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13 Ott 2026 [17:06]

Il Circus ritorna in Africa
Si va in Ruanda, il solito Tilkodromo?

Carlo Luciani

La Formula 1 tornerà in Africa. Dopo 33 anni di assenza, il Mondiale ha annunciato un accordo decennale con il Ruanda per organizzare un Gran Premio a partire dai primi anni Trenta. La gara si disputerà su un nuovo circuito permanente a Bugesera, circa 40 chilometri a sud della capitale Kigali, nelle vicinanze del nuovo aeroporto internazionale. È una notizia importante per un continente rimasto fuori dal calendario dal 1993, quando si corse per l’ultima volta a Kyalami, in Sudafrica. Ma se il ritorno della F1 in Africa è un obiettivo condivisibile, resta da capire se il progetto ruandese saprà offrire qualcosa in più di una nuova destinazione da aggiungere alla sempre più lunga lista di appuntamenti del campionato.

L’accordo prevede un impegno di dieci anni, ma per il momento non sono state comunicate né una data precisa per il debutto né le tappe che porteranno alla realizzazione dell’impianto. Il progetto è inserito in un più ampio piano di sviluppo turistico, sportivo e infrastrutturale promosso dal Rwanda Development Board. L’obiettivo dichiarato non è limitarsi a ospitare un Gran Premio, ma creare una struttura utilizzabile durante tutto l’anno non solo per competizioni motoristiche, ma anche per altri tipi di eventi. Una prospettiva ambiziosa, che dovrà però confrontarsi con i costi e le complessità necessari per costruire e mantenere un impianto in linea con gli standard attuali della Formula 1.

Il circuito sarà progettato da WurzDesign, la società dell’ex pilota austriaco Alex Wurz, in collaborazione con Tilke Engineers & Architects. Il nome di Hermann Tilke è da tempo legato alla trasformazione del calendario moderno della Formula 1: lo studio tedesco ha firmato molti degli impianti che hanno accompagnato l’espansione globale del campionato. Alcuni di questi anche apprezzati, tra cui Sepang, in Malesia. La sua esperienza nella progettazione di piste omologate per la massima categoria è indiscutibile, ma il suo coinvolgimento evoca una certa uniformità di soluzioni, anche discutibili.

Ed è proprio questo il primo dubbio che emerge osservando il render diffuso dalla Formula 1. Il disegno appare sicuramente moderno; sulla carta, dunque, non mancano gli elementi per costruire un circuito impegnativo. Ma l’impressione è anche quella di trovarsi davanti a uno dei consueti impianti contemporanei, in cui la spettacolarità del progetto e delle infrastrutture rischia di avere più peso della qualità delle gare.

Naturalmente, un’immagine preliminare non è sufficiente per emettere una sentenza. La stessa categoria ha precisato che il lavoro sul disegno definitivo è ancora in corso e non sono stati comunicati definitivamente tutti i dettagli del tracciato. Ma la F1 dovrebbe ormai conoscere bene le proprie esigenze, dopo aver alternato negli ultimi anni impianti capaci di offrire gare spettacolari ad altri in cui le difficoltà di superare chi precede sono emerse fin dalle prime sessioni. Il ritorno in Africa, ad ogni modo, rappresenta un passaggio significativo. Il Circus ha da tempo espresso la volontà di tornare nel continente; Il Ruanda ha inoltre già ospitato la cerimonia di premiazione della FIA nel 2024 e punta a consolidare il proprio ruolo nell’organizzazione di grandi eventi internazionali.

Rimane, tuttavia, una questione di fondo. La crescita globale della serie non può essere misurata soltanto dal numero di Paesi raggiunti, dagli investimenti annunciati o dalla capacità di trasformare ogni nuovo appuntamento in una vetrina turistica. Il calendario è già molto fitto e ogni nuova gara dovrebbe portare un valore riconoscibile soprattutto dal punto di vista sportivo. Altrimenti il rischio è quello di assistere a un’altra operazione in cui le promesse sono molte, il progetto appare impeccabile nei render ma la sostanza in pista resta tutta da dimostrare, come già visto al Madring quest’anno.

Per questo il Gran Premio del Ruanda merita di essere accolto con interesse, ma anche seguito con attenzione. Riportare la Formula 1 in Africa è un obiettivo giusto e atteso da tempo. Ora servirà un circuito capace di rendere giustizia a questa scelta, non soltanto una nuova struttura all’avanguardia. Perché il successo dell’operazione non si misurerà al taglio del nastro, né nelle immagini promozionali, ma quando le monoposto scenderanno in pista e sarà il cronometro, insieme alla qualità delle gare, a dare il verdetto.
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