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24 Set [9:31]

RALLYE SANREMO:
Cinotto e la Ronde di Bignone

SANREMO – Vecchio campione, quanto tempo è passato... “Tanto, l’ultima volta che ero stato qui per correre era il mille e novecentottantadue”, fa Michele Cinotto alla vigilia dello storico appuntamento matuziano. Il piemontese si presenta alle verifiche sportive seguito da un gruppetto di ragazzini e spiega: “Due sono i miei figli, Carlo che sta disputando il trofeo Suzuki e Pietro che è il suo debutto nei rally”. La tentazione di parlare di sfida in famiglia è forte, quasi irresistibile. Ma quello che trent’anni fa gli addetti ai lavori avevano ribattezzato il figlio di Mikkola chiarisce subito che così non sarà: “Ho cinquant’anni, sono un pensionato e non voglio sfidare proprio nessuno”, dice senza nessuna enfasi. Aggiunge: “Quello che voglio è divertirmi un po’. Anche se so che il divertimento finirà venerdì pomeriggio, quando vedrò Pietro scendere dalla pedana davanti a me...”.

Racconta che l’idea di organizzare la spedizione sanremese gli è venuta a inizio stagione, seguendo Carlo nelle sue prime uscite corsaiole: “Ho pensato che sarebbe stato simpatico correre una volta tutti insieme, nella stessa gara, ed eccoci qui tutti e tre con altrettante Swift. Carlo con Marco Liore che è il suo copilota abituale, io con Guido Navarro con il quale avevo gareggiato con le A112 e Pietro con Nicolò che è il figlio di Guido ed è anche lui al debutto”. A convincere il suo naviga di tanti anni fa a riprendere servizio non ci ha messo molto: “Quando l’ho chiamato per proporgli la cosa, mi ha detto sì prima ancora che avessi finito la frase”. Perché, per tornare in gruppo, ha scelto proprio il Sanremo lo annuncia con un sorriso: “Non posso e non voglio giudicare, ma i rally monotappa di oggi non mi entusiasmano. E’ vero che anche il Sanremo non è più quello lungo e duro degli anni Ottanta, ma almeno le speciali a ridosso della città sono rimaste quelle di allora e fra esse c’è la ronde con i suoi quaranta e più chilometri: un sogno...”.

Già, un sogno. Che però, per lui e per quelli che partono in coda rischia di dissolversi. Nel Belpaese, basta poco per sospendere le partenze. Cinotto lo ha imparato in questi mesi: “Non molto tempo fa – osserva – abbiamo attraversato l’Italia in lungo per un rally e Carlo ha finito con il disputare solo cinque delle prove in programma. Capisco che si sospenda una prova per un motivo grave o se proprio non si passa, ma ho l’impressione che si stia esagerando: la sensazione è che molti rallisti siano quasi contenti di avere una scusa per correrere meno. Comunque, se mai dovesse succedere che mi fermino prima della ronde, mi incavolerei parecchio!”.

ran.