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4 Mag [18:36]

Alla scoperta di Bristot
Chi è la sorpresa della Porsche Cup Italia

Massimo Costa

Tradizionalmente, Italiaracing segue con grande attenzione e una professionalità che non ha eguali le formule minori, dalla Formula 4 alla Formula 2, dove convergono i migliori talenti del karting. Ma per una volta, vorremmo fare un piccolo excursus sulle categorie a ruote coperte, perchè ci sono alcuni ragazzi che nel giro di pochi anni sono riusciti a raggiungere il professionismo, pur non passando dalle categorie a ruote scoperte. Come è possibile che gli addetti ai lavori e i talent scout del karting non si siano accorti di questi nomi pur avendoli sotto gli occhi?

Se Mattia Colnaghi è riuscito comunque ad avere una chance importante grazie al concorso Richard Mille Young Talent Academy, guadagnando con merito l’aiuto prima del patron di MP Motorsport Henk De Jong e poi del Red Bull Junior Team, altri non hanno avuto la sua fortuna.

Pensiamo ad esempio a Connor Zilisch, 19enne di Charlotte, che dopo aver vinto il CIK-FIA Karting Academy Trophy nel 2020 (categoria di kart sovvenzionata dalla FIA e in cui tutti i piloti hanno le stesse possibilità, essendo mono-gestione), è stato inspiegabilmente snobbato dal motorsport europeo. Zilisch è stato costretto a tornare in America, dove partendo dalla competitiva Mazda MX-5 Cup, secondo nel 2022, è riuscito a farsi notare dal mondo NASCAR.

Nel 2024 ha chiuso secondo nella serie East dell’ARCA, ma ha stupito il mondo intero a Daytona, trascinando il team ERA al successo di classe LMP2 alla 24 ore con una performance impressionante a soli 17 anni. Nel 2025, alla prima stagione completa in Xfinity, ha dominato in lungo e in largo il campionato, perdendo il titolo solamente all’ultima gara a causa del format a eliminazione delle serie americane NASCAR, che non premiano la costanza di rendimento a favore dello spettacolo. Nel 2026 Zilisch sarà al via a tempo pieno della serie principale NASCAR con il supporto di Red Bull.



Ma perchè Zilisch non ha avuto una chance in monoposto in Europa? Difficile rispondere a questa domanda. Come lui, c’è anche un altro ragazzo che sta rapidamente scalando le serie minori, questa volta in Italia. In comune con Zilisch ha la partecipazione al CIK-FIA Karting Academy Trophy, in questo caso nel 2014.

L’esito non è stato fortunato come nel caso di Zilisch, anche perchè l’approdo nel mondo del karting di Andrea Bristot, bellunese classe 2001, è stato tardivo rispetto alla maggior parte dei propri colleghi, o quantomeno dei rivali nel trofeo Academy, vinto in quell’edizione da Richard Verschoor davanti al pupillo Honda Kakunoshin Ohta e a Rinus Veekay.

“L’innamoramento per il motorsport è avvenuto consumando le cassette di rally in televisione - racconta Andrea - Ho visto centinaia di volte gli stessi filmati delle auto del Gruppo B che sfacciavano nella folla. Ma non mi limitavo a guardare solo le macchine passare, studiavo come si muovevano, come affondavano in frenata, come si alzavano in accelerazione, come rollavano, come usavano sterzo e gas. Analizzavo tutto. Credo di aver imparato a guidare in quel momento davanti alla televisione”.

“E poi cercavo di replicare queste sensazioni negli sport che praticavo, la mountain bike e lo sci. Perché i principi sono gli stessi: carichi, trasferimenti, equilibrio. Quando sono salito su un kart la prima volta, non ho dovuto imparare a guidare da zero, ho solo dovuto applicare la teoria che già avevo studiato. Mio padre, un commerciante di Belluno, nonostante fosse un grandissimo appassionato, mi aveva sempre tenuto lontano dai mezzi a motore, visto che era ben consapevole dei costi che comportano, avendo fatto qualche gara di salita negli anni precedenti”.



“La mia grande occasione è arrivata per caso a sette anni, di ritorno da una gara di sci, quando siamo passati accanto a una pista di kart sul ghiaccio. Quando l’ho vista non ho voluto sentire ragioni e ho iniziato a litigare con mio papà finché non è stato costretto a tornare indietro per riportarmi alla pista. Mi ricordo bene che non volevano farmi sedere al volante perché ero troppo piccolo, ma una volta partito tutto è venuto con grande naturalezza. Ricordo gli sguardi sorpresi dei meccanici del circuito, che mi guardavano sfrecciare di traverso sul ghiaccio. Per me è stata una folgorazione”.

“Dopo qualche tempo mio papà mi ha comprato un kart e dopo qualche uscita dal 2012 abbiamo iniziato a fare qualche gara sporadica nei campionati locali, finché non sono stato scelto come uno dei due rappresentanti dell’Italia (insieme ad Alessandro Brigatti, ndr) per il CIK-FIA Academy Trophy. È stata una bella esperienza, che ha dato il via alla mia carriera vera e propria nel karting. Dal 2014 al 2018 ho sempre vinto il campionato a cui ho preso parte, fino al successo nel Trofeo delle Industrie nella Iame X30”.

Però non è mai arrivata una chiamata per passare nel WSK o nelle categorie più prestigiose del karting.

“Ci sono stati dei contatti, ma i costi sono sempre stati troppo alti e mio papà ha sempre declinato le offerte. A noi andava bene così. Prendevamo il karting molto seriamente e io ero estremamente competitivo, ma al tempo stesso non avevamo l’obiettivo di farne una professione. Così, dopo aver vinto tutto quello che era alla nostra portata, nel 2018 abbiamo deciso insieme di fermarci”.

Una scelta coraggiosa, non ti è pesata?

“Assolutamente no, eravamo molto sereni e appagati. Non avevamo i mezzi per fare più di quanto fatto fino a quel momento e ho vissuto gli anni successivi come un normale adolescente. Nel gennaio 2021 poi è venuto a mancare mio padre e ho preso ancora più le distanze dal motorsport”.



Cosa è cambiato poi e quando?

“Alla fine dello stesso anno ho iniziato a correre con il simulatore. Inizialmente era poco più di un gioco, ma con il passare del tempo ci ho preso gusto e così facendo ho iniziato a riallacciare i rapporti con i vecchi amici del karting. Proprio questi mi hanno portato a Monza per la gara del GT World Challenge. Ricordo di aver messo il piede in pit lane e di aver sentito arrivare un’Audi R8 con il limitatore di velocità inserito. Quel rumore ha immediatamente riacceso in me la scintilla della passione. Si sono risvegliate insieme tutte le emozioni, la fame, l’agonismo che avevo tenuto nascosto in quegli anni”.

“E da quel momento tornare in pista è diventata un’ossessione. Sentivo di aver qualcosa da dire e non riuscivo proprio a scacciare quel pensiero. Avevo la necessità di verificare se fosse una fantasia o se effettivamente ci fosse del potenziale. Così a giugno 2023 ho fatto un test con una Lamborghini Super Trofeo. In generale non è andato benissimo, ma una volta prese le misure mi sono reso conto che sapevo cosa dovevo fare per andare forte. Quella è stata la conferma”.

Cosa hai capito in particolare in quel test?

“Che mi piaceva ancora guidare, ma anche che avevo bisogno di confrontarmi in un weekend di gara”.

Per quale motivo?

“Pensavo di trovare tutte le risposte in una giornata di test, ma ne ho trovata solo una parte. Mi piacevano l’ambiente, la velocità, guidare la macchina, ma ancora mancava qualcosa”.

E quando ti sei trovato a Misano per il primo weekend della tua vita (nella Mini Challenge, ndr)?

“Lì ho trovato tutto. Ho fatto immediatamente uno switch mentale e sono entrato in una modalità ultra-competitiva, pensavo solo a stare davanti. Se non ci fossi riuscito, mi sarei fermato”.



Facile a dirsi, ma avresti veramente piantato tutto dopo un solo weekend se non fossi stato competitivo?

“Sì. Mi sarei detto che era inutile spendere i soldi della mia famiglia per girare in tondo per piacere. Per giustificare l’investimento dovevo star davanti e cercare di farne una professione”.

A Misano, dopo solo un giorno di test con la Lamborghini Super Trofeo e due turni con la Mini Challenge a Cremona, Andrea ha subito conquistato la pole position e un primo e un secondo posto nelle due gare. Nel resto della stagione sono poi arrivate sei vittorie, sette pole position, otto podi e dieci giri veloci in dieci manche. E con questi risultati anche il titolo di campione italiano.

Se non fossi tornato a correre come sarebbe stata la tua vita?

“Non è mai esistita questa possibilità, mi sarei sentito incompiuto. Questo è il solo modo di esprimermi che conosca”.

E tuo padre cosa avrebbe pensato?

“Sarebbe stato al mio fianco, mi avrebbe motivato e incoraggiato, anche se non so in che misura. Era ben consapevole dei rischi e dei costi del motorsport”.

La stagione nel Mini Challenge però si è conclusa in modo dolce-amaro. Il team si è sfaldato internamente e di riflesso sei stato coinvolto nella lotta intestina tra la proprietà e l’officina che preparava le vetture.

“Quello, unito al fatto che non si fossero aperte nuove porte, mi aveva fatto perdere di nuovo la voglia di correre. Mi ero già messo il cuore in pace, pensando di essermi giocato la mia unica chance di diventare un pilota”.



Poi però all’ultimo momento è arrivata l’occasione di correre nella Mitjet.

“Inizialmente non volevo correre in quel campionato, non mi sembrava un passo avanti. Era solo un modo per non stare fermo, per fare un altro giro della ruota della fortuna”.

Però nonostante tutto, una volta calato nell’abitacolo Andrea è riuscito a confermarsi nelle prime posizioni. Di nuovo, al primo weekend della stagione a Monza è arrivata la pole position, poi un primo e un secondo posto. Con un solo turno a Varano de’ Melegari per provare la vettura il martedì prima della gara.

“Sono entrato in pista con la mentalità di sempre e con l’unico obiettivo di vincere. Sono sempre riuscito a separare ciò che succede nel paddock da quello che devo fare in pista. Una volta in macchina, non mi interessa nient’altro. Alla fine correre nella Mitjet è stato molto interessante, il livello era più alto rispetto alla stagione precedente, c’erano avversari tosti come Torelli, Damiani, Malizia e Moretto, con cui c’è stato un bel confronto”.

I risultati di nuovo non hanno lasciato dubbi: sei vittorie, otto podi, tre pole position e un altro titolo italiano. Condito, nello stesso anno, da altri tre sigilli nei campionati italiani ACI eSport, nelle categorie Formula 4, GT4 e GT3. Per un totale, nel solo biennio 2024-2025, di due titoli italiani reali e cinque virtuali. Risultati che finalmente hanno catturato l’attenzione di Maurizio Lusuardi del team Dinamic Motorsport e di Andrea Dell’Orto, Vice Presidente Esecutivo e Direttore Commerciale & Marketing Chairman dell’omonima azienda, leader nel settore dei carburatori.

Lusuardi e Dell’Orto hanno deciso di scommettere su Andrea, mettendo sul tavolo un contratto per disputare la Porsche Carrera Cup Italia e la Porsche Supercup, due tra i campionati monomarca più competitivi sulla piazza. Andrea ha ripagato la fiducia facendo segnare il record della categoria nel test ufficiale della serie tricolore a Imola, e poi con due terzi posti nel primo appuntamento, sempre sul tracciato del Santerno. Risultati che però non lo hanno soddisfatto.

“Non ero presente come avrei voluto. Ero frenato, non so bene da cosa, forse dal fatto che dopo tutto ero già contento di essere in quel paddock e di essere al via del campionato”.



Cosa rappresentano per te i monomarca Porsche?

“Sono sempre stati un riferimento. La maggior parte dei piloti professionisti del Gran Turismo arriva da questi campionati. E adesso ne capisco il motivo. La macchina è veramente molto impegnativa, molto fisica, altrettanto veloce. Il mio cervello deve ancora adattarsi”.

Fino a questo momento eri riuscito a saltare da un’auto a trazione anteriore con gomme slick e ABS a una a trazione posteriore e con gomme intagliate e nessun controllo, andando forte fin dall’inizio senza effettuare test di fatto. Questa è la prima volta che non ti sei sentito a tuo agio?

“Sì. Sia con la Mini, sia con la Midget, il limite delle vetture era ragionevole, trovare limite mi veniva naturale già dopo pochi passaggi. Erano macchine più semplici e perdonavano di più. Con la Porsche è diverso, succede tutto più velocemente e ogni volta è diverso. Tra gomme nuove e usate, l’evoluzione continua della pista che incide moltissimo sul feeling, la ghiaia che viene portata sulla traiettorie ogni giro, le numerose safety car che spezzano il ritmo, è tutto nuovo. E il livello è decisamente alto tra giovani promesse come Pietro Delli Guanti, Callum Voisin e Cristian Bertuca e senatori della categoria come Gianmarco Quaresmini, Aldo Festante e Alberto Cerqui”.

Al momento quanto sei vicino al limite della vettura?

“Non lo vedo neanche. Ma a Imola ho imparato moltissimo, non avevo mai fatto una gara da mezz’ora. Il salto dalla Mini e dalla Mitjet alla Porsche è stato più traumatico rispetto all’iniziare da zero nel 2024. Negli anni passati mi bastava l’istinto per trovare il limite, con la Porsche non è sufficiente. Bisogna veramente curare tutti i dettagli, l’assetto, le gomme e leggere l’evoluzione della pista di giro in giro. E tutto deve essere perfetto per performare al massimo”.

E il simulatore?

“Serve solo fino a un certo punto. Le cose che ho appena elencato le puoi imparare solo in pista. Devo adattare in qualche modo la mia guida, che al momento segue troppo il mio feeling, soprattutto in frenata. L’ABS toglie parecchio sensibilità dal pedale del freno e al momento devo forzare, andando contro il mio istinto”.

Qual è quindi la tua concezione del simulatore?

“Serve solo a livello competitivo. Mi spiego meglio. Girare per ore in solitaria serve fino a un certo punto, quello è solo l’inizio. Il vero valore aggiunto del simulatore è la possibilità di misurarsi contro i piloti migliori al mondo, la concorrenza online è veramente altissima. E nelle corse virtuali hai veramente la chance di imparare a gestire la pressione, i sorpassi, le strategie, a leggere la gara”.
30 Apr [20:31]

Dallara Group si unisce a IBM
Obiettivo, ridurre i tempi di simulazione

IBM e Dallara Group, leader mondiale nella progettazione e produzione di veicoli da competizione e ad alte prestazioni, hanno unito le forze per portare la progettazione e l’ottimizzazione dei veicoli ad alte prestazioni a un nuovo livello, sfruttando tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale e il quantum computing.

Questo progetto pionieristico ha l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi di simulazione aerodinamica, passando da ore a pochi minuti. Con il supporto di modelli AI basati sulla fisica, Dallara è in grado di esplorare più opzioni progettuali nelle prime fasi dello sviluppo del veicolo, accelerando l’innovazione.

In parallelo, IBM e Dallara stanno testando l'integrazione del quantum computing nei flussi di lavoro, per ottimizzare ancora di più la simulazione e risolvere problemi aerodinamici complessi. Il progetto ha già ottenuto risultati impressionanti: in uno dei primi test, l'analisi CFD tradizionale di un diffusore posteriore ha richiesto circa un'ora, mentre il modello AI ha completato la stessa valutazione in soli 10 secondi, con un margine di errore simile.

Questa collaborazione segna una pietra miliare non solo nel motorsport, ma anche in ambiti come l'automotive, l’aerospazio e la difesa. Dallara applica già le sue competenze ingegneristiche per sviluppare veicoli stradali ad alte prestazioni, e con IBM sta portando questa esperienza a nuove vette.

Key-points del progetto

• La collaborazione IBM-Dallara non solo accelera la progettazione dei veicoli da competizione, ma potrebbe avere applicazioni rivoluzionarie anche in altri settori tecnologici

• Le potenzialità di risparmio in termini di tempo e risorse sono straordinarie, con il progetto che promette di abbattere drasticamente i tempi di sviluppo dei veicoli, migliorando al contempo l’efficienza e le performance

• Il ruolo del quantum computing nell'evoluzione della progettazione di veicoli è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza nell'ambito tecnologico e industriale
9 Mar [20:29]

Double M Racing e Ravetto Racing
lanciano l'Academy per giovani kartisti

Double M Racing dell'ex pilota Matteo Meneghello, e Ravetto Racing, di Manfredi Ravetto con una lunga esperienza da team manager in Formula 1, annunciano il lancio del programma Academy dedicato ai giovani piloti, sviluppato in collaborazione con un'accademia leader nel motorsport, con il supporto tecnico di Birel Art Racing in qualità di Technical Partner. Il modello proposto si basa su un principio chiaro: 50% allenamento mentale e 50% allenamento fisico, con la stessa importanza e continuità lungo tutto il percorso.

L'attenzione è rivolta alla piattaforma kartistica Rotax Series.

L'obiettivo è quello di formare piloti completi in grado di affrontare le sfide competitive con una preparazione moderna, continua e professionale, applicabile sia all'automobilismo che al karting. Mental coaching e psicologia dello sport La componente mentale del programma sarà guidata da Cristian Viola, psicologo dello sport, attualmente impegnato in un percorso di mental training con Giovanni Leoni nell'ambito del Liverpool FC.

Il programma atletico sarà costruito attorno alle specifiche esigenze della guida ad alte prestazioni: resistenza, forza funzionale, postura, stabilità, coordinazione, riflessi e prevenzione degli infortuni. Le sessioni di allenamento si svolgeranno presso una struttura in provincia di Padova, la cui data sarà annunciata ufficialmente in un secondo momento.
 
Press contacts / information
Matteo Meneghello
Tel. +39 349 076 1683
 
27 Feb [12:07]

Intervista a Geronimo La Russa:
“ACI investe sui giovani, portare il
WRC a Roma è una grande opportunità”

Da Roma - Michele Montesano

Celebrare i successi di oggi per costruire il motorsport di domani. È stato questo il filo conduttore che ha accompagnato l’edizione 2025 di ACI Campioni dell’Automobilismo Sportivo, l’appuntamento che ha riunito a Roma i protagonisti italiani delle quattro ruote reduci da una stagione, quella appena trascorsa, ricca di risultati di prestigio in ambito nazionale e internazionale.

Per l’occasione, abbiamo incontrato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, l’avvocato Geronimo La Russa, per approfondire la visione strategica che guiderà l’ACI nei prossimi anni. Il focus, dato anche il contesto, è ovviamente sui giovani. Infatti, sul palcoscenico della Città Eterna, è stata svelata la formazione dell’ACI Team Italia che rappresenta una vera e propria nazionale tricolore del motorpsort. La Russa ha, inoltre, dedicato ampio spazio anche al WRC, e alla Formula 1.



Presidente, cosa vuol dire per lei essere a Roma e celebrare i Campioni dell’Automobilismo Sportivo 2025?

"Senza dubbio c’è una grande soddisfazione per essere qui e celebrare una stagione 2025 che, per chi segue il motorsport, è stata particolarmente significativa. Penso al debutto positivo di Andrea Kimi Antonelli in Formula 1, al titolo di Leonardo Fornaroli in Formula 2 e al suo ruolo di terzo pilota McLaren, alla conferma di grandi eventi internazionali sul nostro territorio come il Mondiale Rally e alla centralità di Monza in Formula 1. Senza dimenticare le centinaia di manifestazioni motoristiche di ogni livello che si svolgono in Italia e il riconoscimento della FIA che ci indica come punto di riferimento mondiale per il karting, settore fondamentale perché significa investire sui giovani".

Lei ha parlato molto di giovani. Come intende sostenere concretamente i talenti emergenti?

"Già oggi facciamo molto, ma dobbiamo fare ancora di più. La Federazione deve essere come un “padre” per questi ragazzi. Non solo con contributi economici, ma anche indirizzandoli e offrendo supporto tecnico. Proprio recentemente abbiamo discusso su quale percorso consigliare a un giovane talento nei rally e su come sostenerlo nel modo più efficace".

Avete altro in serbo?

"Ho 45 anni e mi sento vicino a questi ragazzi che hanno tra i 16 e i 22 anni. Ricordo bene la passione e la voglia di correre. Non avevo il loro talento, ma capisco cosa significa inseguire un sogno. Tra le priorità c’è anche la ricostituzione delle commissioni sportive, fondamentali per definire regolamenti adeguati e accompagnare al meglio ogni disciplina. A volte basta una virgola in un regolamento per cambiare tutto: serve competenza, entusiasmo e professionalità".



Si parla di un possibile arrivo del Mondiale Rally a Roma. Che prospettive vede?

"Portare il Mondiale Rally a Roma sarebbe una grande opportunità per il sistema Italia, per le aziende e per il pubblico, vista la maggiore accessibilità della Capitale. Ma non dimentichiamo quanto la Sardegna ha dato al motorsport. Se il Mondiale Rally dovesse andare a Roma, l’Europeo potrebbe approdare in Sardegna".

A tal proposito circola voce di un probabile approdo del W2RC in Sardegna…

"Credo fortemente nel potenziale della Sardegna per il Campionato del Mondo Rally Raid. È senza dubbio uno dei luoghi migliori al mondo per questo tipo di competizioni, sia per caratteristiche naturali che per fascino. Sarebbe un progetto ambizioso e prestigioso per tutto il Paese".



A suo avviso, motorsport e sostenibilità possono convivere senza snaturare lo spettacolo?

"Devono convivere. Lo spettacolo è una componente essenziale dello sport moderno, ma la sostenibilità è una sfida imprescindibile. Stiamo dialogando con aziende del settore energetico per valutare l’utilizzo dei biocarburanti nelle competizioni. Possono garantire maggiore sostenibilità ambientale e anche economica, perché in alcuni casi hanno costi inferiori rispetto ai carburanti tradizionali".

In tale contesto, che ruolo può svolgere l’ACI?

"La Federazione può svolgere un ruolo di osservatore autorevole e indipendente, con l’obiettivo di guidare il motorsport verso un futuro sostenibile senza perdere la sua anima. È una sfida che dobbiamo affrontare con visione e responsabilità".



Quali saranno le altre priorità per il suo mandato?

"Vorrei proiettare un ente che ha appena celebrato 120 anni di storia verso il futuro, nel solco di chi ci ha preceduto. La creazione del PRA nel 1927 è stata una scelta lungimirante: ha garantito certezza ai cittadini su un bene primario come l’auto e ha assicurato risorse fondamentali per sostenere l’attività sportiva. Oggi dobbiamo continuare a innovare, anche sul piano degli investimenti e della gestione dei dati, che rappresentano una ricchezza straordinaria per sostenere lo sviluppo dell’ente e del motorsport italiano".

La stagione di Formula 1 è alle porte. Si augura di più una Ferrari vincente o il successo di un pilota italiano come Antonelli?

"Se posso esprimere un desiderio, mi auguro una battaglia per il titolo tra due Ferrari e la Mercedes di Antonelli. Sarebbe il massimo. Ho visto una Ferrari convincente nei test, con soluzioni tecniche interessanti, frutto del genio italiano. I nuovi regolamenti rimescolano le carte e si riparte da zero: confido che l’Italia possa essere protagonista. Non dimentichiamo, inoltre, che abbiamo anche la Racing Bulls con sede a Faenza. Siamo il secondo Paese al mondo per numero di scuderie di Formula 1 dopo il Regno Unito. Questo testimonia quanto il motorsport sia parte integrante della nostra identità industriale e sportiva".
23 Feb [14:50]

Luigi "Lucky" Battistolli
Presidente Aci Sport

In attesa di conoscere il nome del direttore di ACI Sport, riceviamo e pubblichiamo il comunicato riguardante la nomiina a Presidente di ACI Sport del famoso ex rallista Luigi Lucky Battistolli

"In seguito all’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione di ACI Sport S.p.A., in occasione della prima riunione tenutasi martedì 17 febbraio 2026, il Consiglio ha ufficialmente nominato Luigi Battistolli Presidente della società sportiva dell’Automobile Club d’Italia dedicata all’automobilismo sportivo nazionale.

La nomina arriva con il rinnovo degli organi sociali e segna un importante passaggio per la governance dell’automobilismo sportivo in Italia, dopo un periodo di transizione e di rafforzamento delle strutture federali.

Luigi Battistolli, classe 1949, è un imprenditore vicentino con una lunga carriera sportiva e dirigenziale nel mondo dell’automobilismo. Nato a Posina (VI), Battistolli ha un background professionale nel settore dei servizi di sicurezza e vigilanza, ma è anche noto sul panorama motoristico come pilota e dirigente sportivo.

Nel corso della sua carriera agonistica, Battistolli ha partecipato a oltre 200 rally, con un palmarès di successi in competizioni italiane ed europee, tra cui numerosi titoli nel rally storico e diversi campionati nazionali ed europei nella specialità. Da anni è alla guida dell’Automobile Club Vicenza, ricoprendo il ruolo di Presidente con grande impegno nel promuovere le attività motoristiche locali e nazionali.

La nomina di Battistolli alla presidenza di ACI Sport rappresenta un segnale di continuità e di attenzione alle esigenze del movimento automobilistico italiano, con l’obiettivo di consolidare e sviluppare le attività agonistiche sotto l’egida dell’ACI, migliorando l’organizzazione dei campionati nazionali, promuovendo lo sport tra i giovani e sostenendo le iniziative di crescita tecnica e formativa.

Il nuovo Presidente porta con sé una profonda esperienza di pilota e dirigente, combinando la conoscenza diretta delle competizioni con una visione manageriale solida, auspicando un ulteriore rafforzamento del ruolo dell’Italia nel panorama internazionale dell’automobilismo sportivo".
8 Gen [13:59]

Target Racing entra nel
McLaren Trophy Europe

Massimo Costa

Target Racing cambia categoria. La squadra di Lugo di Ravenna per anni è stata grande protagonista del Super Trofeo Lamborghini Europe vincendo, tra il 2019 e il 2025, ben sei titoli (compreso un successo nel Middle East) tra classifiche piloti e team. 

Roberto Venieri, team prinicpal di Target, per la stagione 2026 ha deciso di iscrivere la propria squadra al McLaren Trophy Europe. Saranno due le vetture del costruttore inglese che Target schiererà nei cinque appuntamenti in calendario, tutti concomitanti con il GT World Challenge.

Il primo appuntamento è programmato a Monza il weekend del 31 maggio a cui seguiranno le trasferte di Spa (25-27 giugno), Misano (17-19 luglio), Montmelò (2-4 ottobre) e Portimao (16-18 ottobre).

Le vetture adottate nella serie sono le Artura Evo, progettate esclusivamente per i campionati McLaren Trophy (se ne disputa uno anche in USA). Con 585 CV e con un pacchetto aerodinamico migliorato, è estremamente agile sia nelle curve a bassa che ad alta velocità, il che le consente di girare a pochi secondi da una GT3.

L'Artura Trophy Evo debutta con l'innovativa tecnologia "Push to Pass" che aumenta la potenza a 620 CV per 300 secondi a gara, regalando ulteriore adrenalina. L'Artura Trophy Evo presenta inoltre pneumatici più larghi, nuovi montanti delle sospensioni e barre antirollio migliorate per generare una trazione e una stabilità ancora maggiori, infondendo ancora più sicurezza al pilota durante le gare.

Il format dei fine settimana di gara prevede due sessioni libere di 60 minuti il venerdì, un terzo turno libero di 15 minuti il sabato seguito dalla qualifica 1 di 15 minuti e dalla prima gara di 50 minuti con pit-stop. La domenica, un'altra sessione libera di 15 minuti che precede la qualifica 2 di 15 minuti e la seconda corsa di 50 minuti con pit-stop. Tutte le gare hanno la partenza lanciata.

Due i piloti per ogni vettura e ognuno deve disputare una delle due qualifiche. Le categorie per piloti sono le classiche Pro, Pro Am, Silver, Bronze, Am. I punti assegnati vanno ai primi otto delle gare con 12 punti al vincitore, 9 al secondo, 7 al terzo, 5 al quarto e a scalare fino al punto per l'ottavo. Inoltre, la classifica finale del campionato sarà calcolata in base ai nove punteggi migliori di un pilota, consentendogli di eliminare il punteggio più basso.



24 Dic [12:44]

Magnani racconta NOPE Engineering:
“Dalla progettazione al supporto in pista,
dove gli altri dicono di no, noi ci siamo”

Michele Montesano

A volte ci si sofferma solamente al risultato finale, senza domandarsi il lavoro che c’è dietro per raggiungere tale obiettivo. Succede sia nella vita di tutti i giorni, ma anche in un ambiente competitivo come solo il Motorsport può essere. Dalla progettazione alla gestione in pista di una vettura nulla può essere lasciato al caso. Se il lavoro in fabbrica è spesso misterioso e ben celato, molte volte anche le figure che si aggirano nei box ricoprono ruoli che, per la maggior parte delle persone, sono oscuri.

Il tempo in cui bastava un manipolo di uomini per affrontare una gara o addirittura un’intera stagione è ormai un semplice ricordo del passato. Oggi per vincere serve una perfetta organizzazione, conoscenza della categoria e della vettura. In un contesto così competitivo c’è una realtà orgogliosamente italiana che sta prendendo sempre più piede nei paddock di tutto il mondo. Si tratta di NOPE Engineering, una vera e propria squadra di ingegneri e tecnici altamente specializzati in grado di coprire a 360 gradi ogni sfaccettatura del Motorsport e non solo.

A illustraci questa realtà è uno dei suoi fondatori, Fabio Magnani. Conosciuto al grande pubblico come la voce tecnica di Eurosport per quanto riguarda le principali competizioni automobilistiche, spaziando dal FIA WEC al Turismo fino alla Formula E, Magnani può vantare oltre 15 anni di esperienza internazionale sui circuiti di tutto il mondo e nelle più disparate categorie del Motorsport. Conoscenze che, unite a quelle degli altri tre soci fondatori, ha portato a realizzare il progetto NOPE Engineering.



Quando nasce NOPE Engineering e qual è stata la scintilla iniziale che vi ha portato a fondare questa realtà?

“NOPE Engineering nasce a cavallo dell’era Covid. Io, insieme a Maurizio Soro, Erik Turlejski e Matteo Limongelli, collaboravo con un’altra azienda e, in quel periodo, non c’era più una visione comune su alcuni progetti. A quel punto ci siamo detti: ‘perché non provarci e fare qualcosa di diverso’. Da lì è nata NOPE, ufficialmente a luglio 2022. Il nome deriva semplicemente dal “no” inglese: dove gli altri dicono no, noi ci proviamo”.

Chi è stato il primo cliente a credere nel progetto NOPE Engineering?

“Sicuramente Autotecnica Motori e PB Racing in parallelo. In entrambi i casi una collaborazione nata come consulenza da freelance che poi si è trasformata in qualcosa di più strutturato”.

Può spiegarci meglio?

“Con PB Racing, ci siamo occupati di tutto l’impianto elettrico e acquisizione dati dell’Exige Cup PB-R. Parallelamente, per quel che riguarda invece Autotecnica Motori, conoscevamo da diversi anni l’ingegner Giovanni Delfino, amministratore delegato di quello che oggi è Korus Group, da febbraio 2023 infatti il nostro ufficio principale è proprio all’interno della sede Tatuus Racing di Lainate. Non facciamo parte del gruppo, siamo una società esterna, ma una buona parte del nostro impegno è dedicata alle aziende del gruppo, come la stessa Tatuus e Autotecnica Motori appunto. È proprio grazie alla possibilità di essere inseriti fisicamente in questo contesto che stiamo ulteriormente crescendo e potenziando le nostre skiils. Non possiamo che ringraziare nuovamente Delfino per questa opportunità”.



In parallelo avete ampliato rapidamente il ventaglio di collaborazioni. Su quali ambiti vi state muovendo oggi?

“Abbiamo collaborato anche con YCOM negli ultimi due anni, così come con altre realtà di cui – per motivi di NDA – non posso citare pubblicamente. In generale il nostro ventaglio di collaborazioni si estende a tutto il mondo del motorsport, ma stiamo iniziando a mettere un piedino anche nell’automotive”.

Su cosa state lavorando in ambito automotive?

“Il progetto Grassi 044S è una supercar road legal, commissionata dalla Scuderia Grassi di Milano. È un progetto partito dal classico foglio bianco: in queste settimane stiamo definendo gli ultimi dettagli lato CAD mentre è già partita in parallelo la progettazione e definizione di tutta la parte sistemi ed elettronica. Oltre alla progettazione di telaio, sospensioni e tanto altro, ci occupiamo anche della parte omologativa come Individual Vehicle Approval secondo tutte le normative vigenti. È un progetto ambizioso che ci porta fuori dal motorsport, ma che sfrutta competenze molto simili e che abbiamo abbracciato con entusiasmo”.

Entrando più nel dettaglio, di cosa vi occupate concretamente con i vostri partner nel motorsport?

“Con Tatuus, ad esempio, abbiamo preso in mano la realizzazione di alcune parti legate all’elettronica della vettura, dalla sensoristica ai cablaggi più complessi. Abbiamo contribuito anche ad alcuni progetti specifici di Autotecnica Motori. Nel contempo si è rafforzata molto la partnership in pista con il team Kessel Racing di cui supportiamo tecnicamente tutti i programmi: dal Ferrari Challenge alla European Le Mans Series. Siamo stati presenti anche alla 24 Ore di Le Mans, oltre alla Le Mans Cup. Quest’anno abbiamo debuttato anche nel GT4 European Series con il TeamFloral gestendo la loro Mustang GT4, oltre a essere di supporto tecnicamente ad altri programmi dove, anche qui, non posso dire di più”.



Coprite quasi a 360 gradi l’intero spettro del Motorsport, dal CAD alla simulazione cinematica, strutturale e fluidodinamica. Come è organizzata internamente la struttura per gestire tutto questo?

“Siamo quattro fondatori e ciascuno di noi ha preso in carico un’area specifica. Soro è responsabile della parte systems ed elettronica, Turlejski gestisce tutto il supporto in pista e le risorse impegnate nei weekend di gara unitamente alla parte R&D; Limongelli è a capo dell’ufficio tecnico, quindi progettazione CAD, simulazioni aerodinamiche e strutturali. Io mi occupo della parte amministrativa, commerciale, marketing e gioco forza ho visione su tutto, ma sono altresì impegnato in pista come Erik e Maurizio. Da fare non manca! Abbiamo tutti i software licenziati e siamo anche in grado di effettuare simulazioni strutturali seguendo le direttive di omologazione FIA. Possiamo fare tante cose, la vera sfida è riuscire a gestirle tutte in modo efficace”.

Quanto incide la presenza in pista rispetto al lavoro svolto in sede?

“Quando si va in pista diventa inevitabilmente più complesso gestire tutto, perché non c’è solo la parte di ufficio ma anche quella operativa sul campo. Tuttavia siamo ben organizzati e uno dei nostri punti di forza è che, se manca uno di noi, un altro è in grado di coprire determinate attività, evitando che il workflow si interrompa”

A livello numerico, com’è composta oggi NOPE Engineering?

“Siamo quattro soci, a cui si aggiungono quattro persone che collaborano praticamente a tempo pieno in ufficio. Inoltre ci avvaliamo di diversi professionisti part-time, sia interni che esterni. Alcuni lavorano in esclusiva per noi su determinati programmi: quando vanno in pista operano come NOPE Engineering, anche se non fanno parte dello staff interno”.



Che tipo di profili tecnici sono oggi più strategici per voi?

“Nel nostro staff ci sono ingegneri meccanici, aerospaziali e dell’automazione, tutti coinvolti trasversalmente nei nostri progetti. Per quanto riguarda la parte system ed elettronica, invece, ci appoggiamo a istituti tecnici e professionali. Anche i ragazzi provenienti da queste scuole superiori hanno competenze che sono indispensabili per la dinamica del lavoro che stiamo attualmente svolgendo. Stiamo tutt’ora cercando risorse da integrare in diverse posizioni, è però realmente complesso trovarne di interessati, nonostante la nostra ricerca vada avanti da mesi e benché ci siano numerose possibilità. Altresì siamo certi di offrire un tipo di lavoro e ambiente stimolante”.

Avete costruito una rete solida anche con scuole e università. Che ruolo ha la formazione per NOPE Engineering?

“Collaboriamo con ITS Maker Academy di Modena, ospitiamo studenti per stage e, se c’è la possibilità, li integriamo successivamente. È accaduto già con un nostro ex collaboratore che poi recentemente è passato in Ferrari Formula 1. Abbiamo inoltre rapporti con l’Università di Pavia, grazie al Prof. Carlo Rottenbacher e con il Politecnico di Milano, in quest’ultimo caso sia attraverso il team Dynamis PRC di Formula SAE sia con il Motorcycle Factory ma abbiamo in corso contatti anche con altri atenei”.

Come avviene la formazione delle nuove risorse, soprattutto per il lavoro in pista?

“Le università forniscono un’ottima preparazione teorica, ma la pratica è un’altra cosa. Per diventare realmente autonomi sul campo servono almeno tre anni di esperienza, con circa 200 giorni di trasferte all’anno. Servono anche molte soft skills, perché spesso in pista siamo tecnici ma non solo, ci sono tante dinamiche da gestire anche lato organizzativo, manageriale, umane… Se ne abbiamo la possibilità di comune accordo con il team, cerchiamo sempre di affiancare una risorsa Junior a una delle nostre che ha più esperienza in un percorso di crescita (sia in pista che in ufficio) e responsabilità costante”.



Dal punto di vista del business, qual è oggi il servizio maggiormente richiesto dai clienti?

“Se guardiamo al 2025, che premetto essere un anno per certi versi atipico della nostra breve storia, il 40% circa del fatturato proviene dal track support. Il resto è suddiviso tra elettronica, cablaggi e sensoristica, con una parte sempre legata alla progettazione CAD e alle simulazioni che però derivano da progetti pluriennali”.

Che tipo di supporto ingegneristico fornite durante i weekend di gara?

“Disponiamo di un pool di race engineer che copre un ampio spettro di categorie, da quelle di base fino a professionisti con esperienza a Le Mans, Daytona e nel Mondiale Endurance. L’unica categoria che non abbiamo ancora coperto direttamente è la Formula 1, anche se Erik ha trascorso un paio d’anni in Mercedes a Brixworth”.

La simulazione è ormai una componente fondamentale nello sviluppo moderno. Che peso ha nel vostro lavoro quotidiano?

“La simulazione è diventata centrale sotto diversi aspetti. C’è quella driver-in-the-loop, ma anche tutta la simulazione tecnica: analisi cinematica delle sospensioni, configurazioni di assetto, rapporti del cambio e via dicendo. Lato aerodinamica ad esempio, quando i dati non sono disponibili, possiamo creare mappe aerodinamiche complete. Le vetture moderne, incluse le GT, sono estremamente sensibili: basta variare l’altezza di un millimetro per cambiare in modo significativo il comportamento della macchina”.



In che modo è cambiato il rapporto con i clienti passando da professionisti singoli a struttura organizzata?

“Oggi i clienti non cercano più solo la singola persona, ma la società nel suo insieme. Il valore aggiunto è il supporto che c’è dietro in ogni ambito, sia per l’ufficio tecnico che per il supporto in pista: se durante un weekend di gara c’è necessità di maggiore supporto, esiste una sovra struttura in grado di intervenire anche da remoto”.

Guardando all’evoluzione del motorsport, che cambiamenti ha osservato negli ultimi anni?

“Si va sempre più verso strutture di tipo aziendale. Una volta in otto persone si riusciva a fare un Mondiale Turismo; oggi non bastano per un campionato italiano di Formula 4. Non si lascia più nulla al caso, tutto è molto più strutturato”.



Qual è stata finora la sfida tecnica o organizzativa più complessa che avete affrontato?

“Ogni weekend è una sfida. Dalla progettazione dei cablaggi della nuova Formula Regional Tatuus T-326 fino alle grandi gare dell’Endurance, spesso ci si trova ad affrontare situazioni senza sapere esattamente cosa aspettarsi”.

Guardando al futuro, quali sono i principali programmi e obiettivi di NOPE Engineering?

“Per quanto riguarda il track support, stiamo definendo i programmi con Kessel: proseguiremo in European Le Mans Series, Asian Le Mans Series e probabilmente anche Ferrari Challenge e Le Mans Cup, così come con il TeamFloral nel GT4 Europeo. Chiaramente nel periodo invernale ci sono tanti contatti, vedremo cosa si concretizzerà da qui all’inizio della stagione europea. NOPE Engineering però non è solo motorsport attivo: stiamo lavorando su progetti molto diversi tra loro inclusi anche dei nostri prodotti, valutiamo tutte le opportunità e cerchiamo di non dire mai ‘no’, come da nostro claim. Se un progetto è fattibile, lo affrontiamo più che volentieri”.


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