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22 Ott [11:13]

Evans: il ritratto del campione
Da eterno secondo al sogno iridato

Michele Montesano

Un traguardo a lungo sognato, ma finalmente arrivato e in una maniera a dir poco rocambolesca. Elfyn Evans non credeva quasi più di coronare il sogno di una vita. Cinque volte vicecampione del mondo, protagonista di diverse stagioni concluse con il sapore amaro di un pugno di sabbia e un’occasione mancata, il gallese ha finalmente spezzato la maledizione conquistando il suo primo titolo iridato del WRC.

Un successo, quello dell’alfiere Toyota, arrivato al termine di un Rally d’Italia Sardegna destinato a rimanere nella storia, deciso a poche centinaia di metri dal traguardo della Power Stage finale. Ma dietro questo titolo, conquistato anche grazie all’uscita di strada del rivale e compagno di squadra Oliver Solberg, si nasconde una carriera lunga vent’anni, costruita con pazienza, determinazione, tra alti e bassi, e una costanza che da sempre rappresenta il tratto distintivo del pilota gallese.

Nato il 28 dicembre 1988 nella cittadina di Dolgellau, Elfyn Rhys Evans è cresciuto respirando da sempre l’aria dei rally. Suo padre Gwyndaf è stato uno dei protagonisti della scena britannica, conquistando il titolo nazionale nel 1996 fino a prendere parte anche ad alcune prove del Mondiale. Per il giovane Elfyn, dunque, le competizioni sono state una presenza familiare fin dall’infanzia. Il primo approccio al volante è arrivato molto presto, anche grazie al nonno, mentre il padre gli ha trasmesso la passione per la specialità del traverso.



La sua storia, al contrario di quanto si possa immaginare, non è però quella di un predestinato che ha avuto la strada spianata per raggiungere il sogno iridato. Nel 2006, a diciassette anni, Evans ha iniziato a correre con una Nissan Micra acquistata e preparata autonomamente, senza poter contare fin dall’inizio su un programma ufficiale di alto livello. Nel frattempo lavorava anche nella concessionaria di famiglia, prima che la sua carriera prendesse definitivamente la direzione del professionismo.

Dopo le prime esperienze nei campionati britannici, Evans nel 2010 ha conquistato il titolo junior nazionale e il Ford Fiesta Trophy UK guadagnandosi anche il sostegno di Pirelli, attraverso il programma Pirelli Star Driver. La svolta è arrivata nel 2012 quando, al volante della Ford Fiesta R2, ha conquistato la WRC Academy imponendosi in quattro delle sei gare disputate. Il successo gli ha aperto le porte di M-Sport, la struttura diretta da Malcolm Wilson che sarebbe diventata fondamentale per la sua crescita.

Nel 2013 Evans ha iniziato a confrontarsi con il WRC2 oltre ad avere la prima occasione di guidare una WRC in Sardegna, chiamato a sostituire Nasser Al-Attiyah. Senza una preparazione specifica, ha concluso il rally al sesto posto assoluto mostrando qualità che non sono passate inosservate. L’anno successivo è così diventato pilota titolare di M-Sport nella classe regina, al fianco di Mikko Hirvonen al volante della Ford Fiesta WRC. La prima stagione completa si è conclusa con l’ottavo posto in campionato, mentre nel 2015 sono arrivati i primi podi iridati, in Argentina e al Tour de Corse, dove ha sfiorato la vittoria terminando secondo alle spalle di Jari-Matti Latvala.



Proprio quando sembrava pronto a spiccare il volo, Evans ha dovuto affrontare una delle prime grandi delusioni della sua carriera. Nel 2016 M-Sport ha deciso di riportarlo nel WRC2 affidandogli una Ford Fiesta R5. Lontano dai riflettori della categoria principale, il gallese ha reagito nel modo migliore conquistando tre vittorie nel Mondiale cadetto e soprattutto il titolo britannico, vent’anni dopo quello ottenuto dal padre. Una stagione importante non soltanto per i risultati, ma anche per la capacità di trasformare una retrocessione in un’occasione di riscatto.

Il ritorno nel WRC nel 2017 ha coinciso con la prima vittoria assoluta. Al volante della Ford Fiesta WRC gommata DMACK, Evans ha conquistato il Rally del Galles davanti al pubblico di casa, diventando il primo gallese a vincere una prova del Mondiale. Dopo aver sfiorato il successo in Argentina, battuto da Thierry Neuville per appena sette decimi, il pilota di Dolgellau ha finalmente raggiunto il gradino più alto del podio di un rally iridato.

La consacrazione definitiva, tuttavia, avrebbe richiesto ancora tempo. Più precisamente nel 2020 con il passaggio in Toyota. Con la Yaris WRC+, Evans ha trovato la vettura ideale per esprimere il proprio potenziale. Nella prima stagione con la squadra giapponese, il gallese ha conquistato due vittorie, in Svezia e Turchia, arrivando all’ultimo appuntamento di Monza da leader del campionato.



Le condizioni difficili, con neve e ghiaccio a rendere insidioso il percorso, hanno però trasformato il finale in un incubo. Un’uscita di strada ha compromesso la sua gara e i sogni di gloria consegnando il titolo al compagno di squadra Sébastien Ogier. Evans ha chiuso secondo, a soli otto punti dal francese, vedendo sfumare quello che sembrava il coronamento di una stagione quasi perfetta.

Il copione si è ripetuto nel 2021. Due vittorie, in Portogallo e Finlandia, e una serie di piazzamenti di vertice gli hanno permesso di rimanere in corsa fino all’ultimo rally, ancora una volta a Monza. Ogier ha conquistato nuovamente il titolo lasciando, così, al gallese il secondo posto iridato per la seconda stagione consecutiva. Due occasioni mancate che avrebbero potuto incrinare le certezze di qualsiasi pilota, ma Evans ha continuato a lavorare con la stessa metodicità, senza perdere il proprio posto al vertice della squadra.

Il 2022, condizionato anche dalle difficoltà di adattamento alle nuove Rally1 ibride, si è concluso senza vittorie e con il quarto posto in campionato. L’anno seguente il gallese è tornato a imporsi in tre occasioni, in Croazia, Finlandia e Giappone, ma Kalle Rovanperä ha avuto la meglio nella corsa al titolo. Nel 2024, invece, è stato Neuville a laurearsi campione, nonostante il successo di Evans nel Rally del Giappone, ultima prova della stagione. Per il gallese è arrivato così il quarto secondo posto mondiale.



La delusione più recente prima del trionfo è stata quella del 2025. Evans ha guidato a lungo la classifica iridata, vincendo in Svezia e Kenya, oltre a mostrare una continuità di rendimento impressionante. Otto podi gli hanno permesso di presentarsi all’ultimo appuntamento con concrete possibilità di conquistare il titolo, ma ancora una volta Ogier è riuscito a ribaltare la situazione chiudendo il campionato con quattro punti di vantaggio.

Cinque secondi posti in sei stagioni, un macigno per le ambizioni di qualsiasi pilota. Ma il 2026 è stato l’anno della svolta. Con Rovanperä assente, Evans si è presentato al via come la punta di riferimento della Toyota. Il gallese si è trovato, però, a fare i conti con una concorrenza interna particolarmente agguerrita. Solberg, promosso al programma Rally1, ha dimostrato fin dalle prime gare di essere un avversario temibile. Come se non bastasse, anche Sami Pajari ha trovato la strada della vittoria, senza dimenticare il sempre velocissimo Ogier.

Evans ha risposto con la sua arma migliore: la regolarità. Dapprima il successo nel Rally di Svezia, che gli ha permesso di salire al comando della graduatoria generale, poi la tredicesima vittoria in carriere nel WRC in Giappone gli ha consentito di puntellare il primato. Senza essere necessariamente il più veloce in ogni circostanza, il gallese ha saputo raccogliere punti anche nelle gare più difficili, gestendo le insidie di superfici differenti e la pressione di un campionato rimasto aperto fino all’ultimo appuntamento.



Alla vigilia del Rally Italia Sardegna, Evans si è presentato con un vantaggio importante, ma non sufficiente per considerare chiusa la partita. Solberg e Pajari erano ancora in grado di contendergli il titolo, tanto che la resa dei conti della stagione si è trasformata in una delle più avvincenti lotte degli ultimi anni del WRC. Come nei migliori film, il finale è stato al cardiopalma.

L’ultima giornata sarda ha messo a dura prova il gallese. Una foratura, accusata nella penultima prova speciale, ha ridotto sensibilmente il margine sugli avversari rimandando ogni verdetto alla Power Stage di Sassari-Argentiera. Evans ha completato la propria prova senza riuscire a esprimersi al meglio e, per alcuni istanti, ha creduto di aver perso ancora una volta il titolo. Solberg, partito dopo di lui, era infatti più veloce al rilevamento intermedio e sembrava ormai destinato a conquistare il Mondiale.

A poche curve dal traguardo, però, lo svedese ha perso il controllo della Toyota GR Yaris Rally1 finendo fuori strada. Pur riuscendo a riprendere la marcia e a vincere il rally, l’errore è costato a Solberg i punti necessari per diventare campione. Evans ha così conquistato il titolo con 243 punti, cinque in più dello svedese e sei davanti a Pajari. Un epilogo incredibile, che ha lasciato il gallese e il suo navigatore Scott Martin quasi increduli.



È però riduttivo circoscrivere il risultato finale solamente all’episodio della Sardegna. Ricondurre il titolo di Evans alla sola uscita di strada di Solberg significherebbe ignorare il percorso che lo ha condotto fin lì. Il campionato si costruisce attraverso un’intera stagione e il gallese è rimasto al comando della classifica sin dalla primavera, affrontando pressioni, forature, passi falsi e una competizione interna di altissimo livello. La sua capacità di limitare gli errori e raccogliere punti anche quando la vittoria non era alla sua portata ha rappresentato la differenza in una stagione estremamente serrata.

Con questo successo, Evans è diventato il primo gallese a conquistare il Mondiale Rally e il terzo britannico a riuscirci dopo Colin McRae, campione nel 1995, e Richard Burns, iridato nel 2001. Per Martin, copilota al suo fianco dal 2019, è arrivato parallelamente il primo titolo mondiale britannico nella categoria. La loro collaborazione è stata una componente fondamentale della crescita del pilota Toyota, capace di trovare negli anni un equilibrio sempre più solido tra velocità, gestione della gara e lettura delle situazioni.

Il significato della corona iridata è emerso anche nei giorni successivi al trionfo, quando Evans è tornato nella sua Dolgellau per festeggiare con la propria comunità. Migliaia di persone hanno accolto il campione nella piazza della cittadina gallese, incuranti della pioggia, tra bandiere, cori e applausi. Al volante della GR Yaris Rally1, Evans ha regalato un po’ di spettacolo e tondi ai tifosi prima di scendere dalla vettura con la bandiera gallese tra le mani. Una celebrazione lontana dai grandi palcoscenici internazionali, ma forse proprio per questo ancora più significativa per un pilota cresciuto in quel territorio.



A 37 anni, Evans ha finalmente raggiunto il traguardo che inseguiva da quando era un ragazzino. Il suo percorso non è stato caratterizzato da un dominio assoluto né da una serie ininterrotta di successi, ma dalla capacità di rialzarsi dopo ogni occasione perduta. Le sconfitte di Monza, i titoli sfuggiti contro Ogier, Rovanperä e Neuville, le stagioni in cui la velocità non è bastata hanno contribuito a costruire un pilota più maturo, capace di affrontare la pressione senza snaturare il proprio stile.

Il Mondiale 2026 porta finalmente il suo nome. E se l’ultima Power Stage ha consegnato alla storia un finale rocambolesco, la vera conquista di Evans è il risultato di un viaggio cominciato con una piccola Nissan Micra e proseguito attraverso vent’anni di sacrifici, apprendistato e perseveranza. Dopo cinque secondi posti, il gallese non è più l’eterno inseguitore bensì è finalmente un campione del Mondo Rally.