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Intervista a Evans: "Con Opel possiamo
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13 Ott 2026 [19:30]

Intervista a Evans: "Con Opel possiamo
sorprendere tutti fin dal nostro debutto"

Da Parigi - Michele Montesano

Dopo dieci anni in Formula E e sette stagioni trascorse con Jaguar, Mitch Evans è pronto ad affrontare una nuova sfida. Il neozelandese sarà uno dei piloti di riferimento dell'Opel GSe Formula E Team, che debutterà nella categoria elettrica nella prossima stagione. Una scelta, quella del neozelandese, maturata anche in vista del cambio regolamentare, con l'introduzione delle monoposto Gen4, che rappresenterà una nuova opportunità per ridefinire gli equilibri del campionato.

Forte dell'esperienza accumulata con Jaguar, Evans punta a contribuire allo sviluppo della squadra tedesca, senza nascondere l'ambizione di lottare per podi e vittorie già nella stagione d'esordio. Abbiamo incontrato il neozelandese in occasione della presentazione ufficiale del team Opel svoltasi al Salone dell’Automobile di Parigi.

Dopo tanti anni con Jaguar hai scelto di intraprendere una nuova avventura con Opel. Che cosa ti ha convinto del progetto?

"Ho ricevuto manifestazioni d'interesse da diverse squadre di alto livello, ma Opel si è distinta fin dai primi colloqui. Ho percepito subito grande entusiasmo, determinazione e una visione chiara di ciò che vogliono ottenere in Formula E. Ho visitato anche le strutture di Satory, dove opera il partner tecnico Stellantis, e questo mi ha permesso di comprendere meglio le risorse a disposizione e quanto seriamente stiano affrontando il programma. Per me l'aspetto fondamentale resta la prestazione: voglio essere in una squadra che mi offra le migliori possibilità di vincere. Naturalmente, trattandosi di un progetto nuovo, ci sono incognite, ma quello che ho visto e sentito mi ha trasmesso fiducia. Credo ci sia un potenziale importante e spero che possa tradursi in risultati concreti".



Pensi che Opel possa puntare a podi e vittorie già nella prima stagione in Formula E?

"Credo di sì, anche se è molto presto per fare previsioni precise. Con un cambiamento regolamentare così importante è difficile capire quanto cambieranno gli equilibri rispetto alla Gen3. Alcune squadre che sono state costantemente al vertice potrebbero mantenere il proprio vantaggio, mentre altre potrebbero recuperare terreno. Noi vogliamo arrivare preparati e puntare ai podi, possibilmente anche alle vittorie fin dal primo anno. Le prime indicazioni sono positive, ma ci sarà una grande corsa allo sviluppo e dovremo imparare a conoscere vetture molto complesse. Non ho fissato obiettivi numerici, però ho una buona sensazione. Non avrei scelto Opel se non credessi nella possibilità di ottenere risultati importanti fin dall'inizio".

Dopo il debutto in Formula E nel 2016, affrontare una nuova squadra sarà un po' come ricominciare da rookie. Che cosa porterai con te dall'esperienza maturata con Jaguar?

"Da un certo punto di vista sì, perché dovrò imparare a conoscere persone, metodi di lavoro e colori diversi. Ma oggi ho dieci anni di esperienza in Formula E e voglio metterla a disposizione del nuovo progetto. Con Jaguar sono cresciuto insieme alla squadra, contribuendo allo sviluppo e imparando quanto siano importanti la preparazione, la strategia e il lavoro tecnico fuori dalla pista. Vorrei trasferire queste competenze a Opel per accelerare il processo di crescita. Quando arrivai in Jaguar, la squadra era ancora molto indietro rispetto alle migliori e ci vollero un paio d'anni per diventare competitivi. Adesso la situazione è differente, ma l'obiettivo resta quello di arrivare sul podio e vincere il più rapidamente possibile. Mi piacerebbe costruire con Opel qualcosa di simile a ciò che ho vissuto con Jaguar, rimanendo nella squadra a lungo. C'è però un traguardo che mi manca e che continua a motivarmi: il titolo mondiale Piloti".

Quanto sei cambiato, come pilota e come persona, in questi dieci anni?

"Quando sono arrivato avevo 22 anni, oggi ne ho 32 e qualche capello grigio in più! Sono cresciuto insieme al campionato e la Formula E mi ha messo di fronte a sfide che non avrei immaginato. Dal punto di vista tecnico ho imparato a ragionare fuori dagli schemi, soprattutto nello sviluppo dei sistemi e del software. È un mondo molto diverso da quello dei kart e delle categorie propedeutiche. Anche lo stile di gara richiede un approccio particolare: non basta essere veloci, bisogna saper gestire molteplici aspetti. Ho vissuto grandi successi, ma anche momenti difficili, come quando ho mancato il titolo. Da queste esperienze si impara molto, anche dai propri errori. Mi auguro di essere oggi un pilota e una persona migliore rispetto a dieci anni fa, ma la voglia di vincere è rimasta intatta".



Che cosa può dare alla squadra la combinazione tra la tua esperienza e il talento di Theo Pourchaire, al debutto in Formula E?

"Credo sia una combinazione molto interessante. Theo ha già dimostrato il proprio valore nelle categorie propedeutiche e, nonostante la poca esperienza in Formula E, penso che sarà in grado di adattarsi rapidamente. Ha conquistato risultati importanti e merita questa opportunità. Arriverà con entusiasmo e voglia di dimostrare il proprio valore, portando idee nuove alla squadra. Io potrò aiutarlo soprattutto nella gestione dei fine settimana di gara, perché in Formula E tutto accade molto velocemente e bisogna saper organizzare bene il lavoro. Non credo avrà particolari difficoltà a trovare il ritmo. Mi aspetto un compagno competitivo, capace di spingere anche me a migliorare. Sono curioso di iniziare a lavorare con lui e penso che potremo formare una coppia efficace".

La monoposto Gen4 rappresenta una svolta tecnica importante. Quali sono state le tue prime impressioni dopo averla provata?

"Ho avuto un'esperienza ancora limitata, ma le prime sensazioni sono molto positive. Ho guidato tutte le generazioni di Formula E e, ripensando alla Gen1, sembra quasi di parlare di una vettura d'epoca rispetto a quella attuale. La Gen4 rappresenta un grande passo avanti in termini di tecnologia, accelerazione e velocità massima. L'accelerazione è impressionante: se la Gen3 a trazione integrale riusciva già a passare da 0 a 100 km/h in circa 1,8 secondi, la Gen4 dovrebbe scendere a circa 1,7 secondi. Sono valori incredibili. Ci sono anche nuove soluzioni tecniche, come i differenziali attivi, che aggiungono complessità alla messa a punto. Dovremo capire come sfruttarle al meglio. Mi ha colpito anche l'aspetto estetico: la vettura ha molta presenza e un impatto visivo notevole. Le prime impressioni, insomma, sono quelle di una monoposto davvero veloce".

Il cambio di squadra è legato soprattutto all'introduzione della Gen4?

"È stato uno dei motivi principali. Avevo già preso in considerazione in passato la possibilità di lasciare Jaguar, ma questa è la prima volta che ho deciso concretamente di farlo. Dopo tanti anni con la stessa squadra è naturale chiedersi quali opportunità possano esserci altrove. Il passaggio alla Gen4 rappresenta una sorta di nuovo inizio per tutti e ho pensato che fosse il momento giusto per affrontare una sfida diversa. Non significa che Jaguar non possa essere competitiva, ma ho avuto la sensazione che Opel possa trovarsi in una posizione favorevole con il nuovo regolamento. Avevo bisogno di nuovi stimoli e ho deciso di seguire questa strada".



Il calendario della prossima stagione introdurrà nuove piste. Quale attendi con maggiore curiosità?

"Direi Austin, perché il Circuit of the Americas è una pista fantastica e non ho mai avuto l'occasione di guidarci. Sono curioso anche di vedere come si comporterà la Gen4 a Zandvoort e a Brands Hatch, due circuiti che conosco soltanto attraverso esperienze virtuali. Sarà interessante capire come le nuove monoposto si adatteranno a tracciati così diversi, soprattutto considerando l'aumento delle prestazioni rispetto alla Gen3. L'espansione verso nuovi mercati è importante sia per Opel sia per la Formula E: correre in Paesi come gli Stati Uniti può aiutare il campionato a raggiungere nuovi appassionati. Anche l'arrivo di nuove squadre, piloti e circuiti può contribuire alla crescita della categoria".

Se potessi scegliere una nuova destinazione per la Formula E, dove vorresti correre?

"Mi piacerebbe vedere una gara in Nuova Zelanda o in Australia. Idealmente sceglierei Auckland, magari su un circuito cittadino, perché sono neozelandese e sarebbe speciale correre a quel livello vicino a casa. Anche Adelaide sarebbe una bella possibilità, considerando il tracciato cittadino utilizzato dalle Supercars. Credo che sia una regione del mondo in cui la Formula E potrebbe avere una presenza importante. Se dovessi indicare una priorità, sceglierei quindi la Nuova Zelanda, ma sarei felice di vedere il campionato in entrambi i Paesi".