Michele Montesano
Dalla gioia della vittoria, al triste epilogo dell’avventura in appena un mese. Si potrebbe condensare così quanto successo al programma Dacia Sandrider. Una decisione arrivata quasi a sorpresa, ma che segue quanto tristemente già accaduto ad Alpine nel FIA WEC. Dopo il trionfo nel deserto Saudita, per Dacia l’ultima missione da compiere sarà quella della conquista del titolo W2RC.
Il programma iniziale prevedeva di dare l’assalto alla Dakar in tre anni ma, visto che tale obiettivo è stato raggiunto già alla seconda partecipazione, i vertici del Gruppo Renault, di cui Dacia fa parte, hanno preferito anticipare la chiusura. Tuttavia, alle spalle di tale decisione, c’è sempre l’obbligo di far quadrare i conti in un contesto tutt’altro che roseo per il mondo dell’automotive, incluso ciò che sta vivendo il costruttore francese. Di conseguenza la scelta più logica riguarda la chiusura dei programmi sportivi.
Un’esperienza breve ma intensa quella di Dacia, che ha visto la Sandrider conquistare la recente Dakar con l’equipaggio Nasser Al-Attiyah e Fabian Lurquin. Oltre alla sesta vittoria del qatariota nel Rally Raid più celebre e massacrante al mondo, si è potuto assistere quasi a una dimostrazione di forza da parte della squadra Dacia con Sebastien Loeb quarto al traguardo finale di Yanbu, il campione del mondo del W2RC Lucas Moraes settimo e Cristina Gutierrez undicesima.
Chiuso il capitolo Dakar, ora l’obiettivo si sposta sulla conquista del titolo Mondiale Rally Raid. Infatti l’ultimo impegno di Dacia sarà proprio quello di tentare la scalata al successo del W2RC. Saranno tre le Sandrider T1+ che verranno schierate dal team nei prossimi appuntamenti, in Portogallo, fra mondo di un mese, Argentina e Marocco prima del grande finale ad Abu Dhabi.
Resta da sciogliere il nodo se verranno effettuate, di volta in volta, delle rotazione degli equipaggi o se si deciderà di puntare su dei piloti per il prosieguo del campionato. Puntando lo sguardo più in avanti, difficilmente gli alfieri Dacia resteranno senza un volante. Inoltre, considerando che le Sandrider sono realizzate e gestite da Prodrive, non è escluso che la struttura inglese possa portare avanti il programma per un’ulteriore Dakar magari con il supporto di uno sponsor.