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24 Lug 2007 [19:54]

Il sogno di Winkelhock spezzato
da una F.1 che teme la pioggia

Il capolavoro di Markus Winkelhock nel GP di Europa al Nurburgring ci ha riportato indietro con gli anni, a quando la F.1 viveva di intuito, istinto e non si faceva dominare dai computer e da meteorologi che si fan pagare stipendi d'oro. Winkelhock, al debutto in F.1 con la Spyker-Ferrari, concluso il giro di allineamento, si è accorto che stava iniziando a piovere. Così come i responsabili del team Spyker. Che immediatamente lo hanno fatto rientrare ai box per montargli le gomme wet, da bagnato. Nessuno dei top team, nessuno dei top driver, ha pensato di fare altrettanto.

Era stato chiaramente annunciato che alle 16.03 avrebbe iniziato a piovere. Nonostante questo, forse per esigenze puramente commerciali (leggi TV) non si è preferito aspettare per permettere a tutti di cambiare gli pneumatici. E' stato dato il via. E dopo neanche mezzo giro, ha iniziato a piovere. Winkelhock, incredulo nel vedere gli altri finire fuori pista come polli, recuperava terreno superando avversari su avversari fino a ritrovarsi primo. Mentre in una ridicola fila indiana, tutti entravano ai box per montare le gomme, più che altro intermedie. C'era chi volava nella ghiaia, ma anche chi con saggezza ha saputo rimanere in pista. Nonostante ciò, è calata la bandiera rossa che ha stoppato il sogno di Winkelhock e la marcia della Spyker.

In F.1 ci sono due tipi di gomme da pioggia: intermedie e wet, ma sono state abolite le monsoon, quelle che permetterebbero di correre in condizioni tipo Nurburgring. Sono stati i team a ritenerle non necessarie. Perché? Perché tanto, in quelle condizioni, si è deciso di non proseguire. Così non vedremo più GP come quelli Donington 1993, Adelaide 1989 e tanti altri dove, pur se pioveva fortissimo, si proseguiva. Ora tutti ai box perché non ci sono le gomme predisposte e perché queste monoposto di F.1 sono così sensibili che anche le gocce che cadono con violenza su bandelle e bandelline rendono precario l'equilibrio. Non stiamo scherzando, è proprio così. La F.1 non sa correre sotto la pioggia torrenziale. Una domanda: ma se al Nurburgring avesse piovuto fortissimo per quattro ore, cosa sarebbe accaduto? Vien proprio da ridere. E ancora di più se pensiamo che 31 anni fa qualcuno diede del coniglio a Niki Lauda perché, mezzo bruciacchiato, optò di fermarsi nel decisivo e bagnatissimo GP del Giappone al Fuji del 1976...

Massimo Costa
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