Giovanni Bernacchini

“Era ora, no?”. Giovanni Bernacchini conferma che quello mediorientale conquistato insieme a Nasser Al-Attiyah all’ultimo assalto è il primo titolo che mette in bacheca e confessa che il vuoto un po’ lo infastidiva: “Qualche monomarca l’avevo vinto, ma niente di più. E dopo sedici stagioni di corse avevo voglia di scrivere il mio nome nell’albo d’oro di un campionato riconosciuto dalla Fia”. Trentotto anni lo scorso giugno, il copilota figlio d’arte è stato anche l’unico italiano a recitare un ruolo da protagonista nello scorso mondiale e ha fondate speranze di esserlo ancora di più nella stagione che va a cominciare. Sempre con il qatariano, ma con la terza DS3 World Rally Car ufficiale.

- Fino a non tanto tempo fa, pareva certo che sareste approdati alla Volkswagen. Com’è che una trattativa avviatissima è saltata?
“Il primo scoglio è stato che la squadra tedesca non voleva che Nasser disputasse la Dakar che per lui, invece, era ed è un appuntamento irrinunciabile. Poi è saltato fuori che avrebbe dovuto rinunciare anche a partecipare alle Olimpiadi di Londra e infine gli hanno fatto sapere che a loro, di gareggiare nel Campionato del Medio-Oriente non importava proprio niente. I tanti paletti lo hanno convinto che non avessero poi tanta voglia di dare seguito alle promesse che gli erano state fatte e a quel punto s’è guardato intorno e, penso, ha avuto un ruolo non secondario nell’operazione che portato il Qatar a sponsorizzare la Citroen nel mondiale”.

- La voglia del tuo pilota di essere alla Dakar vi impedirà di essere al via del Monte-Carlo…
“Quasi certamente sì, visto che le ricognizioni del Monte inizieranno quando ancora non sarà finita la corsa in america latina. Un po’ mi dispiace, ma mi spiace ancora di più che il Jordan rally non sia più nel giro iridato. Comunque, avremo tempo e modo di farci valere nelle restanti gare: magari non in Svezia dove si corre su un fondo che non è esattamente il preferito di Nasser, ma credo che già in Messico potremo fare una buona gara. I dirigenti della Citreon hanno ribadito che avremo lo stesso materiale di Sébastien Loeb e di Mikko Hirvonen e se tutto va come deve, su qualche podio potremmo anche salirci”.

- Nel raid più famoso del mondo, non ci sarai. Ti dispiace?
“Mah, sì e no. Pochi anni fa, prima di conoscere Nasser, non prendevo neppure in considerazione l’ipotesi di disputare una Dakar, adesso, invece, la cosa un po’ mi intriga… Il problema è che lui parte per vincere e io non ho l’esperienza necessaria per affiancarlo: per essere all’altezza della situazione, dovrei disputare qualche raid con qualcuno che non abbia grandi ambizioni e non è facile mettere i vari tasselli a posto: un giorno, forse…”-

- Solo il mondiale nel vostro programma?
“No, certo. Per darci modo di difendere il titolo, la Citroen sta sviluppando e omologherà una DS3 in versione Regional e ci seguirà nel Middle Est a partire dalla seconda gara: la prima, in Qatar, proprio per problemi burocratici connessi all’omologazione dell’auto, la disputeremo con una Peugeot 207 Super2000, forse della Kronos”.

- Come ti trovi in medioriente?
“Bene, molto bene. Ormai ho una certa esperienza: ho disputato venti gare, ne ho vinte tredici e gareggiare nel deserto non mi spaventa. Mi diverto e vinco spesso, va benissimo!”:

- Come sei stato accolto dall’ambiente?
“Direi nel migliore dei modi e del resto, la maggior parte dei copiloti sono europei per cui nessuno si sorprende. E noi italiani, poi, dopo il titolo vinto da Nicola Arena l’anno scorso, siamo visti decisamente bene”.

- Che impressione ti hanno fatto le gare della serie?
“Stanno migliorando, ma il livello organizzativo, rapportato agli standard mondiali, è ancora bassino. E bassino, francamente, è il livello medio dei partecipanti”.

- Rimpianti?
“Assolutamente nessuno. Nasser è un pilota forte e una persona fantastica, è uno che non stressa neppure quando le cose vanno male e quindi con lui mi trovo divinamente. In sostanza, sono molto contento della situazione: diciamo che correndo con lui, oltre a vincere con una certa frequenza, ho ritrovato il sorriso. E non è poco”.

g. ran.


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