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6 Mar [17:52]

CONTROCANTO
Un monomarca non può
far primavera…

Signori in carrozza, si riparte. Berretto rosso (con la croce bianca in omaggio alla confederazione elvetica) in testa, il capostazione ha la paletta in mano, ma prima di serrare fra le labbra il fischietto avverte i passeggeri di prendere le dovute cautele. Perché vanno sempre molto forte, ma quelli che si apprestano ad iniziare il viaggio nel Bel Paese per contendersi il titolo italiano hanno già una certa età. E, come dicono i portoghesi, l’età non perdona: uno sforzo a freddo potrebbe procurar loro uno strappo muscolare.

Ebbene sì, sono sempre i soliti noti quelli che in questo fine settimana, sull’asfalto del Ciocco, andranno a iniziare la campagna tricolore. C’è Paolo Andreucci e c’è Renato Travaglia, c’è Andrea Navarra e c’è Piero Longhi. C’è pure Luca Rossetti che fra tanti over quaranta fa la parte del giovane di bottega. Ma sta per compiere trentadue anni, ha due anni meno di Sébastien Loeb che ha già vinto quattro mondiali e ne ha nove più di Jari-Matti Latvala.

Non c’è ricambio, nella rallylandia nostrana. Da anni. Ed è un problema talmente serio che dovrebbe ormai aver scavalcato le Alpi e raggiunto il Paese del cioccolato, dei coltellini e degli orologi. Quello dove vive e lavora il presidente della Commissione Sportiva Italiana. Eppure si continua come se niente fosse. Confidando che si torni a parlare presto dello scalone, giusto per dar loro modo di correre fino a sessantacinque anni. O magari a settanta, tanto andare avanti e indietro sulle prove speciali dello Stivale non è mica un lavoro usurante.

Dalla stanza dei bottoni filtrano le note dell’immarcescibile “Tutto va bene, madama la Marchesa…” e gli addetti ai lavori si uniscono al coro. Con poche eccezioni. Per dire, il grido di dolore lanciato da SportAutoMoto per far decollare il nebuloso monomarca Porsche nei rally italiani. Lasciando intendere che la medicina per rivitalizzare un ambiente, una specialità, sarebbe un trofeo riservato alle Cayman (nella foto). Tanto è noto che le gittì sono le auto giuste per far ripartire la filiera: vanno un po’ più piano delle Punto Diesel, ma vuoi mettere il fascino dello scudetto con il cavallino tedesco?

di Guido Rancati