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4 Lug [14:29]

GUIDO IO
Certezze granitiche, ogni giorno diverse…

Guido Rancati

Le prime crepe erano affiorate alla fine della sfida sulla terra sarda. Ma erano sottili e chi le aveva notate aveva ritenuto opportuno non parlarne troppo in giro: in fondo, pur se al debutto con la C3 vuerrecì Andreas Mikkelsen non aveva compiuto nessuna vera magia, nelle ultime battute di gara aveva, con un quinto tempo, dato una lucidatina a un non esaltante ottavo posto assoluto. Poi c'è stato l'appuntamento polacco e l'andamento della tre giorni sulla fradicia e velocissima terra dell'est europeo quelle crepe le ha allargate. Come nell'isola dei Quattro Mori, il biondo non ha fatto grandi danni. Ma neppure ha compiuto gesti tali da esaltare. O almeno da dar modo ai responsabili della Citroen di pensare di aver trovato la soluzione giusta per raddrizzare la stagione. Ha svolto diligentemente il compitino, il vichingo. Sul finire, quando i giochi importanti erano fatti e strafatti, ha messo insieme tre terzi posti parziali che non sono bastati ad addolcire un misero nono posto.

E molte di quelle incrollabili certezze necessarie agli appassionati – e sempre più spesso pure a quelli che, per il mestiere che fanno, dovrebbero saper scindere i fatti delle opinioni - per imbastire interminabili discussioni sui social hanno vacillato. E qualcuno ha iniziato a rimpiangere Kris Meeke. Che avrà avuto le sue colpe, ma anche da gennaio in poi qualche merito lo aveva avuto. Per dire, quello di far sembrare, fra un dritto e un rovescio, l'ultima auto fin qui uscita dall'atelier di Versailles quello che ormai è piuttosto chiaro che non è. Non è un fulmine, la C3 Wrc “maggiorata”. E se qualche volta ha dato l'impressione di esserlo, era stato solo perché il rosso nordirlandese gettava, come si diceva una volta, il cuore oltre l'ostacolo e gli andava bene.
Cosa esattamente pensassero di dimostrare i dirigenti di quella che fu l'Armata Rossa arruolando Mikkelsen non è chiaro. Ma è evidente che per ora, facendolo, hanno solo dato ragione a chi si ostina a credere che non tutte le ciambelle vengono con il buco. Raramente, ma capita ancora che una vettura pensata e costruita per essere protagonista nel mondiale rally fatichi a uscire dalla mediocrità. Come, in un passato ancora recente, era capitato alla Mini concepita a Banbury dalla Prodrive di David Richards.