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McLaren Group, 1200 tagli:
sono gli effetti post Coronavirus

Jacopo Rubino

1200 licenziamenti, pari a oltre un quarto della propria forza-lavoro. Il McLaren G...

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Mondiale Rally

Cancellato il Safari
Si tornerà in Kenya nel 2021

Mattia Tremolada

Nonostante i messaggi rassicuranti degli organizzatori nelle scorse settimane, alla fine i...

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10 Mag [21:03]

Addio a Larry Curry, con Stewart
una storia alla "Giorni di Tuono"

Marco Cortesi

E' una storia particolare e ricca di colpi di scena quella che si è chiusa con la scomparsa a 68 anni di Larry Curry dopo una serie di ictus che l'avevano colpito e indebolito di recente. Team Manager e ingegnere di pista, è stato lo scopritore di Tony Stewart, uno dei più grandi talenti del motorsport: il loro rapporto fu una delle ultime scene alla "Giorni di Tuono".

Curry aveva visto in Stewart, nonostante l'età avanzata, 25 anni, un astro nascente portandolo in IndyCar al team Menards, compagine del miliardario John Menard. Stewart proveniva dalle USAC, le midget americane, nelle quali era stato più volte campione, ma non aveva mai pensato di compiere il balzo, per motivi di budget.

In una Indy Racing League neonata, alla ricerca di talenti, Curry comprese al volo le potenzialità del texano e lo mise in macchina. Nel primo test, imbarazzò i compagni, e il resto è storia. Proprio per l'appunto come nel film con Tom Cruise. Mentre Stewart confermò le sue capacità con il titolo IndyCar 96-97 e i tre titoli NASCAR, oltre alle numerose vittorie, per Curry le cose si misero presto male.

Nel 2001, le cose cambiarono con l'arresto e la condanna per frode nei confronti proprio di Menard, che si portò dietro 21 mesi di carcere. Per tornare in corsa, e pagare i propri debiti, Curry mise in piedi un'incredibile asta di cimeli nel 2004. La chance di tornare arrivò grazie a Tony George, che lo volle nel suo Vision Racing. Oggi nell'ambiente rimane il figlio Matt, impegnato col team Legacy Autosport nelle categorie addestrative.

6 Mag [12:27]

Button, Alonso, Johnson
In tre per il sedile McLaren a Indy

Marco Cortesi

Jenson Button, Fernando Alonso e Jimmie Johnson. Zak Brown ha mirato alto nella sua analisi su chi potrebbe guidare la terza vettura del team McLaren nella Indy 500. Ma cosa c’è di vero, e soprattutto fattibile? Alonso rimane il candidato più accreditato sia dal punto di vista sportivo, visto che si è già acclimatato con la gara e l’ambiente, con ottimi risultati. Inoltre, è forte anche dal punto di vista più commerciale, come capacità di attrarre sponsor con una personalità magari non facile a volte, ma sicuramente ben delineata.

Per Johnson l’ostacolo è l'accesso ai playoff
La situazione di Johnson è diversa. Il pilota del team Hendrick era dato vicino a trovare l’accordo per il Grand Prix di Indy, sul tracciato stradale, e non ha mai parlato di gare su ovali IndyCar. Quindi il suo interesse per la 500 miglia è una novità. La sua partecipazione sarebbe una vera e propria “bomba” considerato che si tratta del più grande campione della storia recente NASCAR, anche se non in termini di popolarità

Ma il problema è un altro. Dopo lo spostamento ad agosto, la Indy 500 coincide, al momento, con il penultimo appuntamento della regular season NASCAR a Dover (weekend che tra l’altro dovrebbe essere doppio). Si tratterebbe per lui di un impegno pesante e decisivo per quella che potrebbe essere la sua ultima stagione nelle stock car. Ovviamente, le cose potrebbero cambiare se la stagione andasse bene e Johnson conquistasse i playoff in anticipo.

Button, una scelta personale
Button non sta affrontando nessuna gara quest’anno, dopo una stagione non certo al top nel SuperGT giapponese. L’inglese aveva tuttavia conquistato il titolo al debutto, combinandosi con il velocissimo Naoki Yamamoto. Arrivato ormai a 40 anni, dovrà capire se vorrà affrontare una sfida così impegnativa di punto in bianco, anche se le sue capacità non sono in discussione. Dal punto di vista commerciale e di sponsor non è così “forte” come l’asturiano, ma da questo punto di vista potrebbe essere Brown a metterci una pezza.

3 Mag [7:44]

IndyCar virtuale a Indy
McLaughlin tra scorrettezze e polemiche

Marco Cortesi

Polemiche a non finire per l’appuntamento di Indianapolis dell’IndyCar virtuale. Quella che finora era stata una serie sportiva di alto livello, si è trasformata proprio nell’appuntamento finale in un festival di incidenti all’ultimo giro che ha sicuramente portato una pessima prova d’immagine per la categoria, e anche in generale per l’eSport in generale.

Con una curva alla conclusione a dare il via al marasma è stato Simon Pagenaud, vincitore della scorsa edizione della 500 miglia. Il transalpino del Team Penske ha infatti messo KO Lando Norris al penultimo giro, da doppiato e di proposito, mentre Norris si trovava al comando. Scatenata la reazione dell’inglese, che ha dato al rivale del “perdente”. Pagenaud ha poi spiegato di aver voluto rallentare Norris, per favorire il suo giovane compagno di squadra, Oliver Askew. I due però sono venuti a contatto. In realtà, il contatto sarebbe una ripicca per altre toccate tra i due.

Ma non è finita qui, perché un giro dopo è successo perfino di peggio. Patricio O’Ward ha infatti centrato Marcus Ericsson, che aveva passato lui e Askew approfittando della loro bagarre. La volata è stata sul traguardo tra Askew e Santino Ferrucci, l’ex pilota di Formula 2 ha fiondato a muro Askew. Ferrucci, bandito dalla F2, tra le altre cose, per aver speronato di proposito Arjun Maini, ha fatto così riemergere il passato che aveva cercato a lungo di far dimenticare. Anche in questo caso, si tratterebbe di una ripicca per i contatti avuti da Askew con… un po’ con tutti nei vari appuntamenti.

Chi invece ha centrato il successo, meritatamente, è stato Scott McLaughlin, che ha guidato come si dovrebbe fare in una gara reale, passando da sesto a primo. Seconda piazza per Conor Daly seguiti da Ferrucci, Askew e O’Ward. Da vedere se ci saranno reazioni o sanzioni da team e sponsor: in NASCAR si sono già verificate svariate situazioni di piloti penalizzati (o lasciati da sponsor) per le azioni in gare virtuali…



26 Apr [7:04]

IndyCar virtuale ad Austin
Norris vince al debutto

Marco Cortesi

Veni vidi vici per Lando Norris nell'appuntamento virtuale dell'IndyCar al Circuit of the Americas in iRacing. Il pilota della McLaren, arrivato come guest-star a supporto dell'evento eSport a inviti che la serie ha approntato per "sostituire" le gare reali, ha segnato la pole position e ha poi dominato la prima parte della corsa.

Nonostante un testacoda, Norris ha però risalito la classifica, dato che non sono mancati errori da parte di tutti gli avversari più accreditati, sugli insidiosi cordoli della pista texana. Fino al primo pit-stop, Norris ha comandato con ampio margine, anticipando la sosta e trovandosi in lotta in top-5. Una situazione ottimale dal punto di vista strategico, traffico a parte: l'errore durante un sorpasso rischiava di costargli caro, ma numerosi avversari si sono complicati la vita da soli.

In particolare Will Power, che è finito due volte in testacoda in uscita box mentre aveva il controllo della corsa, e Felix Rosenqvist, che era il più accreditato rivale alle spalle dell'australiano e stava cercando di "quadrare" una strategia con un solo rifornimento. Dopo aver anticipato anche la seconda sosta e compiuto un undercut su diversi rivali, Norris ha così salutato lo svedese prendendo il successo davanti al compagno di colori (McLaren IndyCar) Patricio O'Ward.

L'unico che - quanto ad esperienza iRacing - poteva fare la differenza su Norris, ovvero Sage Karam, ha incontrato vari problemi tecnici ritirandosi.Il pilota inglese viceversa, che evidentemente ci ha preso gusto, ha dichiarato di non disdegnare un'eventuale parecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis, ha preceduto O'Ward, Rosenqvist, Scott McLaughlin e Santino Ferrucci. Sesto alla fine Power, seguito da Rinus VeeKay.

Una nota di colore, la presenza di tanti nuovi spettatori non molto esperti di IndyCar, andati in visibilio quando hanno visto il nome... Rossi in classifica pensando si trattasse di Valentino e non di Alexander, leader del team Andretti.

19 Apr [8:39]

IndyCar virtuale a Motegi
Askew fa "strike", vince Pagenaud

Marco Cortesi

Quarta gara IndyCar virtuale ai tempi del Coronavirus, seconda vittoria di fila per Simon Pagenaud. Il francese si è assicurato il secondo successo su ovale prevalendo nella prova di Motegi. Sulla versione online della pista giapponese, Will Power e Scott McLaughlin erano in lotta per la vetta con 10 giri dalla fine, quando Oliver Askew ha commesso un grossolano errore entrando all'interno senza spazio nel tentativo di sdoppiarsi. McLaughlin è finito a muro, mentre Power si è raddrizzato velocemente ma con l'ala anteriore danneggiata è stato attaccato da Pagenaud in una gran battaglia a ruotate.

Dopo aver ceduto la testa, Power ha subito il ritorno di Scott Dixon, che ha successivamente duellato con Pagenaud sino alla bandiera a scacchi. L’attacco del neozelandese, che dopo i primi tentativi con il simracing ci ha preso gusto, è stato degno di una gara reale. Anche grazie all'aiuto del team Ganassi, anche Dixon è tornato al top della categoria. Considerando che anche Pagenaud ha pochissima esperienza da “gamer”, contro le migilaia di gare di altri piloti, a partire da Power (poi terzo), è impressionante il livello raggiunto così velocemente dai meno esperti, testimoniando quanto la qualità di guida, anche nei simulatori, faccia la differenza anche grazie alle ore di allenamento (3-4 al giorno) profuse.

Il quarto posto è andato a Marcus Ericsson, seguito da Robert Wickens e Sage Karam, mentre sono da segnalare tre esordi di peso. Takuma Sato è tornato alla guida della sua vettura del team Rahal, chiudendo dodicesimo, mentre Kyle Busch, campione in carica NASCAR, ha concluso tredicesimo. Al via anche Helio Castroneves, che però ha finito ventinovesimo dopo un incidente iniziale.



8 Apr [21:31]

Nuovo calendario per l'IndyCar
Prima gara il 6 giugno in Texas

Marco Cortesi

Nuovo calendario per la IndyCar. La serie continua ad aggiornare le proprie date pur con le poche certezze sulla situazione legata al Coronavirus negli USA, dove la risposta alla pandemia è stata spesso sporadica e il picco dei contagi è ben lontano dall'essere raggiunto.

L'apertura della stagione 2020 è ora in programma al Texas Motor Speedway il 6 giugno, mentre due settimane dopo è prevista Road America. Ci saranno doppi appuntamenti in Iowa, a Laguna Seca e sul tracciato stradale di Indy, in quest'ultimo caso scollegati nel tempo: a luglio il primo, il 3 ottobre il secondo.

Irrecuperabili le tappe a Long Beach e Detroit, oltre che ad Austin e al Barber Motorsport Park. Nei primi due casi si tratta di eventi complicati essendo nei centri città, mentre per la corsa Texana occorre rispettare le distanze con il GP di Formula 1, evitando anche i mesi più caldi.

Ancora non è stata fornita una data per St.Petersburg, che si spera di salvare: visto il clima mite della Florida, si pensa forse a un evento ad autunno inoltrato.

Infine, è stata predisposta anche una data di recupero per la Indy 500 qualora le cose volgessero al peggio ed il "lockdown" perdurasse fino ad agosto. La gara verrebbe recuperata il 10 ottobre.

Il calendario rivisto IndyCar 2020

6 giugno - Texas
21 giugno - Road America
27 giugno - Richmond
4 luglio - Indy Road
12 luglio - Toronto
17 luglio - Iowa 1
18 luglio - Iowa 2
9 agosto - Mid-Ohio
16 agosto - Indy qualifica
23 agosto - Indy 500
30 agosto - Gateway
13 settembre - Portland
19 settembre - Laguna Seca 1
20 settembre - Laguna Seca 2
3 ottobre - Indy Road 2
10 ottobre - Eventuale recupero Indy 500
TBA - Saint Petersburg

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