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19 Ott [11:25]

Juho Hanninen

Mi ritorni in mente. Juho Hanninen si arrampica sull’attico del podio scozzese e a qualcuno torna in mente il giudizio sul finlandese espresso da Gilles Panizzi quasi due anni fa. In tempi non sospetti, subito dopo che il ragazzo della Carelia aveva stropicciato la Fabia sull’asfalto “sporco” del Montecarlo.

“L’ho visto in azione nei test pregara e posso dire che è fortissimo su ogni tipo di fondo. Quello che ancora gli manca è la lucidità necessaria per gestire le situazioni difficili, per calibrare i rischi”, diceva l’asfaltista della Costa Azzurra mentre gli uomini della Skoda annotavano i danni e non nascondevano la loro delusione per un risultato da sogno solo sfiorato. “Ancora non gli ho parlato – osservava Panizzi – ma credo di sapere perché ha esagerato e sbagliato: dopo aver perso in un colpo solo tutto il capitale che aveva messo insieme in una giornata vissuta tutta all’attacco, ha aggredito a testa bassa la prova che gli è stata fatale per tornare in testa e inevitabilmente un atteggiamento del genere gli è costato caro. Del resto i finlandesi sono così, per fortuna: se sapessero ragionare sempre e comunque, agli altri resterebbero ben poche occasioni di vincere qualcosa...”.

Parlava di Hanninen e pensava a Marcus Gronholm, lo spilungone che aveva frequentato a lungo nelle sue esaltanti stagioni iridate con la Peugeot. Aggiungeva: “Non so se Juho avrà la possibilità di maturare, ma se quelli che gli stanno intorno lo aiuteranno a farlo, saranno dolori per tanti”.
Così è stato. Gli uomini di Mlada Boleslav hanno continuato ad avere fiducia in lui e lui li ha ripagati con una stagione da mettere incornice. Culminata con la vittoria – la terza dell’annata dopo quelle conquistate in Argentina e in Sardegna – in Scozia. Cercata per ribadire che non c’era niente di casuale nella sua affermazione nell’Intercontinental Rally Challenge.

Ciliegia rossa e grossa sulla torta, il primo posto alla fine della tre giorni nel Regno Unito è il risultato di un sapiente cocktail i cui ingredienti sono il talento, ma anche l’acume tattico. Non ha rischiato niente nel doppio prologo, Hanninen. Ma quando le cose si sono fatte serie non ha lasciato quasi niente ai suoi avversari. Ha preso il pallino alla sesta delle dodici prove speciali in cartellone e non l’ha più mollato. E’ stato il più veloce in cinque tratti cronometrati – tanti quanti ne ha firmati Guy Wilks che, rientrato grazie al SuperRally dopo essere stato stoppato dalla rottura del cambio, non compare nella classifica finale – ma non ha infierito. E quando è stato chiaro che nessuno dei soliti noti poteva più insidiarlo, ha controllato con bella sicurezza Andreas Mikkelsen.

Roba da grandi, insomma. A dimostrazione di una raggiunta maturità, quella che gli aveva permesso di essere protagonista anche e soprattutto sulle strade catramate. A Montecarlo, ma anche alle Canarias, al Barum e al Sanremo. E di mandare in confusione Jan Kopecky che pure, qualche mese fa, era il pilota sul quale i céchi puntavano di più.
E adesso l’ennesimo “flying finn” aspetta e spera. Aspetta l’annuncio che per lui, nell’anno che verrà, ci sarà un impegno a tempo pieno nella serie iridata e spera che il top-management dell’azienda dell’est dia il via libera al progetto di trasformare l’attuale Fabia Super2000 in una World Rally Car. Per battersi con i grandissimi, per seguire le orme lasciate da Gronholm...

Guido Rancati