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12 Feb 2010 [12:53]

Drudi lancia il sistema criogenico

Spesso impegnato in gare sul territorio USA, Luca Drudi (pilota di grande esperienza) si è trovato di sovente in contatto con una tecnologia applicata alle auto da competizione che in Italia risulta praticamente sconosciuta, ma che oltreoceano è largamente diffusa: il trattamento criogenico DCT (deep cryogenic treatment). Gli effetti di questo trattamento si ottengono sottoponendo il materiale a temperature estremamente basse. Il risultato è quello di ottenere una riorganizzazione della struttura molecolare permettendo di ottimizzare le qualità dei pezzi trattati.

Nella bassa Romagna, terra di motori e patria di tanti piloti, è nata una nuova struttura specializzata nell’applicazione di questa tecnologia criogenica ad opera di Luca Drudi: Gamma300.
Luca, ti vedremo sulle piste solo come imprenditore e non più come pilota?

“Dopo 31 anni di gare mi piace pensarmi come pilota per sempre, ma in realtà ultimamente sono stato più impegnato a seguire mio figlio Mattia nelle gare di kart occupandomi in prima persona della preparazione dei suoi mezzi.”

E come nasce l’idea di Gamma300?

“Anche questo è... colpa (o merito) di mio figlio. Lo scorso inverno ci siamo recati in America per un doppio impegno famigliare: io per correre la 24 Ore di Daytona e lui per partecipare ad una importante gara ad Homestead con i kart del team dell’amico Max Papis. Anche in quella occasione ho sentito parlare del trattamento criogenico dal preparatore del team di Max, come già mi era capitato in svariate occasioni con altri preparatori e team auto di estrazione USA. Al mio rientro in Italia ho svolto le ricerche per poter sottoporre a trattamento i pezzi dei nostri kart, ma mi sono accorto che da questo punto di vista il nostro Paese mostra qualche lacuna. Il passo successivo è stato quello di mettermi in contatto con gli esperti americani ed ho trovato in Arizona nella Cryogenics International il partner ideale per intraprendere il percorso che poi mi ha portato a creare la Gamma300, azienda specializzata in trattamenti criogenici”.

Ma il trattamento criogenico come funziona?

“Mi sono sentito rivolgere questa domanda almeno mille volte ed ogni volta tremo. Il motivo è che la spiegazione è molto semplice e terribilmente complicata allo stesso tempo. Il trattamento consiste nel porre i pezzi da trattare in una camera criogenica pilotata da sofisticati processori che, grazie alle proprietà dell’azoto liquido, impostano una fase di raffreddamento, mantenimento a bassa temperatura (-196°) e successivo riscaldamento per un ciclo della durata di 2/3 giorni. Fino a qui è tutto semplice. Più complicato è spiegare quello che avviene a livello di materia. A queste temperature si ottiene un riallineamento e riorganizzazione della struttura molecolare che permette al materiale trattato (prevalentemente acciaio, ma non solo) di migliorare le proprie qualità.

In particolare: miglior resistenza all’usura e alla fatica, migliore stabilità dimensionale, miglior smaltimento termico e, molto importante, l’abbattimento degli stress residui che permettono ad un pezzo di resistere meglio a sollecitazioni estreme senza subire rotture o deformazioni. Non sono comunque diventato all’improvviso un esperto di metallurgia ma mi avvalgo della preziosa collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche.”

Quindi si può applicare a diverse parti di un auto?

“Ogni giorno scopriamo nuove applicazioni e non solo nel settore delle corse. Certamente il miglioramento di prestazioni ed affidabilità è prerogativa di un ambiente molto competitivo come il motorsport in generale, ma anche l’industria si muove altrettanto velocemente in quella direzione e le applicazioni criogeniche possono essere fonte di ottimizzazione di processi industriali così come di forti risparmi.”

A chi ti senti di consigliarlo?

“Domanda imbarazzante. Teoricamente i potenziali fruitori sono infiniti. Si parte dal settore più scontato che è quello racing, ma può trarre giovamento anche il macellaio all’angolo che, trattando i suoi coltelli, dovrà affilarli molto più raramente, così come la grande industria che sottoponendo a trattamento utensili oppure i costosi stampi , permette loro di rendere meglio e soprattutto più a lungo con notevoli risparmi. Per ultimo non voglio dimenticare l’industria aeronautica e spaziale dal quale è nata questa tecnologia grazie alla NASA negli anni 60”.

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.gamma300.com al quale potrete accedere direttamente dal nostro sito cliccando sul relativo banner posto in homepage.
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