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13 Ott [12:19]

CONTROCANTO
L’albero della cuccagna

“La Corte, dopo aver ascoltato le parti ed aver esaminato le loro osservazioni, dichiara ammissibile l’appello e decide...”. Inizia così il dispositivo della sentenza con la quale Lurent Anselmi, Michael Grech, Robert Logulhon, Patrick Raedersdorf ed Erich Sedeimayer sono riusciti a dar ragione ai commissari tecnici che avevano giudicato irregolare il motore dell’Impreza iscritta all’Acropoli dal Barwa Rally Team per Nasser Al-Attiyah e a salvare la Prodrive. Senza sputtanarla, come ormai si usa dire anche in fascia protetta. Già, perché su quel motore il cui albero non era in conformità con l’articolo 254 dell’annesso J c’erano i sigilli della struttura di David Richards, l’ex-padrone del circo iridato. E si fa una certa fatica a credere che al fresatore che l’aveva rilavorato fosse per così dire scappata la mano: troppo grande la differenza rispetto alla fiche e rispetto pure allo organo trovato su un’Impreza del Tommi Makinen Racing. Etti, mica grammi.

Il monegasco, il maltese, il francese, lo svedese e l’austriaco non sono, non risulta, magistrati. Ma pur se non hanno fatto il militare a Cuneo, sono uomini di mondo. E martedì 6, giusto sette giorni fa, hanno trovato il modo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Senza neppure aver bisogno di un aiutino esterno, anche se non è chiaro perché siano poi dovuti passare tre giorni e mezzo prima che venisse resa pubblica la sentenza che sancisce l’irregolarità del pezzo esaminato, ma riammette auto ed equipaggio in classifica. All’ultimo posto, d’accordo, ma in classifica. Come se la cosa non fosse poi tanto influente. Come se si trattasse dell’albero della cuccagna.

ran.