28 Mag [11:41]

Bryan Bouffier

“Vittoria al Tour de Corse: che dire? Beh, che è troppo bello…”. Non l’ha fatta lunga, Bryan Bouffier per far sapere cosa provava dopo essersi gettato dietro le spalle i duecentocinquanta chilometri di prove speciale disegnate sull’Ile de Beauté. “E adesso si va in Polonia per correre con la 208 R2”, ha aggiunto. Ha un programma intenso, il transalpino che ha costretto Jan Kopecky a interrompere la sua mini-serie positiva: in questa stagione, oltre alla serie europea e a quella polacca, disputa pure la Citroen Academy e per gradire, a inizio stagione, s’era offerto anche il Monte-Carlo con una DS3 vuerrecì. Cavandosela piuttosto bene, vista la sua scarsissima esperienza con la regina di Versailles: quinto assoluto.
Il prossimo dicembre festeggerà i suoi primi trentacinque anni. Non più sufficientemente giovane da poter realisticamente ambire ad avere un posto stabile nel mondiale, ha però tutto quel che serve per continuare a vivere della sua passione. Le doti, certo, ma anche la voglia di battersi e sbattersi per non limitarsi a fare il collaudatore per il Leone Rampante e cercare scampoli di gloria nel campionato polacco o magari anche in quello francese. Intanto, ad Ajaccio, ha staccato la tessera di un club piuttosto esclusivo: quello riservato a chi, in carriera, ha scritto il proprio nome in due degli appuntamenti più luccicanti del mondo. Dopo il Monte-Carlo ha vinto anche il Tour de Corse e non sono in tanti ad essere riusciti nell’impresa.
Vincere quello che non sarà più il rally delle diecimila curve e tuttavia resta una delle gare più toste su strade catramate era il suo obiettivo alla vigilia. L’ha centrato mixando con molta abilità vari ingredienti: una certa conoscenza del percorso, l’esperienza necessaria a evitare le sempre tantissime insidie, la determinazione alimentata anche dalla beffa subita alle Azzorre dove era stato costretto ad arrendersi prima ancora di cominciare a combattere dalla rottura del motore. “Non ne abbiamo uno di scorta e i responsabili dell’unica squadra che ne ha uno non sono disposti a prestarcelo”, aveva scritto senza rancore su un social network prima di lasciare l’isola atlantica. Ben conscio che anche un no, pur difficile da digerire, fa parte del gioco. In Corsica s’è in qualche modo vendicato. Sempre nel gruppetto di testa, prima della tappa conclusiva, quando Robert Kubica con la DS3 Regional era già out e Craig Breen era ormai troppo lontano per proporsi come terzo incomodo, era a una manciata di secondi da Jan Kopecky. Deciso più che mai ad attaccarlo: “Va bene così, ora – aveva spiegato – non mi resta che risalire in classifica di una sola posizione”. L’ha fatto duellando con il céco della Skoda, approfittando di una sua indecisione per superarlo e poi reagendo alla grande al suo veemente contrattacco. Ipotecando nel penultimo tratto cronometrato quell’oro che il rivale forse non avrebbe più cercato di togliergli neppure se il quattro cilindri della Fabia non si fosse messo a tossire e ansimare. Primo con merito, s’è goduto la festicciola sul podio. A chi ha provato a punzecchiarlo chiedendogli perché mai la strada davanti a lui sia sempre in salita ha ribattuto osservando di non avere poi troppo da lamentasi, visto che comunque le sue belle soddisfazioni se l’è tolte. “E poi è bene non dimenticare che in un modo o nell’altro sono sempre riuscito a imbastire programmi interessanti”, ha ribadito. Ripetendo quello che aveva detto alla fine del suo Monte magico.

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