USF PRO

Svelata la nuova Tatuus APT-28
che debutterà nella serie nel 2028

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Rally di Roma Capitale
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Da Roma - Michele Montesano I latini recitavano ‘nemo profeta in patria est’. Ma Roberto Daprà e Luca Guglielmetti hanno sfa...

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Carlo LucianiPrima vittoria stagionale per Pato O’Ward, che finalmente è riuscito a salire sul gradino più alto del podio in...

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FIA Formula 3

De Palo squalificato, perde la vittoria
Dopo le penalità, a vincere è Gładysz

Davide Attanasio - XPB ImagesMai dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Tradotto, occorrerebbe sempre aspettare le verifi...

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26 Nov [13:42]

PUNTASPILLI
L’assoluzione
non è la soluzione

“Purtroppo la nostra scuola è tramontata con il ritiro di Fiat e Lancia. Ora la Fiat si sta di nuovo impegnando in questo settore, speriamo bene”. Intervistato da Pino Allievi sulla Gazzetta dello Sport, Gino Macaluso (nella foto mentre premia Gigi Galli) liquida con poche parole la considerazione che nel mondiale rally non c’è stabilmente nessun pilota italiano. Insomma: la solita tiritera già sentita e risentita chissà quante volte negli ultimi quindici anni. Buona, forse, per far sentire chi la pronuncia in pace con sé stesso. Dire per non dire, per non affrontare un problema che c’è ed è grosso. Per autoassolversi senza prendersi la briga di pensare un attimo che Mikko Hirvonen, Jari-Matti Latvala, Petter ed Henning Solberg e Urmo Aava sono arrivati a ritagliarsi uno spazio – e neppure marginale – nella serie iridata pur se sono nati e cresciuti in Finlandia, Norvegia ed Estonia: tre Paesi che non hanno un costruttore nazionale. Non è un dettaglio.

Dice anche altre cose, l’uomo che da sei anni è al vertice di quel surrogato di federazione che è la Commissione Sportiva Automobilistica Italiana. Fra l’altro, traccia un bilancio della sua gestione: “Mi ritengo soddisfatto di due cose: il “progetto giovani”e l’operazione F.3. Pensi che oggi i giovani migliori della F.3 e dei rally possono accedere ai supercorsi Csai dove imparano l’inglese ma anche a gestirsi, a ragionare da professionisti. I rallisti li mandiamo ad imparare in Finlandia, alla scuola di Mikkola”. E che sarà mai se Stefano Albertini, l’ultimo promosso al supercorso, frequenterà la scuola di Tommi Makinen e non di Hannu Mikkola.
Chi si aspettava che l’ex-navigatore diventato imprenditore di successo nel campo degli orologi dall’altra parte delle Alpi approfittasse di quella che potrebbe essere stata la sua ultima occasione di trovare spazio su un quotidiano a larghissima diffusione per un minimo di autocritica, è servito.

g. ran.