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10 Lug [10:31]

L'intervista - Nik Gullino
"L'IRC, un'onda montante!"

Con il casco in testa e il quaderno delle note fra le mani, il mondiale l’ha frequentato poco. Nik Gullino (nella foto, Photo4), s’è rifatto da dirigente: prima con la Grifone e poi con la Peugeot è stato in prima linea per diverse stagioni. Ha discusso e fatto discutere, s’è fatto un nome fra quelli che contano. E anche adesso che con la divisa a quadretto bianco-rossi dell’Abarth opera nell’Intercontinental Rally Challenge, seguita a tenere d’occhio la serie iridata. Avere conferma che federali e signori dei rally sembrano gli unici a non vedere che la barca fa acqua, non lo sorprende. Ma non se ne rallegra: “Mi spiace che non tutto vada come sarebbe auspicabile e mi auguro che si riesca a uscire dall’attuale impasse, magari proprio grazie allo stimolo che viene dall’Intercontinental Rally Challenge. Apparentemente concorrenti, le due serie possono e devono essere complementari. Meglio, si deve arrivare a una certa permeabilità fra esse”.
- Dopo Abarth, Peugeot e Mitsubishi, anche Citroen, Honda e Volkswagen hanno dato la loro adesione all’Intercontinental Rally Challenge. Più che incoraggiante, si direbbe...
“L’onda è montante, osservo che c’è interesse da parte degli organizzatori che dopo anni di “lista d’attesa” per il mondiale vedono uno sbocco alle loro ambizioni e c’è interesse da parte dei costruttori. Riguardo ai media, è un po’ presto per tracciare un bilancio e tuttavia ho preso atto che gara dopo gara cresce il numero dei... girovaghi da rally presenti. E l’immagine del parco assistenza delle prime due gare europee della serie valeva quanto quella degli appuntamenti mondiali”.
- Cosa ha contribuito a sollevare l’onda?
“Il fatto che diverse prove valgano sia per l’Intercontinental Rally Challenge, sia per il Campionato d’Europa ha fatto sì che le due serie ne abbiamo tratto un certo beneficio. Ma alla base del crescente successo c’è stata la precisa volontà del promoter di non snaturare gli eventi: rally e pista sono diversi e richiedono un approccio differente e non si può gestire un rally come se fosse una gara su un circuito un po’ più lungo, è una questione di approccio”.
- Resta il fatto che non è più pensabile proporre “i rally di una volta”, quelli che non finivano mai e con le assistenze ai bordi delle strade.
“Tutto cambia e così come è improponibile far rivivere la Targa Florio del tempo che fu, con i box a Cerda e le auto da corsa che attraversavano i paesi delle Madonie, lo è organizzare un rally con le caratteristiche del passato. Però penso che si debba sempre mediare fra quello che si vorrebbe fare e quello che si può. Senza tradire lo spirito di prove che sono le eredi delle grandi gare su strada”.
- Cosa fare perché l’onda continui a crescere?
“Intanto è necessario che tutti, a cominciare dai promotori, imparino dagli errori altrui e non cedano alla tentazione di voler omogeneizzare le gare a tutti i costi. Se così sarà, ci sarà un ulteriore salto di qualità. Qualcosa da mettere a posto c’è, inevitabilmente. Ma si tratta di dettagli, di modifiche più formali che sostanziali”.
- Anche se questa stagione ancora non è al giro di boa, è già tempo di pensare al calendario di quella prossima...
“Ritengo che quello proposto quest’anno, messo insieme pescando con buon senso fra calendari già esistenti, sia ben bilanciato per caratteristiche, ubicazione delle gare e date: bisognerà continuare in questa direzione, senza cedere alla tentazione di far crescere a dismisura il numero degli appuntamenti. A differenza di quel che succede in F.1, nei rally sono i costruttori a pagare lo show e la giostra, per girare, ha bisogno che quelli che ci stanno intorno tengano ben presente il peso e le esigenze di tutti, garantendo il giusto equilibrio. Se per assurdo si arrivasse a sedici prove, la crisi sarebbe inevitabile: molti costruttori hanno aderito proprio perché le gare erano nove, con la possibilità di due scarti che consentono a chi dispone di un budget ridotto di evitare le trasferte più costose. Anche prevedere un paio di scarti è servito a invogliare qualcuno a salire sulla giostra”.

di Guido Rancati