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27 Lug [20:52]

La Federazione Spagnola lancia
la Eurocup-5 per i piloti 14enni

La Federazione Reale Spagnola di Automobilismo (RFEDA) continua a rafforzare la piramide di sviluppo del motorsport spagnolo con la creazione della Eurocup-5, un nuovo campionato nazionale che debutterà nella stagione 2027 e che è stato creato, a seguito di decisioni adottate il 1° luglio dal Consiglio di Amministrazione e dalla Commissione Delegata, con un obiettivo ben definito: facilitare l'accesso dei migliori piloti provenienti dal karting alle competizioni monoposto attraverso un modello sportivo sostenibile, equo e con costi contenuti.

La nuova categoria, sarà gestita sportivamente da EPIC Championships, l'ente responsabile dell'organizzazione di campionati come la F4 Spain e la Eurocup-3, garantendo così una struttura organizzativa di alto livello e una naturale continuità nel percorso di sviluppo dei giovani talenti.

Uno dei pilastri principali del progetto sarà il controllo dei costi e la parità sportiva. La RFEDA ha fissato un budget massimo di 150.000 euro a stagione, assicurando che l'accesso alla competizione dipenda dal talento sportivo e non dalla capacità di seguire programmi di test paralleli.

Proprio per garantire pari opportunità, ai piloti iscritti all'Eurocup-5 non sarà consentito svolgere test o sessioni private durante la stagione con alcun tipo di monoposto o veicolo da competizione simile, essendo ammesse solo le prove di karting come complemento al loro sviluppo sportivo. In questo modo, tutti i partecipanti affronteranno il campionato nelle stesse condizioni di preparazione.

Come incentivo per i talenti nazionali, RFEDA assegnerà una borsa di studio di 42.000 euro al miglior pilota junior classificato nel Campionato Spagnolo di Karting Hyundai 2026, con l'obiettivo di agevolare il suo passaggio all'Eurocup-5 nel 2027. Questa borsa di studio sarà destinata ai piloti che dimostreranno di essere in grado di coprire il budget necessario per competere nell'intera stagione del campionato.

Inoltre, nell'ambito di un ambizioso e attraente sistema di incentivi, il campione dell'Eurocup-5 riceverà un premio in denaro di 100.000 euro da investire nella sua partecipazione al Campionato Spagnolo di Formula 4.

La nuova categoria sarà aperta ai piloti che avranno compiuto 14 anni prima del primo appuntamento stagionale e che non avranno ancora compiuto 16 anni prima dell'ultimo appuntamento del calendario, rappresentando quindi il contesto ideale per iniziare una carriera nelle corse di monoposto.

Il campionato si articolerà in cinque appuntamenti, ciascuno composto da due gare, più cinque giornate di test ufficiali, e si svolgerà in concomitanza con il Campionato Spagnolo di Formula 4 nella maggior parte delle tappe e con alcuni eventi di Eurocup-3. In questo modo, i giovani piloti potranno entrare, fin dai primi passi, in un ambiente completamente professionale, in linea con le categorie superiori.

Eurocup-5 utilizzerà una monoposto sviluppata specificamente per questa fase di apprendimento, con elevati standard di sicurezza, prestazioni adatte al processo di sviluppo e regolamenti tecnici pensati per limitare le differenze tra i team e focalizzare l'attenzione sulle prestazioni del pilota.

Il telaio è stato sviluppato da ADESS, società di ingegneria specializzata in veicoli da competizione fondata dall'ex ingegnere di Formula 1 di Ligier, Sauber e Toyota, Stéphane Chosse, con esperienza come costruttore ufficiale di prototipi LMP3 e in progetti di riferimento nel motorsport internazionale.

Con questo nuovo campionato, la Federazione Reale Spagnola compie un ulteriore passo avanti nel suo impegno a consolidare un percorso sportivo perfettamente strutturato per i giovani talenti, rafforzando la leadership della Spagna come uno dei principali punti di riferimento europei nello sviluppo dei piloti e offrendo una piattaforma accessibile, competitiva e sostenibile per iniziare una carriera nel motorsport internazionale.
22 Lug [11:28]

Esclusivo - L'intervista
Tutte le idee e i programmi di Isola,
nuovo direttore ACI Sport

Carlo Luciani

Dopo trent'anni trascorsi in Pirelli, Mario Isola ha recentemente intrapreso una nuova sfida professionale assumendo il ruolo di Direttore Generale di ACI Sport. Forte dell'esperienza maturata nel paddock della Formula 1, il manager milanese è ora chiamato a guidare lo sviluppo dell'automobilismo italiano in una fase di grandi cambiamenti. Invitato al Giffoni Film Festival insieme a Gian Carlo Minardi e Raffaele Giammaria, lo abbiamo incontrato per parlare del suo nuovo incarico, delle prospettive di ACI Sport e delle sfide che attendono il motorsport italiano nei prossimi anni.

Un trascorso lunghissimo con Pirelli ed oggi un nuovo incarico con ACI Sport. Qual è stata la motivazione principale che l’ha spinta ad accettare questa nuova sfida?

Ritengo che sia una nuova e bellissima sfida che mi permette di vedere sicuramente un mondo molto diverso e credo nel potenziale che ha il motorsport in Italia, che è già molto sviluppato ma che potrebbe ulteriormente essere migliorato con un po' di idee.

Lei ha iniziato questo nuovo mandato da pochi giorni: quali saranno le sua priorità?

Ci sono tante cose da fare e dobbiamo necessariamente darci delle priorità. Ho trovato alcuni campionati che sicuramente hanno già un gran numero di partecipanti, ma credo che si debba pensare a delle trasformazioni. Ad esempio, dalla semplice gara costruire degli eventi che offrano qualcosa in più rispetto all’aspetto puramente motoristico. Credo che sia importante promuovere i nostri weekend, farli diventare dei veri e propri eventi. La Formula 1 ci ha già indicato la strada, chiaramente non stiamo parlando di quei livelli, ma l’idea è quella di creare un contesto in cui le persone che vengono in circuito stiano bene, vivano la passione, si divertano e possano poi ritornare.

Ad esempio, dobbiamo cercare di portare il rally più vicino alla gente perché se non riusciamo a portare la gente al rally, dobbiamo pensare di poter fare il contrario. È chiaro poi che in Italia esistono più di 20 campionati diversi, ognuno con le proprie esigenze. Non è possibile applicare lo stesso modello a tutte le categorie. Bisogna studiare bene, farci aiutare dai professionisti che ci sono già in Italia in queste discipline e poi trovare il miglior modo per sviluppare le idee.



Secondo lei quali potrebbero essere le idee per accompagnare i nostri giovani talenti in un percorso di crescita?

Dobbiamo potenziare la scuola federale perché i talenti che oggi abbiamo in Italia non arrivano dal nulla, ma grazie al lavoro che è stato svolto per seguire i giovani piloti, che non è inteso come un aiuto puramente economico, ma come quello di dargli tutte quelle basi che servono per crescere professionalmente. Non è solo un'attività di formazione dei piloti, ma di tutte quelle figure che a vario titolo ci permettono di realizzare gli eventi. Parlo di direttori di gara, commissari di percorso, commissari sportivi, commissari tecnici.

L’Italia è una nazione tradizionalmente legata al calcio come sport. Negli ultimi anni però, la Formula 1 sta guadagnando sempre più tifosi e gli ottimi risultati di Andrea Kimi Antonelli stanno amplificando questo fenomeno. Questo può essere in qualche modo un traino anche per il motorsport nazionale?

Deve essere un traino. Noi di recente abbiamo organizzato il summer camp con i ragazzini che pensano di iniziare l'attività agonistica nel karting. In genere ci arrivavano una quarantina di richieste, quest'anno ne sono arrivate ben 75 e forse questo già da un’idea di come il motorsport oggi stia vivendo un momento di grande popolarità in Italia. Non è certo una novità, è successo nel motociclismo quando c'era Valentino Rossi, Adesso sta accadendo con Sinner nel tennis e grazie a Kimi oggi la gente si sta avvicinando al motorsport nazionale e alle varie discipline che abbiamo. Dobbiamo utilizzare questa opportunità per far conoscere meglio quello che facciamo.



Ad oggi quali sono i punti di forza del motorsport italiano?

Noi abbiamo delle bellissime piste, degli eventi organizzati bene ed un territorio che invita ad apprezzare anche ciò che abbiamo al di fuori del circuito, oltre ad avere una tradizione motoristica importante. Non pensiamo solo ai piloti, abbiamo dei costruttori nel kart che dominano la scena, eccellenze come Tatuus e Dallara in giro per il mondo, i pneumatici Pirelli, i freni della Brembo e tante altre realtà presenti in Formula 1 ed in molti altri campionati che formano questo tessuto importante del motorsport italiano.

Al termine del suo operato sarà soddisfatto se…


Se riuscirò a realizzare almeno l'80% di quello che ho in mente… ma spero di arrivare al 100%.

Infine una domanda personale. Lei ha ricoperto ruoli di vertice a livello nazionale ed internazionale, ma continua anche a svolgere l’attività di autista/soccorritore. Cosa le ha dato il volontariato che nessuna esperienza professionale avrebbe potuto insegnarle?

Il volontariato ti insegna tanto, ti permette di vedere realtà diverse da quelle che vivi quotidianamente. Quello di cui mi occupo io, ovvero il servizio di emergenza sulle ambulanze, chiaramente ti espone a delle situazioni anche molto particolari, ma ti insegna anche a lavorare con gli altri, ad affrontare insieme determinate situazioni, così come ti insegna che per fare qualsiasi cosa devi avere una motivazione ed il piacere a farlo. Io penso a tutti coloro che a vario titolo partecipano agli eventi nel motorsport, molto spesso sono volontari che percepiscono solo un rimborso spese, e quindi dobbiamo non solo ringraziarli ma anche far sì che vivano dei momenti belli, piacevoli e che portino a casa qualcosa di personale che deve entrare a far parte del loro bagaglio di esperienze.
16 Lug [16:31]

Cambiamenti in Aci Sport
Segretario sportivo il Ten.Col. Zatelli

Ecco il documento che spiega come il nuovo segretario sportivo di Aci Sort risponda al nome del Tenente Colonello Emiliano Zatelli. Marco Ferrari rimane direttore della DSA - Direzione Sportiva Automobilistica di ACI e non è stato rimosso dai ruoli dirigenziali di ACI Sport”.  

Il Presidente dell’Ente, Avv. Antonino Geronimo La Russa

DELIBERAZIONE n. 23 del 7 luglio 2026

Oggetto: nomina a Segretario degli Organi Sportivi – T. Col. Emiliano Zatelli

VISTO il D.P.R. del 30 gennaio 2026, successivamente registrato alla Corte dei Conti, con il quale l’Avv. Antonino Geronimo La Russa è stato nominato Presidente dell’Automobile Club d’Italia per quattro anni dalla data di insediamento;
VISTO il Decreto Legislativo n. 165 del 30 marzo 2001 e s.m.i., recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”;

VISTO l'art. 11, comma 1, del vigente Regolamento di organizzazione e funzionamento delle attività sportive dell'Automobile Club d'Italia che attribuisce al Presidente dell’Ente, su proposta del Segretario Generale, la nomina del Segretario degli Organi sportivi dell’ACI;

VISTA la nota prot. n. 428/26 del 7 luglio 2026 con la quale il Segretario Generale ha proposto la nomina a Segretario degli Organi Sportivi di ACI del Ten. Col. Emiliano Zatelli, sulla base degli esiti della valutazione comparativa effettuata per il conferimento dell'incarico di dirigente dell’Ufficio Segreteria Organi Sportivi;

RILEVATO che il profilo professionale del Ten. Col. Emiliano Zatelli risponde pienamente ai requisiti di competenza ed esperienza richiesti per il suddetto incarico;

DELIBERA
Il Ten. Col. Emiliano Zatelli è nominato Segretario degli Organi Sportivi di ACI .
Il presente provvedimento ha decorrenza immediata, la Direzione Risorse Umane e Organizzazione è incaricata di provvedere ai conseguenti adempimenti amministrativi ed ai connessi obblighi di pubblicazione.
3 Lug [16:49]

Dallara e Conflux Technology assieme
per l'endurance ad idrogeno liquido

Dallara e Conflux Technology compiono un passo significativo verso le competizioni endurance alimentate a idrogeno liquido, avviando un nuovo progetto tecnico focalizzato su una delle sfide più complesse della propulsione a idrogeno: la gestione termica a temperature criogeniche. Questo studio preliminare riguarda lo sviluppo congiunto di uno scambiatore di calore avanzato tra idrogeno liquido e fluido refrigerante, destinato a una vettura endurance di nuova generazione con motore a combustione interna a idrogeno (ICE).

L’attività si inserisce nel quadro delle ricerche allineate alla roadmap sull’idrogeno dell’ente regolatore della 24 Ore di Le Mans, con orizzonte 2030, e posiziona Dallara come partner di riferimento per costruttori e team di alto livello interessati a programmi endurance a idrogeno, valorizzando al contempo l’esperienza di Conflux negli scambiatori di calore ad alte prestazioni realizzati mediante manifattura additiva.

Dallara sta conducendo uno studio preliminare sui sottosistemi chiave di stoccaggio e distribuzione dell’idrogeno liquido, valutandone l’impatto a livello veicolo e sviluppando un digital twin dell’intero sistema. Queste attività forniranno gli strumenti necessari per progettare un prototipo endurance in grado di competere nella futura classe a idrogeno, offrendo a costruttori e team una piattaforma tecnica validata per la propulsione a idrogeno.

Il cuore dello sviluppo congiunto è un evaporatore/scambiatore di calore che trasforma l’idrogeno liquido criogenico contenuto nel serbatoio nella fase gassosa necessaria agli iniettori. Dimensionamento e configurazione influenzano in modo determinante la scelta delle pompe, l’integrazione nell’architettura del veicolo, la massa complessiva e il collegamento del sistema a idrogeno con i circuiti di raffreddamento esistenti, rendendolo uno degli elementi fondamentali della propulsione a idrogeno liquido.

Tra le principali sfide tecniche vi è la prevenzione del congelamento del fluido refrigerante a temperature criogeniche, dove anche piccoli accumuli di ghiaccio possono ostruire i canali e compromettere le prestazioni, oltre alla necessità di integrare il sistema in spazi estremamente ridotti per massimizzare lo stoccaggio di idrogeno. Dallara e Conflux stanno impiegando la manifattura additiva per realizzare geometrie interne complesse, ridurre i rischi di fragilità dell’idrogeno e adattare il componente a spazi molto contenuti, controllando al contempo peso, prestazioni termiche e perdite di carico.

Affrontando fin da subito le sfide di integrazione e sicurezza, Dallara intende abbassare la soglia di accesso per costruttori e team che vogliono adottare soluzioni con motori a combustione interna alimentati a idrogeno liquido, senza dover sviluppare ogni sottosistema da zero, anche grazie al contributo tecnico di Conflux.

La capacità di Conflux di fornire componenti termici altamente personalizzati e pronti per la produzione dà a Dallara la sicurezza che l’evaporatore di idrogeno possa essere adattato con precisione agli obiettivi di prestazione, integrazione e durata dei futuri progetti a idrogeno.

“Dallara è sempre alla ricerca di tecnologie all’avanguardia ed è impegnata nel supporto alle competizioni endurance”, ha dichiarato l’Ing. Massimo Stellato, Head of Vehicle Systems Engineering di Dallara. “Questo studio rappresenta il primo passo per comprendere come la propulsione a idrogeno liquido possa essere applicata alle gare di durata. Collaborare con Conflux ci consente di esplorare un concept di evaporatore sicuro, efficiente e altamente integrato, su cui futuri costruttori e team potranno costruire.”

“L’idrogeno rappresenta una delle frontiere più entusiasmanti del motorsport sostenibile, ma porta con sé sfide estreme in termini di gestione termica e integrazione”, ha dichiarato Michael Fuller, Founder ed Executive Chairman di Conflux Technology. “Supportare la roadmap sull’idrogeno di Dallara con la nostra tecnologia avanzata negli scambiatori di calore è una scelta naturale, e insieme puntiamo a dimostrare come i concept con motori ICE a idrogeno liquido possano essere competitivi e concreti per il futuro dell’endurance.”

Dallara e Conflux continueranno a perfezionare il concept dello scambiatore per idrogeno liquido tramite simulazioni e test hardware, con l’obiettivo di dimostrare un prototipo competitivo alimentato a idrogeno, in linea con la roadmap dell’ACO verso il 2030.
24 Giu [15:45]

Next Solution Technologies: Guffanti
racconta la rivoluzione dell’elettronica e
dei sistemi di illuminazione nel motorsport

Michele Montesano

Nel motorsport ci sono aziende che vincono gare senza mai salire effettivamente sul podio. Realtà che lavorano lontano dai riflettori ma che sono diventate, nel tempo, imprescindibili per il funzionamento stesso delle vetture. Next Solution Technologies è una di queste. Nata all’inizio degli anni 2000 ma con radici che affondano nei primi anni ’90, l’azienda italiana ha costruito la propria identità attraverso un percorso unico.

Partita dalla fornitura di sistemi di cronometraggio per la Formula 1, oggi l’azienda italiana è diventata un partner tecnologico a tutto tondo per costruttori e team impegnati nelle più disparate categorie del motorsport internazionale.

Un’evoluzione che ha portato Next Solution Technologies a sviluppare competenze trasversali, dalla sensoristica ai sistemi di distribuzione della potenza, fino a uno degli ambiti più visibili - e al tempo stesso più complessi - delle corse moderne: i sistemi di illuminazione. Oggi, mentre il pubblico si concentra sull’azione in pista, una parte fondamentale della vettura - fatta di elettronica e software e integrazione dei sistemi - resta invisibile.



È proprio in questo spazio che si muove Next Solution Technology. A raccontarcelo è il CEO Alberto Guffanti che, oltre a ripercorrere l’evoluzione dell’azienda, ci ha guidato nel ruolo sempre più centrale che riveste l’elettronica nelle competizioni e delle sfide di un settore in cui innovazione, affidabilità e tempi di sviluppo estremamente complessi devono convivere ogni giorno.

Partiamo dall’inizio, da dove nasce tutto?

“Tutto parte nel 1990, quando abbiamo fondato la nostra prima azienda, inizialmente focalizzata sullo sviluppo software. In pochissimo tempo siamo diventati leader nei sistemi di cronometraggio per i team di Formula 1. In quegli anni non esistevano infrastrutture standardizzate come oggi, ma ogni squadra aveva un proprio sistema indipendente. Questo ci ha portato a lavorare con realtà di primissima fascia. Da lì è iniziato un percorso molto intenso passando dalle gare Turismo fino ai programmi Endurance di altissimo livello”.

Tutto ciò ha portato al 2001 e alla nascita di Next Solution Technologies …

«Nel 2001 abbiamo deciso di ripartire con una diversa organizzazione e in quel momento è nata Next Solution Technologies. È stato da un lato un vero reset, ma dall’altro anche un’evoluzione naturale, perché abbiamo portato con noi tutto il know-how accumulato negli anni precedenti. Da quel momento è iniziato un percorso che ci ha portato a diventare sempre più partner dei costruttori, non solo dei team. E questo cambia completamente il tipo di lavoro, perché entri direttamente nella progettazione della vettura”.

Come si è evoluta l’azienda da allora?

“All’inizio il nostro lavoro era per l’80% software e per il 20% hardware. Oggi la situazione è praticamente ribaltata. Produciamo sistemi che abbiano una forte integrazione tra software e hardware, perché ogni prodotto ha al suo interno firmware sviluppati da noi”.



Cosa intende per hardware?

“Produciamo sistemi elettronici ed elettromeccanici per vetture da competizione: moduli di distribuzione potenza, sistemi CAN, sensori, GPS, volanti, sistemi di illuminazione. Praticamente tutto ciò che non riguarda direttamente il controllo motore”.

Nella vostra filosofia emerge molto il concetto di integrazione completa, in cosa consiste?

“Noi seguiamo tutto il ciclo: progettazione, prototipazione, industrializzazione e produzione. Gran parte del lavoro viene svolto internamente, e questo ci permette di avere un controllo totale sul prodotto. Uno dei nostri punti di forza è essere estremamente flessibili e capaci di reagire rapidamente ai cambiamenti, che nel motorsport sono all’ordine del giorno. Ma c’è un altro elemento fondamentale: la presenza in pista. Essere utilizzatori dei nostri stessi sistemi ci permette di migliorare continuamente. È un ciclo virtuoso che difficilmente si riesce a replicare senza questo tipo di esperienza diretta”.

Parliamo di illuminazione: oggi è uno dei vostri ambiti in cui siete più attivi…

“È nato quasi per caso. Lavorando su una vettura da competizione ci siamo trovati a sviluppare delle luci posteriori. A un certo punto ci siamo chiesti: perché non applicare lo stesso approccio anche ai sistemi di illuminazione anteriori? Il primo prototipo era già superiore a gran parte delle soluzioni disponibili in quella categoria. Da lì abbiamo investito molto nello sviluppo e in pochi anni siamo diventati fornitori di primo equipaggiamento per diversi costruttori. Poi la classe GT3 è stata un terreno perfetto per crescere, perché le nostre competenze erano perfettamente allineate alle esigenze del mercato”.



Quanto è cambiato il ruolo dei fari nel motorsport attuale?

“Una volta si cercava semplicemente di fare ‘più luce possibile’. Oggi invece il tema è molto più complesso: qualità del fascio, integrazione aerodinamica, identità stilistica del veicolo. Spesso il confronto non è nemmeno con gli ingegneri, ma con i designer. Ci sono stati casi in cui il centro stile chiedeva soluzioni esteticamente perfette, mentre noi dovevamo ricordare che il pilota deve soprattutto vedere di notte”.

Ciò corrisponde anche a una fase di progettazione differente?

“Oggi utilizziamo sistemi avanzati di simulazione ottica che ci permettono di prevedere esattamente cosa vedrà il pilota in punti critici del circuito, come una staccata ad alta velocità. Siamo arrivati al superamento del metodo empirico: oggi si progetta in simulazione”.

Quanto pesa oggi la personalizzazione rispetto ai prodotti standard?

“È difficile dare una percentuale. Abbiamo una base di prodotti a “catalogo”, ma nella maggior parte dei casi vengono profondamente modificati. Possiamo dire che il catalogo è spesso solo un punto di partenza. Ogni cliente ha esigenze specifiche e il prodotto finale cambia quasi sempre in modo significativo”.



Il rapporto con i costruttori com’è cambiato?

“Molto. Una volta potevi perfino acquistare un componente e adattarlo. Oggi ogni più piccolo dettaglio deve essere progettato in funzione della vettura. Questo significa che lavoriamo a stretto contatto con i costruttori, spesso con team dedicati ma con competenze trasversali”.

Quanto tempo serve mediamente per sviluppare un prodotto?

“Dipende molto dal progetto. Nel motorsport il problema è che i tempi sono compressi e il perimetro cambia continuamente. In generale si va dai 4 mesi a un anno. Dal punto di vista organizzativo, creiamo gruppi di lavoro, ma con responsabilità trasversali. Non siamo strutturati come una grande azienda con reparti completamente separati. Questo ci permette di essere flessibili, ma richiede anche grande coordinamento”.

Fornite poco meno della metà della griglia delle Hypercar nel FIA WEC, l’Endurance ha avuto un ruolo chiave nella vostra evoluzione?

“Un ruolo enorme. L’endurance ha cambiato completamente il modo di progettare. Oggi tutto è più integrato, più preciso, più esigente. E poi c’è un aspetto spesso sottovalutato: l’illuminazione può fare la differenza in termini di performance. Ci sono categorie in cui si potrebbero guadagnare secondi al giro migliorando la visibilità, ma spesso si continua a lavorare su dettagli meno impattanti”.

Oltre alle luci, di cosa si occupa Next Solution Technologies nelle varie tipologie di vetture su cui opera?

“Di tutta l’elettronica di bordo: dal power distribution, ai sensori, passando per il GPS e sistemi di controllo fino ad arrivare ai volanti che si possono vedere facilmente su quasi tutte le monoposto Tatuus. Se osservi una vettura moderna, una parte enorme dei sistemi elettronici può essere riconducibile al nostro lavoro. Per esempio i nostri moduli di distribuzione potenza sono fondamentali per la gestione energetica del veicolo. Oppure i sistemi di illuminazione posteriore, come le rain light che sono diventate un elemento chiave anche a livello regolamentare”.



Quanto è importante avere una visione globale della vettura?

“Per noi è determinante. Paradossalmente nel nostro caso è nata prima la visione globale e poi quella specifica. Oggi tutto è interconnesso, non esiste più il componente ‘isolato’. Tutto deve dialogare con il resto del sistema. Questo rende il lavoro molto più complesso rispetto al passato, ma anche molto più stimolante”.

Parliamo dell’altra metà del cielo di Next Solution, il lavoro in pista: che ruolo avete durante un weekend di gara?

“Dipende dal tipo di supporto. In alcuni casi forniamo assistenza tecnica, in altri siamo direttamente coinvolti come consulenti all’interno dei team. Ci sono situazioni in cui le nostre persone lavorano a tutti gli effetti come membri del team, anche se non sempre visibili. È un lavoro molto integrato, basato sulla fiducia”.

Next Solution Technologies è spesso definita un partner ‘invisibile’, è una scelta?

“Sì, ed è qualcosa che personalmente mi dà grande soddisfazione. Mi diverte sapere che qualcuno parla di un componente senza sapere che lo produciamo noi. Non abbiamo bisogno di visibilità diretta: il nostro obiettivo è essere fondamentali, anche se invisibili. È una forma di riconoscimento diversa, ma molto gratificante”.

L’ingresso nel gruppo Korus che impatto ha avuto per voi?

«È un’evoluzione importante. Stiamo costruendo un ecosistema ampio, fatto di nuove sinergie e opportunità. Non è un cambiamento immediato, ma nel medio termine porterà a un’evoluzione significativa della nostra offerta”.



Guardando al futuro, quali sono le sfide principali?

“Da un lato c’è l’espansione in nuovi ambiti, come il rally. Dall’altro c’è il consolidamento di quello che già facciamo. Generalmente il rischio, crescendo, è perdere il focus. Noi vogliamo evitare questo, mantenendo qualità e flessibilità. La sfida è crescere senza perdere la nostra identità”.

Sul fronte delle risorse umane come siete strutturati?

“Abbiamo un team di circa 18 persone, con un livello tecnico molto alto. Collaboriamo con scuole e università e cerchiamo di valorizzare i giovani. Spesso i ragazzi che entrano in azienda tramite l’esperienza scolastica, scelgono di restare e questo per noi è motivo di grande orgoglio. Cerchiamo persone con una forte base tecnica ma anche con la capacità di adattarsi a un ambiente dinamico come il motorsport”.

In conclusione: cos’è oggi Next Solution Technologies?

“È un’azienda capace di trasformare un’esigenza tecnica in un prodotto reale, funzionante e competitivo. Con un approccio molto concreto e una forte integrazione tra sviluppo, produzione e utilizzo in pista”.
3 Giu [13:26]

Hamilton accelera sulla serie HybridV10
Svelata la prima immagine dalla vettura

Michele Montesano

Mentre la Formula 1 continua a discutere sul futuro delle proprie power unit e ha momentaneamente accantonato l’idea di un ritorno ai motori V8 o V10, Anthony Hamilton porta avanti con decisione il suo ambizioso progetto HybridV10. Il padre del sette volte campione del mondo Lewis Hamilton ha infatti mostrato per la prima volta il concept della monoposto che dovrebbe debuttare nella nuova serie attualmente in fase di sviluppo.

L’ipotetico campionato nasce con l’obiettivo di riportare al centro alcuni degli elementi che hanno contribuito a far appassionare il pubblico alle corse automobilistiche. Innanzitutto motori in grado di regalare un sound dal forte impatto emotivo, per proseguire con vetture spettacolari da guidare e gare in cui emerga il talento del pilota.

Dopo mesi di lavoro dietro le quinte, finalmente sono state svelate le prime forme della vettura, proprio in contemporanea con l’avvio delle prime simulazioni aerodinamiche al CFD. Si tratta di una via di mezzo tra una Formula 1 e un prototipo del Mondiale Endurance. Troviamo quindi un abitacolo chiuso ma con le sospensioni scoperte e soluzioni aerodinamiche, come gli alettoni, che richiamano le monoposto.

Secondo i piani di Hamilton, la categoria principale sarà dedicata a vetture spinte da motori V10 aspirati, mentre in una fase successiva potrebbe arrivare anche una serie basata su propulsori V8. Inizialmente era stata presa in considerazione l’introduzione di un sistema ibrido destinato soprattutto alle operazioni in corsia box e durante le fasi di safety-car, ma le ultime indiscrezioni suggeriscono che la stagione inaugurale potrebbe concentrarsi quasi esclusivamente sull’utilizzo di motori V10 aspirati tradizionali.

Il progetto non punta però soltanto sull’effetto nostalgia. Grande attenzione viene infatti dedicata allo sviluppo aerodinamico per garantire gare combattute e ridurre al minimo il problema dell’aria sporca. Tra gli obiettivi dichiarati vi sono anche il contenimento del peso delle vetture e l’eliminazione di sistemi artificiali che possano influenzare lo spettacolo.

Non sono previsti dispositivi come il DRS e l’intenzione è quella di consentire ai piloti di correre costantemente al limite, senza eccessive complicazioni tecniche o strategie legate alla gestione delle prestazioni. Il progetto prevede la creazione di due categorie principali, una V8 e una V10, entrambe con schieramenti da 24 vetture. Le monoposto saranno uguali per tutti ma verrà lasciato un margine per alcuni sviluppi aerodinamici.

Particolare attenzione verrà riservata anche alla selezione dei piloti. Hamilton immagina una categoria composta esclusivamente da professionisti, senza il ricorso ai tradizionali piloti gentleman. L’accesso ai posti dovrebbe avvenire attraverso un sistema di selezione denominato Motorsport Draft League, pensato per individuare talenti provenienti da differenti discipline del motorsport, dalle formule propedeutiche alle gare endurance, passando per rally, IndyCar e NASCAR.

Accanto all’aspetto sportivo, il progetto include un’importante componente formativa. È prevista infatti la realizzazione di un vero e proprio campus dedicato, che ospiterà simulatori, programmi di formazione per piloti, laboratori e iniziative universitarie. L’obiettivo è quello di creare un ecosistema in grado di sostenere lo sviluppo delle nuove generazioni di professionisti del motorsport.

Anche il format degli eventi è già stato delineato. L’idea è quella di organizzare circa 12 eventi all’anno, di tre giorni ciascuno, distribuiti in diverse aree del mondo e possibilmente senza sovrapposizioni con i principali campionati internazionali. I circuiti non sono ancora stati ufficializzati, ma l’intenzione è quella di utilizzare piste di livello FIA Grade 1 privilegiando anche tracciati che attualmente non fanno parte del calendario della Formula 1. Tra i nomi emersi figurano il Mugello, Sepang, Paul Ricard, Fuji, Istanbul Park e Kyalami.

Sebbene la HybridV10 sia ancora in una fase iniziale, i progressi compiuti negli ultimi mesi confermano la volontà di trasformare il progetto in una realtà concreta. Dopo l’ingresso di alcuni finanziatori, le prossime tappe riguarderanno il coinvolgimento di potenziali team, costruttori, università e partner industriali, mentre lo sviluppo tecnico delle vetture proseguirà con ulteriori simulazioni e successivamente con i test in galleria del vento prima del debutto nel 2028.
6 Mag [12:55]

Motor Valley Fest a Modena
Presenti i progetti Formula SAE

In un momento in cui il mercato del lavoro continua a trasformarsi, tra nuove competenze richieste e percorsi professionali sempre più dinamici, il dialogo tra imprese, formazione e ricerca diventa decisivo per orientare i giovani. In tal senso, il Motor Valley Fest, il festival della Terra dei Motori dell’Emilia-Romagna, da otto anni si conferma un interessante laboratorio di orientamento e confronto per le nuove generazioni. Durante l’edizione 2026, in programma a Modena dal 28 al 31 maggio, agli studenti e ai giovani ricercatori sarà infatti dedicato uno specifico palinsesto di incontri tematici.

L’appuntamento è per giovedì 28 maggio - dalle 14.30 alle 18.30 - e venerdì 29 maggio - dalle 10.30 alle 17.30 con i Talent Talk: dieci incontri che vedranno alternarsi sul palco del Teatro del Collegio San Carlo della città le voci più autorevoli dell’ecosistema Motor Valley e del mondo della mobilità internazionale.

A raccontare l’evoluzione delle professioni di questo ambito saranno rappresentanti di Dallara, Ducati, Ferrari, Lamborghini, Pagani insieme alle aziende HPE Group, Loccioni e Visa Cash App - Racing Bulls; gli incontri con MUNER Motor Valley University of Emilia-Romagna e Accenture permetteranno di approfondire il tema delle nuove competenze rese necessarie dalle trasformazioni tecnologiche in atto a livello globale.

Grazie alla possibilità per i partecipanti di incontrare i relatori e poter rivolgere loro domande e dubbi, l’appuntamento con i Talent Talk del Motor Valley Fest rappresenta un’importante opportunità di conoscenza e confronto per tutti giovani interessati a costruire il proprio percorso professionale nel mondo dei motori.

Le iscrizioni - come sempre gratuite - sono aperte sul sito del festival, sulla pagina dedicata all’agenda: Motor Valley Fest.
Non solo Talk. Per tutte e quattro le giornate del Motor Valley Fest, Piazza Grande a Modena ospiterà anche i progetti di Formula SAE, la competizione universitaria internazionale di design ingegneristico, offrendo visibilità e inedite possibilità di confronto tra addetti ai lavori a 11 università italiane e 16 team impegnati nello sviluppo di prototipi.

I protagonisti saranno:
• Università di Roma La Sapienza con i team Fast Charge e Sapienza Gladiators
• Alma Mater Studiorum – Università di Bologna con UniBo Motorsport
• Università degli Studi di Messina con MotoStudent SIC e Zancle e-drive
• Università degli Studi di Ferrara con Ferrara Squadra Corse
• Università degli Studi di Brescia con UniBs Motorsport
• Politecnico di Milano con Polimi Motorcycle Factory e Dynamis PRC
• Università degli Studi di Padova con Race Up e QuartodiLitro
• Università degli Studi di Roma Tor Vergata con Scuderia Tor Vergata
• Università degli Studi di Bergamo con E-Racing Bergamo
• Università della Calabria con Unical Reparto Corse
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Sempre in Piazza Grande sia il MUNER Motor Valley University of Emilia-Romagna - l’iniziativa interuniversitaria promossa dalla Regione Emilia-Romagna per la formazione avanzata nel settore automotive - che l’ITS MAKER Academy saranno a disposizione per incontrare le nuove generazioni offrendo informazioni sui percorsi formativi e opportunità di orientamento.

GLI ORGANIZZATORI
Motor Valley Fest è realizzato da Regione Emilia-Romagna, APT Servizi Emilia-Romagna, Comune di Modena, Motor Valley Association, MUNER, Meneghini & Associati, Unioncamere Emilia-Romagna, Camera di Commercio di Modena e Fondazione di Modena.
4 Mag [18:36]

Alla scoperta di Bristot,
la sorpresa della Porsche Cup Italia

Massimo Costa

Tradizionalmente, Italiaracing segue con grande attenzione e una professionalità che non ha eguali le formule minori, dalla Formula 4 alla Formula 2, dove convergono i migliori talenti del karting. Ma per una volta, vorremmo fare un piccolo excursus sulle categorie a ruote coperte, perchè ci sono alcuni ragazzi che nel giro di pochi anni sono riusciti a raggiungere il professionismo, pur non passando dalle categorie a ruote scoperte. Come è possibile che gli addetti ai lavori e i talent scout del karting non si siano accorti di questi nomi pur avendoli sotto gli occhi?

Se Mattia Colnaghi è riuscito comunque ad avere una chance importante grazie al concorso Richard Mille Young Talent Academy, guadagnando con merito l’aiuto prima del patron di MP Motorsport Henk De Jong e poi del Red Bull Junior Team, altri non hanno avuto la sua fortuna.

Pensiamo ad esempio a Connor Zilisch, 19enne di Charlotte, che dopo aver vinto il CIK-FIA Karting Academy Trophy nel 2020 (categoria di kart sovvenzionata dalla FIA e in cui tutti i piloti hanno le stesse possibilità, essendo mono-gestione), è stato inspiegabilmente snobbato dal motorsport europeo. Zilisch è stato costretto a tornare in America, dove partendo dalla competitiva Mazda MX-5 Cup, secondo nel 2022, è riuscito a farsi notare dal mondo NASCAR.

Nel 2024 ha chiuso secondo nella serie East dell’ARCA, ma ha stupito il mondo intero a Daytona, trascinando il team ERA al successo di classe LMP2 alla 24 ore con una performance impressionante a soli 17 anni. Nel 2025, alla prima stagione completa in Xfinity, ha dominato in lungo e in largo il campionato, perdendo il titolo solamente all’ultima gara a causa del format a eliminazione delle serie americane NASCAR, che non premiano la costanza di rendimento a favore dello spettacolo. Nel 2026 Zilisch sarà al via a tempo pieno della serie principale NASCAR con il supporto di Red Bull.



Ma perchè Zilisch non ha avuto una chance in monoposto in Europa? Difficile rispondere a questa domanda. Come lui, c’è anche un altro ragazzo che sta rapidamente scalando le serie minori, questa volta in Italia. In comune con Zilisch ha la partecipazione al CIK-FIA Karting Academy Trophy, in questo caso nel 2014.

L’esito non è stato fortunato come nel caso di Zilisch, anche perchè l’approdo nel mondo del karting di Andrea Bristot, bellunese classe 2001, è stato tardivo rispetto alla maggior parte dei propri colleghi, o quantomeno dei rivali nel trofeo Academy, vinto in quell’edizione da Richard Verschoor davanti al pupillo Honda Kakunoshin Ohta e a Rinus Veekay.

“L’innamoramento per il motorsport è avvenuto consumando le cassette di rally in televisione - racconta Andrea - Ho visto centinaia di volte gli stessi filmati delle auto del Gruppo B che sfacciavano nella folla. Ma non mi limitavo a guardare solo le macchine passare, studiavo come si muovevano, come affondavano in frenata, come si alzavano in accelerazione, come rollavano, come usavano sterzo e gas. Analizzavo tutto. Credo di aver imparato a guidare in quel momento davanti alla televisione”.

“E poi cercavo di replicare queste sensazioni negli sport che praticavo, la mountain bike e lo sci. Perché i principi sono gli stessi: carichi, trasferimenti, equilibrio. Quando sono salito su un kart la prima volta, non ho dovuto imparare a guidare da zero, ho solo dovuto applicare la teoria che già avevo studiato. Mio padre, un commerciante di Belluno, nonostante fosse un grandissimo appassionato, mi aveva sempre tenuto lontano dai mezzi a motore, visto che era ben consapevole dei costi che comportano, avendo fatto qualche gara di salita negli anni precedenti”.



“La mia grande occasione è arrivata per caso a sette anni, di ritorno da una gara di sci, quando siamo passati accanto a una pista di kart sul ghiaccio. Quando l’ho vista non ho voluto sentire ragioni e ho iniziato a litigare con mio papà finché non è stato costretto a tornare indietro per riportarmi alla pista. Mi ricordo bene che non volevano farmi sedere al volante perché ero troppo piccolo, ma una volta partito tutto è venuto con grande naturalezza. Ricordo gli sguardi sorpresi dei meccanici del circuito, che mi guardavano sfrecciare di traverso sul ghiaccio. Per me è stata una folgorazione”.

“Dopo qualche tempo mio papà mi ha comprato un kart e dopo qualche uscita dal 2012 abbiamo iniziato a fare qualche gara sporadica nei campionati locali, finché non sono stato scelto come uno dei due rappresentanti dell’Italia (insieme ad Alessandro Brigatti, ndr) per il CIK-FIA Academy Trophy. È stata una bella esperienza, che ha dato il via alla mia carriera vera e propria nel karting. Dal 2014 al 2018 ho sempre vinto il campionato a cui ho preso parte, fino al successo nel Trofeo delle Industrie nella Iame X30”.

Però non è mai arrivata una chiamata per passare nel WSK o nelle categorie più prestigiose del karting.

“Ci sono stati dei contatti, ma i costi sono sempre stati troppo alti e mio papà ha sempre declinato le offerte. A noi andava bene così. Prendevamo il karting molto seriamente e io ero estremamente competitivo, ma al tempo stesso non avevamo l’obiettivo di farne una professione. Così, dopo aver vinto tutto quello che era alla nostra portata, nel 2018 abbiamo deciso insieme di fermarci”.

Una scelta coraggiosa, non ti è pesata?

“Assolutamente no, eravamo molto sereni e appagati. Non avevamo i mezzi per fare più di quanto fatto fino a quel momento e ho vissuto gli anni successivi come un normale adolescente. Nel gennaio 2021 poi è venuto a mancare mio padre e ho preso ancora più le distanze dal motorsport”.



Cosa è cambiato poi e quando?

“Alla fine dello stesso anno ho iniziato a correre con il simulatore. Inizialmente era poco più di un gioco, ma con il passare del tempo ci ho preso gusto e così facendo ho iniziato a riallacciare i rapporti con i vecchi amici del karting. Proprio questi mi hanno portato a Monza per la gara del GT World Challenge. Ricordo di aver messo il piede in pit lane e di aver sentito arrivare un’Audi R8 con il limitatore di velocità inserito. Quel rumore ha immediatamente riacceso in me la scintilla della passione. Si sono risvegliate insieme tutte le emozioni, la fame, l’agonismo che avevo tenuto nascosto in quegli anni”.

“E da quel momento tornare in pista è diventata un’ossessione. Sentivo di aver qualcosa da dire e non riuscivo proprio a scacciare quel pensiero. Avevo la necessità di verificare se fosse una fantasia o se effettivamente ci fosse del potenziale. Così a giugno 2023 ho fatto un test con una Lamborghini Super Trofeo. In generale non è andato benissimo, ma una volta prese le misure mi sono reso conto che sapevo cosa dovevo fare per andare forte. Quella è stata la conferma”.

Cosa hai capito in particolare in quel test?

“Che mi piaceva ancora guidare, ma anche che avevo bisogno di confrontarmi in un weekend di gara”.

Per quale motivo?

“Pensavo di trovare tutte le risposte in una giornata di test, ma ne ho trovata solo una parte. Mi piacevano l’ambiente, la velocità, guidare la macchina, ma ancora mancava qualcosa”.

E quando ti sei trovato a Misano per il primo weekend della tua vita (nella Mini Challenge, ndr)?

“Lì ho trovato tutto. Ho fatto immediatamente uno switch mentale e sono entrato in una modalità ultra-competitiva, pensavo solo a stare davanti. Se non ci fossi riuscito, mi sarei fermato”.



Facile a dirsi, ma avresti veramente piantato tutto dopo un solo weekend se non fossi stato competitivo?

“Sì. Mi sarei detto che era inutile spendere i soldi della mia famiglia per girare in tondo per piacere. Per giustificare l’investimento dovevo star davanti e cercare di farne una professione”.

A Misano, dopo solo un giorno di test con la Lamborghini Super Trofeo e due turni con la Mini Challenge a Cremona, Andrea ha subito conquistato la pole position e un primo e un secondo posto nelle due gare. Nel resto della stagione sono poi arrivate sei vittorie, sette pole position, otto podi e dieci giri veloci in dieci manche. E con questi risultati anche il titolo di campione italiano.

Se non fossi tornato a correre come sarebbe stata la tua vita?

“Non è mai esistita questa possibilità, mi sarei sentito incompiuto. Questo è il solo modo di esprimermi che conosca”.

E tuo padre cosa avrebbe pensato?

“Sarebbe stato al mio fianco, mi avrebbe motivato e incoraggiato, anche se non so in che misura. Era ben consapevole dei rischi e dei costi del motorsport”.

La stagione nel Mini Challenge però si è conclusa in modo dolce-amaro. Il team si è sfaldato internamente e di riflesso sei stato coinvolto nella lotta intestina tra la proprietà e l’officina che preparava le vetture.

“Quello, unito al fatto che non si fossero aperte nuove porte, mi aveva fatto perdere di nuovo la voglia di correre. Mi ero già messo il cuore in pace, pensando di essermi giocato la mia unica chance di diventare un pilota”.



Poi però all’ultimo momento è arrivata l’occasione di correre nella Mitjet.

“Inizialmente non volevo correre in quel campionato, non mi sembrava un passo avanti. Era solo un modo per non stare fermo, per fare un altro giro della ruota della fortuna”.

Però nonostante tutto, una volta calato nell’abitacolo Andrea è riuscito a confermarsi nelle prime posizioni. Di nuovo, al primo weekend della stagione a Monza è arrivata la pole position, poi un primo e un secondo posto. Con un solo turno a Varano de’ Melegari per provare la vettura il martedì prima della gara.

“Sono entrato in pista con la mentalità di sempre e con l’unico obiettivo di vincere. Sono sempre riuscito a separare ciò che succede nel paddock da quello che devo fare in pista. Una volta in macchina, non mi interessa nient’altro. Alla fine correre nella Mitjet è stato molto interessante, il livello era più alto rispetto alla stagione precedente, c’erano avversari tosti come Torelli, Damiani, Malizia e Moretto, con cui c’è stato un bel confronto”.

I risultati di nuovo non hanno lasciato dubbi: sei vittorie, otto podi, tre pole position e un altro titolo italiano. Condito, nello stesso anno, da altri tre sigilli nei campionati italiani ACI eSport, nelle categorie Formula 4, GT4 e GT3. Per un totale, nel solo biennio 2024-2025, di due titoli italiani reali e cinque virtuali. Risultati che finalmente hanno catturato l’attenzione di Maurizio Lusuardi del team Dinamic Motorsport e di Andrea Dell’Orto, Vice Presidente Esecutivo e Direttore Commerciale & Marketing Chairman dell’omonima azienda, leader nel settore dei carburatori.

Lusuardi e Dell’Orto hanno deciso di scommettere su Andrea, mettendo sul tavolo un contratto per disputare la Porsche Carrera Cup Italia e la Porsche Supercup, due tra i campionati monomarca più competitivi sulla piazza. Andrea ha ripagato la fiducia facendo segnare il record della categoria nel test ufficiale della serie tricolore a Imola, e poi con due terzi posti nel primo appuntamento, sempre sul tracciato del Santerno. Risultati che però non lo hanno soddisfatto.

“Non ero presente come avrei voluto. Ero frenato, non so bene da cosa, forse dal fatto che dopo tutto ero già contento di essere in quel paddock e di essere al via del campionato”.



Cosa rappresentano per te i monomarca Porsche?

“Sono sempre stati un riferimento. La maggior parte dei piloti professionisti del Gran Turismo arriva da questi campionati. E adesso ne capisco il motivo. La macchina è veramente molto impegnativa, molto fisica, altrettanto veloce. Il mio cervello deve ancora adattarsi”.

Fino a questo momento eri riuscito a saltare da un’auto a trazione anteriore con gomme slick e ABS a una a trazione posteriore e con gomme intagliate e nessun controllo, andando forte fin dall’inizio senza effettuare test di fatto. Questa è la prima volta che non ti sei sentito a tuo agio?

“Sì. Sia con la Mini, sia con la Midget, il limite delle vetture era ragionevole, trovare limite mi veniva naturale già dopo pochi passaggi. Erano macchine più semplici e perdonavano di più. Con la Porsche è diverso, succede tutto più velocemente e ogni volta è diverso. Tra gomme nuove e usate, l’evoluzione continua della pista che incide moltissimo sul feeling, la ghiaia che viene portata sulla traiettorie ogni giro, le numerose safety car che spezzano il ritmo, è tutto nuovo. E il livello è decisamente alto tra giovani promesse come Pietro Delli Guanti, Callum Voisin e Cristian Bertuca e senatori della categoria come Gianmarco Quaresmini, Aldo Festante e Alberto Cerqui”.

Al momento quanto sei vicino al limite della vettura?

“Non lo vedo neanche. Ma a Imola ho imparato moltissimo, non avevo mai fatto una gara da mezz’ora. Il salto dalla Mini e dalla Mitjet alla Porsche è stato più traumatico rispetto all’iniziare da zero nel 2024. Negli anni passati mi bastava l’istinto per trovare il limite, con la Porsche non è sufficiente. Bisogna veramente curare tutti i dettagli, l’assetto, le gomme e leggere l’evoluzione della pista di giro in giro. E tutto deve essere perfetto per performare al massimo”.

E il simulatore?

“Serve solo fino a un certo punto. Le cose che ho appena elencato le puoi imparare solo in pista. Devo adattare in qualche modo la mia guida, che al momento segue troppo il mio feeling, soprattutto in frenata. L’ABS toglie parecchio sensibilità dal pedale del freno e al momento devo forzare, andando contro il mio istinto”.

Qual è quindi la tua concezione del simulatore?

“Serve solo a livello competitivo. Mi spiego meglio. Girare per ore in solitaria serve fino a un certo punto, quello è solo l’inizio. Il vero valore aggiunto del simulatore è la possibilità di misurarsi contro i piloti migliori al mondo, la concorrenza online è veramente altissima. E nelle corse virtuali hai veramente la chance di imparare a gestire la pressione, i sorpassi, le strategie, a leggere la gara”.
30 Apr [20:31]

Dallara Group si unisce a IBM
Obiettivo, ridurre i tempi di simulazione

IBM e Dallara Group, leader mondiale nella progettazione e produzione di veicoli da competizione e ad alte prestazioni, hanno unito le forze per portare la progettazione e l’ottimizzazione dei veicoli ad alte prestazioni a un nuovo livello, sfruttando tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale e il quantum computing.

Questo progetto pionieristico ha l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi di simulazione aerodinamica, passando da ore a pochi minuti. Con il supporto di modelli AI basati sulla fisica, Dallara è in grado di esplorare più opzioni progettuali nelle prime fasi dello sviluppo del veicolo, accelerando l’innovazione.

In parallelo, IBM e Dallara stanno testando l'integrazione del quantum computing nei flussi di lavoro, per ottimizzare ancora di più la simulazione e risolvere problemi aerodinamici complessi. Il progetto ha già ottenuto risultati impressionanti: in uno dei primi test, l'analisi CFD tradizionale di un diffusore posteriore ha richiesto circa un'ora, mentre il modello AI ha completato la stessa valutazione in soli 10 secondi, con un margine di errore simile.

Questa collaborazione segna una pietra miliare non solo nel motorsport, ma anche in ambiti come l'automotive, l’aerospazio e la difesa. Dallara applica già le sue competenze ingegneristiche per sviluppare veicoli stradali ad alte prestazioni, e con IBM sta portando questa esperienza a nuove vette.

Key-points del progetto

• La collaborazione IBM-Dallara non solo accelera la progettazione dei veicoli da competizione, ma potrebbe avere applicazioni rivoluzionarie anche in altri settori tecnologici

• Le potenzialità di risparmio in termini di tempo e risorse sono straordinarie, con il progetto che promette di abbattere drasticamente i tempi di sviluppo dei veicoli, migliorando al contempo l’efficienza e le performance

• Il ruolo del quantum computing nell'evoluzione della progettazione di veicoli è un tema che sta acquisendo sempre più rilevanza nell'ambito tecnologico e industriale
9 Mar [20:29]

Double M Racing e Ravetto Racing
lanciano l'Academy per giovani kartisti

Double M Racing dell'ex pilota Matteo Meneghello, e Ravetto Racing, di Manfredi Ravetto con una lunga esperienza da team manager in Formula 1, annunciano il lancio del programma Academy dedicato ai giovani piloti, sviluppato in collaborazione con un'accademia leader nel motorsport, con il supporto tecnico di Birel Art Racing in qualità di Technical Partner. Il modello proposto si basa su un principio chiaro: 50% allenamento mentale e 50% allenamento fisico, con la stessa importanza e continuità lungo tutto il percorso.

L'attenzione è rivolta alla piattaforma kartistica Rotax Series.

L'obiettivo è quello di formare piloti completi in grado di affrontare le sfide competitive con una preparazione moderna, continua e professionale, applicabile sia all'automobilismo che al karting. Mental coaching e psicologia dello sport La componente mentale del programma sarà guidata da Cristian Viola, psicologo dello sport, attualmente impegnato in un percorso di mental training con Giovanni Leoni nell'ambito del Liverpool FC.

Il programma atletico sarà costruito attorno alle specifiche esigenze della guida ad alte prestazioni: resistenza, forza funzionale, postura, stabilità, coordinazione, riflessi e prevenzione degli infortuni. Le sessioni di allenamento si svolgeranno presso una struttura in provincia di Padova, la cui data sarà annunciata ufficialmente in un secondo momento.
 
Press contacts / information
Matteo Meneghello
Tel. +39 349 076 1683
 
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