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28 Feb [9:23]

L'OPINIONE di Rancati

L'uomo dei sogni e la
federazione fantasma

C'è un ragazzo che sogna di far sognare. L'ha già fatto e sente, sa, di poterlo fare ancora. Se solo ne avrà l'occasione. Non è facile per nessuno conquistarsi uno spazio. Lo sa e per riuscirci si sbatte come un matto. A tempo pieno: da quasi due mesi e mezzo, da quell'infausto giorno di metà dicembre in cui la Mitsubishi Motors annunciò la decisione di disimpegnarsi dalle corse, le prova tutte per trovare uno sbocco. Fa forte, il ragazzo. In Svezia, su un terreno nel quale tutti gli altri piloti nati e cresciuti nel Bel Paese non erano riusciti a lasciare il segno, ha perso per un soffio la medaglia di bronzo. È stato grande, ha convinto. Ma l'impresa non gli è bastata per dare un seguito immediato alla sua stagione. Il ragazzo non molla: in Messico ci sarà comunque. Per effettuare le ricognizioni e per essere protagonista di uno show nell'ambito della superspeciale in programma a Léon, scorazzando il geniale cronista britannico che realizza “Shakedown”, programma-cult ed eccezionale spot per tutta la specialità. Sono stati gli organizzatori dell'appuntamento nordamericano ad invitarlo, dicendogli che non potevano procurargli un'auto per correre e che tuttavia volevano in qualche modo premiarlo. Per la sua bravura e per la sua tenacia. Gigi Galli non ci ha pensato un attimo ad accettare: per restare nel giro, l'oceano l'avrebbe attraversato anche su un gommone.
C'è una federazione che fatica ad accettare le regole imposte dalla legge. Ed è retta da gente che forse sogna, ma dal di fuori non è facile immaginare cosa. Forse di continuare ad avere il diritto a far passerella a Monza per il Gran Premio e in Sardegna per il rally iridato. Pare che sia un privilegio raro. Di sicuro è costoso, almeno per tutti i soci dell'Automobile Club d'Italia che da quando il mondiale è stato portato sull'isola dei Quattro Mori pagano il conto. Salato. E difatti a chi tiene la borsa non restano più neppure gli spiccioli per contribuire fosse anche in modo poco più che simbolico a finanziare qualche emergente. Bambole, non c'è una lira. Neppure per il rampollo del riconfermato presidente della csai (che difatti ha smesso di correre). Questione di scelte e i federalotti nostrani hanno scelto di puntare su un evento. Legittimamente, forse. Il dubbio che non abbiamo fatto la cosa migliore però resta.

di Guido Rancati