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19 Lug [20:00]

Dramma Guglielmini in Bulgaria
Il ricordo dei colleghi

È di nuovo il tempo del dolore. Per quelli che in quel dannato punto della prima prova speciale del Rally di Bulgaria erano già passati quando la 207 di Brian Lavio è volata fuori strada e s’è fermata contro un albero e per quelli che ci sono arrivati dopo, quando un manipolo di volontari cercava di estrerre il corpo di Flavio Guglielmini dall’abitacolo. Per quelli che hanno sentito il pilota elevetico mormorare che forse, quasi certamente, il copilota italiano non aveva avuto il tempo di accorgersi di quanto stava accadendo e che se n’è andato senza un grido, un lamento. E per quelli che non c’erano e possono solo aggrapparsi alla speranza che sia davvero andata così.

Occhi umidi e orecchie basse: quella che avrebbe dovuto essere una domenica come tante, fa precipitare nello sconforto la gente dei rally. Già, è il tempo del dolore. E dei ricordi. Quelli freschissimi di John Bernacchini che racconta di essersi fermato a scambiare due chiacchiere con lo sfortunato collega giusto poco dopo la fine della prima tappa: “Ero andato in direzione di gara a comunicare che Luca Betti e io non saremmo ripartiti e lui aspettava che fosse pubblicato l’ordine di partenza. A pensarci adesso mi vengono i brividi...”.

Non è il solo a faticare ad accettare la realtà. “È che quando ci infiliamo il casco in testa pensiamo di sapere di andare incontro a certi rischi. Ma quando poi capita quello che è successo a Flavio, ci accorgiamo di non essere per niente preparati”, osserva il pilota del figlio d’arte. “Lo avevo conosciuto in uno dei primi rally ed eravamo diventi amici...”, aggiunge Betti.

Giandomenico Basso vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce. Con Guglielmini, il Giando, aveva diviso l’abitacolo neppure tanti anni fa. Anche per questo è stato il primo a darsi da fare per far sospendere la gara. Senza pensare ai punti – ne ha intascato 14, avrebbero potuto e dovuto essere 16 – da prendere sull’asfalto di Bulgaria. Gli altri driver lo hanno seguito e alla fine anche i capi e capetti della federazione bulgara hanno dovuto adeguarsi. Autoassolvenosi, ça va sens dire. “E’ una giornata tragica, ma i soccorsi sono stati tempestivi”, ha subito detto Ianakiev. Anche se non è esattamente quello che pensano e dicono altri piloti.

E’ il tempo del dolore, questo. Dopo verrà quello per accertare eventuali responsabilità. E quello per chiarire la dinamica. Anche se la versione di Lavio – che avrebbe detto di aver urtato una pietra e poi di essere uscito – pare credibile.
La speranza è che arrivi anche il tempo della riflessione. E toccherà agli ingegneri – a quelli federali e non solo – trovare una soluzione per ridurre i rischi degli impatti laterali. 

Guido Rancati

Nella foto, Brian Lavio e Flavio Guglielmini