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14 Mar [18:00]

De Lorenzi torna in monoposto:
“Voglio accompagnare i giovani
nei primi passi nel motorsport”

Mattia Tremolada

L’arrivo della seconda generazione di monoposto di Formula 4 non ha certamente mandato in pensione le 300 vetture del primo ciclo costruite da Tatuus, che si sono comunque ritagliate un proprio spazio nel mercato. Tra le squadre che hanno colto l’occasione per approcciarsi per la prima volta al mondo delle formule c’è la GDL di Gianluca De Lorenzi, storicamente legata al marchio Porsche nelle competizioni Gran Turismo, con una piccola parentesi già in Formula 4 nel campionato degli Emirati Arabi.

Con lo stesso De Lorenzi, ex pilota di Formula 3 e GT, abbiamo cercato di scoprire il nuovo destino delle monoposto di Formula 4, e come GDL intende sfruttare le caratteristiche che hanno reso la Tatuus F4 T-014 una delle monoposto più vendute di sempre. Proprio sabato, su una di queste vetture schierate da GDL Davide Larini (nella foto sotto), figlio dell'ex pilota di Formula 1 Nicola, ha fatto il proprio primo test in monoposto a Varano.



“Dopo tanti anni di esperienza nelle corse GT - attacca De Lorenzi - ho deciso di tornare nel mondo delle monoposto con tre Tatuus Formula 4 di prima generazione, un ritorno al passato essendo stato io stesso un ex formulista. In questo modo vorrei dare la possibilità ai giovani di iniziare un percorso di avvicinamento alla Formula 4, magari prendendo le misure sulla vecchia monoposto prima di passare a quella nuova, che è più potente, più pesante e ha più aerodinamica”.

“Queste caratteristiche la rendono più simile alle monoposto che poi questi ragazzi si troveranno a guidare in futuro - prosegue - ma fa anche in modo che i costi si alzino di circa il 30% rispetto alla vettura utilizzata fino allo scorso anno nel campionato italiano. E dal momento che in quella serie i costi stanno lievitando e non sono più alla portata di tutti, credo che le monoposto di prima generazione possano offrire una valida alternativa per chi non ha il budget necessario a prendervi parte”.



Dunque qual è il progetto con queste vetture?

“L’intenzione è quella di imbastire un programma di test riservato appunto ai ragazzi in arrivo dal kart che muovono i primi passi in monoposto, ma siamo aperti anche ai gentleman driver che vogliono togliersi lo sfizio di provare una vettura formula di alto livello. Per quanto riguarda i circuiti, per muovere i primi passi Varano e Cremona sono le piste più adatte, ma le caratteristiche delle vetture si adattano bene anche alle piste più grandi come Misano, Imola e il Mugello in Italia. GDL ha inoltre una propria sede con officina al Nurburgring, dove operiamo con successo da anni, quindi anche i maggiori circuiti di fama internazionale possono essere presi in considerazione in base alle esigenze del cliente”.

Stai guardando anche a campionati riservati alle Tatuus F4 T-014 come la Formula Italia del Gruppo Peroni o la FX Pro Series?

“Se qualche cliente dovesse essere interessato non direi di no, in alternativa, dopo un programma di test con una delle nostre vetture F4, il ragazzo potrebbe salire direttamente nella Porsche Carrera Cup Italia, dove GDL è da sempre una delle squadre di riferimento, avendo io vinto la prima gara della storia del campionato ad Adria”.

Quali altri programmi vedranno impegnata GDL nel 2022?

“Un’altra novità è la creazione di una nuova società con sede a Le Castellet, dove abbiamo due vetture fisse, due Porsche 991, destinate ai track day sul circuito del Paul Ricard. Nel 2021 avevo invece acquistato altre due monoposto, un’AutoGP e una World Series by Renault 3.5, che ho utilizzato nella Boss GP e che sono a loro volta disponibili per il noleggio. Per quanto riguarda le competizioni saremo invece al via di Porsche Carrera cup Italia, Porsche Cup Swisse e dopo due anni torniamo a correre alla 25 ore di Spa-Francorchamps della Volkswagen Fun Cup, una categoria che riscuote sempre enorme successo e a cui abbiamo preso parte per 15 anni consecutivi prima di doverci fermare a causa del Covid”.

10 Mar [16:04]

I piloti russi fanno fronte
comune e dicono no alla FIA

Mattia Tremolada

Prima G-Drive, poi Daniil Kvyat e infine SMP Racing. Piloti e squadre russe hanno fatto fronte comune, dicendo no all’imposizione della FIA di non usare la bandiera nazionale russa e di correre in qualità di piloti neutrali sotto la “bandiera FIA”. Il primo a respingere tale opzione è stato Roman Rusinov, patron e pilota del team G-Drive, che sponsorizzava due LMP2 del team Algarve Pro Racing. Rusinov si era subito schierato, definendo i provvedimenti presi dalla FIA come “discriminatori” e ritirando G-Drive dalle competizioni internazionali, seguito a ruota da Kvyat, che avrebbe dovuto essere uno dei piloti del team russo nel WEC.

Oggi è poi stata la volta di SMP Racing, società che fa capo a Boris Rotenberg. Quest’ultimo è amico intimo del Presidente Vladimir Putin e già il 22 febbraio, prima dello scoppio della guerra, aveva subito sanzioni dal governo del Regno Unito, che gli aveva vietato l’ingresso nel paese e congelato tutti i beni, insieme a quelli di altri due oligarchi, Gennady Timchenko e Igor Rotenberg.

SMP, che ha sempre utilizzato delle livree rosso-bianche-blu ispirate ai colori della bandiera russa, cosa non permessa nelle competizioni FIA nel 2022, ha annunciato che nessuno dei piloti da loro supportati prenderà parte a competizioni internazionali, sottolineando come “firmare il documento predisposto dalla FIA sarebbe sostanzialmente la dimostrazione di una presa di posizione politica per gli atleti”.



Nello stesso comunicato SMP ha quindi confermato lo stop dei propri piloti, a cominciare dal kartista Vladimir Ivannikov, proseguendo per Nikita Bedrin, campione rookie della Formula 4 Italia e tedesca e tra i favoriti al titolo 2022, ma anche Irina Sidorkova, che pure avrebbe corso gratuitamente nella W Series.

Niente debutto in Formula Regional by Alpine per Kirill Smal, vincitore di una corsa in Formula 4 Italia nel 2021, mentre Alexander Smolyar aveva già preso parte ai test pre-stagionali di Formula 3 con una livrea priva di sponsor, e lascerà quindi un sedile libero al team MP Motorsport. Anche Sergei Sirotkin rimarrà fermo, come già successo in realtà nel 2021, mentre non si fa cenno al destino di Robert Shwartzman.

9 Mar [15:00]

Caso Adria, altri sviluppi:
il 31 marzo asta di tutti i beni

Jacopo Rubino

La storia dell'autodromo di Adria rischia davvero di giungere presto al capolinea. Sotto sequestro dal 17 gennaio per problemi finanziari, l'impianto veneto sarà oggetto d'asta di tutti i relativi beni mobili il prossimo 31 marzo. Lo riporta la testata "La Voce di Rovigo". Il provvedimento servirà a coprire almeno parte del buco di 53 milioni di euro creato dalla società F&M, che aveva avuto in gestione il tracciato, ma potrebbe lasciare il circuito letteralmente "svuotato", rallentando o forse rendendo impossibile la sua rinascita futura.

Già nelle scorse settimane, complice anche l'iter giudiziario che dovrà stabilire responsabilità e danni delle parti coinvolte, si parlava di due o tre anni di chiusura totale. Una speranza per la salvezza è quella di "un unico acquirente milionario che possa prelevare tutto e che possa mantenere intatta la struttura", si legge, ma l'ipotesi è ritenuta estremamente improbabile, a maggior ragione vista l'attuale congiuntura negativa dettata dal conflitto in Ucraina.

Nei prossimi giorni l'autodromo sarà intanto aperto per consentire un sopralluogo ai soggetti interessati all'acquisto dei beni mobiliari, mentre la politica locale sottolinea la preoccupazione per i danni all'indotto: gli operatori della ristorazione e della ricettività non possono più contare sul flusso di professionisti e appassionati che gravitava intorno alla pista.

Appena a novembre l'Adria Raceway aveva accolto uno degli eventi più prestigiosi sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2002: l'appuntamento del Mondiale FIA WTCR, prima manifestazione agonistica in cui è stata utilizzata la configurazione di percorso aggiornata a 3749 metri. I lavori, probabilmente, hanno peggiorato la situazione finanziaria finita nel mirino.

18 Feb [9:12]

Autotecnica Motori
ricorda Roberto Federici

Ci sono uomini che vivono e lavorano nell'ombra, in silenzio.
Uomini che fanno la fortuna di chi raccoglie i frutti della loro esperienza, della loro passione e delle loro capacità.
Nelle basse di Casalmaggiore, in Autotecnica, Roberto Federici ha sempre costruito i successi che Edo Riboldi andava a mietere in giro per il mondo.

Tra uno sbuffo, un sorriso e un "bagai", le sue mani sapienti costruivano i motori che hanno vinto in ogni circuito del mondo.
Roberto in quei circuiti non ci andava, troppa tensione.
Restava in officina anche di domenica ad aspettare la telefonata con cui Edo gli annunciava l'ennesima vittoria.

E poi il lunedì ricominciava a testa bassa: un'altra biella, un altro pistone, un'altra bronzina. Un altro motore da costruire e da accompagnare in sala prova: in attesa che qualcuno gli dicesse che andava tutto bene. E che sì, quello era "un bel motore".
Allora, finalmente, poteva andare a casa.

La nuova Autotecnica gli ha dato la gioia di vedere la sua creatura che continuava a crescere nelle mani di Renzo.
Immancabile arrivava una critica per ogni investimento fatto, ma poi era il primo a godere, a festeggiare e a brindare per i successi che quell'investimento portava.
Chiedendo "a quando il prossimo?".

E nonostante la tecnologia che avanza, nonostante i processi che evolvono, Roberto con la sua maniacale pazienza e ripetitività costruiva motori sempre e tutti maledettamente uguali.
Ancora oggi, alcuni clienti vogliono motori revisionati dal "vecchio Federici". E soltanto da lui.
"Mi avete fatto costruire un motore con del rottame", diceva ogni tanto. Eppure lui come nessuno sapeva trasformare quel rottame in gioielli.

Roberto quei motori non li costruisce più, ma tutto quello che sapeva lo ha trasmesso ai giovani. Con la sua bontà, la sua calma, la sua meticolosità, la sua esperienza. Proprio per questo, l'Autotecnica di domani sarà sempre figlia dell'Autotecnica di ieri: ha insegnato lui come prendersi cura di ogni motore.

È uscito in silenzio, Roberto.
Come faceva a tarda sera.
Nel suo perfetto stile.
Senza tanta retorica, ci mancherà.
Te lo scrive la tua Autotecnica.

18 Gen [13:24]

Adria sotto sequestro
Buco di 53 milioni di euro

Massimo Costa

Il paddock dell'area karting era strapieno, come sempre quando si è alla vigilia del primo evento internazionale organizzato da WSK Promotion. La scorsa settimana vi erano stati i test pre-gara e di conseguenza tutti erano rimasti lì, sul circuito di Adria, con le loro tende, i loro truck e le centinaia di camere di albergo della zona prenotate fino al 30 gennaio. Per la Champions Cup di questo weekend, erano ben 170 i piloti provenienti da tutto il mondo, dalla classe Mini in su, che si aggiravano per Adria.

Ma improvvisamente tutto è cambiato e ancora una volta il circuito veneto, o meglio, chi fa parte della società di gestione dell'impianto, è finito nei guai. Sono arrivati i carabinieri e personale di vigilanza privata che hanno chiesto di sgomberare l'area. L'autodromo è stato messo sotto sequestro tra lo stupore dei presenti, che hanno dovuto smontare le tende, cancellare le prenotazione degli hotel e dirigersi verso il kartdromo di Lonato, dove WSK, con eccezionale tempismo, ha spostato tutti quanti. Una vera impresa quella compiuta dagli uomini di Luca De Donno.

Va anche sottolineato che l'autodromo, quello dedicato ad auto e moto, era stato ampiamente modificato e allungato nei mesi scorsi, operazione che aveva richiesto un notevole esborso economico...

La decisione del curatore fallimentare, come spiega Il Gazzettino, "sarebbe legata al fallimento della società F&M con sede legale a Roma, gestore della pista. Il buco, secondo i documenti ufficiali, è di circa 53 milioni di euro. La sentenza di fallimento, pronunciata dal Tribunale di Rovigo, dai magistrati Paola di Francesco, presidente, Nicola del Vecchio ed Elisa Romagnoli quale relatore, porta la data del 21 ottobre 2020. Sono stati nominati curatori fallimentari il dottor Giovanni Tibaldo e l'avvocato Roberto Nervoni, già commissari giudiziali dal momento che nei confronti di F&M era stata aperta precedentemente una procedura pre fallimentare".

"Il fallimento è stato promosso da Darma Asset Management sgr, società in liquidazione coatta amministrativa. Nel fondo Darma, in fase di liquidazione, figurano infatti i cespiti relativi compendio immobiliare dell'ex Istituto Canossiano e l'autodromo. Secondo la sentenza di fallimento F&M soggetto partecipante al fondo, aveva riottenuto il godimento del complesso di via Garibaldi e dell'autodromo a seguito, il primo di un contratto di locazione e il secondo di un contratto in affitto dell'azienda. Era poi sorto tra Darma e F&M un contenzioso sul mancato rispetto dei termini di pagamento. Secondo una prima sentenza del Tribunale di Rovigo, confermata in appello nel 2019, il credito di Darma nei confronti di F&M per le sole ex Canossiane ammonterebbe a circa 7.600.000 euro".

"Di ben 40 milioni di euro invece, il credito vantato per l'affitto dell'Adria International Raceway. Secondo i giudici fallimentari, l'insolvenza di F&M sarebbe conclamata non solo dall'ingente debito maturato nei confronti di Darma, oltre 47 milioni di euro, ma anche da una rilevante esposizione debitoria verso l'erario, pari a circa 5 milioni di euro. Nel conteggio anche i crediti vantati da alcuni professionisti, 163.000 euro, e altri creditori, 715.000 euro circa. Una situazione per il Tribunale di Rovigo di irreversibile dissesto finanziario".

"L'immobiliare Darma, società di gestione del risparmio con sede a Milano, ancora il 23 gennaio 2020, aveva presentato dichiarazione di fallimento nei confronti di F&M. La procedura ha interessato dapprima gli Uffici del Tribunale di Roma. In una conferenza stampa del 2 novembre 2020, l'avvocato Giuseppe Cavallaro, il legale che stava seguendo l'intricata vicenda, aveva preannunciato che il fallimento sarebbe stato impugnato in tutte le sedi competenti e fino all'ultimo grado di giudizio. Secondo Cavallaro, Darma che in proprio e in nome e per conto del fondo comune di investimento Ermes Real Estate aveva chiesto ed ottenuto il fallimento, non avrebbe avuto il titolo per richiederlo e lo stesso Tribunale di Rovigo era stato ritenuto incompetente territorialmente".

"La F&M, aveva precisato Cavallaro, non è proprietaria dell'autodromo, ma è semplicemente quotista del Fondo Ermes. L'attività dell'autodromo pertanto proseguirà. La Darma inoltre, non aveva titolo per chiedere il fallimento. La stessa istanza è stata avanzata senza chiedere l'approvazione dell'assemblea. I quotisti non volevano il fallimento di F&M. Darma pertanto non è stata legittimata ad agire, si è mossa senza i poteri stabiliti dalla legge".

Così si conclude l'articolo del Gazzettino, con il tentativo dell'avvocato Cavallaro di deligittimare l'azione di Darma. Ma a quanto pare, le cose sono andate diversamente: Adria è sotto sequestro e il buco di F&M è di crica 53 milioni di euro.

Non è tutto. "Lapiazzaweb" spiega che Adria era già finita nel mirino ad inizio di settembre del 2016 per il mancato versamento di 600.000 euro di Iva, oltre al fatto che l’impianto era stato aperto abusivamente al pubblico, tanto che per ragioni di sicurezza, era stato disposto il divieto di utilizzo del paddock coperto. Il tutto era stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Adria, che aveva proceduto al sequestro di beni mobili e immobili, nei confronti del rappresentante legale della
società che gestisce la struttura. I finanzieri avevano recuperato subito all’Erario un importo di 170.000. La somma arrivava da valori mobiliari, una Peugeot 406 e una Mercedes Classe E, da quote societarie di una Srl, da due abitazioni e da terreni agricoli".

"Sul fronte penale, le Fiamme Gialle poi, in collaborazione con i Vigili del Fuoco di Rovigo e la polizia locale di Adria, avevano accertato irregolarità in materia di sicurezza, che avevano portato la Procura della Repubblica di Rovigo, ad indagare per apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento, il legale rappresentante dell’autodromo e quello del kartodromo. Era insomma stata scoperta la mancanza del certificato di prevenzione incendi del distributore fisso di carburanti, scaduto da anni, più la violazione alle norme sulla sicurezza del paddock e della tribuna a gradoni della pista dell’autodromo, in quanto le uscite di sicurezza risultavano ostruite al momento del controllo. Inoltre, sono emerse infrazioni quali l’assenza di estintori vicino al distributore fisso e di quello mobile di carburanti, e l’utilizzo di fiamme libere all’interno del paddock e presenza di sostanze infiammabili. mancata redazione del documento di valutazione del rischio incendio per alcune aeree dell’autodromo".

"Inoltre era stata contestata la mancata presentazione del progetto e della segnalazione certificata di inizio attività, vale a dire la Scia, per il gruppo elettrogeno e per l’impianto sportivo comprensivo delle tribune, la mancanza e l’irregolare installazione di estintori in varie aree dell’autodromo ed altre irregolarità connesse alla
mancanza di segnaletica obbligatoria".

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