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28 Feb [14:51]

Addio al “Drago” dei Rally
Munari ci ha lasciato a 85 anni

Michele Montesano

Il mondo dei rally italiani e internazionali dice addio a uno dei suoi simboli. Sandro Munari si è spento a 85 anni a Bologna dopo una lunga malattia lasciando un vuoto profondo in una disciplina che, anche grazie a lui, è diventata popolare e amata dal grande pubblico. Con la scomparsa del “Drago” non se ne va soltanto un campione, ma un’intera epoca della specialità del traverso fatta di strade innevate, notti interminabili, fari che tagliano la nebbia e vetture diventate leggenda.

Nato nel 1940 a Cavarzere, in provincia di Venezia, Munari era conosciuto da tutti come il “Drago”, un soprannome che raccontava perfettamente il suo carattere e il suo stile di guida. Determinato, istintivo ma allo stesso tempo meticoloso, fu uno dei grandi protagonisti della stagione d’oro dei rally tra la fine degli anni Sessanta e tutti gli anni Settanta. Il suo nome è indissolubilmente legato a quello della Lancia, marchio con cui costruì gran parte della sua carriera e contribuì a scrivere alcune delle pagine più gloriose dell’automobilismo sportivo italiano.



Gli inizi non furono immediatamente al volante. Dopo le prime esperienze sui kart, Munari entrò nel mondo dei rally nel 1964 come navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari. Fu una palestra fondamentale, che gli permise di comprendere fino in fondo le dinamiche delle gare su strada, l’importanza delle note e la gestione mentale delle prove speciali.

Quando, a metà degli anni Sessanta, prese definitivamente il volante, il suo talento emerse con forza. Con la Lancia Fulvia HF arrivarono i primi grandi risultati: il titolo italiano nel 1967 e nel 1969, poi il Campionato Europeo nel 1973. Erano anni in cui i rally stavano cambiando pelle, passando da disciplina per pochi appassionati a fenomeno sportivo capace di accendere l’immaginazione di un’intera generazione.



Il primo trionfo destinato a entrare nella leggenda arrivò nel 1972 al Rally di Monte Carlo. Al volante della Fulvia 1.6 Coupé HF, Munari riuscì a imporsi contro vetture sulla carta più potenti, come Porsche, Alpine e Ford. Fu la prima vittoria di un pilota italiano nel Principato, un successo che ebbe un’eco enorme e che contribuì a consacrarlo definitivamente tra i grandi. La sua capacità di leggere la strada, di adattarsi alle condizioni più difficili e di mantenere una concentrazione assoluta nelle prove più insidiose divenne il suo marchio di fabbrica.

Se la Fulvia rappresentò l’inizio della sua ascesa, la consacrazione definitiva arrivò con la Lancia Stratos, una vettura progettata per dominare i rally. Con la Stratos, Munari inaugurò una stagione irripetibile di successi internazionali. Vinse ancora al Rally di Monte Carlo nel 1975, nel 1976 e nel 1977, costruendo un record di quattro affermazioni complessive nella gara più iconica del mondiale. Nel 1977 conquistò la Coppa FIA Piloti, antesignana dell’attuale Campionato del Mondo Rally, diventando il primo italiano a imporsi in una competizione iridata per piloti.



Oltre che rallista, grazie alla sua versatilità Munari riuscì a brillare anche nelle gare di velocità e nelle competizioni Endurance. Nel 1972 vinse la Targa Florio in coppia con Arturo Merzario, al volante della Ferrari 312 PB, dimostrando di sapersi adattare con naturalezza anche alle sport prototipo. Partecipò alla 12 Ore di Sebring e ad altre classiche dell’Endurance, sempre con risultati di rilievo. Sfiorò persino la Formula 1. Nel 1973 Frank Williams gli propose di disputare il Gran Premio del Sudafrica al volante della Iso Marlboro, ma l’occasione sfumò e la sua carriera rimase saldamente ancorata ai rally.

Quando l’epopea della Stratos si concluse, Munari proseguì dapprima con la Fiat 131 Abarth, ottenendo poi piazzamenti importanti a livello mondiale anche nei Rally Raid prima di ritirarsi dalle competizioni nel 1984. In seguito mise la sua esperienza al servizio delle squadre, ricoprendo anche ruoli manageriali e restando una presenza costante nel paddock, punto di riferimento per appassionati e addetti ai lavori.



Il “Drago” ha incarnato un modo di intendere il rally fatto di passione, dedizione e cura maniacale dei dettagli. Pilota capace di lavorare in perfetta sintonia con tecnici e navigatori, di studiare l’assetto e le soluzioni meccaniche con attenzione certosina. Con la scomparsa di Munari si chiude uno dei capitoli più affascinanti dell’automobilismo sportivo italiano. Restano però l’eredità e le immagini di un mondo, quello dei rally, fatto di passione e che ormai non c’è più.