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9 Mag 2012 [23:17]

L'intervista - Fabio Onidi

Dopo tre eventi del campionato GP2 è già tempo di un primo bilancio con Fabio Onidi. Al primo anno nella serie, il pilota italiano ha già chiuso due gare nella top-ten (sia nel primo che nel secondo weekend in Bahrain) ed ha mostrato sia velocità che consistenza.

Allora Fabio, sei soddisfatto di questo inizio di stagione?
“Beh direi di sì. Più o meno sono dove mi aspettavo di essere. Riuscire a finire regolarmente nella top ten era la mia speranza e il mio obiettivo, ma allo stesso tempo mi aspettavo un inizio difficile perché la GP2 è il contesto più competitivo con cui un pilota possa confrontarsi. Avevo ragione perché il livello del campionato è veramente alto, ma devo anche riconoscere che affrontarlo è stato meno complesso di quanto mi aspettassi”.

Finire due volte nei primi dieci è un ottimo avvio per un rookie, ma come giudichi il tuo potenziale in base a quanto visto finora?
“Direi che il potenziale è decisamente superiore. Nel secondo weekend del Bahrain, per esempio, il mio giro ideale in qualifica sarebbe stato buono per la top 5. Invece mi sono qualificato in 18esima piazza, e questo vi dà un’idea di quanto può essere dura la GP2: a causa di fattori che non dipendono né da te né dal team puoi faticare a mettere insieme i tuoi migliori settori. Una bandiera gialla in un giro, un piccolo errore in un altro, e magari il traffico che ti blocca proprio alla fine quando stavi migliorando. Buttare via una sessione è facile, ma se succede significa che partirai in mezzo al gruppo, e che il tuo fine settimana sarà dannatamente difficile”.

Il potenziale per la top 5 è lo stesso che avevi mostrato nei test pre-stagione, cosa che aveva fatto presagire una fantastica stagione di debutto. Invece, anche se l’inizio è stato comunque buono, non abbiamo ancora visto quel tipo di prestazione in gara.
“E’ vero, ma qui entrano in gioco le gomme. Il nostro passo è sempre stato buono, siamo tra i più rapidi quando si tratta di velocità pura, ma abbiamo faticato un po’ con il degrado delle gomme nei primi eventi. Le Pirelli di quest’anno sono diverse da quelle del 2011, e anche se nei test ovviamente si fanno dei long run non si arriva mai a provare i carichi di benzina e i chilometraggi di una vera gara. Quindi non siamo mai arrivati a toccare con mano l’alto degrado che si verifica negli ultimi 5-6 giri di gara, quelli che ad oggi ci hanno dato qualche problema”.

Dall’esterno si direbbe che nel secondo weekend in Bahrain le cose siano migliorate da questo punto di vista…
“Sicuramente sì, e da entrambe le parti. La squadra ha fatto alcune modifiche sulla macchina che hanno migliorato la situazione, ma anche io ho capito che dovevo modificare il mio stile di guida più di quanto avessi immaginato all’inizio. Nelle ultime stagioni ho
gareggiato in campionati dove le gomme non erano un fattore decisivo e si poteva spingere dall’inizio alla fine senza problemi. Questo sicuramente mi ha portato a sottovalutare quanto fosse importante in GP2 conservare le proprie gomme all’inizio per poi poter essere competitivi nel finale, qualcosa che anche i piloti di F.1 stanno
fronteggiando quest’anno. Devi davvero curare gli pneumatici a inizio gara, evitare di stressarli in accelerazione e non cercare trazione finché la macchina non è completamente dritta. Facendo questo, ecco che si arriva ad avere quei cinque giri di grip in più che fanno
la differenza”.

Quindi quali sono le aspettative per Barcellona?
“La Scuderia Coloni ha dominato la seconda parte della scorsa stagione, stanno lavorando duro per tornare là davanti e io sto facendo del mio meglio per aiutarli, anche se ovviamente mi manca un po’ di esperienza in GP2. La prima cosa che spero per Barcellona è di confermare i passi avanti fatti in Bahrein e stare regolarmente tra i primi dieci, magari nella parte più vicina alla top 5. Quello che vorrei, più di tutto il resto, è riuscire a esprimere il mio potenziale appieno, qualificandomi dove merito e poi costruendo su quello una buona gara. È un traguardo ampiamente alla mia portata, è solo questione di tempo”.
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