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10 Set [22:42]

Intervista a Palarchi: "Nella A2RL
la vera competizione è nel software"

Michele Montesano

La trasformazione di una monoposto da competizione in una vettura capace di correre senza pilota è soltanto una parte delle sfide che A2RL sta affrontando. Dietro alla
Dallara utilizzata dalla categoria c'è infatti un complesso ecosistema tecnologico nel quale convivono ingegneria del veicolo, sensoristica, sistemi di calcolo, simulazione e intelligenza artificiale.

A coordinare questo sviluppo c'è Nicola Palarchi, Engineering Director di A2RL, forte di oltre vent'anni di esperienza nel motorsport internazionale, dalla Formula 1 alla Formula E, passando dal WEC al DTM. Il suo compito è creare l'ambiente tecnico nel quale i team possano sviluppare e mettere alla prova le proprie soluzioni autonome mantenendo, però, una condizione fondamentale: le monoposto devono essere identiche, così che la competizione si concentri sul software e sull'ntelligenza artificiale.

Palarchi conosce bene il mondo delle corse tradizionali, ma proprio l'assenza del pilota modifica completamente la prospettiva. Nelle vetture della A2RL sono stati rimossi tutti gli elementi standard e, al loro posto, è stato installato un insieme di attuatori, computer e sensori che permette alla monoposto di percepire l'ambiente e prendere autonomamente le decisioni necessarie per affrontare la pista. Anche la scelta del propulsore segue questa filosofia: il motore Honda non è soltanto una soluzione pratica, ma rappresenta anche la volontà di dimostrare come la guida autonoma sia indipendente dal tipo di alimentazione.



Da Imola, dove A2RL ha affrontato una nuova pista internazionale dopo l'esperienza di Abu Dhabi, Palarchi racconta quindi come è stata costruita la vettura a guida autonoma, perché la standardizzazione sia essenziale per la categoria, quale ruolo abbia il simulatore nella preparazione dei team e in quale direzione potrà evolvere la competizione.

Come avete trasformato una monoposto nata per essere guidata da un pilota in una vettura autonoma?

"Le modifiche più importanti sono ovviamente legate all'assenza del pilota. Abbiamo eliminato tutti i dispositivi di sicurezza e i componenti relativi alla sua presenza, quindi halo, barra e strutture di intrusione laterali, pedali, sterzo e servosterzo. Nello spazio che normalmente occupa il pilota abbiamo inserito tutti i componenti necessari alla guida autonoma: l'attuatore dello sterzo, quello dei freni, i sistemi di calcolo di medio e alto livello, oltre a LiDAR, radar e telecamere. Abbiamo anche installato una doppia batteria, a 12 e 48 volt, perché gli attuatori lavorano a 48 volt mentre gli altri sistemi di base della vettura utilizzano i 12 volt".

È cambiato anche il motore rispetto alla Super Formula SF23?

"Sì. Il motore originale della Super Formula è un propulsore factory che può essere utilizzato soltanto dai team ufficiali in Giappone, quindi abbiamo dovuto sostituirlo. Abbiamo scelto un Honda K20C, un motore già molto diffuso e sviluppato, che dimensionalmente si adatta bene alla vettura, sia dal punto di vista del telaio sia per quanto riguarda il cambio. Lo abbiamo in due configurazioni, da 450 e 650 cavalli, e per le competizioni autonome utilizziamo quella da 450".

Perché avete scelto proprio la versione da 450 cavalli?

"Perché la nostra sfida non è stabilire il record assoluto sul giro, ma mettere alla prova gli agenti di intelligenza artificiale. Con 450 cavalli possiamo ottimizzare anche i costi legati alle revisioni e avere una vettura leggermente più semplice da gestire. Nei progetti in cui invece cerchiamo la massima performance possiamo utilizzare la configurazione da 650 cavalli".



Come mai la scelta di un motore a combustione interna invece di uno elettrico?

"Innanzitutto perché è una soluzione comoda: ci sono più motori di questo tipo disponibili sul mercato e il K20C è un propulsore già ben sviluppato. Ma c'è anche un'altra ragione. Uno degli aspetti interessanti di questa vettura è proprio rompere il cliché secondo cui un'auto autonoma debba necessariamente essere elettrica. I sistemi di guida autonoma sono indipendenti dal tipo di propulsione: si possono applicare tanto a una vettura elettrica quanto a una con motore a combustione interna. In questo caso abbiamo voluto dimostrarlo anche concretamente".

Quanto incide la sensoristica sulla capacità della vettura di capire ciò che sta succedendo in pista?

"La sensoristica ha funzioni diverse. Per quanto riguarda il grip, per esempio, utilizziamo principalmente i sensori tradizionali, come accelerometri e sensori che permettono di valutare lo slip. Le telecamere hanno invece un ruolo soprattutto nella percezione dell'ambiente e nella guida: permettono di riconoscere la traiettoria, gli altri oggetti e le altre vetture e di confrontare ciò che la macchina vede con la traiettoria ideale".

Quanto è importante avere una vettura standardizzata per tutti i team?

"È fondamentale, soprattutto in questa fase. La standardizzazione ci permette innanzitutto di evitare un'escalation dei costi, ma soprattutto garantisce che la piattaforma sia identica per tutti. Le vetture hanno lo stesso assetto e le stesse pressioni degli pneumatici e noi controlliamo costantemente le loro prestazioni, sia dal punto di vista dinamico sia per quanto riguarda il motore. Abbiamo un gruppo di Data Engineers che verifica che tutte le macchine abbiano la stessa potenza, raggiungano il fondo del rettilineo nelle stesse condizioni e abbiano gli ammortizzatori regolati allo stesso modo".



Quindi dove si concentra realmente la competizione?

"Nella parte che ogni team può sviluppare autonomamente: il software e gli agenti di intelligenza artificiale. Se vogliamo lasciare spazio alla vera competizione tecnologica, dobbiamo garantire la massima uniformità della piattaforma. Le macchine sono uguali, e quello che cambia è ciò che ogni squadra riesce a fare con il proprio software".

Quanto è importante il simulatore nel lavoro dei team?

"È uno strumento fondamentale perché permette ai team di caricare il proprio software e vedere come si comporta prima di arrivare in pista. In pratica consente di fare errori a basso costo. Il motorsport è costoso e anche pericoloso, mentre nel simulatore possiamo provare determinate situazioni senza pagare il prezzo di un errore reale. Considerando che una macchina costa poco più di un milione di euro, è evidente quanto possa essere conveniente commettere certi errori virtualmente piuttosto che in pista".

Il simulatore viene utilizzato anche per preparare i circuiti sui quali poi si corre realmente?

"Sì. Prima di una gara i team fanno sessioni al simulatore sui diversi circuiti, compreso quello sul quale poi gareggeranno realmente. In questo modo possono preparare il proprio software prima di arrivare in pista. Per Imola, per esempio, è stato il primo anno in cui abbiamo inserito il circuito nel simulatore e abbiamo effettuato dei test con tutti i team. Il livello delle squadre che erano già pronte era molto buono, quindi direi che il sistema sta funzionando".



Il simulatore può essere utilizzato anche per introdurre situazioni di gara più complesse?

"Certamente. Non serve soltanto a ricostruire il circuito, ma anche a preparare le diverse situazioni che possono verificarsi durante una competizione, comprese le bandiere e gli scenari di gara. È uno strumento utile anche dal punto di vista logistico, perché permette di preparare molte situazioni prima ancora di arrivare fisicamente sul circuito".

Come vengono ricostruiti i circuiti nel simulatore?

"Abbiamo due possibilità: possiamo effettuare direttamente noi la scansione del circuito oppure utilizzare scansioni già disponibili e acquistabili. Una volta ottenuta la scansione, sviluppiamo il simulatore inserendo il nuovo circuito e poi lavoriamo con i team per preparare le loro soluzioni".

Negli ultimi anni il distacco rispetto a un pilota umano si è ridotto enormemente. Quanto manca perché un sistema autonomo possa superare il benchmark umano?

"Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma ci arriveremo. Più ci si avvicina al benchmark, più diventa difficile fare piccoli passi avanti in termini di performance. Però arriveremo a un momento in cui il sistema autonomo sarà in grado di andare più veloce rispetto al riferimento ottenuto da un pilota umano".



Perché era importante portare A2RL su un circuito internazionale come Imola?

"Dopo l'esperienza di Abu Dhabi, il passo successivo era naturalmente quello di andare su un circuito internazionale e cambiare ambiente. Per un sistema autonomo è importante non limitarsi a conoscere sempre lo stesso tracciato: bisogna capire quanto sia capace di adattarsi a condizioni nuove. Imola rappresenta quindi una tappa importante nello sviluppo della competizione".

Il pit-stop autonomo può diventare una delle prossime sfide?

"Il pit-stop era stato inizialmente considerato come una possibilità, ma non è stato completamente abbandonato. Potrebbe essere interessante in futuro se venisse associato a una componente realmente tecnologica, per esempio l'utilizzo di sistemi umanoidi. Altrimenti non aggiungerebbe molto alla nostra competizione. Il nostro obiettivo non è replicare o sostituire le altre categorie del motorsport: vogliamo concentrarci sulla guida autonoma. Il focus non è il motore e non è il pit stop, ma la guida autonoma".



Quale sarà quindi il prossimo passo per A2RL?

"Dobbiamo continuare a migliorare le performance dei team e renderli sempre più preparati. Dobbiamo introdurre nuovi circuiti e nuove sfide, aumentando progressivamente la complessità delle situazioni nelle quali mettiamo i sistemi autonomi. Una possibilità potrebbe essere anche quella di rimuovere una parte della sensoristica e vedere come i team riescono a reagire a una disponibilità inferiore di informazioni. È qualcosa che può essere valutato, ma deve essere discusso con le squadre".

Quindi l'evoluzione della categoria passerà soprattutto dall'aumento progressivo della difficoltà?

"Sì. Dobbiamo continuare a migliorare le performance dei team, introdurre nuovi circuiti e nuove sfide. Il passo successivo è proprio mettere i sistemi davanti a situazioni sempre più complesse e vedere come le squadre riescono a gestirle. È attraverso questo processo che possiamo spingere in avanti lo sviluppo della guida autonoma".
9 Set [22:15]

Addio al nostro Carlo Baffi
Brillante vignettista e articolista

Massimo Costa

Erano le 18.45 di oggi, mercoledì 9 settembre, quando l'amico e collega di una vita, Roberto Chinchero, mi ha inviato un messaggio su Whatsapp. Pensavo a una delle solite cose inerenti al motorsport, su cui ci confrontiamo un giorno sì e un giorno no, ma questa volta non era così. Mi informava della improvvisa scomparsa di un nostro collega, ma prima di tutto amico: Carlo Baffi. Aveva 63 anni.

Un colpo al cuore. Carlo lo hanno trovato a letto nel suo appartamento di Milano  stamane, mercoledì 9 settembre, senza vita. Si ipotizza un infarto, ma sono solo ipotesi. Con Baffi vi era un antico rapporto, fin dai tempi in cui ero nella redazione del settimanale Rombo, periodo 1992-2001. Era divenuto il nostro vignettista ed aveva un senso dello humor fuori dall'ordinario. Brillantissimo, perspicace, ci accumunava l'amore per il motorsport.

La sua grande passione era anche quella di raccontare la storia delle corse, i grandi personaggi, non per niente lavorava da sempre all'archivio sportivo della RAI, a Milano. E per questo, si dilettava anche a scrivere, a raccontare i campioni di un tempo. Lo fece su Rombo e successivamente, quando il settimanale chiuse e fondammo all'inizio del 2003 il website italiaracing.net, ci seguì con le sue vignette e i suoi articoli.

Era sempre uno spasso parlare con lui e un altro suo talento era quello delle imitazioni. Non so come facesse, ma riusciva ad essere Gianni Agnelli, Silvio Berlusconi, Jean Todt e tanti altri con una facilità e una perfezione incredibile. Quante risate.  Ultimamente, per il troppo lavoro, ci inviava la vignetta natalizia da pubblicare il 25 dicembre. Sì, erano le sue quelle che avete visto per Natale.

L'ultima volta che ci siamo messaggiati è stata il 30 luglio scorso. Si parlava sempre e comunque di F1 e non mancavano le sue battute sempre mirate e azzeccate. Nei giorni scorsi si era fatto vivo su Facebook. Stava bene Carlo, ma ora non c'è più. Così, all'improvviso, ci ha fatto questo scherzo. Ci mancherai tanto.

9 Set [21:17]

Intervista a Timpano: "La A2RL è il
laboratorio dove l’AI impara a correre"

Michele Montesano

Per capire quanto sia vicino il futuro della guida autonoma basta osservare una monoposto che affronta da sola le curve di Imola. È questo il senso della sfida portata in Europa dalla Abu Dhabi Autonomous Racing League, arrivata al terzo anno di attività dopo le prime esperienze sul circuito di Yas Marina. Cinque monoposto derivate dalla
Dallara Super Formula SF23 si sono confrontate su uno dei tracciati più tecnici e selettivi del motorsport, affidando a sensori, sistemi di calcolo e soprattutto al software sviluppato dai team ogni decisione in pista.

Dietro questa competizione c’è però un obiettivo che va ben oltre il risultato della gara. La A2RL vuole utilizzare il motorsport come un vero e proprio laboratorio, nel quale mettere alla prova l’intelligenza artificiale, la robotica e la guida autonoma in condizioni difficili e a velocità elevate. Un percorso nel quale anche la Motor Valley italiana riveste un ruolo importante, a partire da Dallara e dal contributo di numerosi ingegneri italiani coinvolti nello sviluppo del progetto.

Stephane Timpano, CEO di A2RL e di ASPIRE, è una delle figure chiamate a guidare questa trasformazione. Con oltre vent’anni di esperienza internazionale tra consulenza strategica, media e tecnologia, Timpano vede nella competizione non una possibile alternativa al motorsport tradizionale, ma uno strumento per accelerare lo sviluppo di tecnologie che potrebbero trovare applicazione nella mobilità di domani. Dalla sfida diretta tra uomo e intelligenza artificiale alla possibilità di trasformare l’AI in un assistente per chi guida, fino a un futuro nel quale le auto autonome potrebbero modificare il modo stesso di spostarsi, la pista diventa così il luogo in cui provare oggi ciò che potrebbe diventare normale domani.



Dopo due stagioni ad Abu Dhabi, perché avete scelto proprio Imola per il primo appuntamento europeo di A2RL?

“Imola rappresenta per noi un punto di arrivo naturale. Siamo molto legati alla Motor Valley perché la nostra macchina è realizzata da Dallara, molti dei nostri ingegneri sono italiani e gran parte del team che ha concepito inizialmente il kit per la guida autonoma è italiano. Portare A2RL a Imola aveva quindi un significato particolare. Ma soprattutto abbiamo scelto un circuito storico, molto tecnico e che non fa sconti a nessuno. Non li ha mai fatti ai piloti umani e non li farà alle macchine autonome. Riuscire a portare tre, quattro o cinque monoposto autonome contemporaneamente su una pista così complessa, veloce e stretta significa mettere davvero alla prova quello che abbiamo sviluppato ad Abu Dhabi”.

Quanto cambia, in termini di difficoltà, rispetto al circuito di Yas Marina?

“Ad Abu Dhabi abbiamo lavorato su un circuito più moderno e, dal punto di vista tecnico, meno complicato. Imola introduce una serie di elementi che obbligano i sistemi autonomi a confrontarsi con una realtà diversa. Qui il software viene sottoposto a uno stress maggiore e la capacità di prendere decisioni rapidamente diventa ancora più importante. Se riusciremo a ottenere a Imola lo stesso livello di controllo e di prestazioni raggiunto ad Abu Dhabi, avremo una dimostrazione molto importante del fatto che la tecnologia può adattarsi a contesti differenti”.

A2RL nasce quindi più come laboratorio tecnologico che come semplice campionato automobilistico?

“Esattamente. Non siamo nati per sostituire il motorsport tradizionale. Il racing e la Formula 1 sono qualcosa di iconico e continueranno a esistere. Noi vogliamo essere un laboratorio nel quale provare nuove tecnologie. Nel mondo dello sport nessuno utilizza realmente l’intelligenza artificiale al cuore della competizione come facciamo noi. In A2RL la gara è determinata dalle linee di codice sviluppate dai diversi team, che vengono poi inserite nella vettura e decidono autonomamente come comportarsi in pista. È un modo straordinario per mettere alla prova le capacità dell’intelligenza artificiale in condizioni estremamente impegnative”.



Che cosa può lasciare alla mobilità di domani ciò che viene sviluppato in pista?

“Le possibilità sono molte. Da una parte c'è lo sviluppo della tecnologia dell'autonomia, della robotica e della mobilità del futuro. Dall'altra c'è la possibilità di testare questi sistemi in un ambiente estremamente stressante, con velocità elevate, curve complesse e decisioni che devono essere prese in frazioni di secondo. Quello che sviluppiamo qui potrà essere riutilizzato in futuro in altri ambiti. La mobilità autonoma oggi è ancora in parte un sogno per molte persone, ma attraverso competizioni come A2RL possiamo cominciare a vedere concretamente come potrebbe essere”.

In che modo potrebbe cambiare la vita quotidiana delle persone?

“Pensiamo, per esempio, alle persone anziane. I miei genitori hanno ottant'anni e oggi non possono più pensare facilmente di affrontare un viaggio in automobile di oltre 500 chilometri. Un domani potrebbero salire su una macchina autonoma e andare da Milano a Roma senza dover guidare. È importante che le persone inizino a comprendere quali cambiamenti positivi questa tecnologia potrà portare. L'autonomia non deve essere vista soltanto come qualcosa che sostituisce il conducente, ma come una tecnologia che può aiutare le persone e rendere la mobilità più accessibile”.

Negli ultimi anni il divario tra uomo e intelligenza artificiale si è ridotto in maniera impressionante. Quanto è stata rapida questa evoluzione?

“La crescita è stata davvero esponenziale. Nel primo confronto con Daniil Kvyat, ex pilota di Formula 1, avevamo una differenza di circa dieci secondi al giro. La prima volta che il pilota umano e la macchina autonoma sono usciti contemporaneamente, il distacco era addirittura di tre minuti e mezzo su un giro di circa un minuto e mezzo. Era inevitabile che facesse sorridere, ma quella era la prima volta che affrontavamo una situazione del genere. Infine lo scorso anno siamo scesi nell'ordine del secondo e mezzo. Ad Abu Dhabi vedremo come continuerà questa evoluzione, ma siamo arrivati a un punto nel quale le prestazioni della macchina guidata dall'uomo e di quella guidata dall'AI sono molto simili”.



È una situazione che vale anche per altre competizioni autonome?

“Non necessariamente. Nel caso dei droni, che rappresentano un'altra delle nostre competizioni, gli esseri umani hanno già perso il confronto con l'intelligenza artificiale. Questo dimostra quanto velocemente possano evolvere queste tecnologie quando vengono sottoposte a un ambiente competitivo e a obiettivi molto chiari”.

In futuro immagina una collaborazione tra pilota umano e intelligenza artificiale, una sorta di assistente alla guida capace di aumentare le prestazioni?

“È un concetto molto interessante e penso che sia una prospettiva concreta. Quello che stiamo facendo oggi potrà permettere domani, sia nel mondo civile che nelle corse, di assistere il pilota o l'autista, aiutandolo ad avere una performance migliore, a essere più consapevole dei rischi e a prendere decisioni corrette sulla velocità e sulle manovre più difficili. Nel motorsport potrebbe significare permettere a piloti già capaci di viaggiare a velocità elevatissime di andare ancora più forte in determinate situazioni. L'intelligenza artificiale potrebbe diventare una sorta di assistente capace di aumentare le capacità dell'essere umano senza necessariamente sostituirlo”.

Il motorsport, però, è anche spettacolo. Come può A2RL conquistare il pubblico più tradizionale?

“Non siamo nati per competere con il motorsport tradizionale, ma facendo esperienza abbiamo scoperto quanto il confronto tra uomo e intelligenza artificiale possa essere coinvolgente. Nell'ultima gara disputata ad Abu Dhabi abbiamo visto il pubblico dividersi: alcuni tifavano per la macchina guidata dall'uomo, altri per quella autonoma e per la tecnologia. È stato molto interessante vedere questa contrapposizione. E ancora più significativo è stato osservare i ragazzi e i bambini davanti alle monoposto. Per loro vedere una macchina senza pilota muoversi realmente in pista significa trasformare qualcosa che appartiene all'immaginario, magari ai cartoni animati o alla fantascienza, in una realtà concreta”.



Quindi la gara può diventare anche uno strumento per avvicinare le nuove generazioni alla tecnologia?

“Assolutamente. Possiamo offrire uno spettacolo interessante, ma per noi è ancora più importante avvicinare le persone alla tecnologia e far capire che può rappresentare un vantaggio. Vogliamo mostrare che l'intelligenza artificiale e l'autonomia non sono concetti astratti o lontani, ma tecnologie che stanno già diventando realtà e che possono avere applicazioni positive nella vita quotidiana”.

Quanto è cambiata la percezione dell'auto autonoma rispetto a vent'anni fa?

“Vent'anni fa si parlava di macchine autonome come di qualcosa che sarebbe arrivato in futuro. Oggi le macchine autonome esistono. La cosa più interessante è la velocità con cui questa evoluzione sta procedendo. Vent'anni di sviluppo sono stati necessari per arrivare a questo punto, ma non credo che per assistere ai prossimi grandi cambiamenti dovremo aspettarne altri venti. L'accelerazione è stata enorme”.

In questo senso, qual è il vero obiettivo di A2RL?

“Dimostrare quanto velocemente possiamo accelerare lo sviluppo di queste tecnologie. In due anni abbiamo visto un'evoluzione enorme nelle prestazioni delle vetture e nella capacità dell'intelligenza artificiale di affrontare una competizione reale. A2RL vuole continuare a spingere questo processo, utilizzando la pista come ambiente nel quale sperimentare, imparare e mettere sotto pressione sistemi che un domani potranno avere applicazioni molto più ampie. La gara è ciò che il pubblico vede, ma dietro ogni giro c'è un grande esperimento tecnologico. È questo, in definitiva, il senso della nostra sfida”.
9 Set [18:44]

LeCont entra a far parte del gruppo Korus

L’ecosistema Korus si arricchisce di un nuovo e prezioso elemento con l’ingresso nel Gruppo di LeCont, storico marchio italiano produttore di pneumatici da competizione e specializzato nel settore del Karting.



Dopo la nascita nel 2017 ed i successivi ampliamenti, culminati nel 2025 con la creazione della divisione kart e il rebranding in Korus, il Gruppo prosegue il proprio percorso di crescita ed espansione attraverso l’acquisizione di uno dei principali brand produttori di pneumatici del panorama kart globale. La tradizione ed il prestigio del marchio LeCont rafforzano infatti un’offerta motorsport unica al mondo, capace di creare un ponte industriale e tecnologico senza pari tra il mondo del kart e quello delle ruote scoperte e coperte.

Fornitore ufficiale dei FIA Karting World Championship KZ, KZ2 e KZ Masters, LeCont rappresenta un’eccellenza italiana nella produzione di pneumatici ad alte prestazioni destinati al motorsport. Dal proprio HQ di Rovereto, all’interno di uno dei principali poli tecnologici europei dedicati al settore della gomma, l’azienda sviluppa e produce ogni anno oltre 500.000 pneumatici per kart, distribuiti sui circuiti e nei principali mercati internazionali. Parallelamente, LeCont sta ampliando il proprio impegno nel settore delle competizioni automobilistiche, attraverso nuovi progetti e linee di prodotto dedicate.

Grazie anche al ruolo e alla lungimiranza della Provincia Autonoma di Trento, che tramite l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Lavoro, Università e Ricerca ha sostenuto e favorito lo sviluppo e il consolidamento sul territorio di una realtà industriale d’Elite, LeCont ha acquisito nel 2019 parte degli storici stabilimenti Marangoni, oggi inseriti nel Polo Tecnologico della Gomma di Rovereto. Questo passaggio strategico ha consentito non solo di incrementarne ulteriormente la capacità produttiva, ma di consolidare il legame con un territorio caratterizzato da una lunga tradizione e da competenze specialistiche nel settore della gomma.

Proprio nel segno della continuità del progetto industriale e del forte radicamento alla tradizione e al territorio, i fondatori Valter e Sergio Cont sono inoltre entrati a far parte dell’azionariato di Korus, seguendo il metodo consolidato nel corso degli anni che vede gli storici leader delle aziende al centro del progetto del Gruppo sia sul piano operativo che su quello finanziario.



L’attuale capacità produttiva di LeCont punta ora a crescere fino a circa 700.000 pneumatici all’anno, anche grazie allo sviluppo delle linee dedicate alle competizioni automobilistiche. Con una presenza consolidata in Europa, Asia, America e Australia, e grazie alla costante attenzione ai mercati strategici internazionali, LeCont è oggi riconosciuta tra i protagonisti del settore degli pneumatici da competizione, distinguendosi per qualità, innovazione tecnologica e costante ricerca delle prestazioni.

"L’ingresso di LeCont nel Gruppo Korus rappresenta per noi non un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di sviluppo - hanno dichiarato Valter e Sergio Cont -. Abbiamo scelto di credere pienamente in questo progetto, non soltanto accompagnando LeCont all’interno di un Gruppo industriale di assoluto riferimento nel motorsport, ma diventando noi stessi tra i principali investitori di Korus. È una scelta che testimonia la nostra volontà di continuare a essere parte attiva di questo percorso e di contribuire, con l’esperienza maturata in tanti anni nel settore, alla crescita dell’intero Gruppo. LeCont porta in Korus la propria storia, il proprio know-how e una forte identità industriale italiana, trovando al tempo stesso nuove opportunità, competenze e risorse per accelerare il proprio sviluppo nel karting e nelle competizioni automobilistiche. Per noi significa dare continuità a quanto costruito fino ad oggi e, soprattutto, guardare con ancora maggiore ambizione al futuro."

"Quello di LeCont è un ingresso che abbiamo fortemente voluto e che ci rende particolarmente orgogliosi - ha dichiarato il CEO del gruppo Korus Giovanni Delfino -. La visione, l’esperienza ed il metodo sviluppati da Valter e Sergio Cont nel corso dei decenni di storia del brand rappresentano un importante valore aggiunto non solo in ambito kart, ma a 360° nello sviluppo dell’offerta motorsport del gruppo. Quella di LeCont è per Korus la quinta acquisizione in meno di un anno, tassello prezioso di una crescita ambiziosa, che ci vedrà presto protagonisti di nuovi, entusiasmanti, capitoli".

Con l’ingresso di LeCont, il Gruppo Korus riunisce oggi nove aziende italiane specializzate nel motorsport, capaci di portare ogni giorno passione, innovazione e competenze ingegneristiche sui circuiti di tutto il mondo: Tatuus Racing, ATM-Autotecnica Motori, Breda Racing, YCOM, Next Solution Technologies, Birelart, Kart Republic, IAME e LeCont.

8 Set [21:57]

A2RL, dentro la Dallara EAV-26:
la monoposto a guida autonoma

Michele Montesano

A prima vista sembra una monoposto da corsa come tante alte. Ma per capire davvero la portata tecnologica della vettura protagonista della Abu Dhabi Autonomous Racing League bisogna osservarla più attentamente. Ad attirare l’attenzione è sicuramente l’assenza del pilota e un abitacolo rimpiazzato da sensori e carenature, ma sotto c’è molto di più. Dove normalmente troverebbero posto volante e pedaliera c'è un insieme di attuatori, batterie, computer e sistemi di percezione. È questa la piattaforma sulla quale la A2RL sta sviluppando la propria sfida alla guida autonoma.

La EAV-26 nasce dalla Dallara Super Formula SF23, la vettura progettata per il campionato giapponese. La trasformazione in monoposto autonoma ha richiesto però interventi sostanziali, soprattutto nella zona del cockpit. Nicola Palarchi, Engineering Director di A2RL, ha spiegato che è stato rimosso tutto ciò che era direttamente legato alla presenza del pilota, compresi i dispositivi di sicurezza e i comandi tradizionali. Al loro posto è stato installato l'intero sistema necessario per controllare la vettura senza alcun intervento umano.

Tre sono gli attuatori principali che intervengono direttamente sulla vettura, dedicati rispettivamente a sterzo, freno e motore. A questi si aggiungono i computer che rappresentano il ‘cervello’ del sistema e l'insieme dei sensori destinati alla percezione dell'ambiente. L'architettura elettrica prevede inoltre una doppia alimentazione a 12 e 48 volt: gli attuatori utilizzano la rete a 48 volt, mentre i sistemi di base della vettura funzionano a 12 volt.



Il pacchetto autonomo occupa lo spazio che nella SF23 era destinato al pilota e pesa circa 70 kg, un valore paragonabile proprio a quello di un uomo. La differenza principale riguarda, però, la distribuzione delle masse. Perché l'elettronica e gli attuatori modificano il bilanciamento, la distribuzione del peso e inevitabilmente portano a un leggero innalzamento del centro di gravità.

La parte più evidente della trasformazione è rappresentata dal sistema di percezione. La EAV-26 utilizza sette telecamere, quattro radar e tre LiDAR, affiancati da sistemi GPS, INS e IMU. Insieme costituiscono gli ‘occhi’ e gli strumenti di localizzazione della monoposto, fornendo al computer centrale le informazioni necessarie per ricostruire l'ambiente nel quale la vettura si sta muovendo.

Le diverse tecnologie non svolgono però tutte la stessa funzione. Le telecamere vengono utilizzate principalmente per riconoscere il tracciato, la traiettoria e gli oggetti presenti nell'ambiente circostante, comprese le altre monoposto. La valutazione del comportamento dinamico e dell'aderenza passa invece soprattutto attraverso i sensori tradizionali della vettura. Accelerometri e sensori dedicati alla misura dello slip consentono al sistema di capire come la monoposto sta effettivamente reagendo ai propri comandi.



Questa distinzione è fondamentale perché la guida autonoma di una monoposto da corsa non consiste soltanto nel riconoscere un ostacolo o seguire una linea ideale. Il sistema deve contemporaneamente sapere dove si trova, cosa sta accadendo intorno a sé e quale sia lo stato dinamico della vettura. Deve quindi fondere informazioni provenienti da sensori differenti e trasformarle in una decisione sufficientemente rapida da poter essere applicata in velocità durante la gara.

Un'altra modifica importante ha riguardato il motore. La EAV-26 non utilizza i propulsori ufficiali, Honda o Toyota della Super Formula, bensì un Honda K20C quattro cilindri turbo da due litri. Si tratta di un'unità già ampiamente sviluppata e utilizzata in applicazioni da competizione, scelta anche per le sue caratteristiche dimensionali e per la compatibilità con il telaio derivato dalla Super Formula.

Il propulsione può essere configurato con 450 o 650 cv di partenza, ma nelle gare A2RL viene utilizzata la versione meno spinta. La scelta è legata alla natura stessa del campionato. L'obiettivo non è ottenere il miglior tempo sul giro possibile, ma fornire agli algoritmi una piattaforma sufficientemente performante sulla quale sviluppare e confrontare i diversi sistemi di intelligenza artificiale. La potenza più contenuta permette inoltre di semplificare la gestione e ridurre i costi di revisione.



La scelta di un motore endotermico ha anche un valore tecnologico. La guida autonoma, infatti, non è legata esclusivamente alla propulsione elettrica. Il sistema di percezione e controllo può essere applicato su vetture differenti, sia esse termiche, ibride o elettriche, e A2RL ha scelto deliberatamente di concentrare il proprio lavoro sulla guida autonoma, lasciando ad altre categorie lo sviluppo della propulsione elettrica.

Dal punto di vista dinamico, la EAV-26 rimane una vera monoposto da competizione. Basti pensare a un peso a secco di appena 690 kg, una velocità massima nell'ordine dei 280 km/h, cambio a sei rapporti con attuazione pneumatica, freni Brembo con dischi in carbonio e attuazione elettroidraulica e sospensioni push-rod con terzo elemento.

L'obiettivo di A2RL è, infatti, quello di mettere gli algoritmi nelle condizioni più impegnative possibili di esercizio. Una monoposto da Super Formula permette di raggiungere velocità elevate e di generare importanti accelerazioni longitudinali e laterali aumentando, così, enormemente la quantità e la rapidità delle informazioni che il sistema deve elaborare.



La caratteristica più importante della EAV-26, però, non è visibile all’esterno. Tutte le vetture della A2RL sono sostanzialmente identiche, i team non possono intervenire sulla configurazione meccanica, sull'assetto o sull'aerodinamica. Infatti i meccanici sono gestiti dalla struttura A2RL con l'obiettivo di garantire uniformità fra le monoposto impegnate in pista.

Palarchi ha spiegato che un gruppo di Data Engineers controlla costantemente le prestazioni delle vetture, sia dal punto di vista dinamico che per quanto riguarda il motore. Vengono verificati parametri come la potenza, l'altezza da terra e la regolazione degli ammortizzatori, proprio per impedire che differenze meccaniche possano influenzare la competizione. In questo modo l'unico vero spazio lasciato allo sviluppo è quello del software.

Arturo Gaita, Senior Project Manager, descrive questa filosofia come una sorta di sostituzione del pilota. Ogni squadra deve sviluppare il proprio sistema di guida e caricarlo sulla piattaforma comune. Una volta che la vettura è in funzione, il team non può più intervenire sulla configurazione meccanica. La prestazione nasce quindi dalla capacità del codice di interpretare correttamente i dati dei sensori e trasformarli nei comandi necessari per guidare la monoposto.



È qui che la A2RL diventa particolarmente interessante anche dal punto di vista sportivo. I team non competono soltanto per trovare la traiettoria più veloce, ma devono sviluppare sistemi capaci di prevedere il comportamento degli avversari. Durante i test, le squadre hanno iniziato a studiare le reazioni degli altri algoritmi e ad adattare di conseguenza le proprie strategie. La competizione sta quindi assumendo caratteristiche sempre più simili a una sfida fra piloti, con la differenza che a prendere le decisioni sono modelli matematici e sistemi di intelligenza artificiale.

Per una vettura autonoma da corsa, il limite non è quindi rappresentato soltanto dalle prestazioni dell'hardware. Il problema più complesso è capire come gestire correttamente le informazioni e, soprattutto, come reagire quando qualcosa non va secondo quanto previsto. Oltre a portare una monoposto al limite, bisogna prevedere dove la vettura potrà commettere un errore.

Ed è proprio questa la peculiarità della A2RL. La gara è soltanto il risultato visibile di un processo molto più complesso: ogni frenata, ogni accelerazione, ogni traiettoria e ogni interazione con un'altra monoposto diventano dati da analizzare. La EAV-26 non deve soltanto essere veloce. Deve capire perché è veloce, perché perde prestazione e soprattutto perché, in determinate condizioni, può sbagliare. In una categoria dove hardware e assetto sono congelati, la vera area di sviluppo è il software.
7 Set [18:50]

A2RL, Kinetiz vince a Imola
Lotta fratricida tra Unimore e PoliMOVE

Michele Montesano

La prima gara internazionale della Abu Dhabi Autonomous Racing League, andata in scena all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, si è chiusa con la vittoria del team Kinetiz al termine di dodici giri intensi e non privi di colpi di scena. La trasferta europea della A2RL, campionato riservato alle monoposto a guida autonoma e inserita per la prima volta nel programma dell’ACI Racing Weekend, ha infatti regalato una gara combattuta soprattutto tra Unimore Racing e PoliMOVE, prima che un problema tecnico alla vettura della squadra emiliana innescasse l’episodio decisivo.

A partire dalla pole position è stato proprio il team Unimore Racing, subito protagonista con un ritmo particolarmente consistente. Alle sue spalle la monoposto del PoliMOVE ha mantenuto costantemente il contatto con la vettura di testa, trasformando la corsa in un lungo inseguimento nel quale il distacco è rimasto sempre contenuto. Kinetiz e Constructor Racing hanno invece seguito più distanziate rimanendo, comunque, sempre in scia per approfittare di eventuali problemi delle due squadre italiane.



La gara aveva già perso una delle protagoniste prima ancora del via. Il team di Monaco di Baviera TUM, campione A2RL nel 2024 e nel 2025, è stato costretto a rientrare ai box durante il giro di formazione a causa di un problema tecnico all’impianto frenante. La vettura tedesca non è quindi riuscita a prendere parte alla partenza lanciata interrompendo, così, la propria striscia di successi.

Davanti Unimore ha continuato a dettare il ritmo. La monoposto gestita dalla squadra italiana ha fatto segnare anche il giro più veloce della gara in 1'40", ma PoliMOVE non ha mai perso il contatto. La pressione della vettura del Politecnico di Milano è rimasta costante e il duello tra le due monoposto italiane sembrava destinato a decidere la prima gara europea della A2RL. PoliMOVE ha inoltre fatto registrare anche la velocità massima della corsa, di ben 252,3 km/h.



La svolta è arrivata proprio quando la gara sembrava avviarsi verso un duello tutto tricolore. La monoposto di Unimore ha accusato un problema tecnico che ha provocato l’improvviso arresto della vettura all’altezza della Rivazza. PoliMOVE, che la seguiva da vicino, non ha avuto lo spazio sufficiente per evitare la monoposto ferma e l’ha tamponata.

L’incidente ha posto fine alla gara di entrambe le auto italiane, ma non alla loro classifica. PoliMOVE è stata infatti classificata terza e Unimore Racing quarta, mentre Kinetiz si è ritrovata improvvisamente al comando. La squadra degli Emirati Arabi Uniti ha mantenuto la posizione fino alla bandiera a scacchi senza più essere impensierita dal Constructor Racing, unico avversario superstite e secondo al traguardo. Per Kinetiz si è tratto della prima vittoria internazionale nella storia della A2RL.



Al netto dell’esito finale, il duello tra Unimore e PoliMOVE ha rappresentato il momento più significativo della gara. A differenza di una competizione tradizionale, le due vetture non erano guidate da piloti chiamati a interpretare direttamente ciò che accadeva davanti a loro. Percezione, pianificazione della traiettoria, frenata e gestione della distanza dagli avversari erano affidate ai rispettivi sistemi autonomi.

Un circuito vecchia scuola come Imola ha reso il compito ancora più difficile. Le variazioni altimetriche, le traiettorie strette, le vie di fuga limitate e le poche zone favorevoli ai sorpassi hanno costretto i sistemi a gestire continuamente il traffico e a prendere decisioni in tempo reale. La gara ha quindi rappresentato un test particolarmente severo per la capacità delle monoposto di adattarsi alle situazioni impreviste. Conclusa la positiva esperienza di Imola, la A2RL tornerà a ottobre sul circuito di Yas Marina, sede delle prime due stagioni del campionato riservato alle monoposto a guida autonoma.
3 Set [17:12]

A2RL, a Imola corre il futuro: al via la
sfida delle monoposto a guida autonoma

Da Imola  - Michele Montesano

Il futuro del motorsport arriva in Italia e, per la prima volta, affronta uno dei circuiti più impegnativi della tradizione automobilistica europea. Sabato 5 settembre l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola ospiterà la prima gara europea dell’Abu Dhabi Autonomous Racing League, la A2RL, campionato dedicato alle monoposto completamente autonome. Dopo le prime due stagioni disputate sul circuito di Yas Marina ad Abu Dhabi, la serie si sposta quindi su un tracciato vecchia scuola, mettendo alla prova cinque vetture senza pilota tra frenate impegnative, sorpassi e curve da affrontare in pieno.

La prima particolarità della A2RL è proprio l’assenza dell’uomo nell’abitacolo. Non ci sarà alcun pilota a decidere quando frenare, accelerare, sorpassare o difendersi. A prendere queste decisioni saranno algoritmi, sensori e sistemi di calcolo capaci di analizzare in tempo reale l’ambiente circostante e trasformare le informazioni raccolte in comandi per sterzo, acceleratore, freni e cambio. Un compito particolarmente complesso a Imola, dove la pista è stretta e tecnica e lascia poco spazio agli errori.



La A2RL, promossa da Aspire, struttura dell’Advanced Technology Research Council di Abu Dhabi, è arrivata al terzo anno di attività dopo un percorso di sviluppo che ha portato a un'evoluzione significativa delle prestazioni. Nel 2024 il primo appuntamento aveva evidenziato soprattutto i limiti di una tecnologia ancora acerba, mentre lo scorso anno le monoposto hanno superato i 250 km/h, mostrando una maggiore capacità di gestione della gara arrivando a effettuare anche sorpassi come veri piloti professionisti.

Un indicatore significativo dei progressi raggiunti è arrivato dal confronto tra la monoposto autonoma del team TUM, espressione della Technical University of Munich, e l’ex pilota di Formula 1 Daniil Kvyat. Lo scorso anno il distacco sul giro era sceso ad appena 1,58 secondi, contro i circa dieci secondi del precedente confronto. Un risultato che testimonia quanto rapidamente stiano migliorando le capacità dei sistemi autonomi e che pone la domanda su quanto il divario possa ulteriormente ridursi nelle prossime sfide.



Imola rappresenta però un banco di prova completamente diverso. Per la prima volta le monoposto della A2RL dovranno dimostrare di sapersi adattare a un circuito con caratteristiche differenti rispetto a Yas Marina. Sul tracciato in riva al Santerno non basta conoscere la conformazione della pista: l’intelligenza artificiale deve interpretare l’ambiente, individuare le traiettorie più efficaci, valutare il comportamento delle altre vetture e reagire in tempi estremamente ridotti. Tutto questo mentre la monoposto viaggia a velocità superiori ai 250 km/h.

Le cinque vetture utilizzate dalla A2RL condividono la stessa base tecnica, derivata dalla Dallara Super Formula SF23 che corre in Giappone. La piattaforma italiana è stata trasformata nella EAV-26 attraverso l’integrazione di tutti i sistemi necessari alla guida autonoma. Il motore turbo quattro cilindri da due litri Honda può sviluppare fino a 600 cv, mentre l’apparato dedicato alla percezione dell’ambiente comprende tre LiDAR, quattro radar e sette telecamere, affiancati da sistemi di calcolo ad alte prestazioni. A fare realmente la differenza tra una vettura e l’altra è però il software sviluppato dai singoli team, chiamato a trasformare i dati raccolti dai sensori in decisioni e azioni.



A Imola saranno cinque le squadre protagoniste. Ci saranno Unimore Racing, team dell’Università di Modena e Reggio Emilia che potrà contare sul vantaggio di giocare in casa, PoliMOVE del Politecnico di Milano, TUM, Constructor Racing e Kinetiz, progetto quest’ultimo nato dalla collaborazione tra Emirati Arabi Uniti e Singapore. La competizione diventa così soprattutto una sfida tra differenti soluzioni software e diverse filosofie nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, della percezione dell’ambiente e del controllo dinamico della vettura.

La gara, tuttavia, rappresenta soltanto la parte più spettacolare di un progetto che ha come obiettivo principale la ricerca tecnologica. La pista viene utilizzata come un laboratorio nel quale sottoporre i sistemi autonomi a condizioni estreme e sviluppare capacità di percezione, elaborazione e decisione che, almeno nelle intenzioni dei promotori, potranno trovare applicazioni anche al di fuori del motorsport.



Le competizioni automobilistiche offrono infatti un ambiente controllato nel quale spingere al limite le tecnologie autonome. Le vetture devono localizzarsi, riconoscere ostacoli e avversari, elaborare una traiettoria e tradurla in azioni fisiche senza alcun intervento umano. A velocità così elevate, anche una piccola imprecisione nella posizione stimata della vettura o nella valutazione di una traiettoria può avere conseguenze immediate.

Il trasferimento di queste tecnologie sulle automobili stradali non è però automatico. La circolazione quotidiana presenta un numero di variabili enormemente superiore, dai pedoni agli incroci, dalla segnaletica alle condizioni del traffico, fino a situazioni imprevedibili difficili da riprodurre in un ambiente di gara. Le competenze maturate attraverso le corse autonome possono comunque contribuire allo sviluppo di altri settori, dalla logistica all’agricoltura automatizzata, fino alle future applicazioni della mobilità autonoma.



Un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo è svolto anche dalla simulazione. Prima di arrivare sul circuito, i team hanno potuto lavorare sul gemello digitale di Imola, ricostruito attraverso dati e rilievi tridimensionali. In due mesi, le intelligenze artificiali hanno così potuto effettuare un numero enorme di giri virtuali, imparando a conoscere il tracciato e studiando traiettorie e comportamento della vettura senza i limiti imposti dal tempo disponibile durante le prove in pista.

La simulazione, però, non può sostituire completamente la realtà. Ed è proprio per questo che il debutto europeo della A2RL assume un'importanza particolare. A Imola le squadre devono confrontarsi anche con condizioni meteorologiche variabili introducendo, così, un ulteriore livello di complessità per i sistemi di percezione e controllo. È in situazioni di questo tipo che sarà possibile capire quanto una tecnologia progettata per funzionare in condizioni controllate sia realmente capace di gestire l'imprevedibilità.



La A2RL vuole inoltre uscire dai confini di una sperimentazione destinata esclusivamente agli specialisti. L'inserimento della gara nell'Aci Racing Weekend permette alle monoposto autonome di presentarsi davanti a un pubblico abituato alle competizioni tradizionali e crea un confronto diretto tra due modi molto diversi di interpretare il motorsport. Da una parte rimane l'uomo, con la sua esperienza, i suoi riflessi e la capacità di adattarsi istantaneamente alle situazioni; dall'altra ci sono algoritmi, sensori e potenza di calcolo chiamati a prendere decisioni in frazioni di secondo.

L'appuntamento è quindi fissato per le 18:20 di sabato 5 settembre. Quando le cinque monoposto della A2RL scenderanno in pista sul circuito di Imola, non sarà soltanto una gara automobilistica: sarà soprattutto un esperimento ad alta velocità per capire quanto lontano possa arrivare una vettura quando, al posto di un pilota, a controllarla è un'intelligenza artificiale.
14 Ago [15:34]

La FIA stringe l'occhio alla Russia
Revocate le restrizioni a piloti e team

Massimo Costa

Ha destato scalpore l'iniziativa della FIA di revocare le restrizioni che impedivano ai piloti russi e bielorussi, nonché alle eventuali squadre, di partecipare a competizioni di livello internazionale. Questa disposizione era stata avviata a seguito dell'invasione russa in Ucraina avvenuta nel marzo 2022.

In realtà, è poi accaduto che vari piloti russi, in questi quattro anni, hanno continuato a gareggiare utilizzando licenze e bandiere di altri Paesi , fatto consentito dalla FIA. Inoltre, era necessario un impegno scritto di neutralità politica con specifico impegno di adesione ai principi della pace.

In data 13 agosto 2026, l'ufficio legale della FIA ha annunciato la revoca delle restrizioni in essere dal marzo 2022. I piloti potranno anche esporre bandiere e simboli della Russia e della Bielorussia. La lettera FIA recita: "Piloti, squadre nazionali, singoli concorrenti e funzionari russi e bielorussi possono partecipare alle competizioni internazionali/di zona senza alcuna restrizione. L'obbligo di firmare un impegno di neutralità non è più in vigore".

Non si potranno però organizzare eventi internazionali sul suolo russo e bielorusso.

Come spiega The Race, Il Comitato Olimpico Internazionale ha revocato provvisoriamente la sospensione della Russia il mese scorso. A maggio aveva anche raccomandato la revoca del divieto per gli atleti bielorussi, al fine di consentire loro di competere sotto la propria identità nazionale, raccomandazione che è stata però respinta dalla World Athletics.

A differenza della FIA, la FIM, l'organo di governo del motociclismo, ha implementato e mantenuto un divieto totale di partecipazione per individui russi e bielorussi alle competizioni internazionali di motociclismo.

La scelta della FIA farà certamente discutere. Sui siti inglesi, gli appassionati di motorsport non sembra che l'abbiano presa molto bene e l'epiteto più gentile rivolto alla FIA è Cowards...

Nella foto, i piloti russi Mazepin e Shwartzman sul podio di Sakhir F2 nel 2020
6 Ago [16:58]

Eurocup-5, il progetto prende forma
8 team, 5 eventi, 100.000 euro al primo

In seguito all'annuncio della Eurocup-5 da parte della Federazione Reale Spagnola Motorsport (RFEDA), il campionato ha compiuto un altro importante passo avanti confermando la griglia completa per la sua stagione inaugurale del 2027. La nuova categoria, creata per offrire il passaggio ideale tra il karting e il Campionato Spagnolo di Formula 4, ha ricevuto un riscontro estremamente positivo da tutto il paddock, con otto team professionistici che hanno confermato la loro partecipazione alla stagione inaugurale. Per garantire un livello di competizione equilibrato, ogni partecipante potrà schierare un massimo di quattro vetture.

I team confermati per la stagione 2027 sono, in ordine alfabetico:

Drivex Team
DXR Formula Team Monaco
Elite Motorsport
Hitech
IM4 by AGS Racing
Palou Motorsport
Speedy Motorsport
Tecnicar by Amtog

Gestita con spirito sportivo da EPIC Championships, l'organizzazione che gestisce il Campionato Spagnolo di Formula 4 e l'Eurocup-3, l'Eurocup-5 è stata ideata per offrire ai giovani piloti di 14 e 15 anni un ambiente competitivo, equo e altamente professionale, con costi contenuti, in cui iniziare la loro carriera nelle monoposto.

Il calendario 2027 prevede cinque appuntamenti che toccheranno alcuni dei circuiti più rinomati dell'Europa meridionale:

MotorLand Aragón
Portimão
Jerez
Navarra
Barcelona-Catalunya



Ogni evento seguirà un format semplice, studiato per massimizzare il tempo in pista, mantenendo al contempo la filosofia del campionato in termini di contenimento dei costi e parità sportiva:

Format del weekend

Venerdì: 2 ore di prove libere
Sabato: 20 minuti di qualifiche + 25 minuti di gara
Domenica: 20 minuti di qualifiche + 25 minuti di gara

Oltre ai weekend di gara, il campionato includerà anche cinque giornate di test ufficiali pre-stagionali, garantendo a ogni pilota pari opportunità di preparazione all'inizio della stagione e preservando uno dei principi cardine dell'Eurocup-5: il divieto di test privati in stagione con monoposto o veicoli da competizione simili.

Come precedentemente annunciato da RFEDA, il campionato è stato concepito secondo un modello sostenibile con un budget stagionale massimo di 150.000 euro, privilegiando il talento dei piloti rispetto alle risorse finanziarie.

L'Eurocup-5 utilizzerà la nuova monoposto ADESS AD27, progettata specificamente per questa fase cruciale dello sviluppo di un pilota. La vettura è stata sviluppata da ADESS, la società di ingegneria fondata dall'ex ingegnere di Formula 1 Stéphane Chosse e costruttore ufficiale dei prototipi LMP3.

Da quando Carlos Tavares è entrato a far parte dell'azienda nel 2016 con l'obiettivo di rafforzare la sua presenza internazionale e consolidare ADESS come costruttore di veicoli da competizione, l'azienda ha ampliato significativamente il suo ruolo nel motorsport internazionale.

Il suo supporto e il suo impegno sono stati fondamentali anche per la realizzazione del progetto Eurocup-5. L'AD27 combina moderni standard di sicurezza con prestazioni specificamente studiate per facilitare il passaggio dal karting alle corse con monoposto.

Costruita attorno a un telaio in fibra di carbonio lungo 4.758 mm, largo 1.750 mm e alto 960 mm, ha un peso obiettivo di 570 kg, inclusi pilota e carburante (soggetto a omologazione finale), e un serbatoio da 51 litri. La potenza è fornita da un motore tre cilindri turbo da 1,2 litri, che eroga 145 CV e 240 Nm di coppia, offrendo l'equilibrio ideale tra prestazioni, guidabilità e affidabilità per i giovani piloti che muovono i primi passi nelle competizioni di monoposto.

Il campionato offrirà inoltre uno dei montepremi più ricchi nel motorsport giovanile. Come già annunciato, la RFEDA assegnerà un premio di 42.000 euro al miglior pilota junior del Campionato Spagnolo di Karting Hyundai 2026, con l'obiettivo di agevolare il suo passaggio all'Eurocup-5 nel 2027.

Inoltre, il campione dell'Eurocup-5 2027 riceverà un montepremi di 100.000 euro a supporto della sua progressione verso il livello successivo della categoria monoposto. Il montepremi verrà versato direttamente al team con cui il pilota gareggerà la stagione successiva nel Campionato Spagnolo di Formula 4, garantendo così un investimento completo nel suo continuo sviluppo.

Marco Rodríguez, CEO di EPIC Championships, ha dichiarato:

“Eurocup-5 è nata in risposta a una reale esigenza del nostro sport. Insieme alla RFEDA, abbiamo individuato una crescente richiesta da parte di giovani piloti dai 14 anni in su che desideravano iniziare a guidare monoposto prima di approdare in Formula 4. Fino ad ora, molti di loro non avevano un percorso strutturato ed erano costretti a prepararsi in ambienti che non sempre offrivano i più elevati standard di sicurezza, parità sportiva o controllo dei costi. Eurocup-5 offre la soluzione, portando questa transizione in un campionato professionistico e completamente regolamentato".

"Il karting rimane la migliore scuola per qualsiasi pilota, e il nostro obiettivo non è mai stato quello di sostituirlo, ma di integrarlo. Concentrando la stagione di Eurocup-5 in quattro o cinque mesi, i giovani piloti potranno continuare a gareggiare nel karting mentre muovono i primi passi nelle monoposto, senza aumentare significativamente il costo complessivo del loro sviluppo. Stiamo semplicemente fornendo una risposta strutturata a una transizione che è già in atto in tutto lo sport".

"Fin dall'inizio, ci siamo impegnati a costruire questo campionato secondo gli stessi standard che definiscono ogni evento EPIC Championships. Abbiamo riunito partner tecnici eccezionali, effettuato investimenti significativi e creato un'organizzazione esperta per offrire un campionato di altissima qualità. Vorrei ringraziare la RFEDA per aver creduto in questo progetto fin dal primo giorno, in particolare Manuel Aviñó, la cui decisione di presiedere il Comitato Organizzatore dimostra il suo totale impegno per il futuro di questa categoria".

"La mia gratitudine va anche ai nostri partner ADESS, Hankook, PFC Brakes e Engiser 101 e a tutto il team di EPIC Championships. Insieme, stiamo creando quello che crediamo diventerà il naturale primo passo nello sviluppo delle monoposto in Spagna".
4 Ago [11:51]

Una scultura per Luca Salvadori,
motociclista scomparso 2 anni fa

Nicola Samorì, scultore e pittore contemporaneo tra i più apprezzati della scena attuale, ha reso omaggio con la scultura “Le Pieghe” alla memoria del motociclista milanese Luca Salvadori, tragicamente scomparso il 14 settembre 2024, all'età di 32 anni, sul circuito di Frohburg, in Germania.

Donata da Maurizio Salvadori, padre di Luca e proprietario del team Trident che milita nei campionati di F2, F3, Regional e F4,, al Comune di Milano, l’Opera sarà collocata il 14 settembre 2026, in occasione del secondo anniversario della scomparsa di Luca, nell’area verde all’interno delle curve gemelle di viale Pietro e Maria Curie a Milano.
Un luogo iconico per tutti gli amanti della moto, dove, anche Luca, da bambino, realizzò le sue prime “pieghe”.

Alta circa cinque metri, “Le Pieghe” nasce con l'intento di tradurre in forma simbolica l'esperienza sportiva e biografica di Luca Salvadori, offrendo al contempo un'interpretazione artistica del tema della curva. Realizzata in alluminio, con l'integrazione nella fusione di parti della moto del giovane pilota, la scultura presenta una forma sinuosa, assimilabile a quella di una "S".

L'Opera, di cui il critico Demetrio Paparoni ha seguito le fasi progettuali e realizzative, si sviluppa in verticale e rappresenta un corpo flesso, alleggerito, attraversato dalla luce. In particolare, il volto del soggetto richiama in maniera stilizzata quello di Luca. “Le Pieghe”, infine, poggerà su un basamento in pietra vesuviana che porterà impressa l’impronta di una ruota e la frase “Qui, alle curve gemelle, Luca fece le sue prime pieghe”.

«Con l'accettazione di questa donazione l’Amministrazione ha voluto in primo luogo rispondere al profondo desiderio della famiglia e dei cari di Luca di avere un luogo particolarmente legato alla sua vicenda umana e sportiva in cui ricordarlo e rendergli omaggio – dichiara l’Assessore allo Spazio pubblico Marco Mazzei, in seguito all’approvazione odierna da parte della Giunta comunale di Milano della proposta di donazione modale presentata da Maurizio Salvadori per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione ventennale della scultura “Le Pieghe”. Oltre a rispondere a questo intimo bisogno di memoria, l’Opera contribuirà ad arricchire lo spazio pubblico milanese con una scultura di assoluto pregio, frutto della creatività di un maestro di fama internazionale come Nicola Samorì».

Nicola Samorì (Forlì, 1977) è uno degli artisti contemporanei italiani più riconosciuti a livello internazionale per il suo linguaggio originale. La sua pittura si nutre della grande tradizione occidentale, in particolare del barocco, ma anche del Rinascimento ferrarese, del manierismo e della pittura fiamminga. Samorì ricostruisce a memoria i soggetti della storia dell'arte, riportandoli nei suoi dipinti e nelle sue sculture, spesso realizzati su lastre di pietra o blocchi di marmo difettosi, che graffia, manipola e trasforma utilizzando anche strumenti estranei alla pratica artistica.

Aprendo ferite sull'opera, esplora la vulnerabilità delle immagini della tradizione occidentale. Non esente da sperimentazioni radicali e in continuità con le ricerche artistiche del XX secolo, Samorì sovverte il racconto presente nelle opere prese a modello. Il risultato è che la narrazione viene ribaltata, e da questo ribaltamento emergono significati nuovi.

Alla memoria di Luca Salvadori, pilota e youtuber amato in tutto il mondo, è dedicata la Fondazione Luca Salvadori che trasforma la sua passione in un’eredità di solidarietà, aiutando concretamente chi ha subito un incidente in moto e promuovendo un motociclismo più sicuro e solidale. All’interno della factory di Trident Motorsport è visitabile il Memorial, uno spazio pensato per custodire la sua storia, il suo spirito, la sua passione, un punto di incontro per chi ha condiviso un pezzo di strada con lui.

fondazionelucasalvadori.com
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