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21 Ott [12:32]

Il personaggio
Alessandro Bettega

“Alessando è bravo, molto bravo. È il più bravo di tutti”, dice Sébastien Ogier. Poi pensa che un pilota giovane non deve avere paura di nessuno e a mezza voce aggiunge: “Dopo di me, è chiaro…”. Appiedato sulla strada che da Pietra Rossa va a Verghia, il ragazzo trentino non può sentire i complimenti dell’avversario che ha appena conquistato il mundialito. La sua splendida cavalcata nel maquis corso si è conclusa bruscamente a qualche chilometro dalla fine della penultima prova speciale, quando era virtualmente secondo degli junior e aveva il primo posto nel mirino. Un braccetto della Clio R3 ha ceduto e la sua rincorsa all’oro è finita contro un muretto alto una spanna e mezzo.

Sa che a lui e a Simone Scattolin poteva andare peggio e il sollievo per lo scampato pericolo ha il sopravvento sulla delusione: “Quando ho guardato sotto strada – spiega – mi sono reso conto che se la bordura non avesse tenuto, ci saremmo fermati chissà dove e che dell’auto sarebbe restato poco...”. Pensa alla scocca che non avrebbe gradito, Bettega. Al danno che avrebbe procurato a Fabio Munaretto e al lavoro supplementare che i ragazzi della squadra avrebbero dovuto fare per allestire un’altra vettura. Anche al suo compare e a sé stesso. “In fondo è andata bene”, taglia corto. Aggiunge: “Da lassù qualcuno ci ha protetto…”.

Non aver potuto continuare a giocarsela con Martin Prokop e gli altri che alla fine si sono arrampicati sul podio, un po’ gli brucia. Ma non tanto. La consapevolezza di aver comunque disputato una gran gara è piùforte di tutto, anche del rimpianto di non essere riuscito a mettere i rivali dietro ad Aullene. “Per me – dice – quella non sarà mai una prova come le altre e mi sarebbe davvero piaciuto vincerla”. Già, è da quelle parti che ventitre anni fa finì la corsa terrena di un altro Bettega. Di un grande, di suo padre.

“Il bilancio della stagione resta comunque positivo”, osserva - qualcosa di buono lo abbiamo fatto e in particolare mi hanno soddisfatto le ultime prove, il Sanremo, il Catalunya e soprattutto il Tour de Corse dove credo di aver guidato bene e di aver dimostrato di saper gestire bene anche gli pneumatici, sacrificando le prove del sabato per affrontare nelle migliori condizioni quelle delle domenica”. Non ha vinto, ma ha convinto. E adesso, chiuso il Mondiale Junior, si preparara alla sfida al Rallye du Valais. Con la Honda Civic R3. “Non siamo ancora del tutto a posto, ma grazie all’impegno dei tecnici della Jas e di quelli della Procar stiamo migliorando e sarebbe bello spuntarla fra le due ruote motrici nell’Intercontinental Rally Challenge. Io ce la metterò al solito tutta, poi però bisognerà vedere cosa faranno gli altri, soprattutto Marco Cavigioli che è deciso ad andare anche in Cina”.

E dopo? Il figlio d’arte non si fa tante illusioni. “L’ideale – sospira – sarebbe una stagione anche parziale con una vuerrecì, ma è solo un sogno e allora preferisco concentrare impegno ed energie per ripetere l’esperienza con la Clio. Il prossimo, sarà l’ultimo anno in cui potrò gareggiare fra gli junior e voglio farlo alla grande”.

di Guido Rancati