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2 Gen 2024 [13:41]

Pilota per pilota, la stagione '23
Oscar Piastri - Sfolgorante

Massimo Costa - XPB Images

Il debutto di Oscar Piastri in F1 è stato qualcosa di esaltante. Se l'avvio di stagione non è stato facile per via dei pochi test che oggi la massima categoria del motorsport sa offrire ai suoi giovani piloti, e per una McLaren che non era propriamente nata bene, quando il team diretto da Andrea Stella ha saputo ritrovare la rotta, il 22enne australiano ha subito mostrato, in diverse occasioni, di essere al livello del compagno di squadra Lando Norris. 

La sua crescita, gara dopo gara, è stata impressionante permettendogli di conquistare il secondo posto a Losail, la terza posizione a Suzuka dove era scattato dalla prima fila col secondo tempo, classificandosi undici volte in zona punti ed entrando quindici volte nella Q3. Poi, ha anche vinto una gara Sprint a Losail. Un ruolino di marcia impressionante per un rookie che era stato fermo una intera stagione e che guidava una McLaren che non era certo una Red Bull.

Alla fine, ha ottenuto 97 punti, il suo compagno Norris ne ha conseguiti 205. Una differenza sostanziale, ma comprensibile per un pilota al debutto. Piastri qualche errore lo ha commesso, in alcune gare è stato opaco, ma tutto assolutamente nella norma per un ragazzo con pochi chilometri sulle spalle e che ha pagato le difficoltà iniziali della sua MCL60. Norris, prima della svolta competitiva della monoposto di Zak Brown, aveva totalizzato nelle nove gare di avvio campionato, 24 punti, Oscar appena 5. L'esperienza fa sempre la differenza. Poi, il cambio di passo anche per Piastri.

La prima volta che lo abbiamo incontrato è stato nell'ormai lontano 2019. Oscar Piastri correva nella Eurocup Renault e dopo un anno non propriamente esaltante nella medesima categoria in cui arrivava da vice campione della F4 britannica, il passaggio dal team Arden a R-Ace lo aveva trasformato. Se nel 2018 si era piazzato ottavo con tre podi conquistati, l'anno seguente ha ingaggiato una furiosa, quanto corretta, battaglia con Victor Martins aggiudicandosi il titolo soltanto all'ultimissima gara grazie a sette vittorie, undici podi totali e cinque pole.

L'Australia aveva trovato l'erede di Daniel Ricciardo e Mark Webber? Probabilmente sì, ma era ancora presto per dirlo con certezza. Quel che colpiva, oltre alla sua pulizia nella guida unita alla strabiliante velocità che sapeva ottenere, era la assoluta calma che trasmetteva anche dopo gare magari sfortunate o esaltanti. Sempre una gentilezza che lasciava sbalorditi. Il 2020 ha poi fatto capire che sì, Piastri era proprio un bel diamante da proteggere. Ci aveva pensato la Alpine, inserendolo nel suo gruppo di piloti Junior con l'intento di farlo crescere nel migliore dei modi. E così, grazie anche al team Prema, è arrivata la vittoria nella F3 da debuttante battendo all'ultimo respiro (ancora una volta) Theo Pourchaire e Logan Sargeant.

La sua carriera era ormai lanciatissima e nell'anno del debutto in F2 ha nuovamente vinto al primo colpo, e sempre con Prema, schiacciando tutti gli altri contendenti, in primis il compagno di squadra Robert Shwartzman della FDA, e al secondo anno nella categoria, che molti pensavano essere il favorito numero uno e avviato a una brillante carriera in F1. Non ci hanno azzeccato, Piastri ha battuto tutti, lo stesso Shwartzman, Guan Yu Zhou, Dan Ticktum, Pourchaire eccetera...

L'Alpine gli aveva fatto svolgere i primi test F1, ma si è incartata su se stessa non capendo di avere tra le mani un talento vero. Invece di farlo debuttare subito in F1, lo ha messo in panchina, poi il pasticcio dell'estate 2022 con il manager Webber che ha colto al volo l'occasione McLaren davanti al "sonno" dei francesi che lo volevano tenere fermo anche nel 2023, salvo poi cambiare idea davanti alla fuga di Fernando Alonso direzione Aston Martin. II resto è storia.

Voto finale: 7,5

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