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17 Ott 2026 [13:04]

Intervista a Pipo Derani: “Tutto è nato
da un foglio bianco, noi di Genesis
puntiamo a entrare stabilmente in top-5”

Da Le Castellet - Michele Montesano - DPPI Images

Un classico foglio bianco da cui partire, così è iniziata l’avventura di Pipo Derani in Genesis Magma Racing. Il brasiliano, insieme ad André Lotterer, è stato uno dei piloti che ha preso parte al progetto fin dalle sue origini. Derani ha vissuto in prima persona la nascita della nuova squadra, contribuendo sia allo sviluppo della vettura che alla costruzione di una struttura completamente nuova.

Un percorso che, dopo una fase iniziale dedicata ai test e alla messa a punto, ha portato Genesis a conquistare i primi punti nel FIA WEC e a mostrare un potenziale in crescita. Per Derani, la sfida più complessa non è stata soltanto tecnica: costruire una squadra competitiva significa anche mettere insieme persone, competenze e risorse sufficienti per affrontare un campionato nel quale i rivali hanno anni di esperienza.

Abbiamo incontrato il pilota brasiliano nella sede di Genesis Magma Racing, costruita pochi mesi fa proprio al fianco del circuito del Paul Riccard e alla sede di Oreca, azienda che fornisce il telaio della GMR-001 LMDh, per parlare della stagione del debutto della Casa coreana nel Mondiale Endurance. Ma, oltre a commentare il presente, Derani guarda già alla prossima stagione, con l'obiettivo di trasformare la presenza costante nella top 10 in una maggiore continuità nella top 5.



Sei stato uno dei primi piloti coinvolti nel progetto Genesis. Com'è stato iniziare letteralmente da zero?

“È un'opportunità che non capita spesso nella carriera di un pilota. Mi è successo due o tre volte, ma poter partire veramente da zero, sviluppando non soltanto la macchina ma anche costruendo una squadra, è stata un'opportunità bellissima. Quando sono arrivato con André Lotterer eravamo praticamente soltanto noi. Non c'era ancora la squadra, non c'era nemmeno il nome dell'ingegnere capo: non c'era niente. Abbiamo avuto quindi la possibilità di costruire insieme quello che pensavamo potesse essere il migliore progetto possibile”.

Una sfida estremamente stimolante …

“È stato un privilegio farne parte, non soltanto per sviluppare una macchina e una squadra, ma anche perché rappresenta l'inizio di una storia importante per il motorsport coreano. Hyundai aveva già avuto esperienze nel rally e nel TCR, ma questo è il primo programma di altissimo livello dedicato alle competizioni in pista. È qualcosa che potrà avere conseguenze anche tra dieci o vent'anni, perché quello che abbiamo iniziato a fare nel 2024 potrà contribuire a creare una vera cultura del motorsport. Sono molto felice di essere parte di questo progetto”.

Per essere una squadra al debutto, avete raggiunto abbastanza rapidamente un buon livello rispetto ai vostri concorrenti. Quanto è stato difficile recuperare il divario?

“È stato uno degli ostacoli più difficili da superare. Tutti gli altri hanno molti anni di esperienza con questo regolamento, con la gestione del sistema ibrido, dell'energia e di tutti gli aspetti collegati. Noi dovevamo imparare tutto partendo da zero. In più c'era la necessità di costruire una squadra mettendo insieme persone provenienti da realtà diverse. Abbiamo portato qui gente con grande esperienza, proveniente anche da Porsche e Ferrari, ma lavorare insieme e creare un gruppo affiatato non è qualcosa che avviene automaticamente”.



Nel 2025 hai disputato anche due gare della European Le Mans Series. Quanto sono state importanti per te?

“Quelle gare servivano soprattutto per mantenersi un po' in attività prima dei test. Non erano state organizzate per costruire o provare la squadra WEC, ma facevano parte del progetto Trajectory di Genesis. Dal mio punto di vista erano principalmente un modo per rimanere attivo”.

Quanto è stato difficile, invece, trascorrere un periodo così lungo senza correre regolarmente?

“Non è facile stare un anno praticamente senza gare. Nella seconda parte dell'anno abbiamo fatto molti test e quindi ho potuto girare parecchio, ma quando non corri tutti i fine settimana è normale perdere un po' di ritmo gara. Non perdi la competitività o la velocità, ma il ritmo di gara può risentirne. Dopo la prima gara, però, ero già tornato in forma ed ero tra i migliori”.

Qual è stata la parte più complessa dello sviluppo della vettura?

“Direi la gestione del motore e delle mappature. Il motore deriva da quello utilizzato nel WRC, ma è un'unità completamente nuova per questo progetto. La parte più difficile è stata integrare il motore termico con il sistema ibrido. Poi abbiamo fatto due test a Le Castellet, in ottobre, e da quel momento abbiamo compiuto un bel passo avanti. Da lì abbiamo iniziato a migliorare praticamente tutto. Già a Spa siamo riusciti a conquistare punti nella seconda gara e anche nelle corse successive abbiamo mostrato una buona competitività”.



Qual è quindi l'obiettivo per la prossima stagione?

“Abbiamo ancora tantissimo da migliorare, ed è normale. Per il primo anno, però, penso che il risultato sia davvero positivo. Il nostro obiettivo per la prossima stagione è essere più costanti nella top 5. In questa seconda parte della stagione siamo diventati più regolari nella top 10, mentre vogliamo fare il passo successivo. Sarà difficile perché il livello continuerà a crescere: arriveranno Ford e McLaren e Ferrari e Peugeot porteranno evoluzioni sulle vetture. Quindi dobbiamo continuare a spingere”.

Hai una lunga esperienza nel WEC ma soprattutto in IMSA. Quanto sono cambiate le due serie rispetto a quando le hai affrontate per la prima volta?

“Ho corso nel WEC per due anni, nel 2015 e nel 2016, in LMP2, e ho fatto anche tre gare con Ford nella categoria GT. In tutti questi anni in IMSA ho praticamente partecipato ogni anno anche a Le Mans. Oggi penso che la differenza tra WEC e IMSA sia molto piccola. Il livello è molto alto in entrambi i campionati. Qualche anno fa le regole erano un po' più diverse, soprattutto per quanto riguardava safety-car e bandiere gialle, mentre adesso le due serie sono molto più vicine”.

Qual è stata, secondo te, la gara in cui avete mostrato meglio il potenziale della Genesis?

“Penso che al Fuji abbiamo fatto una bella gara. Eravamo nella top 5 con l'altra macchina e abbiamo mostrato che il potenziale c'è. Naturalmente abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma quella gara è stata una conferma importante”.



Dove dovete migliorare maggiormente in vista della prossima stagione?

“Dal punto di vista dello sviluppo della macchina non penso che ci siano aree enormi da cambiare. La macchina è nata bene. Dobbiamo però continuare a sviluppare soprattutto la parte elettronica. E poi c'è l'aspetto umano. Abbiamo bisogno di più persone. C'è tantissimo lavoro da fare e non abbiamo ancora abbastanza personale per sviluppare tutto ciò che vorremmo, soprattutto sul fronte elettronico. Questo è probabilmente l'aspetto più importante in questo momento”.

Quanto è importante l'elettronica per migliorare le prestazioni della vettura?

“Il punto è sviluppare ulteriormente la gestione dell'energia e il traction control, perché sono aspetti che hanno un peso enorme durante un intero stint. Incidono sulle gomme, sulla costanza e alla fine parliamo di centesimi e millesimi. Se una macchina riesce a gestire meglio gli pneumatici rispetto alle altre, ha un vantaggio. Allo stesso modo, se è più facile da guidare e riesce a essere veloce senza consumare troppo carburante, questo permette di guadagnare qualcosa durante il pit stop o magari di fare un giro in più. Sono tutti dettagli che possono permettere di guadagnare posizioni. Dobbiamo quindi continuare a sviluppare queste aree e, soprattutto, aumentare le risorse umane”.

Genesis è ancora una struttura molto piccola rispetto ai grandi costruttori. Quanto pesa questo aspetto?

“È un punto molto importante. Siamo una squadra nuova e ancora piccola. Non abbiamo lo stesso numero di persone di Ferrari, per esempio. Noi siamo al primo anno effettivo del programma. Ma dobbiamo continuare a crescere”.



La sede europea di Genesis Magma Racing è in Francia. È difficile trovare persone disposte a trasferirsi e lavorare stabilmente qui?

“Sì, è un altro aspetto complicato. Vogliamo persone che possano vivere qui, vicino alla factory. Non è facile convincere un italiano a lasciare l'Italia o un tedesco a lasciare la Germania. Non tutti vogliono cambiare completamente la propria vita e trasferirsi in un altro Paese. Dobbiamo quindi trovare persone che siano disposte a venire qui, ma allo stesso tempo che abbiano le competenze necessarie per entrare a far parte del progetto. È una sfida non semplice”.

La scelta della factory è stata legata anche alla vicinanza con Oreca e con le strutture per i test?

“Sì, tutto ha avuto il suo peso. Oreca è qui, abbiamo una pista dove possiamo effettuare i test e ora abbiamo anche un nuovo centro simulatore vicino alla factory, che è quasi pronto. Il simulatore sarà importante non soltanto per i piloti e per la guida, ma anche per lo sviluppo della vettura e per le simulazioni dinamiche”.

Genesis potrebbe arrivare in America. Ti piacerebbe affrontare un programma parallelo WEC-IMSA?

“Loro dicono di voler andare in America, ma la decisione non è ancora stata presa. Aspettiamo di vedere cosa succederà. Se dovessimo andare, penso che sarebbe un'opportunità molto interessante. Ho vinto tanto in America e voglio continuare a vincere gare importanti come la 24 Ore di Daytona. Sono corse bellissime. Se Genesis dovesse correre anche negli Stati Uniti, mi piacerebbe fare entrambi i campionati. Più si corre, meglio è”.
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