13 Giu 2003 [18:22]
Beppe Gabbiani: "Le nostre Dome possono puntare al podio"
Assieme a Dindo Capello, Emanuele Pirro e Max Papis, Beppe Gabbiani rappresenterà il Tricolore nella classe top della 24 ore di Le Mans, la LMP900. Al volante della Dome-Judd della formazione olandese Racing for Holland, che con l'equipaggio Lammers-Bosch-Wallace scatterà dalla seconda fila dello schieramento, il pilota milanese è alla sua quarta partecipazione a Le Mans, dopo quelle negli anni '80 con la Lancia (2 volte) e la Toyota. Il campione uscente della F.3 Francese Tristan Gommendy e lo svizzero Felipe Ortiz divideranno con lui l'abitacolo della barchetta giapponese.
"Questa edizione della corsa sarà estremamente tirata. Ci sono molti equipaggi competitivi, tra i quali sicuramente ci sono i nostri compagni di squadra. Lammers e Wallace qui hanno già vinto, sono dei veri professionisti e, nonostante siano ormai dei "vecchietti" come me sono molto veloci. Il potenziale delle nostre Dome è alto, considerando la prestazione pura delle nostre vetture c'è la possibilità concreta di andare a podio".
- Come prevedi l'andamento della corsa?
"Di solito, durante le prime due ore sembra di partecipare a un Gran Premio "di una volta", nel senso che c'è molta battaglia, la corsa è tirata all'osso e sembra quasi che i piloti si scordino che l'arrivo è alle quattro di pomeriggio del giorno dopo... Poi, nel giro di 3-4 ore i tempi si alzano moltissimo, e i valori tendono a stabilizzarsi. Man mano che passerà il tempo il nostro obiettivo principale sarà quello di non commettere errori, anche perchè dopo cinque ora di gara la pista assomiglia più a una speciale di rally che a un circuito, lo sporco che si forma fuori traiettoria è impressionante".
- Nelle tue precedenti apparizioni l'Hunadieres era senza chicanes...
"Eh si, facevo ben sette chilometri di rettifilo... Poi si arrivava a Mulsanne, che era molto più stretta di ora, si faceva in prima. Comunque il tratto più impegnativo, quello che fa la differenza, rimane quello delle esse Porsche, dopo la curva di Indianapolis. Non essendo illuminato di notte, è una parte del circuito che riporta la mente indietro nel tempo. Mentre percorro quel tratto se vedessi passare un auto con Nuvolari al volante non riuscirei a stupirmi... E' in quella successione di curve cieche che si fa il tempo".
- Come vivi l'intervallo tra un turno di guida e l'altro?
"Nelle prime ore si sta svegli, si rimane al box con gli altri, poi con il passare del tempo ci si abitua alla pressione e c'è più relax. E' chiaro che il lavoro però ai box con gli ingegneri continua, soprattutto se c'è da fare qualche modifica alla vettura".