Carlo Luciani
All’alba di una nuova stagione, la curiosità di scoprire le forme delle monoposto che affronteranno il mondiale di Formula 1 è sempre elevata, ancor più quando ci si trova all’inizio di un nuovo ciclo regolamentare. Durante la settimana di test a Barcellona è stato possibile osservare quasi tutte le vetture che si daranno battaglia nel 2026. Nonostante le prove a porte chiuse e l’utilizzo di soluzioni non ancora definitive, c’è chi ha attirato l’attenzione fin da subito, pur facendo la propria apparizione soltanto all’ultima ora del giovedì: la
Aston Martin AMR26, nuova creatura di
Adrian Newey.
La squadra con sede a Silverstone è stata quella che ha percorso meno chilometri al Montmeló, completando meno di 70 tornate e fermandosi dopo pochi passaggi nel corso del proprio debutto. Un avvio tutt’altro che brillante, ma che trova in parte spiegazione nel ritardo di circa quattro mesi nello sviluppo rispetto agli avversari, come sottolineato dallo stesso Newey attraverso i canali ufficiali del team.
Il progettista britannico è approdato in Aston Martin soltanto nel marzo 2025, concentrandosi fin da subito esclusivamente sul progetto 2026 e lasciando in secondo piano le difficoltà della stagione precedente. Inoltre, mentre molte squadre avevano già iniziato a lavorare in galleria del vento all’inizio dello scorso anno, la struttura britannica è diventata pienamente operativa solo nel mese di aprile, con l’entrata in funzione della nuova galleria del vento.
Questo strumento all’avanguardia è stato immediatamente impiegato per testare il primo modello della vettura, ma il tempo perso in precedenza ha imposto ritmi di lavoro estremamente serrati. La AMR26 è stata infatti assemblata praticamente all’ultimo minuto, con diversi componenti arrivati proprio nella giornata di giovedì dei test di Barcellona. Scendere comunque in pista in quel momento si è rivelato fondamentale per raccogliere i primi dati e prepararsi in vista del Bahrain, anche alla luce dei primi problemi tecnici emersi.
Al di là di chilometraggio e dei tempi sul giro, ciò che ha colpito maggiormente è stato l’approccio aggressivo dal punto di vista progettuale, con una monoposto che presenta numerose soluzioni inedite. Il primo elemento che ha fatto discutere riguarda il retrotreno. Con la fine della fornitura Mercedes, Aston Martin ha dovuto progettare internamente questa parte della vettura, adottando una sospensione posteriore di tipo push rod caratterizzata da un triangolo superiore rialzato e ancorato al pilone di sostegno dell’ala posteriore.
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La funzione appare chiaramente aerodinamica, quasi a ricreare l’effetto della beam wing eliminata con il nuovo regolamento, favorendo al contempo il lavoro del diffusore. Degne di nota anche le pance laterali, che presentano un profilo superiore fortemente discendente verso il fondo, accompagnato da uno scavo molto pronunciato nella parte inferiore.
Nel complesso, l’Aston Martin AMR26 si presenta senza dubbio come una delle vetture più interessanti dell’intera griglia sotto il profilo tecnico. Al momento è impossibile trarre conclusioni sulle reali prestazioni e sull’impatto che il ritardo nello sviluppo potrà avere, soprattutto nella prima parte della stagione. Il team ha già anticipato che la monoposto che scenderà in pista a Melbourne sarà sensibilmente diversa rispetto a quella vista a Barcellona, segno di un progetto ancora in piena evoluzione.