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6 Giu [15:08]

CONTROCANTO
La fiducia a Mosley, un
mancato rinnovamento

Era già tutto previsto. L’assemblea generale della Fedearazione Internazionale Automobilistica ha rinnovato la fiducia a Max Mosley, proprio come cantava angosciato Riccardo Cocciante. E il figlio di Sir Oswald resta in sella. Forse per qualche mese, forse fino alla scadenza del mandato. Forse a vita perché non è solo nel Bel Paese che gli scranni sono ricoperti di colla e quando uno ci si siede non c’è poi verso di farlo alzare.

Anche l’Italia delle corse ha fatto la sua parte per evitare un cambio al vertice. Schierandosi con le miriadi di federazioni senza passato e dal futuro incerto proliferate, non casualmente, nell’ormai lungo periodo di regno dell’avvocato londinese. E neppure questo sorprende. Non dopo che dalle Alpi fin giù alla Sicilia – passando ça va sens dire dalla Val Bormida – un po’ tutti s’erano spesi a dire un gran bene del longevo dirigente sportivo. Per convinzione, hanno tenuto a far sapere in modo tanto veemente da far sorgere il sospetto che anche la riconoscenza abbia avuto la sua parte.
È una moltitudine, quella che s’è mobilitata per assicurare la fiducia all’uomo ormai più noto per vizi privati che pubbliche virtù peraltro tutte da dimostrare. Tutti a dire e ridire che ha svolto un ottimo lavoro, senza però scendere troppo nei dettagli. Come se davvero a corsolandia andasse tutto bene.

La F.1 è quella che è, interessante una volta su dieci, e i rally sono in crisi nera. Di vocazioni e non solo. E quelli che Mosley ha proiettato nella stanza dei bottoni non riescono a prendere una decisione che sia una per rilanciare la specialità. Morrie Chandler e Nazir Hoosein – grandi elettori dell’onnipotente – vanno e vengono, si spostano da un continente all’altro e, viaggiando, non producono granché. Distribuiscono multe e richiami risibili, ma i problemi restano. E si moltiplicano. Proprio come i voti che hanno di fatto impedito il rinnovamento.

di Guido Rancati