettrico. Sfortunato anche Antonio Felix da Costa che, al volante della Porsche privata del Jota, ha affrontato la curva Indianapolis con troppo ottimismo danneggiando le barriere. 

Prosegue ancora il duello in LMP2 tra l’Inter Europol Competition e il Team WRT. Concluso l’ottimo stint di Albert Costa, bravo ad allungare su Rui Andrade, è tornato in abitacolo Fabio Scherer che sta provando a blindare la vittoria. Lo svizzero dovrà prestare però attenzione al connazionale Louis Deletraz, al volante della Oreca del WRT, che non mollerà facilmente la presa. Sfida serrata anche per il gradino più basso del podio con Paul Loup Chatin che precede d’un soffio Neel Jani. Saldamente al comando di classe ProAm l’alfiere dell’Algarve Pro Racing James Allen.

Gara ancora apertissima in LMGTE Am. L’Iron Dames Sarah Bovy precede, per appena sette secondi, l’Aston Martin Vantage di Michael Dinan. Il pilota dell’ORT By TF Sport dovrà, al contempo, guardare gli specchietti retrovisori visto che la sagoma della Corvette C8.R di Nico Varrone, alle sue spalle di tornata secondi, si sta facendo sempre più ingombrante.

Domenica 11 giugno 2023, classifica parziale ore 12.00 (top-15)

1 - Pier Guidi-Calado-Giovinazzi (Ferrari 499P) - Ferrari - 276 giri
2 - Buemi-Hartley-Hirakawa (Toyota GR010) - Toyota - 3"840
3 - Bamber-Lynn-Westbrook (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 4'47"281
4 - Bourdais-Van der Zande-Dixon (Cadillac V-LMDh) - Cadillac - 1 giro
5 - Di Resta-Jensen-Vergne (Peugeot 9X8) - Peugeot - 2 giri
6 - Cameron-Christensen-Makowiecki (Porsche 963) - Penske - 6 giri
7 - Fuoco-Molina-Nielsen (Ferrari 499P) - Ferrari - 6 giri
8 - Mailleux-Berthon-Gutierrez (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 7 giri
9 - Dumas-Pla-Briscoe (Glickenhaus 007) - Glickenhaus - 6 giri
10 - Duval-Menezes-Müller (Peugeot 9X8) - Peugeot - 10 giri
11 - Smiechowski-Scherer-Costa (Oreca 07-Gibson) - Inter Europol - 12 giri
12 - Andrade-Kubica-Delétraz (Oreca 07-Gibson) - WRT - 12 giri
13 - Lafargue-Chatin-Hörr (Oreca 07-Gibson) - Idec - 12 giri
14 - Jani-Binder-Pino (Oreca 07-Gibson) - Duqueine - 13 giri
15 - Maldonado-van der Helm-van Uitert (Oreca 07-Gibson) - Panis - 13 giri

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